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giovedì 26 marzo 2026

Una chiacchierata con... Fabrizio Petrossi

Come mi è già capitato di scrivere da queste parti, tra l'ottobre e il novembre scorsi, mi sono recato a Lucca Comics & Games per realizzare alcune interviste per conto degli amici di Picsou Magazine. La prima di queste, pubblicata sul numero 591 della rivista, ha coinvolto Fabrizio Petrossi, autore dei disegni di Paperino e il flagello degli otto mari, ma, per motivi di spazio, ha subito dei tagli in fase di impaginazione, che facessero in modo di conservare solamente le nozioni principali, a discapito di alcuni dettagli di contorno. In accordo con il responsabile delle testate francesi, ho deciso perciò di proporvela in versione completa, certo che possa offrire riflessioni curiose e interessanti. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
FP: Fabrizio Petrossi

La prima storia Disney pubblicata di Fabrizio Petrossi (1993)

SC: Ciao, Fabrizio! Tu nasci come artista Disney con un'impronta classica, come hai sviluppato poi lo stile alternativo che contraddistingue i tuoi lavori per Glénat?

FP: Ciao, Simone! Ho cominciato in Italia come disegnatore di Topolino con un'impostazione abbastanza classica perché mi ispiravo a Scarpa e, grazie a questa esperienza, sono stato assunto negli uffici della Disney perché lì si lavorava seguendo lo stile dell'animazione. Questa è la mia matrice. Anche se si guardano Epic Mickey 2 (2012) o il graphic novel de I tre Moschettieri (2004), lo stile è estremamente classico. Quando è stato deciso di inaugurare una collezione d'autore, l'idea di Glénat era quella di fare in modo che l'artista che non era di provenienza Disney incontrasse Disney, come se fosse un incontro tra universi diversi. Io sono stato coinvolto fin dagli inizi come ""consulente"" finché, a un certo punto, mi è stata offerta la possibilità di rendere omaggio alla famosa serie francese Mickey attraverso i secoli. Precedentemente a questo incarico, avevo lavorato per Disney allo sviluppo del nuovo model sheet di Mickey Mouse, partendo dal modello del cortometraggio Thru the Mirror (1936). Perciò, quando mi sono trovato a fare l'albo per Glénat, mi sembrava interessante potermi distaccare dallo stile classico, altrimenti non avrebbe avuto senso farlo per questa collezione. Così, ho ripreso un pochino quello stile che avevo proposto a Disney e ho cominciato a renderlo più cartoon, più divertente, molto più dinamico ed energico e, da quel momento, ho iniziato a sviluppare una nuova grafica e una nuova inchiostrazione che in qualche modo rispecchiassero la mia esperienza a Nickelodeon e la mia esperienza con Pif Gadget... volevo avvicinarmi un po' al disegno franco-belga.

Il Topolino rivisitato

SC: E lo stesso hai fatto poi con Paperone...

FP: A quel punto, per il lavoro fatto su Paperone e il drago di Glasgow (2022), lo stile era più o meno in linea con quello della storia di Mickey, seppure trasposto su personaggi diversi. La differenza, forse, sta nella tipologia di storie: Il drago di Glasgow è una storia più classica, mentre la precedente era basata su gag, permettendo uno sviluppo più "estremo", siccome l'azione passava da una scena all'altra in maniera molto veloce. La storia di Picsou, invece, segue una linea più convenzionale. L'idea era quella di ripercorrere gli eventi che Don Rosa non aveva trattato. In questo volume, abbiamo fatto una specie di prequel, ma la mia proposta iniziale era quella di coprire passo dopo passo tutta la vita di Paperone. Chamblain, essendo un grande appassionato di Paperone, si è accodato a progetto avviato e abbiamo scelto di concentrare il primo albo solo su Glasgow.

Un giovanissimo Paperone

SC: Come sei arrivato, dunque, a Paperino e il flagello degli otto mari?

FP: È una storia che nasce da una mia volontà di proporre una direzione alternativa in Italia. Tante volte, mi ero trovato a discuterne con Andrea Freccero [ndr: art director di Topolino] e bisognava solo attendere l'occasione giusta. Non so quale sarà la reazione dei lettori perché è comunque una storia particolare, ma la sceneggiatura rimane molto Disney. Secondo me, l'aspetto grafico si sposa perfettamente con la sceneggiatura, quindi non credo che sia uno "shock" per i lettori... anche perché in Italia ci sono tantissimi disegnatori che hanno stili diversi, personali, che derivano da una matrice "italiana". Questa storia non ha una matrice italiana particolare, è più cartoon.

Copertina della variant di Topolino 3649

SC: In futuro, preferiresti tornare a uno stile più convenzionale o continuare a sperimentare?

FP: A me piacerebbe fare anche storie con un Topolino classico, ma forse questa è la mia evoluzione naturale. Ogni artista ha una sua evoluzione, ma resto sempre anche appassionato di storie classiche. Per esempio, ho appena finito una storia del Lupo Cattivo per il Donald Duck olandese e mi sono ispirato a Paul Murry. Tuttavia, penso che questa sia una buona pista per fare cose divertenti. Ci sono altre idee per proseguire su questa strada, sempre con Marco Nucci, ma spero comunque di fare anche qualche storia più "classica".

© Disney per le immagini pubblicate.
Una versione ridotta della presente intervista è stata pubblicata sul numero 591 di Picsou Magazine con il titolo "Histoire de style".

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.

lunedì 8 dicembre 2025

Qui, Quo e Qua... da grandi!

Dopo avere scritto di Della e del quarto nipotino Que, torno a occuparmi dei tre paperini di casa Duck per un argomento abbastanza peculiare. Vi siete mai chiesti come apparirebbero da grandi? Come si comporterebbero? "Impossibile!", starete esclamando, "I personaggi dei fumetti non possono crescere!" Eppure, l'articolo odierno intende esplorare proprio questa eventualità e, per riuscire nell'intento, sono andato a consultare centinaia e centinaia di storie per poterne individuare alcune i cui autori effettivamente si sono chiesti come apparirebbero i nipotini da grandi e come si comporterebbero, e hanno provato a trovare delle risposte a tali quesiti.


Innanzitutto, pur trattandosi di un medium differente, ritengo doverosa una menzione speciale per il corto animato Il numero fortunato (Lucky Number, dir. Jack Hannah, 1951), in cui Qui, Quo e Qua sono di fatto rappresentati come teenager in grado di guidare un'automobile. Altri due casi, facenti questa volta capo alla produzione televisiva, sono riscontrabili nell'episodio "Un Papero nel Futuro" ("Duck to the Future", dir. Terence Harrison, 1987), in cui Paperone viene catapultato di quarant'anni nel futuro da Amelia e incontra i suoi pronipoti adulti (scoprendoli più avidi che mai e al soldo della stessa fattucchiera), e nella serie Quack Pack - La banda dei paperi (Quack Pack, 1996-1997), in cui i nipoti risultano avere qualche anno in più del solito... ma ci torneremo più tardi.


