giovedì 26 marzo 2026

Una chiacchierata con... Fabrizio Petrossi

Come mi è già capitato di scrivere da queste parti, tra l'ottobre e il novembre scorsi, mi sono recato a Lucca Comics & Games per realizzare alcune interviste per conto degli amici di Picsou Magazine. La prima di queste, pubblicata sul numero 591 della rivista, ha coinvolto Fabrizio Petrossi, autore dei disegni di Paperino e il flagello degli otto mari, ma, per motivi di spazio, ha subito dei tagli in fase di impaginazione, che facessero in modo di conservare solamente le nozioni principali, a discapito di alcuni dettagli di contorno. In accordo con il responsabile delle testate francesi, ho deciso perciò di proporvela in versione completa, certo che possa offrire riflessioni curiose e interessanti. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
FP: Fabrizio Petrossi

La prima storia Disney pubblicata di Fabrizio Petrossi (1993)

SC: Ciao, Fabrizio! Tu nasci come artista Disney con un'impronta classica, come hai sviluppato poi lo stile alternativo che contraddistingue i tuoi lavori per Glénat?

FP: Ciao, Simone! Ho cominciato in Italia come disegnatore di Topolino con un'impostazione abbastanza classica perché mi ispiravo a Scarpa e, grazie a questa esperienza, sono stato assunto negli uffici della Disney perché lì si lavorava seguendo lo stile dell'animazione. Questa è la mia matrice. Anche se si guardano Epic Mickey 2 (2012) o il graphic novel de I tre Moschettieri (2004), lo stile è estremamente classico. Quando è stato deciso di inaugurare una collezione d'autore, l'idea di Glénat era quella di fare in modo che l'artista che non era di provenienza Disney incontrasse Disney, come se fosse un incontro tra universi diversi. Io sono stato coinvolto fin dagli inizi come ""consulente"" finché, a un certo punto, mi è stata offerta la possibilità di rendere omaggio alla famosa serie francese Mickey attraverso i secoli. Precedentemente a questo incarico, avevo lavorato per Disney allo sviluppo del nuovo model sheet di Mickey Mouse, partendo dal modello del cortometraggio Thru the Mirror (1936). Perciò, quando mi sono trovato a fare l'albo per Glénat, mi sembrava interessante potermi distaccare dallo stile classico, altrimenti non avrebbe avuto senso farlo per questa collezione. Così, ho ripreso un pochino quello stile che avevo proposto a Disney e ho cominciato a renderlo più cartoon, più divertente, molto più dinamico ed energico e, da quel momento, ho iniziato a sviluppare una nuova grafica e una nuova inchiostrazione che in qualche modo rispecchiassero la mia esperienza a Nickelodeon e la mia esperienza con Pif Gadget... volevo avvicinarmi un po' al disegno franco-belga.

Il Topolino rivisitato

SC: E lo stesso hai fatto poi con Paperone...

FP: A quel punto, per il lavoro fatto su Paperone e il drago di Glasgow (2022), lo stile era più o meno in linea con quello della storia di Mickey, seppure trasposto su personaggi diversi. La differenza, forse, sta nella tipologia di storie: Il drago di Glasgow è una storia più classica, mentre la precedente era basata su gag, permettendo uno sviluppo più "estremo", siccome l'azione passava da una scena all'altra in maniera molto veloce. La storia di Picsou, invece, segue una linea più convenzionale. L'idea era quella di ripercorrere gli eventi che Don Rosa non aveva trattato. In questo volume, abbiamo fatto una specie di prequel, ma la mia proposta iniziale era quella di coprire passo dopo passo tutta la vita di Paperone. Chamblain, essendo un grande appassionato di Paperone, si è accodato a progetto avviato e abbiamo scelto di concentrare il primo albo solo su Glasgow.

Un giovanissimo Paperone

SC: Come sei arrivato, dunque, a Paperino e il flagello degli otto mari?

FP: È una storia che nasce da una mia volontà di proporre una direzione alternativa in Italia. Tante volte, mi ero trovato a discuterne con Andrea Freccero [ndr: art director di Topolino] e bisognava solo attendere l'occasione giusta. Non so quale sarà la reazione dei lettori perché è comunque una storia particolare, ma la sceneggiatura rimane molto Disney. Secondo me, l'aspetto grafico si sposa perfettamente con la sceneggiatura, quindi non credo che sia uno "shock" per i lettori... anche perché in Italia ci sono tantissimi disegnatori che hanno stili diversi, personali, che derivano da una matrice "italiana". Questa storia non ha una matrice italiana particolare, è più cartoon.

