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sabato 22 agosto 2026

Pk? Niente di personale!


Quando Max Monteduro ed Ezio Sisto iniziano a immaginare quello che in seguito diventerà PKNA, l'idea è quella di realizzare un fumetto accattivante, lontano dagli stilemi disneyani a cui i lettori sono abituati. Da guardiano notturno sui tetti di Paperopoli a caccia di anonimi furfanti intenti a divellere saracinesche, Paperinik si dovrà trovare al centro di situazioni meno rassicuranti, che coinvolgeranno alieni succhia-emozioni, predoni temporali e intelligenze artificiali malvage. Il tutto spostando in maniera piuttosto repentina e imprevista la propria sede operativa dal tranquillo seminterrato della sua casetta di periferia al piano segreto della Ducklair Tower, un imponente e futuristico grattacielo recentemente acquistato da Zio Paperone. Le basi sono così gettate e alcuni giovani creativi vengono "chiamati alle armi" per sviluppare un universo coerente e condiviso e per studiare approfonditamente i nuovi ambienti e personaggi. Corrado Mastantuono, Alberto Lavoradori, Claudio Sciarrone, Alessandro Sisti e Stefano Intini sono tra i primi a essere coinvolti e messi a lavorare sui primissimi numeri della nuova rivista. Una rivista che si dimostrerà rapidamente un successo editoriale, ma che non è così tanto apprezzata internamente, anzi...

Sopra e sotto: ingrandimenti di dettagli da vignette di Xadhoom in cui sono evidenti interventi intorno alle teste di Paperino, ridisegnate e sovrapposte ai disegni originali di Stefano Intini

Come rivelano gli stessi autori (si leggano a tal proposito le testimonianze citate nell'interessante articolo di Andrea Fiamma per Fumettologica o nel prezioso volume sul tema dell'Associazione Papersera), il progetto Pk è inizialmente tenuto nascosto e lavorato sottobanco. Secondo il direttore dell'epoca, Paolo Cavaglione, definire il nuovo Paperinik alla luce del sole attirerebbe attenzioni indesiderate da parte dell'Accademia Disney e del Centro di Controllo Creativo Disney (che ai tempi ha sede a Parigi), che ne smorzerebbero certamente i toni troppo innovativi, "annacquandolo" e riportandolo su binari ben più canonici. Con il senno di poi, i timori di Cavaglione non sembrano essere immotivati. Stando a fonti molto vicine a Giovan Battista Carpi, infatti, il Maestro genovese — che quasi tre decenni prima aveva visualizzato graficamente l'alter ego mascherato di Paperino e che attraverso l'Accademia (già Scuola Disney) aveva formato nuovi talenti insegnando loro il rispetto dei canoni Disney — non è certo un grande fan dello stravolgimento operato attraverso la neonata serie; per quanto riguarda il Centro di Controllo Creativo, invece, sono note tra gli appassionati le interferenze che determineranno la "correzione" (da parte di artisti dell'Accademia) dei Paperi disegnati da Stefano Intini, che si rifiuterà di firmare la storia Xadhoom, nonché le importanti modifiche che colpiranno la successiva MM: Mickey Mouse Mystery Magazine.


Nello specifico, tali richieste sono di competenza di un certo disegnatore tedesco che svolgerà sino al 2006 il ruolo di supervisore artistico presso gli uffici di Parigi (a cui all'epoca fa capo ogni pubblicazione internazionale) e che, riporta Fiamma, "mand[a] tutte le settimane [a Cavaglione] la copia di Topolino con i suoi appunti su cosa non [va], con tanto di misure sulla giusta distanza interpupillare sul volto dei personaggi". Questo artista all'apparenza così ligio e intransigente, che l'ex direttore del settimanale definisce oggi addirittura "censore di ogni minima innovazione nel disegno o nelle sceneggiature", altri non è che Ulrich Schröder, e forse questo nome non vi suonerà nuovo perché ne ho scritto qualcosa mesi fa, in occasione del nostro incontro in quel di Lugano. Chi conosce i miei gusti artistici può facilmente immaginare quanto apprezzi il lavoro di Ulrich (al punto di avere appeso un suo Paperone nell'ingresso del mio appartamento) e, in virtù della nostra amicizia, ho deciso di contattarlo per dargli modo di dire la sua, dopo tanto tempo. Sulle prime, si mostra forse un po' imbarazzato dalla richiesta ("non so se sia una buona idea", mi confessa consapevole del malumore del PkTeam, "i disegnatori non erano molto contenti"), ma poi raccoglie le idee e mi spiega quanto segue con l'occhio clinico che richiede una posizione come quella che usava ricoprire.

