giovedì 26 marzo 2026

Una chiacchierata con... Fabrizio Petrossi

Come mi è già capitato di scrivere da queste parti, tra l'ottobre e il novembre scorsi, mi sono recato a Lucca Comics & Games per realizzare alcune interviste per conto degli amici di Picsou Magazine. La prima di queste, pubblicata sul numero 591 della rivista, ha coinvolto Fabrizio Petrossi, autore dei disegni di Paperino e il flagello degli otto mari, ma, per motivi di spazio, ha subito dei tagli in fase di impaginazione, che facessero in modo di conservare solamente le nozioni principali, a discapito di alcuni dettagli di contorno. In accordo con il responsabile delle testate francesi, ho deciso perciò di proporvela in versione completa, certo che possa offrire riflessioni curiose e interessanti. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
FP: Fabrizio Petrossi

La prima storia Disney pubblicata di Fabrizio Petrossi (1993)

SC: Ciao, Fabrizio! Tu nasci come artista Disney con un'impronta classica, come hai sviluppato poi lo stile alternativo che contraddistingue i tuoi lavori per Glénat?

FP: Ciao, Simone! Ho cominciato in Italia come disegnatore di Topolino con un'impostazione abbastanza classica perché mi ispiravo a Scarpa e, grazie a questa esperienza, sono stato assunto negli uffici della Disney perché lì si lavorava seguendo lo stile dell'animazione. Questa è la mia matrice. Anche se si guardano Epic Mickey 2 (2012) o il graphic novel de I tre Moschettieri (2004), lo stile è estremamente classico. Quando è stato deciso di inaugurare una collezione d'autore, l'idea di Glénat era quella di fare in modo che l'artista che non era di provenienza Disney incontrasse Disney, come se fosse un incontro tra universi diversi. Io sono stato coinvolto fin dagli inizi come ""consulente"" finché, a un certo punto, mi è stata offerta la possibilità di rendere omaggio alla famosa serie francese Mickey attraverso i secoli. Precedentemente a questo incarico, avevo lavorato per Disney allo sviluppo del nuovo model sheet di Mickey Mouse, partendo dal modello del cortometraggio Thru the Mirror (1936). Perciò, quando mi sono trovato a fare l'albo per Glénat, mi sembrava interessante potermi distaccare dallo stile classico, altrimenti non avrebbe avuto senso farlo per questa collezione. Così, ho ripreso un pochino quello stile che avevo proposto a Disney e ho cominciato a renderlo più cartoon, più divertente, molto più dinamico ed energico e, da quel momento, ho iniziato a sviluppare una nuova grafica e una nuova inchiostrazione che in qualche modo rispecchiassero la mia esperienza a Nickelodeon e la mia esperienza con Pif Gadget... volevo avvicinarmi un po' al disegno franco-belga.

Il Topolino rivisitato

SC: E lo stesso hai fatto poi con Paperone...

FP: A quel punto, per il lavoro fatto su Paperone e il drago di Glasgow (2022), lo stile era più o meno in linea con quello della storia di Mickey, seppure trasposto su personaggi diversi. La differenza, forse, sta nella tipologia di storie: Il drago di Glasgow è una storia più classica, mentre la precedente era basata su gag, permettendo uno sviluppo più "estremo", siccome l'azione passava da una scena all'altra in maniera molto veloce. La storia di Picsou, invece, segue una linea più convenzionale. L'idea era quella di ripercorrere gli eventi che Don Rosa non aveva trattato. In questo volume, abbiamo fatto una specie di prequel, ma la mia proposta iniziale era quella di coprire passo dopo passo tutta la vita di Paperone. Chamblain, essendo un grande appassionato di Paperone, si è accodato a progetto avviato e abbiamo scelto di concentrare il primo albo solo su Glasgow.

Un giovanissimo Paperone

SC: Come sei arrivato, dunque, a Paperino e il flagello degli otto mari?

