venerdì 19 giugno 2026

Una Minni inedita! (si parla di Minnie Minerva Mouse assieme all'autrice, Giulia Besa)

Qualche tempo fa, un lettore internazionale mi ha chiesto di fornirgli delle fonti fumettistiche che indicassero che il nome completo della nostra cara Minni fosse Minerva. Istintivamente, il mio primo pensiero è stato rivolto a Topolino e il mistero delle collane (De Maris/Gottfredson, 1942), poi, per scrupolo, mi sono spostato su titoli più recenti, quali Minni e la fiera delle ombre lunghe (Nucci/Cavazzano, 2023) e Minni e la leggenda del Capitano Bloom (Nucci/Intini, 2026), finché non mi sono imbattuto casualmente in qualcosa che ha attirato la mia attenzione: Minnie Minerva Mouse (Besa/Saccoman, 2024). Inizialmente, non ho trovato molte informazioni sul web, ma ho potuto immaginare che si trattasse di una sorta di graphic novel sperimentale come era stato The Book of Doom (Blengino, Andolfo/Xella, 2023), di cui avevo scritto qualcosa qui l'anno scorso. Entrambi i racconti hanno, infatti, per protagonista un personaggio disneyano femminile rivisitato in chiave teen e sono firmati da artisti presi in prestito da altre realtà editoriali.


Nello specifico, la celebre Topolina è qui una studentessa assieme ale sue amiche di sempre, Clara e Daisy, e convive assieme alla zia Tilda e allo zio acquisito Wilbert, pasticcione ma molto premuroso. Questa versione di Minni (guai, però, a chiamarla così!) è un genietto con la testa tra le nuvole e competerà con la compagna di classe Serena in un concorso che ha come obiettivo rendere la scuola più "verde". Chi vincerà?

Mentre piazzate le vostre scommesse, ne approfitto per fare due chiacchiere con l'autrice, Giulia Besa, che ringrazio per la disponibilità. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
GB: Giulia Besa

SC: Ciao Giulia, benvenuta! Essendo questa la tua prima prova con i personaggi disneyani, vorrei chiederti come è avvenuto il tuo avvicinamento a questa realtà a livello lavorativo.
 
GB: Sono stata contattata direttamente dalla società che si occupava di creare il team per il progetto del graphic novel di Minnie Minerva, che all'epoca era ancora in embrione. Mi hanno detto che avevano letto il mio romanzo Devil. Agnese e il Male, un fantasy uscito per De Agostini editore, e che pensavano che io fossi la persona giusta per scrivere la storia di Minerva. Ho fatto presente che non ero una lettrice di Topolino, e che non conoscevo la lore in modo approfondito, ma mi hanno risposto che Disney in questo specifico caso preferiva uno sceneggiatore che fosse al di fuori del mondo di Topolino. Dopo che ho accettato l'ingaggio, mi hanno fornito vari materiali su cui documentarmi, tra cui un'analisi completa dell'evoluzione del personaggio Minni, dalla sua nascita a oggi. Così, ho potuto approfondire lo storico del personaggio prima di lavorare alla creazione di questa nuova giovanissima Minni, ed è stato interessante.
 
SC: Sicché, sei più legata al mondo Disney dal punto di vista dell'animazione?
 
GB: Sì. Il mio film d'animazione Disney preferito da adulta è Le follie dell'imperatore. Kuzco e Yzma sono insuperabili, l'ironia della pellicola è divertente e intelligente, e la storia oltre a essere comica è anche avventurosa e profonda. Da bambina mi sono emozionata con Ariel quando le hanno strappato la voce, e con Aurora quando si è punta, e ovviamente ho cavalcato in battaglia con Mulan. Ho pianto quando con papà sono andata al cinema e ho visto Il Re Leone, e di notte quando nel lettino avevo paura del buio mi sembrava di vedere i tentacoli di Ursula emergere dalle tenebre... Dello splendido Fantasia, che da bambina con il mio fratellino avrò visto dieci volte, ho ancora il VHS da qualche parte nella libreria.