Avevamo due problemi: uno grafico e uno editoriale. Il problema grafico era quello di mantenere lo spirito Disney nei disegni e ho usato Mastantuono come ottimo esempio di come riuscirci. Il problema editoriale era quello di mantenere vivo il personaggio di Paperino e non allontanarsi troppo dalla sua personalità
 
Nel 2026, per celebrare il trentennale del periodico che ha in qualche modo rivoluzionato il modo di fare i fumetti Disney (solo per dirne una, sperimentazioni con la gabbia libera sono all'ordine del giorno sul libretto ogni settimana in storie di qualsiasi tipo), Panini Comics ha pubblicato un nuovo spillato (Meno uno all'alba) in diverse versioni (regular, blank, variant firmata da Paolo Mottura e variant super esclusiva firmata da Lorenzo Pastrovicchio), che sono andate subito a ruba, richiedendo di rifornire le scorte più di una volta. Il sottoscritto ha acquistato personalmente diverse copie della versione blank con l'intento di farle sketchare da vari artisti, a cui richiedere idee originali e particolari (sul tema, pubblicherò più avanti un video sul mio canale YouTube). Ebbene, una di queste copie è finita proprio tra le mani di Schröder, a cui è stata data assoluta carta bianca sul soggetto da raffigurare.


Il suo disegno (che gradisco tanto tanto tanto) può avere, a mio avviso, due chiavi di lettura. La prima, più letterale, vede Paperino in qualche modo preoccupato da tutto ciò che gli sta per accadere in PKNA (non dimentichiamo che questo albo ne rappresenta il prequel!), raffigurato come un'ombra minacciosa. La seconda, più "meta" e volutamente maliziosa e goliardica, vorrebbe Paperino preoccupato dall'avvento del crollo dei dogmi stilistici e dalla rottura con la tradizione. Fatto sta che ringrazio di vero cuore l'artista per avere accettato di prestarsi a questa trovata, sperando che possa essere egualmente bene accolta dai vari fan del Papero mascherato sparsi in giro per il mondo.

© Disney per le immagini pubblicate.

venerdì 19 giugno 2026

Una Minni inedita! (si parla di Minnie Minerva Mouse assieme all'autrice, Giulia Besa)

Qualche tempo fa, un lettore internazionale mi ha chiesto di fornirgli delle fonti fumettistiche che indicassero che il nome completo della nostra cara Minni fosse Minerva. Istintivamente, il mio primo pensiero è stato rivolto a Topolino e il mistero delle collane (De Maris/Gottfredson, 1942), poi, per scrupolo, mi sono spostato su titoli più recenti, quali Minni e la fiera delle ombre lunghe (Nucci/Cavazzano, 2023) e Minni e la leggenda del Capitano Bloom (Nucci/Intini, 2026), finché non mi sono imbattuto casualmente in qualcosa che ha attirato la mia attenzione: Minnie Minerva Mouse (Besa/Saccoman, 2024). Inizialmente, non ho trovato molte informazioni sul web, ma ho potuto immaginare che si trattasse di una sorta di graphic novel sperimentale come era stato The Book of Doom (Blengino, Andolfo/Xella, 2023), di cui avevo scritto qualcosa qui l'anno scorso. Entrambi i racconti hanno, infatti, per protagonista un personaggio disneyano femminile rivisitato in chiave teen e sono firmati da artisti presi in prestito da altre realtà editoriali.


Nello specifico, la celebre Topolina è qui una studentessa assieme ale sue amiche di sempre, Clara e Daisy, e convive assieme alla zia Tilda e allo zio acquisito Wilbert, pasticcione ma molto premuroso. Questa versione di Minni (guai, però, a chiamarla così!) è un genietto con la testa tra le nuvole e competerà con la compagna di classe Serena in un concorso che ha come obiettivo rendere la scuola più "verde". Chi vincerà?