FP: È una storia che nasce da una mia volontà di proporre una direzione alternativa in Italia. Tante volte, mi ero trovato a discuterne con Andrea Freccero [ndr: art director di Topolino] e bisognava solo attendere l'occasione giusta. Non so quale sarà la reazione dei lettori perché è comunque una storia particolare, ma la sceneggiatura rimane molto Disney. Secondo me, l'aspetto grafico si sposa perfettamente con la sceneggiatura, quindi non credo che sia uno "shock" per i lettori... anche perché in Italia ci sono tantissimi disegnatori che hanno stili diversi, personali, che derivano da una matrice "italiana". Questa storia non ha una matrice italiana particolare, è più cartoon.

Copertina della variant di Topolino 3649

SC: In futuro, preferiresti tornare a uno stile più convenzionale o continuare a sperimentare?

FP: A me piacerebbe fare anche storie con un Topolino classico, ma forse questa è la mia evoluzione naturale. Ogni artista ha una sua evoluzione, ma resto sempre anche appassionato di storie classiche. Per esempio, ho appena finito una storia del Lupo Cattivo per il Donald Duck olandese e mi sono ispirato a Paul Murry. Tuttavia, penso che questa sia una buona pista per fare cose divertenti. Ci sono altre idee per proseguire su questa strada, sempre con Marco Nucci, ma spero comunque di fare anche qualche storia più "classica".

© Disney per le immagini pubblicate.
Una versione ridotta della presente intervista è stata pubblicata sul numero 591 di Picsou Magazine con il titolo "Histoire de style".

mercoledì 18 marzo 2026

La via del sincretismo per conciliare i canoni. Considerazioni sul caso "de Paperis/Leloup"

Sì, lo so, già vi immagino esclamare: "Orpo, che titolo difficile!", ma non avete di che preoccuparvi... la questione è più semplice di quanto non possa apparire. Attraverso l'articolo di oggi, intendo esplorare la possibilità di far convivere produzioni differenti e, molto spesso, contraddittorie e, per farlo, utilizzerò come caso i redazionali dell'amico e collega Alban Leloup, che da qualche anno collabora con le riviste disneyane pubblicate in Francia. In particolar modo, mi interessa parlarvi dei suoi testi per la collana fuoriserie L'histoire de la dynastie Picsou (le cui copertine stanno venendo attualmente riproposte da Panini Comics sulla collana Paperstoria), di cui già avevo scritto qualcosa in merito, in occasione dell'uscita del primo numero. Come si può leggere dal precedente post, erano inizialmente previsti tre volumi per completare l'opera con una ristampa (più o meno) integrale di Storia e gloria della dinastia dei Paperi, ma la serie si è in realtà protratta fino al sesto volume, proponendo varie avventure ambientate in diversi periodi storici, tra cui anche A Quinta Mosqueteira (?/Miyaura, 1987)... una vera rarità!

Lilla, 2011: Don Rosa, Alban Leloup e Pico de Paperis

Parlando dei contributi, vale la pena notare che non sono firmati da Alban, bensì dal professore Pico de Paperis, che riprende dunque il suo originario ruolo come divulgatore. Pico introduce ogni volume con una pagina editoriale e ogni singola storia con curiosità di carattere genealogico o storico e aneddoti pescati qua e là nel vasto oceano dei fumetti Disney. Per intenderci, l'esimio studioso non si limita a commentare i racconti che seguiranno le sue parole, ma li mette in relazione con altri sviluppatisi in contesti distinti, anche evidenziandone le divergenze.

Per esempio, nel presentare Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970) — che mostra un Paperone nato, come si può intuire dal titolo, durante la corsa all'oro nel Klondike —, ironicamente posizionata appena dopo a L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992) — che ci mostra, invece, il giovane Scrooge a Glasgow —, Pico comunica ai lettori che è riuscito a trovare il modo di rendere compatibili le due versioni: "In realtà, basta considerare che se la s..." Purtroppo, una grande macchia di inchiostro copre il resto e si riesce a malapena a intravedere solamente qualche pezzo delle parole rimanenti.