Mio papà invece era stato un lettore di Topolino, e perciò in casa ne aveva diversi. È anche per lui che ho accettato di scrivere la storia di Minerva. Ho pensato che sarebbe stato felice di sapere che mi avevano chiesto di scrivere della giovane Minni.


SC: In questa storia, vediamo delle versioni alternative di Min... Minerva e delle sue amiche: giovani, intraprendenti e piene di risorse. Qual è stato il processo per definire e costruire i loro caratteri e gli equilibri tra le loro diverse personalità?
 
GB: Lo stesso che uso per i personaggi dei miei romanzi. Devono essere persone vere, e per essere persone vere le devo conoscere profondamente, sapere di loro molto di più di ciò che apparirà poi sulle pagine che scrivo. Avendo avuto una certa libertà per poter scrivere dei vari personaggi, su tutti Minni, Paperina e Clara, ho potuto fantasticare su Minerva e sulle sue amiche in modo abbastanza libero, immaginando le loro dinamiche nel contesto scolastico e fuori, quando si divertono insieme in giro come fanno le ragazzine della loro età. E così sono nate come le potete leggere. Le loro interazioni, in qualche circostanza, si ispirano anche al trio di amiche di cui facevo parte da bambina. Avevo una fonte di documentazione naturale nella mia esperienza, e vi ho pescato qualcosa!

SC: La rivale della protagonista è Serena, una ragazzina "antipatica" che ha un numero davvero esagerato di cugini! Quali sono stati i tuoi spunti per creare questa figura?
 
GB: Serena mi rende felice perché ho chiesto e ottenuto che la "cattiva" della storia fosse ufficialmente italiana! Ovviamente Serena non è davvero cattiva, dal suo punto di vista ha ragione su tutto. Ma di sicuro è l'antagonista di Minerva, e per questo a molti potrà sembrare antipatica. Serena nasce dalla mia fantasia, e visto che anche lei è una persona vera, alcuni aspetti più profondi del suo carattere rimangono nascosti sotto la superficie. Per esempio il rapporto con la madre, che si vede solo in una pagina, ma che per Serena ha un gran peso quando decide di impegnarsi così tanto per vincere i concorsi scolastici. L'unico dettaglio per cui mi sono ispirata a un personaggio già esistente è il neo che Serena ha sul viso: ho chiesto al disegnatore di farle un neo "come quello di Tomie", il celebre personaggio dell'autore di manga horror giapponese Junji Itō. Lo trovavo un riferimento divertente, e anche il disegnatore ha sorriso all'idea, che ha trasposto volentieri sulla pagina.
 
SC: La fantasia di Minerva è ciò che la spinge a trovare soluzioni fuori dagli schemi, a immaginare di riportare in vita i dinosauri e a sognare un futuro come esploratrice alla ricerca di Atlantide... Quali sono i lati della sua natura in cui ti ritrovi di più e che hai sentito più vicino a te mentre la scrivevi?
 
GB: La fantasia e il bisogno di esplorare, certamente. Minni immagina di scoprire e studiare mondi nuovi, di fare viaggi nello spazio e salpare verso terre sconosciute, ed è così che si sente sempre stimolata ed emozionata. Nel mio caso, la stessa funzione necessaria la svolgono i romanzi, la scrittura e la lettura. La creazione e l'esplorazione di centinaia di nuovi mondi, popolati di creature e personaggi che non avevo mai visto. Senza questo non potrei emozionarmi così, e per Minni è lo stesso con la sua passione, la sento molto vicina.


In più con Minni condivido una cosa che a molti sembrerà strana. Da bambina, e anche adesso, ho sempre trovato interessanti e amorevoli le creature che appaiono agli altri un po' strane, o bruttine, o che addirittura possono sembrare malvagie e pericolose. Al paesino di montagna dove andavo in vacanza da bambina, l'aneddoto che raccontano più spesso su di me è quando a quattro anni mi portavo in giro una serpe, e la trattavo come se fosse il mio animaletto domestico. Mi ha anche morsa un paio di volte. Giustamente.