Mentre piazzate le vostre scommesse, ne approfitto per fare due chiacchiere con l'autrice, Giulia Besa, che ringrazio per la disponibilità. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
GB: Giulia Besa

SC: Ciao Giulia, benvenuta! Essendo questa la tua prima prova con i personaggi disneyani, vorrei chiederti come è avvenuto il tuo avvicinamento a questa realtà a livello lavorativo.
 
GB: Sono stata contattata direttamente dalla società che si occupava di creare il team per il progetto del graphic novel di Minnie Minerva, che all'epoca era ancora in embrione. Mi hanno detto che avevano letto il mio romanzo Devil. Agnese e il Male, un fantasy uscito per De Agostini editore, e che pensavano che io fossi la persona giusta per scrivere la storia di Minerva. Ho fatto presente che non ero una lettrice di Topolino, e che non conoscevo la lore in modo approfondito, ma mi hanno risposto che Disney in questo specifico caso preferiva uno sceneggiatore che fosse al di fuori del mondo di Topolino. Dopo che ho accettato l'ingaggio, mi hanno fornito vari materiali su cui documentarmi, tra cui un'analisi completa dell'evoluzione del personaggio Minni, dalla sua nascita a oggi. Così, ho potuto approfondire lo storico del personaggio prima di lavorare alla creazione di questa nuova giovanissima Minni, ed è stato interessante.
 
SC: Sicché, sei più legata al mondo Disney dal punto di vista dell'animazione?
 
GB: Sì. Il mio film d'animazione Disney preferito da adulta è Le follie dell'imperatore. Kuzco e Yzma sono insuperabili, l'ironia della pellicola è divertente e intelligente, e la storia oltre a essere comica è anche avventurosa e profonda. Da bambina mi sono emozionata con Ariel quando le hanno strappato la voce, e con Aurora quando si è punta, e ovviamente ho cavalcato in battaglia con Mulan. Ho pianto quando con papà sono andata al cinema e ho visto Il Re Leone, e di notte quando nel lettino avevo paura del buio mi sembrava di vedere i tentacoli di Ursula emergere dalle tenebre... Dello splendido Fantasia, che da bambina con il mio fratellino avrò visto dieci volte, ho ancora il VHS da qualche parte nella libreria.

Mio papà invece era stato un lettore di Topolino, e perciò in casa ne aveva diversi. È anche per lui che ho accettato di scrivere la storia di Minerva. Ho pensato che sarebbe stato felice di sapere che mi avevano chiesto di scrivere della giovane Minni.


SC: In questa storia, vediamo delle versioni alternative di Min... Minerva e delle sue amiche: giovani, intraprendenti e piene di risorse. Qual è stato il processo per definire e costruire i loro caratteri e gli equilibri tra le loro diverse personalità?
 
GB: Lo stesso che uso per i personaggi dei miei romanzi. Devono essere persone vere, e per essere persone vere le devo conoscere profondamente, sapere di loro molto di più di ciò che apparirà poi sulle pagine che scrivo. Avendo avuto una certa libertà per poter scrivere dei vari personaggi, su tutti Minni, Paperina e Clara, ho potuto fantasticare su Minerva e sulle sue amiche in modo abbastanza libero, immaginando le loro dinamiche nel contesto scolastico e fuori, quando si divertono insieme in giro come fanno le ragazzine della loro età. E così sono nate come le potete leggere. Le loro interazioni, in qualche circostanza, si ispirano anche al trio di amiche di cui facevo parte da bambina. Avevo una fonte di documentazione naturale nella mia esperienza, e vi ho pescato qualcosa!

SC: La rivale della protagonista è Serena, una ragazzina "antipatica" che ha un numero davvero esagerato di cugini! Quali sono stati i tuoi spunti per creare questa figura?
 
GB: Serena mi rende felice perché ho chiesto e ottenuto che la "cattiva" della storia fosse ufficialmente italiana! Ovviamente Serena non è davvero cattiva, dal suo punto di vista ha ragione su tutto. Ma di sicuro è l'antagonista di Minerva, e per questo a molti potrà sembrare antipatica. Serena nasce dalla mia fantasia, e visto che anche lei è una persona vera, alcuni aspetti più profondi del suo carattere rimangono nascosti sotto la superficie. Per esempio il rapporto con la madre, che si vede solo in una pagina, ma che per Serena ha un gran peso quando decide di impegnarsi così tanto per vincere i concorsi scolastici. L'unico dettaglio per cui mi sono ispirata a un personaggio già esistente è il neo che Serena ha sul viso: ho chiesto al disegnatore di farle un neo "come quello di Tomie", il celebre personaggio dell'autore di manga horror giapponese Junji Itō. Lo trovavo un riferimento divertente, e anche il disegnatore ha sorriso all'idea, che ha trasposto volentieri sulla pagina.
 