In un altro scritto, relativo a Zio Paperone e la Stella del Polo (Barks, 1953), il nostro fa, giustamente, presente che Doretta non è stata l'unica fiamma di Paperone nel Klondike, e ne elenca alcune altre: Annie, Kate, Nellie, Tess Gander, Ruby Rumba, Pepita Propella e Dolce Lontra. Occorre osservare che le informazioni trasmesse dal tuttologo vengono trattate come veri e propri fatti in-universe di uguale peso e rilevanza e non vi è alcun riferimento bibliografico che ne indichi la provenienza, per non tradire la sospensione dell'incredulità.

Nell'introduzione al quarto volume, Pico ricorda di essere "laureato con pieni voti in lettere, chimica, filosofia, giurisprudenza, agraria, ingegneria nucleare ed economia domestica all'Università di Usberga" e che "di tutte le discipline indicate [è] libero docente presso gli Atenei di Ochemburg, Bidonvile, Fallafranken, eccetera..." Questa simpatica presentazione proviene, parola per parola, dal racconto illustrato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", pubblicato nel volume L'allegra brigata di Paperopoli (1962), verso cui avevo indirizzato tempo fa il collega francofono e su cui torneremo più tardi.

Nello stesso numero, poco più avanti, il genio riconosce il padre di Ciccio, Luca dell'Oca, come genealogista ufficiale della famiglia dei Paperi. Un'informazione, questa, ricavata dal sito web olandese del settimanale Donald Duck, della quale avevo già scritto qualcosa in un vecchio postIn uno degli articoli dell'ultimo albo, invece, viene affermato che l'iconica cattedrale di Notre Duck sarebbe stata costruita nel 1916 da Henry Quackett, il fratello di Fantomius.

Penso di avere reso l'idea già con questi pochi esempi, ma ogni testo presenta connessioni tra storie italiane, danesi, olandesi, brasiliane e, come si è visto, altre fonti di varia natura (nell'ultimo numero, Pico fa addirittura riferimento a una semisconosciuta serie di video giapponese in cui è coinvolto in prima persona!). Non mancano, inoltre, trovate originali: in quest'altro articolo, infatti, viene menzionato un parente inventato da Leloup, il prozio Vitold Von Drake, pecora nera della famiglia, che indossava uno stivale come cappello! Dettaglio che i più attenti saranno forse in grado di associare al corto animato Paperino sonnambulo (dir. Jack King, 1947).

Si tratta di un curioso e stimolante lavoro/gioco in cui si tenta di mettere in ordine qualcosa che per sua natura non è possibile mettere/non dovrebbe essere messo in ordine, e lo trovo fatto con gusto, passione e sensibilità. Chapeau! Prima di salutarvi, però, vorrei portare alla vostra attenzione quella che definirei la velleità più ambiziosa del redattore: "canonizzare" la relazione romantica tra Pico e Matilda, sorella minore di Paperon de' Paperoni. Come ben sappiamo, tale unione era la soluzione trovata da Don Rosa per giustificare il titolo di "zio" con cui Paperino si riferiva inizialmente a Pico e nulla più, e non ha mai trovato un effettivo inserimento all'interno dei fumetti. Al contrario, una spiegazione più soddisfacente si può riscontrare all'interno del già citato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", in cui, per presentarsi al nipote, Ludwig esclama: "Ma io sono tuo zio, Paperino! La tua bisnonna apparteneva alla nobile stirpe dei De Paperis!", stabilendo, dunque, un legame attraverso il ramo europeo della famiglia Duck e rendendo di fatto non necessari altri gradi di parentela acquisiti.