Anche Minni si affeziona agli "animaletti" che gli altri disprezzano: nelle piante carnivore e nei ragni, lei ci vede il bello e l'interessante. Tutti sono capaci di amare la delicatezza e i colori della farfalla, ma Minni sa apprezzare anche le qualità straordinarie della tela del ragno.
 
SC: Per concludere la chiacchierata, ti chiederei anche qualche commento sugli altri personaggi che popolano questa simpatica avventura, in particolar modo la zia Tilda e Wilbert, ma anche l'adorabile gattino Figaro e la misteriosa zia di Clarabella che sembra avere un detto per ogni situazione.

GB: Wilbert è un tipo che mi piace molto, perché è uno zio paziente, che davvero vuole bene a Minerva, e pensa che sia una giovane ragazza intelligente e con enormi potenzialità per il futuro. A suo modo si impegna a sostenerla, pur combinando pasticci. È a suo modo anche un artista in cucina: come faceva mio papà — che però cucinava meglio!  cambia ogni ricetta un po', con "il tocco dello chef", prima di metterla in pratica.

Zia Tilda è una donna che ammiro perché si è dedicata alla scienza e, nella mia idea quando ho progettato la storia, ciò ha molto ispirato Minerva nella sua crescita. Per la passione di zia Tilda nello smontare gli oggetti elettronici mi sono ispirata a mio marito, che come lei lo faceva fin da bambino, spinto dalla curiosità di vedere davvero come funzionassero. 


Il gattino Figaro poi è stato un piacere vero da scrivere, perché io proprio come Minerva vivo in simbiosi con la mia gatta, che si chiama... Gattina! Proprio Gattina! Ecco un'altra cosa che decisamente abbiamo in comune. In ogni romanzo che scrivo inserisco un gatto, ormai da più di un decennio, quindi era solo naturale che anche Minerva avesse un compagno felino fidato, che le sta vicino nei momenti belli e in quelli brutti. Chissà che qualcuno dopo aver letto il graphic novel non decida di adottare un micino... glielo auguro.

Ah! La zia di Clarabella. Lei è una persona molto particolare, che ha fatto tantissime esperienze, quasi come se fosse una tartaruga centenaria... Chissà che non sarà possibile conoscerla meglio in futuro!

© Disney per le immagini pubblicate.
Ps. Al momento, Minnie Minerva Mouse è stata edita solamente in Germania (forse, alla fine, studiare tedesco per otto anni tra scuole medie e superiori è servito a qualcosa...), ma il sottoscritto si auspica che possa arrivare anche qui da noi perché è davvero davvero davvero simpatica!

giovedì 4 giugno 2026

Un'ottima notizia per la comunità donaldista internazionale

Forse ricorderete il post di qualche mese fa in cui esprimevo il mio dispiacere e la mia perplessità nel constatare la decadenza della qualità delle copertine di una prestigiosa fanzine del settore come Der Donaldist, passate dall'essere vetrina di talenti (pubblicati anche ufficialmente da Disney) a pigre rivisitazioni senza troppo estro, se non addirittura (in tempi più recenti) incubi generati dall'intelligenza artificiale. Ebbene, le mie rimostranze sembrerebbero essere giunte a chi di dovere ed essere state felicemente accolte. Per il nuovo numero della rivista (il 171) che celebra i cinquant'anni di vita di questo pilastro della ricerca e della divulgazione donaldista, ecco che ci si è infatti rivolti a un artista di tutto rispetto, Paco Rodriguez, che realizza stabilmente storie di Paperi e Topi per l'editore Egmont da tre decenni, ha all'attivo oltre 600 copertine edite, e collabora a vario titolo pure con l'editore olandese DPG.