Copertina della variant di Topolino 3649

SC: In futuro, preferiresti tornare a uno stile più convenzionale o continuare a sperimentare?

FP: A me piacerebbe fare anche storie con un Topolino classico, ma forse questa è la mia evoluzione naturale. Ogni artista ha una sua evoluzione, ma resto sempre anche appassionato di storie classiche. Per esempio, ho appena finito una storia del Lupo Cattivo per il Donald Duck olandese e mi sono ispirato a Paul Murry. Tuttavia, penso che questa sia una buona pista per fare cose divertenti. Ci sono altre idee per proseguire su questa strada, sempre con Marco Nucci, ma spero comunque di fare anche qualche storia più "classica".

© Disney per le immagini pubblicate.
Una versione ridotta della presente intervista è stata pubblicata sul numero 591 di Picsou Magazine con il titolo "Histoire de style".

mercoledì 18 marzo 2026

La via del sincretismo per conciliare i canoni. Considerazioni sul caso "de Paperis/Leloup"

Sì, lo so, già vi immagino esclamare: "Orpo, che titolo difficile!", ma non avete di che preoccuparvi... la questione è più semplice di quanto non possa apparire. Attraverso l'articolo di oggi, intendo esplorare la possibilità di far convivere produzioni differenti e, molto spesso, contraddittorie e, per farlo, utilizzerò come caso i redazionali dell'amico e collega Alban Leloup, che da qualche anno collabora con le riviste disneyane pubblicate in Francia. In particolar modo, mi interessa parlarvi dei suoi testi per la collana fuoriserie L'histoire de la dynastie Picsou (le cui copertine stanno venendo attualmente riproposte da Panini Comics sulla collana Paperstoria), di cui già avevo scritto qualcosa in merito, in occasione dell'uscita del primo numero. Come si può leggere dal precedente post, erano inizialmente previsti tre volumi per completare l'opera con una ristampa (più o meno) integrale di Storia e gloria della dinastia dei Paperi, ma la serie si è in realtà protratta fino al sesto volume, proponendo varie avventure ambientate in diversi periodi storici, tra cui anche A Quinta Mosqueteira (?/Miyaura, 1987)... una vera rarità!

Lilla, 2011: Don Rosa, Alban Leloup e Pico de Paperis

Parlando dei contributi, vale la pena notare che non sono firmati da Alban, bensì dal professore Pico de Paperis, che riprende dunque il suo originario ruolo come divulgatore. Pico introduce ogni volume con una pagina editoriale e ogni singola storia con curiosità di carattere genealogico o storico e aneddoti pescati qua e là nel vasto oceano dei fumetti Disney. Per intenderci, l'esimio studioso non si limita a commentare i racconti che seguiranno le sue parole, ma li mette in relazione con altri sviluppatisi in contesti distinti, anche evidenziandone le divergenze.

Per esempio, nel presentare Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970) — che mostra un Paperone nato, come si può intuire dal titolo, durante la corsa all'oro nel Klondike —, ironicamente posizionata appena dopo a L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992) — che ci mostra, invece, il giovane Scrooge a Glasgow —, Pico comunica ai lettori che è riuscito a trovare il modo di rendere compatibili le due versioni: "In realtà, basta considerare che se la s..." Purtroppo, una grande macchia di inchiostro copre il resto e si riesce a malapena a intravedere solamente qualche pezzo delle parole rimanenti.


In un altro scritto, relativo a Zio Paperone e la Stella del Polo (Barks, 1953), il nostro fa, giustamente, presente che Doretta non è stata l'unica fiamma di Paperone nel Klondike, e ne elenca alcune altre: Annie, Kate, Nellie, Tess Gander, Ruby Rumba, Pepita Propella e Dolce Lontra. Occorre osservare che le informazioni trasmesse dal tuttologo vengono trattate come veri e propri fatti in-universe di uguale peso e rilevanza e non vi è alcun riferimento bibliografico che ne indichi la provenienza, per non tradire la sospensione dell'incredulità.

Nell'introduzione al quarto volume, Pico ricorda di essere "laureato con pieni voti in lettere, chimica, filosofia, giurisprudenza, agraria, ingegneria nucleare ed economia domestica all'Università di Usberga" e che "di tutte le discipline indicate [è] libero docente presso gli Atenei di Ochemburg, Bidonvile, Fallafranken, eccetera..." Questa simpatica presentazione proviene, parola per parola, dal racconto illustrato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", pubblicato nel volume L'allegra brigata di Paperopoli (1962), verso cui avevo indirizzato tempo fa il collega francofono e su cui torneremo più tardi.