In ogni caso, nelle introduzioni al volume tre e sei, Pico menziona esplicitamente Matilda, rispettivamente in questo modo: "Matilda, che sta leggendo da sopra la mia spalla, vi saluta!" e "Il tempo vola più veloce della mozzarella che scivola via da una pizza ai cinque formaggi (la preferita di Matilda, tra l'altro, la consiglio vivamente da Casimir's, in centro)". Ho provato a immaginarmi le scene suggerite, ma, a mio parere questo rapporto semplicemente non funziona. Come abbiamo visto dalle uniche due apparizioni e mezzo di Matilda da adulta (Una lettera da casaPaperone e il drago di Glasgow e Zio Paperone e la prova di scozzesità), la zia di Paperino vive tuttora in Scozia, nell'atavico castello di famiglia, mentre Pico è da anni residente a Paperopoli, dove conduce una vita da scapolo intellettuale. Non so voi, ma faccio veramente fatica a immaginarli conviventi o anche solo a pensare che Matilda possa trovarsi casualmente a casa di Pico, dall'altra parte del globo. Ciò che, piuttosto, mi pare più verosimile è che la "Matilda" nominata negli editoriali possa banalmente essere un animale domestico (quale, comunque, non saprei e preferirei lasciarlo decidere alla fantasia di ognuno di voi), dal momento che nulla di quanto scritto sembrerebbe escluderlo. Che la abbia chiamata con quel nome in memoria di un amore di gioventù sbocciato quando entrambi i Paperi vivevano nel Vecchio Continente? Ecco, questo lo riesco ad accettare molto più facilmente. Dopotutto, anche il caro vecchio Luca Boschi (altro convinto fautore della pratica discussa in questo post) storicizzava una loro eventuale relazione in un passato remoto piuttosto che nel presente.

Pico e Matilda (sopra la sua spalla e con una gustosa fetta di pizza ai cinque formaggi) in un'illustrazione inedita

Ciò detto, il mio giudizio resta assai positivo per il lavoro di Alban, che ha anche modo di recuperare personaggi poco ricordati all'interno delle pagine di indovinelli che sceneggia per Le Journal de Mickey, in una continua operazione filologica transmediale. Bravo !

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia Alban per avere messo a disposizione la fotografia che apre l'articolo.

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.

domenica 22 febbraio 2026

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte terza)

Nella terza puntata della nostra rubrica (ecco la prima e la seconda nel caso ve le foste perse), Ville Tanttu ci racconterà quali sono i suoi segreti per comporre una vignetta efficace. Buona lettura!

COME COSTRUIRE UNA VIGNETTA
di Ville Tanttu

Personalmente, tento di trovare una composizione che sia chiara e il più possibile di supporto alla storia; ragiono su quale dimensione sarebbe la migliore per descrivere l'azione e quali dettagli sarebbe importante mostrare affinché il lettore rimanga coinvolto nello svolgimento della trama. Nel fare ciò, provo a tenere a mente la sezione aurea e lo scavalcamento di campo, termini di narrazione visiva che ho imparato durante gli studi di animazione e sceneggiatura cinematografica all'Università di Scienze Applicate di Turku.

Quando utilizzo la sezione aurea, cerco di delineare il personaggio in modo che ci sia sempre spazio per il suo sguardo. Anche capire come evitare lo scavalcamento di campo (vale a dire come non superare la linea immaginaria di 180 gradi su cui sono posti gli "attori") è importante, per esempio in scene di dialogo. Le immagini che seguono la precedente devono essere studiate in modo che il lettore non abbia l'impressione che i personaggi si siano scambiati di posto improvvisamente, come se la vignetta fosse specchiata.


In Surprising recycling, c'è un esempio dell'uso della sezione aurea in una vignetta. Pippo è posizionato nel primo terzo della vignetta, ma la direzione dei suoi occhi e la parte anteriore dell'auto puntano nella direzione dove è rimasto dello spazio vuoto per indicare la direzione del loro movimento successivo.


Nella prima storia che ho disegnato, Portefeuille aan touwtje, il mio editor ha corretto la disposizione degli elementi in modo che la banconota fosse più in evidenza, essendo centrale per la gag.

