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lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.

lunedì 8 dicembre 2025

Qui, Quo e Qua... da grandi!

Dopo avere scritto di Della e del quarto nipotino Que, torno a occuparmi dei tre paperini di casa Duck per un argomento abbastanza peculiare. Vi siete mai chiesti come apparirebbero da grandi? Come si comporterebbero? "Impossibile!", starete esclamando, "I personaggi dei fumetti non possono crescere!" Eppure, l'articolo odierno intende esplorare proprio questa eventualità e, per riuscire nell'intento, sono andato a consultare centinaia e centinaia di storie per poterne individuare alcune i cui autori effettivamente si sono chiesti come apparirebbero i nipotini da grandi e come si comporterebbero, e hanno provato a trovare delle risposte a tali quesiti.


Innanzitutto, pur trattandosi di un medium differente, ritengo doverosa una menzione speciale per il corto animato Il numero fortunato (Lucky Number, dir. Jack Hannah, 1951), in cui Qui, Quo e Qua sono di fatto rappresentati come teenager in grado di guidare un'automobile. Altri due casi, facenti questa volta capo alla produzione televisiva, sono riscontrabili nell'episodio "Un Papero nel Futuro" ("Duck to the Future", dir. Terence Harrison, 1987), in cui Paperone viene catapultato di quarant'anni nel futuro da Amelia e incontra i suoi pronipoti adulti (scoprendoli più avidi che mai e al soldo della stessa fattucchiera), e nella serie Quack Pack - La banda dei paperi (Quack Pack, 1996-1997), in cui i nipoti risultano avere qualche anno in più del solito... ma ci torneremo più tardi.


Per quanto riguarda le storie a fumetti, la prima a mostrare una simile evenienza è Archimede e il futuro in scatola (Saidenberg/Lima?, 1973), in cui, desideroso di scoprire come verrà conservato il cibo nel futuro, il gallinaccio titolare dell'episodio si reca nell'anno 2000 con la sua macchina del tempo. Oltre a Paperino, Paperone e Paperoga (che conservano il loro aspetto abituale), Archimede incontrerà anche le versioni cresciute di Gilberto, dei Bassottini, di Qui, Quo e Qua e di uno dei nipoti di Topolino.


Nel nostro continente, è invece l'olandese 60 jaar DD (Hasselaar, Beekman/Heymans, 1994) a detenere l'originale primato. In questo racconto, in seguito a un incidente, Paperino rimane addormentato per trent'anni. La Paperopoli del 2024 è futuristica e i suoi abitanti sono visibilmente invecchiati. Qui, i paperini sono tre disoccupati che non hanno terminato gli studi e, come se non bastasse, Gastone e Paperina sono sposati e hanno due figli (un maschietto e una femminuccia). Fortunatamente per il nostro, l'esperienza nel mondo del domani non si rivelerà che un sogno.


Un terzo esempio è riscontrabile in Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande (Salvatori/Marabelli, 1994), ispirata al film Big (dir. Penny Marshall, 1988), in cui Qua è triste e ha un problema che reputa irrisolvibile: ha paura di crescere. Ha paura di diventare grande perché da grande potrebbe essere "un disoccupato, un fallito senza mestiere, un inconcludente, un incapace, insomma, un perdente assoluto!" I pensieri pessimistici occupano talmente tanto spazio nella testa del piccolo Papero che i suoi rendimenti scolastici e sportivi lasciano molto a desiderare, e lui si rifiuta persino di giocare assieme ai suoi fratelli. Dopo una consulenza dell'esperto Pico de Paperis, che suggerisce che Qua viva "un periodo da adulto", la famiglia si reca da Archimede per far sì che ciò diventi realtà, grazie al suo "acceleratore istantaneo della crescita". Risultato: Qua cresce e dimostra anche una certa predisposizione per gli affari, ma con il tempo inizierà a sentire la mancanza dei suoi fratelli e della sua vera età.