Lo stile preciso, tondo e istintivamente piacevole di Rodriguez risulta la scelta migliore per omaggiare l'importante anniversario e l'Uomo dei Paperi in persona, Carl Barks, che viene ritratto divertito mentre osserva quanto gli viene indicato dal suo figlio adottivo Donald. 


© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 26 marzo 2026

Una chiacchierata con... Fabrizio Petrossi

Come mi è già capitato di scrivere da queste parti, tra l'ottobre e il novembre scorsi, mi sono recato a Lucca Comics & Games per realizzare alcune interviste per conto degli amici di Picsou Magazine. La prima di queste, pubblicata sul numero 591 della rivista, ha coinvolto Fabrizio Petrossi, autore dei disegni di Paperino e il flagello degli otto mari, ma, per motivi di spazio, ha subito dei tagli in fase di impaginazione, che facessero in modo di conservare solamente le nozioni principali, a discapito di alcuni dettagli di contorno. In accordo con il responsabile delle testate francesi, ho deciso perciò di proporvela in versione completa, certo che possa offrire riflessioni curiose e interessanti. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
FP: Fabrizio Petrossi

La prima storia Disney pubblicata di Fabrizio Petrossi (1993)

SC: Ciao, Fabrizio! Tu nasci come artista Disney con un'impronta classica, come hai sviluppato poi lo stile alternativo che contraddistingue i tuoi lavori per Glénat?

FP: Ciao, Simone! Ho cominciato in Italia come disegnatore di Topolino con un'impostazione abbastanza classica perché mi ispiravo a Scarpa e, grazie a questa esperienza, sono stato assunto negli uffici della Disney perché lì si lavorava seguendo lo stile dell'animazione. Questa è la mia matrice. Anche se si guardano Epic Mickey 2 (2012) o il graphic novel de I tre Moschettieri (2004), lo stile è estremamente classico. Quando è stato deciso di inaugurare una collezione d'autore, l'idea di Glénat era quella di fare in modo che l'artista che non era di provenienza Disney incontrasse Disney, come se fosse un incontro tra universi diversi. Io sono stato coinvolto fin dagli inizi come ""consulente"" finché, a un certo punto, mi è stata offerta la possibilità di rendere omaggio alla famosa serie francese Mickey attraverso i secoli. Precedentemente a questo incarico, avevo lavorato per Disney allo sviluppo del nuovo model sheet di Mickey Mouse, partendo dal modello del cortometraggio Thru the Mirror (1936). Perciò, quando mi sono trovato a fare l'albo per Glénat, mi sembrava interessante potermi distaccare dallo stile classico, altrimenti non avrebbe avuto senso farlo per questa collezione. Così, ho ripreso un pochino quello stile che avevo proposto a Disney e ho cominciato a renderlo più cartoon, più divertente, molto più dinamico ed energico e, da quel momento, ho iniziato a sviluppare una nuova grafica e una nuova inchiostrazione che in qualche modo rispecchiassero la mia esperienza a Nickelodeon e la mia esperienza con Pif Gadget... volevo avvicinarmi un po' al disegno franco-belga.

Il Topolino rivisitato

SC: E lo stesso hai fatto poi con Paperone...

FP: A quel punto, per il lavoro fatto su Paperone e il drago di Glasgow (2022), lo stile era più o meno in linea con quello della storia di Mickey, seppure trasposto su personaggi diversi. La differenza, forse, sta nella tipologia di storie: Il drago di Glasgow è una storia più classica, mentre la precedente era basata su gag, permettendo uno sviluppo più "estremo", siccome l'azione passava da una scena all'altra in maniera molto veloce. La storia di Picsou, invece, segue una linea più convenzionale. L'idea era quella di ripercorrere gli eventi che Don Rosa non aveva trattato. In questo volume, abbiamo fatto una specie di prequel, ma la mia proposta iniziale era quella di coprire passo dopo passo tutta la vita di Paperone. Chamblain, essendo un grande appassionato di Paperone, si è accodato a progetto avviato e abbiamo scelto di concentrare il primo albo solo su Glasgow.