Per quanto riguarda le storie a fumetti, la prima a mostrare una simile evenienza è Archimede e il futuro in scatola (Saidenberg/Lima?, 1973), in cui, desideroso di scoprire come verrà conservato il cibo nel futuro, il gallinaccio titolare dell'episodio si reca nell'anno 2000 con la sua macchina del tempo. Oltre a Paperino, Paperone e Paperoga (che conservano il loro aspetto abituale), Archimede incontrerà anche le versioni cresciute di Gilberto, dei Bassottini, di Qui, Quo e Qua e di uno dei nipoti di Topolino.


Nel nostro continente, è invece l'olandese 60 jaar DD (Hasselaar, Beekman/Heymans, 1994) a detenere l'originale primato. In questo racconto, in seguito a un incidente, Paperino rimane addormentato per trent'anni. La Paperopoli del 2024 è futuristica e i suoi abitanti sono visibilmente invecchiati. Qui, i paperini sono tre disoccupati che non hanno terminato gli studi e, come se non bastasse, Gastone e Paperina sono sposati e hanno due figli (un maschietto e una femminuccia). Fortunatamente per il nostro, l'esperienza nel mondo del domani non si rivelerà che un sogno.


Un terzo esempio è riscontrabile in Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande (Salvatori/Marabelli, 1994), ispirata al film Big (dir. Penny Marshall, 1988), in cui Qua è triste e ha un problema che reputa irrisolvibile: ha paura di crescere. Ha paura di diventare grande perché da grande potrebbe essere "un disoccupato, un fallito senza mestiere, un inconcludente, un incapace, insomma, un perdente assoluto!" I pensieri pessimistici occupano talmente tanto spazio nella testa del piccolo Papero che i suoi rendimenti scolastici e sportivi lasciano molto a desiderare, e lui si rifiuta persino di giocare assieme ai suoi fratelli. Dopo una consulenza dell'esperto Pico de Paperis, che suggerisce che Qua viva "un periodo da adulto", la famiglia si reca da Archimede per far sì che ciò diventi realtà, grazie al suo "acceleratore istantaneo della crescita". Risultato: Qua cresce e dimostra anche una certa predisposizione per gli affari, ma con il tempo inizierà a sentire la mancanza dei suoi fratelli e della sua vera età.


In Wortelfilm (Geradts/Barreira, 1997), grazie all'ausilio di un macchinario di Archimede, Paperino pensa di essersi trasportato in avanti di venti anni nel futuro. Dinnanzi a lui, una Paperopoli (pardon, una Pitagoropoli) che ricorda quella di Archimede Pitagorico e la città del poi (?/Barks, 1961), con strade sospese tra i grattacieli e mezzi di trasporto avveniristici. Dopo essere stato preso in custodia da due solerti agenti di polizia, lo sventurato protagonista si vede costretto a fare ricorso a tre avvocati dal nome famigliare, "Duck, Duck e Duck". Qui, Quo e Qua si presentano, sensibilmente cresciuti, e lo conducono a casa dell'ormai anziano Gastone, che da vent'anni è sposato con Paperina. Alla fine della storia, Donald farà ritorno alla sua quotidianità e l'amico inventore gli rivelerà un "piccolo" dettaglio che gli farà cambiare prospettiva sull'avventura appena vissuta.


Il racconto successivo in ordine cronologico è il toccante Paperino e i pensieri di grandezza (Russo/Faccini, 1997), in cui Paperino si pena tanto per avere nipoti diligenti e studiosi, sognando un futuro in cui i suoi sforzi siano serviti a qualcosa. Qui, Quo e Qua si laureano e ottengono delle floride carriere professionali, ma il sogno del loro ex-tutore si trasforma presto in un incubo quando questi si alleano per buttarlo in mezzo a una strada. I tre nipotini "generosi e affettuosi" si sono trasformati in "mostri" che pensano solo ai guadagni. Fortunatamente, le cose possono ancora essere cambiate...


Ciò che viene narrato in Paperino e il corridoio temporale (Tulipano/Dossi, 2000) è piuttosto anomalo, ma altrettanto meritevole di attenzione ai fini della nostra indagine. Infatti, a bordo di un'astronave progettata da Archimede, Paperino, i nipotini e alcuni membri della Banda Bassotti attraversano inavvertitamente "una sorta di corridoio nel quale il tempo scorre più in fretta", subendo così un invecchiamento precoce. Non c'è però da preoccuparsi: entro le trenta pagine a disposizione, riusciranno a imboccare nuovamente la strada di casa e a tornare agli "anni giusti".


Paperinik e la new generation (Negrin, Leoni, 2003) è il secondo titolo tra quelli presi in considerazione che ha a che fare con un viaggio nel tempo convenzionale. Qui, la macchina del tempo del solito Archimede spedirà Paperino "una dozzina d'anni" nel futuro, in una Paperopoli in cui tre Paperi che si fanno chiamare "PK Squad" sono riconosciuti come i degni successori di Paperinik, misteriosamente scomparso. Il nostro ci mette poco a capire l'identità dei tre nuovi sorveglianti e si unisce a loro per catturare un ensemble di banditi e tornare infine al suo presente.


Su Whatever Happened To Scrooge McDuck? (Jensen/Tortajada Aguilar, 2006) non c'è in realtà molto da dire con riferimento al nostro focus: si tratta di un flashback raccontato da un robot cento anni nel futuro e mostra solo in un paio di vignette i nipotini adulti, in procinto di ottenere il controllo della Fondazione de' Paperoni.


Big Business (Halas/Santanach Hernandez, 2012) ripercorre grossomodo la trama di Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande. Stanchi della scuola, che considerano una perdita di tempo, i tre approfittano di un acceleratore della crescita di un certo inventore per provare la tanto agognata vita adulta. Si troveranno presto, loro malgrado, a fare i conti con mancanza di soldi per soddisfare i bisogni primari e difficoltà di trovare un impiego. Provvidenzialmente, l'effetto della loro trasformazione è temporaneo.


A oggi, l'ultima storia in cui è possibile osservare Qui, Quo e Qua da grandi è A World Without Scrooge (Moriarty Solstrand/Mota, 2012). Qui, l'intera famiglia dei Paperi si reca nel futuro (indovinate grazie a chi) per cercare un rimedio per fare uscire Paperone da un coma causato dalla puntura di una zanzara tropicale nel corso di un loro viaggio. La Paperopoli senza Scrooge è un luogo terribile, governato dai Bassotti, e i tre nipoti sono ora Gran Mogol a capo della resistenza segreta contro il loro regime del terrore. 