SC: La fantasia di Minerva è ciò che la spinge a trovare soluzioni fuori dagli schemi, a immaginare di riportare in vita i dinosauri e a sognare un futuro come esploratrice alla ricerca di Atlantide... Quali sono i lati della sua natura in cui ti ritrovi di più e che hai sentito più vicino a te mentre la scrivevi?
 
GB: La fantasia e il bisogno di esplorare, certamente. Minni immagina di scoprire e studiare mondi nuovi, di fare viaggi nello spazio e salpare verso terre sconosciute, ed è così che si sente sempre stimolata ed emozionata. Nel mio caso, la stessa funzione necessaria la svolgono i romanzi, la scrittura e la lettura. La creazione e l'esplorazione di centinaia di nuovi mondi, popolati di creature e personaggi che non avevo mai visto. Senza questo non potrei emozionarmi così, e per Minni è lo stesso con la sua passione, la sento molto vicina.


In più con Minni condivido una cosa che a molti sembrerà strana. Da bambina, e anche adesso, ho sempre trovato interessanti e amorevoli le creature che appaiono agli altri un po' strane, o bruttine, o che addirittura possono sembrare malvagie e pericolose. Al paesino di montagna dove andavo in vacanza da bambina, l'aneddoto che raccontano più spesso su di me è quando a quattro anni mi portavo in giro una serpe, e la trattavo come se fosse il mio animaletto domestico. Mi ha anche morsa un paio di volte. Giustamente.

Anche Minni si affeziona agli "animaletti" che gli altri disprezzano: nelle piante carnivore e nei ragni, lei ci vede il bello e l'interessante. Tutti sono capaci di amare la delicatezza e i colori della farfalla, ma Minni sa apprezzare anche le qualità straordinarie della tela del ragno.
 
SC: Per concludere la chiacchierata, ti chiederei anche qualche commento sugli altri personaggi che popolano questa simpatica avventura, in particolar modo la zia Tilda e Wilbert, ma anche l'adorabile gattino Figaro e la misteriosa zia di Clarabella che sembra avere un detto per ogni situazione.

GB: Wilbert è un tipo che mi piace molto, perché è uno zio paziente, che davvero vuole bene a Minerva, e pensa che sia una giovane ragazza intelligente e con enormi potenzialità per il futuro. A suo modo si impegna a sostenerla, pur combinando pasticci. È a suo modo anche un artista in cucina: come faceva mio papà — che però cucinava meglio! — cambia ogni ricetta un po', con "il tocco dello chef", prima di metterla in pratica.

Zia Tilda è una donna che ammiro perché si è dedicata alla scienza e, nella mia idea quando ho progettato la storia, ciò ha molto ispirato Minerva nella sua crescita. Per la passione di zia Tilda nello smontare gli oggetti elettronici mi sono ispirata a mio marito, che come lei lo faceva fin da bambino, spinto dalla curiosità di vedere davvero come funzionassero. 


Il gattino Figaro poi è stato un piacere vero da scrivere, perché io proprio come Minerva vivo in simbiosi con la mia gatta, che si chiama... Gattina! Proprio Gattina! Ecco un'altra cosa che decisamente abbiamo in comune. In ogni romanzo che scrivo inserisco un gatto, ormai da più di un decennio, quindi era solo naturale che anche Minerva avesse un compagno felino fidato, che le sta vicino nei momenti belli e in quelli brutti. Chissà che qualcuno dopo aver letto il graphic novel non decida di adottare un micino... glielo auguro.

Ah! La zia di Clarabella. Lei è una persona molto particolare, che ha fatto tantissime esperienze, quasi come se fosse una tartaruga centenaria... Chissà che non sarà possibile conoscerla meglio in futuro!