Un giovanissimo Paperone

SC: Come sei arrivato, dunque, a Paperino e il flagello degli otto mari?

FP: È una storia che nasce da una mia volontà di proporre una direzione alternativa in Italia. Tante volte, mi ero trovato a discuterne con Andrea Freccero [ndr: art director di Topolino] e bisognava solo attendere l'occasione giusta. Non so quale sarà la reazione dei lettori perché è comunque una storia particolare, ma la sceneggiatura rimane molto Disney. Secondo me, l'aspetto grafico si sposa perfettamente con la sceneggiatura, quindi non credo che sia uno "shock" per i lettori... anche perché in Italia ci sono tantissimi disegnatori che hanno stili diversi, personali, che derivano da una matrice "italiana". Questa storia non ha una matrice italiana particolare, è più cartoon.

Copertina della variant di Topolino 3649

SC: In futuro, preferiresti tornare a uno stile più convenzionale o continuare a sperimentare?

FP: A me piacerebbe fare anche storie con un Topolino classico, ma forse questa è la mia evoluzione naturale. Ogni artista ha una sua evoluzione, ma resto sempre anche appassionato di storie classiche. Per esempio, ho appena finito una storia del Lupo Cattivo per il Donald Duck olandese e mi sono ispirato a Paul Murry. Tuttavia, penso che questa sia una buona pista per fare cose divertenti. Ci sono altre idee per proseguire su questa strada, sempre con Marco Nucci, ma spero comunque di fare anche qualche storia più "classica".

© Disney per le immagini pubblicate.
Una versione ridotta della presente intervista è stata pubblicata sul numero 591 di Picsou Magazine con il titolo "Histoire de style".

mercoledì 18 marzo 2026

La via del sincretismo per conciliare i canoni. Considerazioni sul caso "de Paperis/Leloup"

Sì, lo so, già vi immagino esclamare: "Orpo, che titolo difficile!", ma non avete di che preoccuparvi... la questione è più semplice di quanto non possa apparire. Attraverso l'articolo di oggi, intendo esplorare la possibilità di far convivere produzioni differenti e, molto spesso, contraddittorie e, per farlo, utilizzerò come caso i redazionali dell'amico e collega Alban Leloup, che da qualche anno collabora con le riviste disneyane pubblicate in Francia. In particolar modo, mi interessa parlarvi dei suoi testi per la collana fuoriserie L'histoire de la dynastie Picsou (le cui copertine stanno venendo attualmente riproposte da Panini Comics sulla collana Paperstoria), di cui già avevo scritto qualcosa in merito, in occasione dell'uscita del primo numero. Come si può leggere dal precedente post, erano inizialmente previsti tre volumi per completare l'opera con una ristampa (più o meno) integrale di Storia e gloria della dinastia dei Paperi, ma la serie si è in realtà protratta fino al sesto volume, proponendo varie avventure ambientate in diversi periodi storici, tra cui anche A Quinta Mosqueteira (?/Miyaura, 1987)... una vera rarità!

Lilla, 2011: Don Rosa, Alban Leloup e Pico de Paperis

Parlando dei contributi, vale la pena notare che non sono firmati da Alban, bensì dal professore Pico de Paperis, che riprende dunque il suo originario ruolo come divulgatore. Pico introduce ogni volume con una pagina editoriale e ogni singola storia con curiosità di carattere genealogico o storico e aneddoti pescati qua e là nel vasto oceano dei fumetti Disney. Per intenderci, l'esimio studioso non si limita a commentare i racconti che seguiranno le sue parole, ma li mette in relazione con altri sviluppatisi in contesti distinti, anche evidenziandone le divergenze.