Prima di passare alla sezione finale della ricerca, vorrei far fede alla promessa fatta all'inizio e tornare un attimo su Quack Pack. Ebbene, esiste solo una breve storia a fumetti ispirata alla serie animata, Snooze Blues (Parent/Costanza, 1997), che mette in scena un anonimo quadretto domestico. Tuttavia, senza alcuna ragione apparente, i nipoti di Paperino sfoggeranno questo look anche in Paperinik e i crimini virtuali (De Lellis, 1998), in un ricordo dello zio.


Questo articolo non sarebbe considerabile completo se non documentassi anche tre illustrazioni. Nella prima, disegnata da Hans Holzherr e pubblicata sul trentesimo numero della fanzine tedesca Der Hamburger Donaldist (1981), l'artista svizzero si è immaginato una situazione in cui i nipoti di Paperina e Paperino portano in giro i loro ormai anziani parenti, in grado solamente di dedicare un pensiero sconsolato ai donaldisti e alle loro teorie.


La seconda è ben più nota ed è opera di uno dei più rinomati autori di fumetti Disney contemporanei: Don Rosa. Ciononostante, siccome la vignetta in questione è stata spesso condivisa estrapolata dal suo contesto originario, ci tengo a introdurla con le parole dello stesso autore, pubblicate sul terzo volume della Don Rosa Library edita da Fantagraphics:

Questa vignetta è un problema per me dal 1991, a causa del suo utilizzo non autorizzato! I fan la vedono su siti che non hanno mai chiesto il permesso di pubblicarla e pochi sembrano conoscerne l'origine.
    Il disegno era originariamente il mio contributo a una fanzine che ha invitato diversi cartoonist a illustrare la frase "Hey, Daisy! Whatever happened to Scrooge?" ("Hey, Paperina! Che è successo a Paperone?"). Era una pubblicazione scherzosa e avrebbe dovuto essere divertente vedere tutte le bizzarre idee dei vari fumettisti che si sarebbero prestati a partecipare. Alcune erano divertenti, alcune piuttosto volgari; ma, dal momento che ho una visione così seria di questi personaggi, ho offerto una scena che mostrasse quello che potrebbe essere detto in un futuro lontano sulla tomba di Paperone. Siccome le mie storie sono ambientate negli anni Cinquanta, non è possibile che Paperone possa avere fatto tutto quello che viene raccontato nelle storie di Barks ed essere ancora vivo oggi.
    In ogni caso, alcune persone hanno preso il mio contributo e hanno iniziato a ristamparlo senza permesso e fuori contesto, facendo sembrare che io volessi mostrare una scena deprimente senza motivo!


L'ultima, realizzata invece da James Silvani su richiesta di un fan, è stata condivisa dall'artista sul proprio profilo Instagram in data 18 ottobre 2023 e ritrae i nipoti tra vent'anni, andando a enfatizzare le diverse personalità con cui i tre sono stati caratterizzati nella serie televisiva DuckTales (2017-2021).


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia James Silvani per aver permesso la riproduzione del suo disegno.
Se si intendono utilizzare altrove informazioni o immagini presenti in questo articolo, si è pregati di menzionare la fonte.

lunedì 3 novembre 2025

Un po' di chiarezza su The Greatest Comics Collection


Circa un mese fa, Panini Comics ha dato alle stampe un nuovo titolo che si va ad aggiungere al loro già vasto catalogo: The Greatest Comics Collection. Introdotta da un primo volume dedicato a Paperino, denominato Icona di stile, questa collana di libri cartonati si promette di costituire una pubblicazione imperdibile tanto per i collezionisti più esigenti quanto per i lettori che vogliono conoscere meglio i propri beniamini. Oltre a riproporre storie fondamentali per comprendere le caratteristiche dei protagonisti, le loro evoluzioni stilistiche e le diverse interpretazioni fornite negli anni dagli autori, ogni tomo è introdotto da un prezioso approfondimento di carattere storico e ogni singola avventura è attentamente presa in esame da esperti di calibro internazionale. Se questo non bastasse, vi sono pure interviste con autori e disegnatori!

Ora, come mai ho scritto "un po' di chiarezza"? Chi gira su internet potrebbe avere notato che opere simili a Icona di stile sono state distribuite un po' in tutta Europa. Come è possibile? La verità è che si tratta di un progetto (oserei dire il primo di questa portata e con queste caratteristiche) la cui produzione è centralizzata a livello mondiale e che viene poi fornito ai vari editori, con alcune possibilità di modifica sui contenuti in base alle eventuali esigenze. Per esempio, le versioni edite da Egmont presentano selezioni leggermente differenti delle storie e alcuni articoli scritti da redattori locali. La regia internazionale alla base dell'iniziativa spiega anche come mai i redazionali sono firmati da critici i cui nomi si incontrerebbero altrimenti difficilmente in serie nostrane.

Una panoramica delle edizioni internazionali già uscite di cui sono a conoscenza

La versione proposta da Panini Comics, con riferimento al primo numero (di cui sono stato chiamato a curare la revisione e l'adattamento delle traduzioni), risulta essere la più completa e contiene un articolo di introduzione al volume a cura di Jim Fanning, sedici articoli introduttivi alle storie a cura del sottoscritto, dello stesso Fanning e di David Gerstein e un'intervista al disegnatore spagnolo Paco Rodriguez svolta da me. Oltre ai contenuti già citati, una bellissima illustrazione originale di Ivan Bigarella, commentata dall'artista, e due pagine informative realizzate graficamente da Oreste Iavazzo su testi miei.

Forse, essendone coinvolto in prima persona, potrebbe sembrare che io sia di parte nel raccomandarne l'acquisto, ma credo di potere affermare in tutta onestà intellettuale che un prodotto del genere è assolutamente da prendere in considerazione. Ritengo che sia un'ottima occasione per avere storie intramontabili in un'edizione di qualità, accompagnate da un ampio contenuto critico di alto livello che va a coprire il copribile, rendendo di fatto ogni libro un saggio sull'argomento trattato. Non mancano nemmeno interessanti avventure da noi ancora inedite! Cosa desiderare di più?


In conclusione, ne approfitto per comunicarvi che sono disponibili da qualche giorno altri due volumi che ho avuto il piacere di curare per Panini: la Artist's Edition di Dragon Lords e una nuova veste per il classico Casablanca. Entrambi presentano una mia introduzione generale, materiale esclusivo e interviste ricche di aneddoti e curiosità ai grandi autori che hanno reso possibile l'esistenza di queste storie: Giorgio Cavazzano, Silvano Mezzavilla e Rudy Salvagnini.

© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 16 ottobre 2025

Una mia storia su Topolino?

Premessa: il seguente articolo è un po' diverso dal solito, pertanto invito chiunque a leggerlo fino in fondo per evitare di averne una comprensione parziale o errata. Non è mia intenzione screditare uno dei miei autori preferiti, che, nel corso degli anni, mi ha fatto ridere e sorridere con geniali trovate che hanno, a mio avviso, quasi sempre alzato la qualità media dei numeri del libretto in cui erano presenti. Si tratta solamente di un piccolo post da appassionato contento di averne in qualche modo influenzato il lavoro e spero che le mie parole non vengano equivocate o travisate. Ciò precisato, buona lettura!

È il 28 settembre 2023 e mi trovo in video-chiamata su Teams per intervistare Corrado Mastantuono per il mio canale YouTube. La nostra chiacchierata dura quasi un paio di ore e, prima di salutarci, decido di raccontare a Corrado un'idea svolazzante che ho avuto per una possibile storia del suo ciclo Papersera News che mi piacerebbe tantissimo vedere sviluppata da lui, con il suo personalissimo tipo di umorismo. In parole povere, riguarda un'ex-promessa del giornalismo investigativo ormai ridotta ad anziano stagista del quotidiano di Zio Paperone, costretta a seguire gli strampalati ordini impartiti da Paperino e Paperoga prima di un inevitabile rientro in pista... Corrado è attento, partecipe, fa domande, reputa il concetto "molto interessante per un inizio di storia" e comincia ad abbozzare in diretta una sorta di struttura del racconto, commentando: "Probabilmente lo sfrutterò come spunto".

Passano due mesi, monto l'intervista, la carico online e, nel frattempo, rimugino su quell'idea. Intendo metterla giù per bene, renderla più coesa e completa e butto giù una specie di "soggetto" più definito, con un inizio uno svolgimento e una fine, in cui presento una trama lineare e descrivo alcune scene con precisione. Praticamente, si tratta degli stessi fatti discussi in video, solo più "in ordine". Invio questo trattamento a Corrado via e-mail in data 26 novembre 2023, ma non ricevo alcuna risposta.

Avanti veloce a luglio 2025. Mi torna in mente quella potenziale storia. Penso: "Peccato che Mastantuono non abbia mai risposto, la vedevo proprio nelle sue corde!" D'altronde, si tratterebbe di una storia di Papersera News, e tanto (unito al fatto che io non sono un autore) mi frena dal pensare di proporla direttamente alla redazione. Solo lui la potrebbe realizzare. Chissà, forse un giorno...

Poi, la svolta: il 13 luglio, l'autore di Blue Peaks Valley pubblica una foto su Instagram in cui si intravedono alcune tavole di un nuovo progetto, accompagnate da una didascalia sibillina: "Stampa laser di un lavoro di prossima uscita". A un follower ignaro non possono dire nulla, ma appena le vedo riconosco immediatamente un'ambientazione familiare. Ci sarebbe tutto: il passato, il giornalista trionfante all'interno della sua redazione... sembra di vedere ciò che gli avevo suggerito trasformato in disegni. Non vedo l'ora che la storia veda la luce per vedere se effettivamente sia lei e come, nel caso, sia stata sviluppata.

L'incipit della storia nell'e-mail inviata a Corrado Mastantuono

Quindici ottobre: la storia è in edicola. Essendo abbonato al settimanale, ho avuto modo di leggerla già il giorno prima. I miei sospetti erano fondati... più o meno. C'è il flashback di due tavole in seppia che celebra i traguardi del giornalista di inchiesta, e lo vediamo persino anziano nel presente come galoppino di Paperino e Paperoga! Per sei delle ventiquattro pagine totali, la storia si dispiega quasi esattamente come mi ero immaginato due anni fa, poi la trama prende una strada alternativa. La ragione per cui il protagonista aveva dovuto interrompere la sua promettente carriera è differente da quella a cui avevo pensato io, e lo è pure il finale. Corrado ha fatto un ottimo lavoro di character building ed è riuscito a spiazzare persino me! 

Un altro estratto dal mio "soggetto" seguito dall'autore (nella storia pubblicata non c'è spazio per le richieste sciocche dei cugini!)

Arrivati a questo punto, non penso sia necessario chiarire che il titolo del post è un po' clickbait: no, non c'è una mia storia su Topolino. Tuttavia, ciò che è vero è che vi è una storia le cui premesse sono farina del mio sacco. Per evitare qualsiasi tipo di fraintendimento, ci tengo a ribadire che l'intento del post odierno non vuole essere affatto polemico o in alcun modo "accusatorio", ma che, trattandosi questo blog di un mio personale spazio online, mi premeva raccontare questa simpatica curiosità dal mio punto di vista, dal punto di vista di colui se non fosse stato per il quale questa vicenda nello specifico molto verosimilmente non sarebbe nemmeno esistita. 

Stimando e apprezzando molto il lavoro di Mastantuono (tanto da acquistarne anche la divertente autobiografia), non posso che sentirmi onorato dal fatto che abbia trovato i miei spunti così funzionali e in linea con il suo stile al punto da imbastirci una nuova avventura (che, diciamocelo, era il mio desiderio quando glieli ho esposti la prima volta), condita con le sue brillanti gag e con il suo modo di raccontare che tanto ci piace. Solo, mi dispiace un pochino non avere avuto un minimo di avviso in questi due anni del fatto che l'idea fosse stata di fatto sfruttata, visto che l'autore è in possesso sia del mio indirizzo e-mail sia del mio numero di telefono e che, in altri contesti, non ha avuto problemi a farne uso. Come specificato fin da subito, ho fornito volontariamente l'idea all'autore senza pretendere nulla in cambio, solo per il piacere di vederla rielaborata da lui, ma avrei apprezzato un simbolico ringraziamento o, quantomeno, una comunicazione che mi avvertisse del fatto che il racconto fosse in lavorazione. Chissà, forse non voleva rovinarmi la sorpresa...

In conclusione: alcune delle vignette ispirate al mio spunto.


© Disney per le immagini pubblicate.
Come dichiarato nel corso del post, Corrado Mastantuono non ha mai risposto all'e-mail di cui si vedono due estratti, pertanto non posso sostenere con certezza che la abbia effettivamente letta (nonostante abbia letto e risposto con incredibile solerzia a comunicazioni successive). In ogni caso, quanto è presente negli screenshot qui pubblicati era già stato oggetto del pitch in video-chiamata, perciò posso confermare senza ombra di dubbio che l'abbia recepito (e pure commentato) in quella precedente occasione. Ho deciso di caricare le immagini piuttosto che il filmato solo per una questione di praticità e perché l'idea era esposta in maniera più ordinata, ma mi riservo di condividere anche quel materiale in un secondo momento, qualora si dovesse rendere necessario.

sabato 30 agosto 2025

... e sono 15!