Trovo sempre affascinante quando un mio racconto viene disegnato da un illustratore con più esperienza di me. È illuminante vedere come un professionista esperto di narrazione visiva possa scegliere un'angolazione migliore di quella che avevo immaginato. Energy problems, che ho realizzato con il mio co-sceneggiatore Aki Veikkolainen, è stata disegnata dal talentuoso Miguel Fernández Martinez, le cui storie leggevo da bambino!


L'artista ha giustamente modificato la struttura della vignetta in modo che il lettore potesse notare un'alta pila di batterie per auto dal punto di vista di Paperone e Paperino. In questo modo, la direzione della prossima azione dei personaggi è evidenziata meglio.

Studio costantemente la narrazione visiva immergendomi nella composizione degli altri illustratori e provo di volta in volta a migliorare la costruzione delle mie vignette. Ci riuscirò? Ai posteri l'ardua sentenza!

© Disney per le immagini pubblicate.

martedì 10 febbraio 2026

70 anni di gamberi in salmì!

Esattamente 70 anni fa, vedeva la luce sulle pagine dell'allora quindicinale Topolino Paperino e i gamberi in salmì, la prima storia Disney realizzata interamente da quel grande artista di Romano Scarpa, testi e disegni.


Già perfettamente a suo agio con trame mystery e inquadrature di matrice cinematografica, che diventeranno presto suo segno distintivo, il Maestro veneziano introduce qui la sua primissima creazione originale, un integerrimo giornalista, zio di Paperino, che risponde al nome di Gedeone de' Paperoni. Per chi volesse recuperarsi le sue apparizioni fumettistiche, i retroscena e tutto quello che si può umanamente sapere sul personaggio, rimando a questo testo, in cui ne ho discusso ampiamente. Nel post odierno, invece, per festeggiare un compleanno così importante, condividerò illustrazioni inedite che ho chiesto negli anni a diversi artisti disneyani.


Per quanto non propriamente inedito, desidero aprire le danze con questo ritratto a cura del genio olandese Daan Jippes, datato 2012, pubblicato originariamente sulla copertina del ventunesimo numero della fanzine danese Rappet. Purtroppo, è l'unico tra quelli che vedrete oggi di cui non possiedo l'originale, finito nelle mani di un collezionista molto geloso.


Facciamo un salto temporale di una decina di anni. È il febbraio 2023 e chiedo al bolognese Francesco Guerrini una scena particolare: un giovane Paperino alle prese con lo zio Gedeone e Lyla Lay di Canale 00. Devo dire che apprezzo davvero tanto la sua interpretazione.


Ottobre 2024: è la volta del grandissimo Massimo Fecchi, che omaggia in maniera romantica e stilisticamente ineccepibile la storia d'esordio di Scarpa, "colpevole" di avere acceso la sua immaginazione da bambino.


In occasione di Torino Comics, nell'aprile 2025, tocca a Corrado Mastantuono immaginare un giovane Donald alle dipendenze di un esigente Gedeone. Direi che il risultato è magistrale.


Del disegno di Wanda Gattino, realizzato in digitale in occasione dei quindici anni del blog, ho già scritto nell'apposito spazio. In questa sede, mi limiterò a dire che lo trovo molto godibile e che sono contento che esista.


Chiudono la carrellata una bella vignetta inviata virtualmente all'Eco dal lettore Gerardo Maiocchi (complimenti!) e il mio augurio che un personaggio così interessante e piacevole da vedere possa comparire presto in nuove avventure... siete d'accordo?