Per esempio, nel presentare Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970) — che mostra un Paperone nato, come si può intuire dal titolo, durante la corsa all'oro nel Klondike —, ironicamente posizionata appena dopo a L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992) — che ci mostra, invece, il giovane Scrooge a Glasgow —, Pico comunica ai lettori che è riuscito a trovare il modo di rendere compatibili le due versioni: "In realtà, basta considerare che se la s..." Purtroppo, una grande macchia di inchiostro copre il resto e si riesce a malapena a intravedere solamente qualche pezzo delle parole rimanenti.


In un altro scritto, relativo a Zio Paperone e la Stella del Polo (Barks, 1953), il nostro fa, giustamente, presente che Doretta non è stata l'unica fiamma di Paperone nel Klondike, e ne elenca alcune altre: Annie, Kate, Nellie, Tess Gander, Ruby Rumba, Pepita Propella e Dolce Lontra. Occorre osservare che le informazioni trasmesse dal tuttologo vengono trattate come veri e propri fatti in-universe di uguale peso e rilevanza e non vi è alcun riferimento bibliografico che ne indichi la provenienza, per non tradire la sospensione dell'incredulità.

Nell'introduzione al quarto volume, Pico ricorda di essere "laureato con pieni voti in lettere, chimica, filosofia, giurisprudenza, agraria, ingegneria nucleare ed economia domestica all'Università di Usberga" e che "di tutte le discipline indicate [è] libero docente presso gli Atenei di Ochemburg, Bidonvile, Fallafranken, eccetera..." Questa simpatica presentazione proviene, parola per parola, dal racconto illustrato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", pubblicato nel volume L'allegra brigata di Paperopoli (1962), verso cui avevo indirizzato tempo fa il collega francofono e su cui torneremo più tardi.

Nello stesso numero, poco più avanti, il genio riconosce il padre di Ciccio, Luca dell'Oca, come genealogista ufficiale della famiglia dei Paperi. Un'informazione, questa, ricavata dal sito web olandese del settimanale Donald Duck, della quale avevo già scritto qualcosa in un vecchio postIn uno degli articoli dell'ultimo albo, invece, viene affermato che l'iconica cattedrale di Notre Duck sarebbe stata costruita nel 1916 da Henry Quackett, il fratello di Fantomius.

Penso di avere reso l'idea già con questi pochi esempi, ma ogni testo presenta connessioni tra storie italiane, danesi, olandesi, brasiliane e, come si è visto, altre fonti di varia natura (nell'ultimo numero, Pico fa addirittura riferimento a una semisconosciuta serie di video giapponese in cui è coinvolto in prima persona!). Non mancano, inoltre, trovate originali: in quest'altro articolo, infatti, viene menzionato un parente inventato da Leloup, il prozio Vitold Von Drake, pecora nera della famiglia, che indossava uno stivale come cappello! Dettaglio che i più attenti saranno forse in grado di associare al corto animato Paperino sonnambulo (dir. Jack King, 1947).

Si tratta di un curioso e stimolante lavoro/gioco in cui si tenta di mettere in ordine qualcosa che per sua natura non è possibile mettere/non dovrebbe essere messo in ordine, e lo trovo fatto con gusto, passione e sensibilità. Chapeau! Prima di salutarvi, però, vorrei portare alla vostra attenzione quella che definirei la velleità più ambiziosa del redattore: "canonizzare" la relazione romantica tra Pico e Matilda, sorella minore di Paperon de' Paperoni. Come ben sappiamo, tale unione era la soluzione trovata da Don Rosa per giustificare il titolo di "zio" con cui Paperino si riferiva inizialmente a Pico e nulla più, e non ha mai trovato un effettivo inserimento all'interno dei fumetti. Al contrario, una spiegazione più soddisfacente si può riscontrare all'interno del già citato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", in cui, per presentarsi al nipote, Ludwig esclama: "Ma io sono tuo zio, Paperino! La tua bisnonna apparteneva alla nobile stirpe dei De Paperis!", stabilendo, dunque, un legame attraverso il ramo europeo della famiglia Duck e rendendo di fatto non necessari altri gradi di parentela acquisiti.