Nato come Daily War Drum (dal titolo del quotidiano edito da Topolino in una ben nota storia a strisce del 1935), il blog su cui state leggendo questo articolo ha dato il via alle sue pubblicazioni esattamente quindici anni fa... auguri!

A dire il vero, però, a voler essere pignoli, non è proprio così. Come qualcuno saprà, infatti, Eco del Mondo non è che una copia del vecchio blog (cancellato anni fa perché non più accessibile) e, tecnicamente, è stato creato solo nel 2021. Tuttavia, se siete d'accordo con me, si tratta solamente di una questione di pura formalità. Eco del Mondo è Daily War Drum. Ne è una versione migliorata, certo, e questo è dovuto alla maturità acquisita dal suo autore negli anni grazie all'accrescere dell'età anagrafica, ai percorsi di studi, alle diverse influenze e suggestioni e a tutto ciò che ne consegue. Fatto sta che, in ogni caso, i post precedenti al 2021 sono tuttora consultabili, e tanto basta per dimostrare, a mio avviso, la continuità di questo spazio web.

Chiusa tale parentesi (forse necessaria forse no), possiamo tornare agli auguri. Quindici anni... questo blog mi accompagna da oltre metà della mia vita. In effetti, quando per qualche strana ragione ho deciso di aprirlo, io non li avevo ancora compiuti, quindici anni... a pensarci, fa uno strano effetto!

E se vi dicessi che, inoltre, al momento del mio primo acquisto consapevole, consideravo i fumetti Disney una cosa da bambini? Sacrilegio, me ne rendo conto! Non fraintendetemi, però... se avrete un po' di pazienza, vi spiego per bene come sono andate le cose e come ne sono "guarito". Come tutti, ho iniziato a leggerli da bambino: mi piaceva Pk, mi affascinavano le atmosfere di X-Mickey, leggevo Topolino e qualche raccolta di quelle che uscivano ai tempi... e poi stop. Ci deve essere stato un periodo di vuoto, da circa metà delle elementari, in cui, forse spinto dai gusti della massa, mi sono avvicinato a franchise che sembravano più "adulti". Ovviamente, c'erano i Pokémon, Dragon Ball, Yu-Gi-Oh!, la WWE... tutto quello che, insomma, si potesse seguire in televisione e collezionare sotto forma di carte acquistabili in edicola.

Un paio di anni più tardi, verso la fine del 2007, vedo una pubblicità in tv: reclamizza il numero 2710 del settimanale Topolino. "Cose da bambini", penso, ma c'è un particolare che attira la mia attenzione: un gadget. Allegata alla rivista, vi è una riproduzione della Numero Uno di Zio Paperone. Certo, con il senno di poi, non era proprio la Numero Uno... ma non è rilevante ai fini del racconto. Decido di acquistare il fumetto e, visto che ormai l'ho comprato, lo leggo. Tra le storie, ce ne è una che mi rapisce per i suoi bellissimi disegni: Zio Paperone e la carrozza fantasma (Hedman/Gattino, 2007). All'epoca, non lo sapevo, ma si trattava di una storia straniera, pubblicata quasi in contemporanea rispetto ai paesi scandinavi. Gattino (il cui nome, Wanda, mi faceva pensare a una disegnatrice nostrana) si rifaceva allo stile del suo mentore, il grande Daniel Branca, ma non sapevo neppure questo... mi piaceva e basta. La storia, però, non era completa: era soltanto il primo di sei episodi ed era persino accompagnata da un concorso sull'allora immaginifico sito internet della rivista. Non potevo lasciarne la lettura in sospeso e, così, sono tornato bambino.

Da quel momento, la mia vita ha preso una strada da cui non sarei più riuscito a tornare indietro. Acquistavo regolarmente tutto quello che usciva in edicola: I Classici, I Grandi Classici, Paperino, Mega (sigh), Zio Paperone (doppio sigh), Disney BIG, Pocket Love, Disney Comix, Disney Anni d'Oro... e chi se li ricorda tutti? Il punto di svolta è, comunque, rappresentato dal volumetto Vita e Dollari di Paperon de' Paperoni (2007), che riproponeva le sette storie di Carl Barks presenti nell'omonimo Oscar Mondadori del 1968, arricchite dai preziosi redazionali di due giganti: Alberto Becattini e Luca Boschi. Se scoprire Barks dopo avere letto giusto un paio di numeri di Topolino è un'esperienza in sé, non sono sicuro di riuscire a spiegare a parole cosa possa significare farlo attraverso i commenti dei due esperti toscani, che avrei imparato ad apprezzare molto presto. Ancora oggi, a distanza di diciotto anni dall'uscita di quel volume, ricordo addirittura le immagini che avevano selezionato per gli editoriali: Jones che tira una palla da football nella pancia di Paperino, i due emissari egiziani con i loro sguardi sinistri, la terribile Banda Bassotti... e una vignetta di Paperone da ragazzo nella barca di suo zio Manibuche. Cosa? Paperone da giovane? Quel disegno mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno. Scoprivo che anche lo zio di Paperino aveva avuto un passato e che era stato narrato da un autore chiamato Don Rosa... dovevo per forza recuperarlo!

Così, accanto agli acquisti in edicola, vagavo per fumetterie, mercatini e fiere alla ricerca di tutto quello che potesse attrarmi. Negli anni, ho messo insieme una bella collezione di testate e letto migliaia di storie diverse, di autori diversi, realizzate in epoche diverse. Mi divertivo a riconoscere i disegnatori. Tornando un attimo indietro, va aggiunto anche che, per una fortunata congiunzione astrale, appena dopo che avevo preso a interessarmi, è iniziata una ristampa completa di Carl Barks, seguita da una di Floyd Gottfredson (peraltro la prima, e finora unica, al mondo!), e chi le cura? Becattini e Boschi! Ero giovane, ma come mi piaceva leggere i loro articoli: le curiosità, i dettagli... il modo in cui condividevano il loro sapere, le informazioni che avevano raccolto in decenni sugli autori, sui personaggi, sulle storie. Il loro amore per la materia era ravvisabile e mi è stato trasmesso attraverso l'attenta fruizione dei loro scritti.