© Disney per le immagini pubblicate.
Ps. Al momento, Minnie Minerva Mouse è stata edita solamente in Germania (forse, alla fine, studiare tedesco per otto anni tra scuole medie e superiori è servito a qualcosa...), ma il sottoscritto si auspica che possa arrivare anche qui da noi perché è davvero davvero davvero simpatica!

giovedì 4 giugno 2026

Un'ottima notizia per la comunità donaldista internazionale

Forse ricorderete il post di qualche mese fa in cui esprimevo il mio dispiacere e la mia perplessità nel constatare la decadenza della qualità delle copertine di una prestigiosa fanzine del settore come Der Donaldist, passate dall'essere vetrina di talenti (pubblicati anche ufficialmente da Disney) a pigre rivisitazioni senza troppo estro, se non addirittura (in tempi più recenti) incubi generati dall'intelligenza artificiale. Ebbene, le mie rimostranze sembrerebbero essere giunte a chi di dovere ed essere state felicemente accolte. Per il nuovo numero della rivista (il 171) che celebra i cinquant'anni di vita di questo pilastro della ricerca e della divulgazione donaldista, ecco che ci si è infatti rivolti a un artista di tutto rispetto, Paco Rodriguez, che realizza stabilmente storie di Paperi e Topi per l'editore Egmont da tre decenni, ha all'attivo oltre 600 copertine edite, e collabora a vario titolo pure con l'editore olandese DPG.


Lo stile preciso, tondo e istintivamente piacevole di Rodriguez risulta la scelta migliore per omaggiare l'importante anniversario e l'Uomo dei Paperi in persona, Carl Barks, che viene ritratto divertito mentre osserva quanto gli viene indicato dal suo figlio adottivo Donald. 


© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.

domenica 22 febbraio 2026

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte terza)

Nella terza puntata della nostra rubrica (ecco la prima e la seconda nel caso ve le foste perse), Ville Tanttu ci racconterà quali sono i suoi segreti per comporre una vignetta efficace. Buona lettura!

COME COSTRUIRE UNA VIGNETTA
di Ville Tanttu

Personalmente, tento di trovare una composizione che sia chiara e il più possibile di supporto alla storia; ragiono su quale dimensione sarebbe la migliore per descrivere l'azione e quali dettagli sarebbe importante mostrare affinché il lettore rimanga coinvolto nello svolgimento della trama. Nel fare ciò, provo a tenere a mente la sezione aurea e lo scavalcamento di campo, termini di narrazione visiva che ho imparato durante gli studi di animazione e sceneggiatura cinematografica all'Università di Scienze Applicate di Turku.

Quando utilizzo la sezione aurea, cerco di delineare il personaggio in modo che ci sia sempre spazio per il suo sguardo. Anche capire come evitare lo scavalcamento di campo (vale a dire come non superare la linea immaginaria di 180 gradi su cui sono posti gli "attori") è importante, per esempio in scene di dialogo. Le immagini che seguono la precedente devono essere studiate in modo che il lettore non abbia l'impressione che i personaggi si siano scambiati di posto improvvisamente, come se la vignetta fosse specchiata.


In Surprising recycling, c'è un esempio dell'uso della sezione aurea in una vignetta. Pippo è posizionato nel primo terzo della vignetta, ma la direzione dei suoi occhi e la parte anteriore dell'auto puntano nella direzione dove è rimasto dello spazio vuoto per indicare la direzione del loro movimento successivo.


Nella prima storia che ho disegnato, Portefeuille aan touwtje, il mio editor ha corretto la disposizione degli elementi in modo che la banconota fosse più in evidenza, essendo centrale per la gag.

Trovo sempre affascinante quando un mio racconto viene disegnato da un illustratore con più esperienza di me. È illuminante vedere come un professionista esperto di narrazione visiva possa scegliere un'angolazione migliore di quella che avevo immaginato. Energy problems, che ho realizzato con il mio co-sceneggiatore Aki Veikkolainen, è stata disegnata dal talentuoso Miguel Fernández Martinez, le cui storie leggevo da bambino!


L'artista ha giustamente modificato la struttura della vignetta in modo che il lettore potesse notare un'alta pila di batterie per auto dal punto di vista di Paperone e Paperino. In questo modo, la direzione della prossima azione dei personaggi è evidenziata meglio.

Studio costantemente la narrazione visiva immergendomi nella composizione degli altri illustratori e provo di volta in volta a migliorare la costruzione delle mie vignette. Ci riuscirò? Ai posteri l'ardua sentenza!

© Disney per le immagini pubblicate.

lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.