In Wortelfilm (Geradts/Barreira, 1997), grazie all'ausilio di un macchinario di Archimede, Paperino pensa di essersi trasportato in avanti di venti anni nel futuro. Dinnanzi a lui, una Paperopoli (pardon, una Pitagoropoli) che ricorda quella di Archimede Pitagorico e la città del poi (?/Barks, 1961), con strade sospese tra i grattacieli e mezzi di trasporto avveniristici. Dopo essere stato preso in custodia da due solerti agenti di polizia, lo sventurato protagonista si vede costretto a fare ricorso a tre avvocati dal nome famigliare, "Duck, Duck e Duck". Qui, Quo e Qua si presentano, sensibilmente cresciuti, e lo conducono a casa dell'ormai anziano Gastone, che da vent'anni è sposato con Paperina. Alla fine della storia, Donald farà ritorno alla sua quotidianità e l'amico inventore gli rivelerà un "piccolo" dettaglio che gli farà cambiare prospettiva sull'avventura appena vissuta.


Il racconto successivo in ordine cronologico è il toccante Paperino e i pensieri di grandezza (Russo/Faccini, 1997), in cui Paperino si pena tanto per avere nipoti diligenti e studiosi, sognando un futuro in cui i suoi sforzi siano serviti a qualcosa. Qui, Quo e Qua si laureano e ottengono delle floride carriere professionali, ma il sogno del loro ex-tutore si trasforma presto in un incubo quando questi si alleano per buttarlo in mezzo a una strada. I tre nipotini "generosi e affettuosi" si sono trasformati in "mostri" che pensano solo ai guadagni. Fortunatamente, le cose possono ancora essere cambiate...


Ciò che viene narrato in Paperino e il corridoio temporale (Tulipano/Dossi, 2000) è piuttosto anomalo, ma altrettanto meritevole di attenzione ai fini della nostra indagine. Infatti, a bordo di un'astronave progettata da Archimede, Paperino, i nipotini e alcuni membri della Banda Bassotti attraversano inavvertitamente "una sorta di corridoio nel quale il tempo scorre più in fretta", subendo così un invecchiamento precoce. Non c'è però da preoccuparsi: entro le trenta pagine a disposizione, riusciranno a imboccare nuovamente la strada di casa e a tornare agli "anni giusti".


Paperinik e la new generation (Negrin, Leoni, 2003) è il secondo titolo tra quelli presi in considerazione che ha a che fare con un viaggio nel tempo convenzionale. Qui, la macchina del tempo del solito Archimede spedirà Paperino "una dozzina d'anni" nel futuro, in una Paperopoli in cui tre Paperi che si fanno chiamare "PK Squad" sono riconosciuti come i degni successori di Paperinik, misteriosamente scomparso. Il nostro ci mette poco a capire l'identità dei tre nuovi sorveglianti e si unisce a loro per catturare un ensemble di banditi e tornare infine al suo presente.


Su Whatever Happened To Scrooge McDuck? (Jensen/Tortajada Aguilar, 2006) non c'è in realtà molto da dire con riferimento al nostro focus: si tratta di un flashback raccontato da un robot cento anni nel futuro e mostra solo in un paio di vignette i nipotini adulti, in procinto di ottenere il controllo della Fondazione de' Paperoni.


Big Business (Halas/Santanach Hernandez, 2012) ripercorre grossomodo la trama di Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande. Stanchi della scuola, che considerano una perdita di tempo, i tre approfittano di un acceleratore della crescita di un certo inventore per provare la tanto agognata vita adulta. Si troveranno presto, loro malgrado, a fare i conti con mancanza di soldi per soddisfare i bisogni primari e difficoltà di trovare un impiego. Provvidenzialmente, l'effetto della loro trasformazione è temporaneo.


A oggi, l'ultima storia in cui è possibile osservare Qui, Quo e Qua da grandi è A World Without Scrooge (Moriarty Solstrand/Mota, 2012). Qui, l'intera famiglia dei Paperi si reca nel futuro (indovinate grazie a chi) per cercare un rimedio per fare uscire Paperone da un coma causato dalla puntura di una zanzara tropicale nel corso di un loro viaggio. La Paperopoli senza Scrooge è un luogo terribile, governato dai Bassotti, e i tre nipoti sono ora Gran Mogol a capo della resistenza segreta contro il loro regime del terrore. 


Prima di passare alla sezione finale della ricerca, vorrei far fede alla promessa fatta all'inizio e tornare un attimo su Quack Pack. Ebbene, esiste solo una breve storia a fumetti ispirata alla serie animata, Snooze Blues (Parent/Costanza, 1997), che mette in scena un anonimo quadretto domestico. Tuttavia, senza alcuna ragione apparente, i nipoti di Paperino sfoggeranno questo look anche in Paperinik e i crimini virtuali (De Lellis, 1998), in un ricordo dello zio.