Poi, chiaramente, c'è stato altro. Oltre alle pubblicazioni ufficiali, ho letto diversi saggi, recuperato vecchie fanzine, frequentato forum, ricercato e consultato il consultabile... e questo continuo a fare oggi. Se la matematica non mi inganna, non ho ancora trent'anni, ma faccio tesoro dell'esperienza che decine di studiosi hanno accumulato in circa sei decenni, senza contare gli studi e le ricerche che ho compiuto direttamente e le conversazioni che ho avuto con gli autori. Non vorrei peccare di immodestia, ma penso si tratti di un bel bagaglio di informazioni, e a mia volta cerco di condividerlo al mio meglio, non appena se ne presenti l'occasione.

In ogni caso, se oggi sono qui a scrivere questo articolo riepilogativo, lo devo ad alcune persone che negli anni mi hanno supportato e permesso di crescere a livello personale, tenendo sempre vivo in me l'interesse per queste cose da bambini. Probabilmente, ne scorderò qualcuna, ma vorrei provare a ringraziarle, in ordine rigorosamente cronologico: Tutti i collaboratori di INDUCKS, naturalmente, per il fondamentale servizio reso; Luca Boschi perché, oltre ad avermi trasmesso tantissime nozioni attraverso i suoi articoli, è stato il primo a credere in questo blog, ospitandolo e promuovendolo fin da subito nei suoi spazi, dando a un poco-più-che-bambino l'impressione di stare facendo qualcosa di importante e di utile e incoraggiandolo a proseguire; Carlo Chendi per la sua estrema disponibilità ad approfondire tematiche inerenti ai fumetti disneyani e per la generosità con cui mi ha fatto dono di aneddoti e oggetti che conservo ancora con affetto e gratitudine; Niels Jakob Søe Loft e Timo Ronkainen, rispettivamente ex-redattori di Rappet e Ankkalinnan Pamaus, per avere accettato di pubblicare (entrambi nel 2011) i miei primi articoli su fanzine, dando il via a un percorso parallelo al blog, stampato su carta; tutti gli autori che si sono lasciati intervistare negli anni e coloro i quali hanno risposto alle mie e-mail e ai miei messaggi per risolvere dubbi e curiosità; tutti i "colleghi" fanzinari sparsi per il mondo; gli autentici donaldisti di una volta per avere offerto ai posteri teorie strampalate e affascinanti e per avere trattato questi personaggi come un argomento meritevole di studi approfonditi; Jean-Baptiste Roux, caporedattore di Picsou Magazine e delle altre pubblicazioni Disney in Francia per avere trasformato questo ingombrante hobby in qualcosa di più; Alberto Becattini per tutto (!!!); la redazione disneyana di Panini Comics per la bella collaborazione che abbiamo intrapreso quest'anno; e, infine, ogni persona che abbia mai letto anche un solo mio articolo negli ultimi quindici anni. Chiedo davvero scusa se qualcuno si sentirà escluso da questa lista, ma la mia memoria non è proprio ottima... ci sono anche altre persone che non posso menzionare pubblicamente, ma che sicuramente hanno reso tutto questo più vero e più serio, e, se mai mi dovessero leggere, le ringrazio telepaticamente!

Prima di salutare tutti voi, vi lascio a una galleria di simpatici omaggi/pensierini che alcuni amici del blog hanno realizzato in occasione dell'odierna ricorrenza. Diversamente da come era stato per il post natalizio di due anni fa, gli artisti coinvolti non sono disposti in ordine alfabetico, ma ho cercato di costruire una sorta di percorso cronologico. 

WANDA GATTINO — Come scrivevo sopra, Wanda Gattino è stato il mio imprinting al fumetto disneyano. A lui va ascritto il merito/la colpa della mia predilezione per uno stile più classico e vicino ai modelli barksiani, seppur reinterpretati con una sensibilità che definirei elegante. Per questo motivo, è stato l'artista a cui da subito ho pensato per aprire questa galleria e lo ringrazio infinitamente per averne preso parte, andando in un certo senso a chiudere un metaforico cerchio. Nella sua illustrazione, possiamo ammirare due zii di Paperino: Gedeone e Pico, rispettivamente simboli del giornalismo e della cultura. Quale sintesi migliore per definire questo piccolo spazio online?


LUCIANO GATTO — Onestamente, non credo che Luciano Gatto abbia bisogno di presentazioni. È stato per decenni presenza fissa all'interno delle pubblicazioni disneyane e non solo. Diverse generazioni di lettori sono cresciute apprezzando i suoi disegni e sembra che ci sia da sempre. Esattamente quindici anni fa, l'intervista fatta con lui è stata il primo post sul Daily War Drum e lo ringrazio tantissimo per avere dedicato un po' del suo prezioso tempo per ricordarla attraverso una splendida illustrazione realizzata con il suo riconoscibilissimo stile, inchiostrata digitalmente da Rumpelstiltskin.


ADRIEN MIQUEU — Adrien Miqueu è un amico e collega donaldista da tanti anni. Per le pubblicazioni ufficiali, ha curato i fascicoli della collana Mickey Donald & Cie. Trovo molto interessante il suo stile di illustrazione, quasi underground. Sue sono le caricature che avete visto nel post riassuntivo dell'anno scorso e diverse copertine della fanzine Rappet, come questa, concepita per il trentacinquesimo numero, la cui ispirazione è stata il mio articolo sui fondatori delle Giovani Marmotte. Ps: riconoscete un nome familiare sulla busta tenuta in mano dal postino?


FRANCESCO GUERRINI — Ottimo "paperigrafo bolognese", come lui stesso si definisce, Francesco Guerrini è un caro amico del blog dal 2023, anno in cui ci siamo conosciuti di persona e in cui abbiamo avuto una lunga chiacchierata, molto apprezzata dai lettori di queste pagine. Per festeggiare l'anniversario, Francesco ha realizzato non uno, ma ben due ispiratissimi omaggi (il primo è in apertura al post). Grazie!


RUMPELSTILTSKIN — A proposito di questo strano nome... vi ricordate il pesce d'aprile pubblicato qualche mese fa? Ebbene sì: nonostante l'alta qualità del disegno, non si trattava di un artista professionista, bensì di un giovane appassionato dei Paperi Disney. L'idea è stata quella di ricreare una tavola della storia Zio Paperone e le notizie... fraterne (Sisti/Soave, 1996) come se fosse stata disegnata oggi, sostituendo Nonna Papera con la Zia Matilda (qui reminiscente della recente interpretazione di Libero Ermetti), effettivamente sorella di Gedeone e Paperone.