Nello stesso numero, poco più avanti, il genio riconosce il padre di Ciccio, Luca dell'Oca, come genealogista ufficiale della famiglia dei Paperi. Un'informazione, questa, ricavata dal sito web olandese del settimanale Donald Duck, della quale avevo già scritto qualcosa in un vecchio postIn uno degli articoli dell'ultimo albo, invece, viene affermato che l'iconica cattedrale di Notre Duck sarebbe stata costruita nel 1916 da Henry Quackett, il fratello di Fantomius.

Penso di avere reso l'idea già con questi pochi esempi, ma ogni testo presenta connessioni tra storie italiane, danesi, olandesi, brasiliane e, come si è visto, altre fonti di varia natura (nell'ultimo numero, Pico fa addirittura riferimento a una semisconosciuta serie di video giapponese in cui è coinvolto in prima persona!). Non mancano, inoltre, trovate originali: in quest'altro articolo, infatti, viene menzionato un parente inventato da Leloup, il prozio Vitold Von Drake, pecora nera della famiglia, che indossava uno stivale come cappello! Dettaglio che i più attenti saranno forse in grado di associare al corto animato Paperino sonnambulo (dir. Jack King, 1947).

Si tratta di un curioso e stimolante lavoro/gioco in cui si tenta di mettere in ordine qualcosa che per sua natura non è possibile mettere/non dovrebbe essere messo in ordine, e lo trovo fatto con gusto, passione e sensibilità. Chapeau! Prima di salutarvi, però, vorrei portare alla vostra attenzione quella che definirei la velleità più ambiziosa del redattore: "canonizzare" la relazione romantica tra Pico e Matilda, sorella minore di Paperon de' Paperoni. Come ben sappiamo, tale unione era la soluzione trovata da Don Rosa per giustificare il titolo di "zio" con cui Paperino si riferiva inizialmente a Pico e nulla più, e non ha mai trovato un effettivo inserimento all'interno dei fumetti. Al contrario, una spiegazione più soddisfacente si può riscontrare all'interno del già citato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", in cui, per presentarsi al nipote, Ludwig esclama: "Ma io sono tuo zio, Paperino! La tua bisnonna apparteneva alla nobile stirpe dei De Paperis!", stabilendo, dunque, un legame attraverso il ramo europeo della famiglia Duck e rendendo di fatto non necessari altri gradi di parentela acquisiti.

In ogni caso, nelle introduzioni al volume tre e sei, Pico menziona esplicitamente Matilda, rispettivamente in questo modo: "Matilda, che sta leggendo da sopra la mia spalla, vi saluta!" e "Il tempo vola più veloce della mozzarella che scivola via da una pizza ai cinque formaggi (la preferita di Matilda, tra l'altro, la consiglio vivamente da Casimir's, in centro)". Ho provato a immaginarmi le scene suggerite, ma, a mio parere questo rapporto semplicemente non funziona. Come abbiamo visto dalle uniche due apparizioni e mezzo di Matilda da adulta (Una lettera da casaPaperone e il drago di Glasgow e Zio Paperone e la prova di scozzesità), la zia di Paperino vive tuttora in Scozia, nell'atavico castello di famiglia, mentre Pico è da anni residente a Paperopoli, dove conduce una vita da scapolo intellettuale. Non so voi, ma faccio veramente fatica a immaginarli conviventi o anche solo a pensare che Matilda possa trovarsi casualmente a casa di Pico, dall'altra parte del globo. Ciò che, piuttosto, mi pare più verosimile è che la "Matilda" nominata negli editoriali possa banalmente essere un animale domestico (quale, comunque, non saprei e preferirei lasciarlo decidere alla fantasia di ognuno di voi), dal momento che nulla di quanto scritto sembrerebbe escluderlo. Che la abbia chiamata con quel nome in memoria di un amore di gioventù sbocciato quando entrambi i Paperi vivevano nel Vecchio Continente? Ecco, questo lo riesco ad accettare molto più facilmente. Dopotutto, anche il caro vecchio Luca Boschi (altro convinto fautore della pratica discussa in questo post) storicizzava una loro eventuale relazione in un passato remoto piuttosto che nel presente.

Pico e Matilda (sopra la sua spalla e con una gustosa fetta di pizza ai cinque formaggi) in un'illustrazione inedita

Ciò detto, il mio giudizio resta assai positivo per il lavoro di Alban, che ha anche modo di recuperare personaggi poco ricordati all'interno delle pagine di indovinelli che sceneggia per Le Journal de Mickey, in una continua operazione filologica transmediale. Bravo !

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia Alban per avere messo a disposizione la fotografia che apre l'articolo.

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.