Questo articolo non sarebbe considerabile completo se non documentassi anche tre illustrazioni. Nella prima, disegnata da Hans Holzherr e pubblicata sul trentesimo numero della fanzine tedesca Der Hamburger Donaldist (1981), l'artista svizzero si è immaginato una situazione in cui i nipoti di Paperina e Paperino portano in giro i loro ormai anziani parenti, in grado solamente di dedicare un pensiero sconsolato ai donaldisti e alle loro teorie.


La seconda è ben più nota ed è opera di uno dei più rinomati autori di fumetti Disney contemporanei: Don Rosa. Ciononostante, siccome la vignetta in questione è stata spesso condivisa estrapolata dal suo contesto originario, ci tengo a introdurla con le parole dello stesso autore, pubblicate sul terzo volume della Don Rosa Library edita da Fantagraphics:

Questa vignetta è un problema per me dal 1991, a causa del suo utilizzo non autorizzato! I fan la vedono su siti che non hanno mai chiesto il permesso di pubblicarla e pochi sembrano conoscerne l'origine.
    Il disegno era originariamente il mio contributo a una fanzine che ha invitato diversi cartoonist a illustrare la frase "Hey, Daisy! Whatever happened to Scrooge?" ("Hey, Paperina! Che è successo a Paperone?"). Era una pubblicazione scherzosa e avrebbe dovuto essere divertente vedere tutte le bizzarre idee dei vari fumettisti che si sarebbero prestati a partecipare. Alcune erano divertenti, alcune piuttosto volgari; ma, dal momento che ho una visione così seria di questi personaggi, ho offerto una scena che mostrasse quello che potrebbe essere detto in un futuro lontano sulla tomba di Paperone. Siccome le mie storie sono ambientate negli anni Cinquanta, non è possibile che Paperone possa avere fatto tutto quello che viene raccontato nelle storie di Barks ed essere ancora vivo oggi.
    In ogni caso, alcune persone hanno preso il mio contributo e hanno iniziato a ristamparlo senza permesso e fuori contesto, facendo sembrare che io volessi mostrare una scena deprimente senza motivo!


L'ultima, realizzata invece da James Silvani su richiesta di un fan, è stata condivisa dall'artista sul proprio profilo Instagram in data 18 ottobre 2023 e ritrae i nipoti tra vent'anni, andando a enfatizzare le diverse personalità con cui i tre sono stati caratterizzati nella serie televisiva DuckTales (2017-2021).


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia James Silvani per aver permesso la riproduzione del suo disegno.
Se si intendono utilizzare altrove informazioni o immagini presenti in questo articolo, si è pregati di menzionare la fonte.

sabato 22 novembre 2025

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte seconda)

Ben ritrovati! Nel secondo episodio di questa nuova rubrica (se vi siete persi il primo, vi consiglio caldamente di recuperarlo!), Ville ci andrà a raccontare quale è stato il suo percorso per imparare a disegnare Paperino. Anche per questa occasione, l'artista ci ha condiviso preziosissimi retroscena e materiali. Buona lettura!

ALLA RICERCA DEL MIO PAPERINO
di Ville Tanttu

Come disegno Paperino?

Penso che rispondere a questa domanda mostrando i passaggi sarebbe un po' noioso, perché probabilmente tutti lo disegnano partendo dagli stessi elementi: un cerchio come testa, su cui poi aggiungere dettagli come il becco, gli occhi e il cappello da marinaio.

Forse, sarebbe più interessante riportare come ho imparato a disegnare Paperino come lo faccio oggi.

Come disegnavo Paperino a quattro anni

In realtà, disegno Donald fin da quando ero un bambino. Il primissimo disegno che ancora possiedo risale a quando avevo quattro anni! Più tardi, ho sviluppato uno stile che tradiva influenze molto evidenti dagli artisti italiani: Giorgio Cavazzano era il mio preferito e, così, ho iniziato a imitare il suo stile.

Pagina di un fan-comic che ho disegnato nel 2016

Quando mi sono posto l'obiettivo di vedere dei miei fumetti pubblicati, ho cominciato a esercitarmi provando uno stile che mescolasse quello italiano e quello nordico. La prima volta che ho contattato il mio attuale datore di lavoro, l'editore olandese DPG, i miei disegni sono stati rifiutati, ma mi hanno fornito una guida per studiare l'arte di Daniel Branca. In questo modo, avevo una direzione chiara da seguire.