VILLE TANTTU — Ville Tanttu è un artista finlandese che si occupa di fumetti Disney per l'editore olandese DPG dall'estate del 2023. Circa un anno prima, aveva disegnato la copertina dell'undicesimo numero della (ormai defunta, sigh sob!) fanzine francese Picsou-Soir, ispirata a un mio articolo su Fantomius, il ladro gentiluomo. Il suo contributo è un bel Paperino dal gusto tradizionale.


LUIS BÄRENFALLER — Indicizzatore per INDUCKS, nonché realizzatore di loghi per l'associazione donaldista tedesca D.O.N.A.L.D. dal 2024, Luis Bärenfaller ha uno stile originalissimo che trovo molto simpatico e divertente. Nell'omaggiare il blog, ha deciso di dare vita all'immagine visibile sul suo sfondo, animandola e palesando i pensieri e le frustrazioni di Paperino.


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringraziano altresì le pazienti persone che si sono rese disponibili a colorare le illustrazione seguendo ottimamente le mie richieste: Josh Jones per il disegno di Luciano Gatto, David Bühring per il disegno di Ville Tanttu e Simone Cavazzuti (che poi sarei io!) per i disegni di Francesco Guerrini e Rumpelstiltskin (per cui ho provato ad adottare quella che la redattrice Graziella Calatroni ha definito "colorazione sentimentale"). I disegni non menzionati in questa nota sono stati colorati dai propri artisti.

mercoledì 27 agosto 2025

Tutto quello che c'è da sapere — e anche un po' di più! — su Que (Phooey Duck)


Qui, Quo e Quanti sono i nipotini di Donald Duck? Ovviamente, chiunque sarebbe portato istintivamente a rispondere "tre", il numero perfetto... ma se non fosse proprio così? In alcune storie, per esempio, il trio di Paperini sembrerebbe essere composto da quattro elementi, ma solo per brevi istanti, magari in una singola vignetta, come se il disegnatore si fosse distratto per un attimo e avesse ripetuto una volta di troppo quella famigliare figura. Ebbene, questo ipotetico quarto nipotino prende il nome di "Que" nella tradizione italiana, mentre all'estero è comunemente noto come "Phooey" (che equivarrebbe al nostro "pfui", suonando al contempo affine ai nomi anglofoni dei suoi presunti fratelli). In questo articolo, anche per prepararci al meglio a Qui, Quo, Qua e Newton in: Tutto il resto è questionabile (Malgeri, 2025), in uscita sul Topolino disponibile da oggi in edicola, andrò a ripercorrere la storia di questo "personaggio" svelandone i dietro le quinte.


Da sempre affascinato dalle curiosità che circondano il fumetto disneyano, ho iniziato a compiere ricerche su Que oltre una dozzina di anni fa. All'epoca, avevo consultato diverse fonti, stilato una lista provvisoria di apparizioni, contattato alcuni autori per sentire le loro impressioni in merito e persino chiesto a un aspirante disegnatore di realizzare la simpatica illustrazione (a oggi ancora inedita) che apre l'articolo odierno. Dunque, procedendo con ordine, la primissima apparizione documentata di Phooey parrebbe essere Paperino alla conquista del Mattogrosso (?/Barks, 1959). Qui, infatti, l'Uomo dei Paperi ritrae sullo sfondo di una vignetta un personaggio di troppo. Un errore che alcuni sostengono il Maestro dell'Oregon ripeterà in altre due occasioni: Paperino e il segugio sagace (Barks, 1962) e Paperino e la lotta senza quartiere (Barks, 1963). Tuttavia, questi ultimi due casi sono meno schiaccianti rispetto al primo perché il "quarto nipotino" è solo abbozzato nella folla di Giovani Marmotte e potrebbe, perciò, essere chiunque.


Dopo Barks, il primo artista a disegnare involontariamente Que in un fumetto risulta essere Franco Lostaffa, in Le Giovani Marmotte e la battaglia del "Viperon" (?/Lostaffa, 1975), seguito da Tony Strobl, che rende suo malgrado iconica una vignetta di Le GM e i microcanotti (Nofziger/Strobl, 1980). Pur trovandoci anche qui nel contesto delle Giovani Marmotte, tutti e quattro i personaggi sono chiaramente visibili e non sembrano manifestare differenze fisiche tali da suggerire che potrebbe trattarsi di un estraneo.



Vengono poi Paperino e la leggenda del galeone (Anderson/Mascaró, 1984), Magical Mix-up (Melgarejo, 1989) — una pagina di gioco in cui Amelia genera un po' di scompiglio a Paperopoli —, Zio Paperone e la traversata del deserto (1990) e Il faro fantasma (Langhans/Quartieri, Bat, 1990). 




Già dopo questi esempi, i lettori più attenti iniziano a farsi domande e a contattare le pubblicazioni di riferimento per avere chiarimenti. Apparentemente, la prima menzione di Phooey in una rivista ufficiale (per quanto compitato come "Fooey") avviene nell'angolo dei lettori del numero 246 di Uncle Scrooge curato dall'editor Bob Foster, solo un mese dopo dall'ultimo caso evidenziato poco sopra. Inoltre, come attesta una vignetta pubblicata nel 1992 sul settimanale danese Anders And, il quarto nipotino avrebbe dovuto apparire anche in una storia con Dumbo e Peter Pan tuttora inedita.


In Italia, il nome Que (per quanto logico e scontato) sembrerebbe essere introdotto in Paperino e il 4º nipotino (Russo/Comicup Studio, 1992), in cui Paperino lo nomina per fare uno scherzo ai suoi piccoli parenti e questi, per vendicarsi, gli daranno vita interpretandolo a turno. Nel giugno del 1995, Jürgen Wollina scrive un articolo per la fanzine tedesca Der Donaldist, intitolato "Sind Tick, Trick und Track Vierlinge oder Fünflinge - oder noch mehr? Das Mützenwunder und kein Ende", in cui si chiede quanti siano effettivamente i nipotini e, poco più di un anno dopo, tornerà a riflettervi con un seguito dal titolo "Tick, Trick, Track... Und es sind doch mehr als Drei!!!" Nel frattempo, Que appare nuovamente per sbaglio in una vignetta di Paperino e la piramide... miracolosa (Martin/Vicar, 1995)... tenetelo a mente per più tardi!