© Disney per i personaggi raffigurati nelle immagini pubblicate.

sabato 24 gennaio 2026

Chi ha fondato Topolinia? (parte seconda)

Il pubblico di vecchia data del blog (che ringrazio per essermi stato fedele in questi anni) forse ricorderà un articolo del 2021 in cui indagavo l'identità del fondatore di Topolinia, per poi riconoscerne tre principali: Harvey Esploribus, Toponio McRatt e Geremia Ratt, rispettivamente da Topolino e la scia delle torpedini (Figus/Valussi, 1987), Minni e il naufragio spaziale (Russo/Mottura, 1995) e Topolino e l'effetto trasmutatore (Panaro/Di Vita, 1995). Tra loro, McRatt risulta sicuramente essere il più oscuro dal momento che la sua storia è apparsa originariamente su Minni & Company e non sul settimanale Topolino. Infatti, se gli altri nomi restituiscono risultati sul web (e si tenga a mente che Ratt è stato poi citato in altre storie), Toponio McRatt è completamente ignoto ai motori di ricerca.


Ma perché tornare sul tema dopo quasi un lustro? Ci sono per caso novità? Ebbene, amici lettori (come potrebbe apostrofarvi qualche sceneggiatore in didascalie per nulla petulanti e del tutto necessarie), la risposta al quesito è un sonoro sì, e proviene da un amico del blog parecchio attento e rigoroso alla filologia disneyana: Francesco Vacca (a questo link, una interessante chiacchierata che abbiamo avuto un paio di anni fa).

Contese importanti a Topolinia

Pubblicata solo pochi giorni fa su Topolino 3661, Topolino e il mistero del fondatore (Vacca/Mazzarello, 2026), promette di fare chiarezza una volta per tutte sulla questione e di rivelare in maniera definitiva le generalità del pioniere responsabile della fondazione dell'urbe calisotiana. Come ci si poteva attendere, l'autore non manca di mostrare fedeltà alle varie fonti e mette in scena un dibattito che vuole i cittadini divisi nell'accreditare il gesto a Esploribus o a Ratt. Inoltre, così come aveva fatto il buon Luca Boschi (che giusto la settimana scorsa avrebbe compiuto settant'anni) con Carolambo Drake, Vacca ci mostra per la prima volta gli odierni discendenti dei due: Astianatte Esploribus e Gemabondo Ratt, decisi a dimostrare la propria verità con ogni possibile mezzo.

I discendenti dei fondatori

Ci sono poi riferimenti alla Tabasco Bay di Topolino e il festival dei bucanieri (Fallberg/Murry, 1956), alla Spavent City di Topolino imperatore della Calidornia (Scarpa, 1961), una data ufficiale della fondazione (22 aprile 1881), e anche il recupero di un personaggio sfortunatamente non molto ricordato: l'antiquario Nataniele Ragnatele. Conoscendo la cultura e la passione dello sceneggiatore, un tale desiderio di sincretismo non sorprende: si pensi a storie come Topolino e l'anomalia concentrica (Vacca/Mazzarello, 2022), in cui ha fatto convivere Uma (da Casty), Marlin (da Concina) e la Spia Poeta (da Walsh); Paperino e il caso zero (Vacca/Cugliari, 2025), in cui ha scontrato Cavillo Busillis (da Scarpa; seguito da una inedita nipote, Arringa) con Red Duckan (da Gervasio) e Sharky (da Barks); o ancora alla corale Topolino e il pianeta ramingo (Vacca/Casty, 2022), in cui si è divertito a inserire tutti i character che gli venissero in mente (purché, ovviamente, funzionali al racconto).

Un simpatico e apprezzato omaggio

E se pensate che sia finita qui... beh, vi sbagliate! Chi mai potrebbe essere interessato a scoprire chi ha fondato Topolinia più di chi si è già occupato dell'argomento? In quello che considero un omaggio per la nostra conoscenza e reciproca stima, nel rappresentare alcuni giornalisti, l'autore ne delinea uno in particolare, che non poteva che scrivere per... l'Eco del Mondo!

Il giornalista dell'Eco raffigurato dall'ottimo Mazzarello vanta un ciuffo tintiniano

© Disney per le immagini pubblicate.

lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.