Alcuni dei modelli realizzati da Daniel Branca forniti dall'editore

Dopo un po' di tempo (né al mio secondo né al terzo tentativo!), i miei disegni sono stati approvati e ho ricevuto esempi di come Carmen Pérez e Tony Fernández (artisti DPG esperti) si approcciano alle tavole, come una sorta di manuale.

Lavorando digitalmente, è più semplice immaginare le composizioni e correggere gli errori rispetto a quando si lavora su carta, perciò questo metodo è più indicato per un esordiente come me. In ogni caso, ho sempre una penna in mano e la uso per disegnare... proprio come chi lavora tradizionalmente!

Idea di una copertina con Paperino che faceva parte del mio portfolio

Come si è visto nella prima parte di questa rubrica, il mio direttore artistico e il mio editor esaminano i bozzetti delle pagine e segnano in rosso le parti che non si adattano ai design o che funzionerebbero meglio in qualche altro modo. 

Utilizzo una libreria di campioni dei personaggi che ho raccolto per aiutarmi a mantenere uno stile coerente; la cosa importante è non copiare direttamente i disegni di nessuno, ma cercare piuttosto di trovare espressioni e proporzioni che funzionino e che rimangano entro i limiti caratteristici dei fumetti Disney, in modo che il personaggio non vada fuori modello.

Un Paperino inedito realizzato per questa rubrica

Mi piace usare il colore blu perché solitamente le storie a fumetti venivano disegnate con matite blu. In questo modo, si poteva inchiostrarle direttamente e, quando si scansionava la fotocopia al computer, le linee blu scomparivano, senza doverle cancellare con una gomma rischiando di danneggiare l'inchiostro. Un ottimo esempio di un artista che lavora ancora in questo modo è Paco Rodriguez, un professionista di lunga data estremamente abile. Sono un grande ammiratore della sua arte!

Una volta approvati i bozzetti, inchiostro la pagina digitalmente. Devo fare attenzione durante questa fase affinché il risultato finale non sembri rigido. Quando si lavora in digitale, è facile cedere alla tentazione di raddrizzare e usare gli strumenti che il programma mette a disposizione, ma di solito è meglio disegnare il più possibile a mano libera: renderà la linea più rilassata. 

    Il mio disegno inchiostrato da Comicup (da H 2024-011)

Una delle mie prime tavole a fumetti è stata inviata a un inchiostratore esperto dello Studio Comicup per la rifinitura, così ho potuto imparare a inchiostrare correttamente la pagina. 

Ecco... è più o meno così che ho imparato a disegnare Paperino come lo faccio oggi!

© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 26 ottobre 2025

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte prima)

Nel corso degli anni, ho portato sul blog principalmente ricerche, interviste e qualche curiosità. Il post di oggi potrebbe rientrare nella terza categoria e, volendo, potrebbe essere la prima parte di una rubrica che idealmente andrebbe a coinvolgere diversi artisti disneyani. Per introdurla, mi sono rivolto al brillante Ville Tanttu (che abbiamo già incontrato recentemente), giovane disegnatore finlandese in forza all'editore olandese DPG da oltre due anni.

In questo appuntamento iniziale, Ville ci illustrerà dettagliatamente come realizza una pagina di fumetti Disney attraverso i vari passaggi. Colgo l'occasione per ringraziarlo nuovamente per la disponibilità e per la condivisione del prezioso materiale e dei suoi commenti illustrativi. Qui, trovate tutti i riferimenti della storia di cui stiamo per vedere la lavorazione. Senza ulteriori indugi, gli lascio la parola. Buona lettura!

LA LAVORAZIONE DI ANT SOLUTION
di Ville Tanttu

Innanzitutto, una premessa: io lavoro digitalmente. In tale modo, è più facile apportare correzioni.

Step 1. 
Per presentare l'idea, creo uno storyboard con descrizioni che propongo allo story editor.


Step 2a. 
Se viene approvato, disegno un bozzetto dettagliato e lo invio ai miei editor


Step 2b.
Loro lo analizzano e segnano in rosso le richieste di correzione necessarie.


Step 3. 
Apporto le correzioni richieste.