Il 17 aprile 1996, Dwight Decker posta un messaggio sulla defunta DCML (Disney Comics Mailing List, una sorta di forum internazionale ante litteram) dal titolo "The Fourth Nephew". L'autore manifesta il suo stupore dopo avere letto un articolo del Carl Barks Studio pubblicato sulla storica rivista per appassionati Comics Buyer's Guide in cui si sostiene che il nome ufficiale del quarto nipotino sia "Barks". Questa informazione viene accolta sulla mailing list con diffidenza (molti dimostrano di preferire "Phooey") e, giusto un paio di settimane dopo, John Lustig interviene per aggiungere che il nome "Barks" sarebbe stato comunicato a Bill Grandey del Carl Barks Studio da Lene Balleby, direttrice delle comunicazioni per Egmont, nonché futura responsabile delle comunicazioni per la Casa Reale danese, dal 2008 al 2025. In ogni caso, il testo sul CBG rimane a oggi l'unica pubblicazione conosciuta che testimonia l'esistenza di questo presunto nome alternativo. Nel giugno 1996, nella città tedesca di Erlangen, è il donaldista Freddy Milton a rendere Phooey protagonista di una simpatica vignetta in cui chiede la paghetta allo zio.


Considerato il crescente interesse nei confronti di questa misteriosa creatura, è solo questione di tempo prima che qualcuno decida di riconoscerne la presenza in-universe, e il primo a farlo è Lars Jensen, in un racconto meta-fumettistico dal suggestivo titolo Much Ado About Phooey (Sutter/Santanach Hernandez, 1999), che richiama il Much Ado About Nothing di scespiriana memoria. In effetti, la spiegazione fornita è curiosa: colpiti da un fulmine, i nipotini sviluppano una condizione per cui ogni tanto uno dei tre si può sdoppiare involontariamente e senza preavviso, ma solo per poco tempo.


In questo modo, ogni apparizione accidentale di Que è giustificata. La prossima in ordine cronologico si verifica in Zio Paperone e gli speroni di Ringo (Cimino/Held, 2001), poi in Qui Quo Qua & Penny speleologi spericolati (Badino/Gottardo, 2010), Zio Paperone, le GM e lo spirito alpino (Sisti/Capovilla, 2024) e, infine, in L'evento (Badino/Usai, 2025).





Si trovano al di fuori di questa lista: alcune illustrazioni e copertine in cui i nipotini sono più di tre; l'originale Estoy Acà de Il papero del mistero (Ziche, 1996); una goliardica storia realizzata nel 2006 dalla redazione olandese in occasione del pensionamento del direttore artistico Ed van Schuijlenburg, in cui Que appare in due vignette;  Zio Paperone e l'ora fatidica (Hedman/Gattino, 2007), in cui il "quarto nipotino" altri non è che Amelia; due episodi delle nuove DuckTales animate, in cui Phooey viene rispettivamente menzionato e visualizzato in sogno; e due storie scritte e disegnate da Andrea Malgeri — Newton Pitagorico e il questionabile Que (Malgeri, 2023) e la già citata Qui, Quo, Qua e Newton in: Tutto il resto è questionabile , in cui l'artista torinese si diverte a inserire riferimenti ad alcune delle vignette qui riportate, dando loro una nuova spiegazione che non andrò a riferire per evitare spoiler. Inoltre, una menzione d'onore la merita anche la seconda parte di Justice Ducks (Delbert/Lauro, 2023), in cui un negozio vende, oltre al berretto di Paperino, quattro cappellini simili a quelli indossati dai nipotini; il quarto è, ovviamente, colorato di giallo.





Prima di dimenticarcene, vi ricordate di quell'immagine di Paperino e la piramide... miracolosa che vi avevo chiesto di tenere a mente? Vedete, Vicar è un tipo sportivo e, quando gli viene fatto notare l'errore, prima include il quarto nipotino in un breve racconto "didattico" intitolato How to make a comic... the Egmont way! (Erickson/Vicar, 1997) e, in seguito, realizza uno scherzoso schizzo a matita in cui la famiglia dei Paperi è seduta a tavola mentre commenta il posto lasciato vacante da Que, rinominato dall'artista "Gasp".



In conclusione, vi riporto le considerazioni elaborate da alcuni autori su Que nel lontano 2012, durante la preparazione della prima versione dell'articolo che state finalmente leggendo oggi.

SERGIO BADINO: No, non ho mai sentito parlare del quarto nipotino... Penso che lo chiamerei Quid, o Quark... insomma, un nome che possa sottolineare la sua natura un po' oscura di emarginato, di escluso. E poi mi chiederei: perché è rimasto nascosto fino a ora? Forse prova rancore verso Paperino e i nipotini per questo motivo. Stabilite queste premesse, proverei a costruirci sopra una storia

FRANCESCO GERBALDO: Ne ho sentito parlare soprattutto grazie a Paperino e il quarto nipotino e direi che tutto quello che si poteva dire è stato detto in quella storia. Que non esiste né dovrebbe esistere perché sarebbe di troppo nell'economia della storia. A prescindere dal fatto che Paperino non dovrebbe avere un quarto nipotino, non mi dispiacerebbe se... fosse femmina!

MICHAEL T. GILBERT: Certo che ne ho sentito parlare, Simone. Se dovessi dare un nome al misterioso papero extra che alcuni artisti a volte disegnano, lo chiamerei "Oops"!

JOHN LUSTIG: Conosco bene Phooey e ho sempre pensato che quello fosse un nome perfetto visto che la sua inclusione è sempre stata un errore. Penso che sia un personaggio che probabilmente non verrà mai utilizzato di proposito e Phooey è verosimilmente il suo soprannome: nessuno chiamerebbe un bambino "Phooey"; e forse è un cugino di secondo o terzo grado di Qui, Quo e Qua.

CARLO PANARO: Ti dirò, secondo me, non avrebbe senso se esistesse davvero... tre nipotini bastano e poi tre è il numero perfetto! Sarebbe anche arduo spiegare perché Qui, Quo e Qua siano stati separati alla nascita da un fratello di cui ignorano l'esistenza! Quindi, secondo me, viva i tre nipotini di Paperino!

FRANK GORDON PAYNE: Non ho sentito parlare del quarto nipotino, Phooey. Non credo si senta la necessità di un personaggio di questo genere, a meno che non abbia caratteristiche particolari. I nomi italiani dei personaggi Disney sono quanto di più semplice, potremmo dire banale, c'è. Dopo Qui, Quo e Qua, potrebbe anche starci Que, tanto per non andare in cerca di novità fantasiose. Le caratteristiche possono spaziare in tutte le direzioni. Se guardiamo ai giovani di oggi e non a quelli di ieri, bisognerebbe cercare quello che interessa oggi: Que potrebbe essere uno studioso appassionato di informatica e fisica quantistica. Lo stesso Archimede potrebbe essere contento di averlo nel suo laboratorio ogni... spesso! Con Que le storie potrebbero assumere nuova vitalità, dando modo ai nostri personaggi di frequentare mondi infiniti.

GÉRSON LUIZ TEIXEIRA: Penso che potrebbe essere sempre in contrasto con gli altri tre.

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringraziano gli autori che hanno partecipato.
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