In ogni caso, nelle introduzioni al volume tre e sei, Pico menziona esplicitamente Matilda, rispettivamente in questo modo: "Matilda, che sta leggendo da sopra la mia spalla, vi saluta!" e "Il tempo vola più veloce della mozzarella che scivola via da una pizza ai cinque formaggi (la preferita di Matilda, tra l'altro, la consiglio vivamente da Casimir's, in centro)". Ho provato a immaginarmi le scene suggerite, ma, a mio parere questo rapporto semplicemente non funziona. Come abbiamo visto dalle uniche due apparizioni e mezzo di Matilda da adulta (Una lettera da casaPaperone e il drago di Glasgow e Zio Paperone e la prova di scozzesità), la zia di Paperino vive tuttora in Scozia, nell'atavico castello di famiglia, mentre Pico è da anni residente a Paperopoli, dove conduce una vita da scapolo intellettuale. Non so voi, ma faccio veramente fatica a immaginarli conviventi o anche solo a pensare che Matilda possa trovarsi casualmente a casa di Pico, dall'altra parte del globo. Ciò che, piuttosto, mi pare più verosimile è che la "Matilda" nominata negli editoriali possa banalmente essere un animale domestico (quale, comunque, non saprei e preferirei lasciarlo decidere alla fantasia di ognuno di voi), dal momento che nulla di quanto scritto sembrerebbe escluderlo. Che la abbia chiamata con quel nome in memoria di un amore di gioventù sbocciato quando entrambi i Paperi vivevano nel Vecchio Continente? Ecco, questo lo riesco ad accettare molto più facilmente. Dopotutto, anche il caro vecchio Luca Boschi (altro convinto fautore della pratica discussa in questo post) storicizzava una loro eventuale relazione in un passato remoto piuttosto che nel presente.

Pico e Matilda (sopra la sua spalla e con una gustosa fetta di pizza ai cinque formaggi) in un'illustrazione inedita

Ciò detto, il mio giudizio resta assai positivo per il lavoro di Alban, che ha anche modo di recuperare personaggi poco ricordati all'interno delle pagine di indovinelli che sceneggia per Le Journal de Mickey, in una continua operazione filologica transmediale. Bravo !

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia Alban per avere messo a disposizione la fotografia che apre l'articolo.

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.

domenica 22 febbraio 2026

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte terza)

Nella terza puntata della nostra rubrica (ecco la prima e la seconda nel caso ve le foste perse), Ville Tanttu ci racconterà quali sono i suoi segreti per comporre una vignetta efficace. Buona lettura!

COME COSTRUIRE UNA VIGNETTA
di Ville Tanttu

Personalmente, tento di trovare una composizione che sia chiara e il più possibile di supporto alla storia; ragiono su quale dimensione sarebbe la migliore per descrivere l'azione e quali dettagli sarebbe importante mostrare affinché il lettore rimanga coinvolto nello svolgimento della trama. Nel fare ciò, provo a tenere a mente la sezione aurea e lo scavalcamento di campo, termini di narrazione visiva che ho imparato durante gli studi di animazione e sceneggiatura cinematografica all'Università di Scienze Applicate di Turku.

Quando utilizzo la sezione aurea, cerco di delineare il personaggio in modo che ci sia sempre spazio per il suo sguardo. Anche capire come evitare lo scavalcamento di campo (vale a dire come non superare la linea immaginaria di 180 gradi su cui sono posti gli "attori") è importante, per esempio in scene di dialogo. Le immagini che seguono la precedente devono essere studiate in modo che il lettore non abbia l'impressione che i personaggi si siano scambiati di posto improvvisamente, come se la vignetta fosse specchiata.


In Surprising recycling, c'è un esempio dell'uso della sezione aurea in una vignetta. Pippo è posizionato nel primo terzo della vignetta, ma la direzione dei suoi occhi e la parte anteriore dell'auto puntano nella direzione dove è rimasto dello spazio vuoto per indicare la direzione del loro movimento successivo.


Nella prima storia che ho disegnato, Portefeuille aan touwtje, il mio editor ha corretto la disposizione degli elementi in modo che la banconota fosse più in evidenza, essendo centrale per la gag.

Trovo sempre affascinante quando un mio racconto viene disegnato da un illustratore con più esperienza di me. È illuminante vedere come un professionista esperto di narrazione visiva possa scegliere un'angolazione migliore di quella che avevo immaginato. Energy problems, che ho realizzato con il mio co-sceneggiatore Aki Veikkolainen, è stata disegnata dal talentuoso Miguel Fernández Martinez, le cui storie leggevo da bambino!


L'artista ha giustamente modificato la struttura della vignetta in modo che il lettore potesse notare un'alta pila di batterie per auto dal punto di vista di Paperone e Paperino. In questo modo, la direzione della prossima azione dei personaggi è evidenziata meglio.

Studio costantemente la narrazione visiva immergendomi nella composizione degli altri illustratori e provo di volta in volta a migliorare la costruzione delle mie vignette. Ci riuscirò? Ai posteri l'ardua sentenza!

© Disney per le immagini pubblicate.

martedì 10 febbraio 2026

70 anni di gamberi in salmì!

Esattamente 70 anni fa, vedeva la luce sulle pagine dell'allora quindicinale Topolino Paperino e i gamberi in salmì, la prima storia Disney realizzata interamente da quel grande artista di Romano Scarpa, testi e disegni.


Già perfettamente a suo agio con trame mystery e inquadrature di matrice cinematografica, che diventeranno presto suo segno distintivo, il Maestro veneziano introduce qui la sua primissima creazione originale, un integerrimo giornalista, zio di Paperino, che risponde al nome di Gedeone de' Paperoni. Per chi volesse recuperarsi le sue apparizioni fumettistiche, i retroscena e tutto quello che si può umanamente sapere sul personaggio, rimando a questo testo, in cui ne ho discusso ampiamente. Nel post odierno, invece, per festeggiare un compleanno così importante, condividerò illustrazioni inedite che ho chiesto negli anni a diversi artisti disneyani.


Per quanto non propriamente inedito, desidero aprire le danze con questo ritratto a cura del genio olandese Daan Jippes, datato 2012, pubblicato originariamente sulla copertina del ventunesimo numero della fanzine danese Rappet. Purtroppo, è l'unico tra quelli che vedrete oggi di cui non possiedo l'originale, finito nelle mani di un collezionista molto geloso.


Facciamo un salto temporale di una decina di anni. È il febbraio 2023 e chiedo al bolognese Francesco Guerrini una scena particolare: un giovane Paperino alle prese con lo zio Gedeone e Lyla Lay di Canale 00. Devo dire che apprezzo davvero tanto la sua interpretazione.


Ottobre 2024: è la volta del grandissimo Massimo Fecchi, che omaggia in maniera romantica e stilisticamente ineccepibile la storia d'esordio di Scarpa, "colpevole" di avere acceso la sua immaginazione da bambino.


In occasione di Torino Comics, nell'aprile 2025, tocca a Corrado Mastantuono immaginare un giovane Donald alle dipendenze di un esigente Gedeone. Direi che il risultato è magistrale.


Del disegno di Wanda Gattino, realizzato in digitale in occasione dei quindici anni del blog, ho già scritto nell'apposito spazio. In questa sede, mi limiterò a dire che lo trovo molto godibile e che sono contento che esista.


Chiudono la carrellata una bella vignetta inviata virtualmente all'Eco dal lettore Gerardo Maiocchi (complimenti!) e il mio augurio che un personaggio così interessante e piacevole da vedere possa comparire presto in nuove avventure... siete d'accordo?

© Disney per i personaggi raffigurati nelle immagini pubblicate.