Step 4.
Una volta ottenuto il permesso, procedo con l'inchiostrazione. Svolgo anch'essa digitalmente.


Step 5.
Il mio lavoro effettivo termina qui. A questo punto, la storia passa nelle mani dei coloristi, la redazione si occuperà di aggiungere i balloon, e la storia verrà pubblicata sulla rivista in futuro. A volte prima, a volte dopo.


Ci sono alcune storie che ho disegnato qualche anno fa, ma che non so quando verranno pubblicate. A volte, può richiedere molto tempo e, in alcuni casi, può anche accadere che non vedano mai la luce. Essendo, le mie, essenzialmente delle "riempitive", non hanno una programmazione definitiva e vengono selezionate quando si manifesta la necessità di racconti brevi.

© Disney per le immagini pubblicate.
Ps: non perdetevi il prossimo episodio, in arrivo molto presto!

lunedì 20 ottobre 2025

Una chiacchierata con... Lara Molinari

Molti di voi conosceranno la mia odierna ospite come una promettente artista Disney le cui storie e illustrazioni circolano attraverso diversi media da una trentina di anni. Di recente, Lara Molinari ha aperto un profilo Instagram sul quale pubblica esempi dei suoi lavori e vecchie fotografie in compagnia di colleghi. Ho colto la palla al balzo per contattarla e scoprire un po' di più sul suo percorso artistico. Buona lettura!


SC: Simone Cavazzuti
LM: Lara Molinari

SC: Buongiorno, Lara! Quando è avvenuto il tuo primo incontro con i personaggi Disney?

LM: A quattro anni già leggevo Topolino. Strappavo in blocco le storie che mi piacevano e me le mettevo da parte, per averle senza la pubblicità. Erano tutte di Cavazzano, Scarpa... Non c'era scritto il nome degli autori all'epoca, ma, già a quell'età, riuscivo a identificare le più belle.

SC: C'è qualche storia in particolare che ricordi?

LM: Ce ne sono talmente tante che ne ho quintali a casa. Praticamente tutte quelle di Cavazzano, Massimo De Vita... Da loro ho imparato qualcosa.

SC: Quando hai avuto la possibilità di trasformare questa passione in un lavoro?

LMQuando ho finito il liceo artistico, ho iniziato a lavorare per delle agenzie di pubblicità e, una sera, mio papà mi ha mostrato un articolo sul Corriere della Sera in cui c'era scritto che Giovan Battista Carpi stava cercando dei disegnatori per la Disney. Allora, mi sono detta: "Perché non provare?" Tanto, male che sarebbe andata, non mi avrebbero accettata. Mio papà non era molto ottimista: "Ma cosa vuoi che ti prendano? Con tutte le persone che si presenteranno..." Speranzosa, sono andata da Carpi quando la Disney era ancora in Via Dante a Milano. Non mi ha fatto lavorare subito perché, per due anni e mezzo, ho fatto le prove per imparare a disegnare i personaggi Disney: tutte le anatomie, le strutture corporee. Per farli recitare, bisogna saperli sviluppare nelle loro anatomie. Lui diceva: "Ti insegno volentieri perché vedo che ti piace il disegno". Io avevo sempre disegnato, il mio lavoro era quello, ma non Disney. Disegnavo in stile realistico, facevo la visualizer, realizzavo gli storyboard per la pubblicità. Cose completamente diverse... Dopo due anni e mezzo, mi hanno dato la prima storia e ho iniziato a lavorare. Era l'inizio degli anni Novanta.

Lara assieme a Giovan Battista Carpi

SC: Come era Carpi come insegnante?

LM: Molto rigoroso. Voleva forgiarti, quindi non era uno zuccherino. Ti diceva solo le cose che andavano male, mai quelle che andavano bene. Dopo anni, mi ha detto: "Sai, io ti ho detto solo le cose che andavano male perché volevo vedere come reagivi, se eri pronta ad affrontare tutte le difficoltà che ti avrebbe dato lavorare per una azienda così grande". Io ero mingherlina, magrolina, ma ha capito che ero forte. Tutte le volte che mi diceva che qualcosa andava male, gliele correggevo e gli portavo anche di più. Non soltanto l'essenziale, come facevano magari altri, perché volevo iniziare a lavorare.

SC: C'erano, invece, disegnatori che si scoraggiavano con questo metodo?

LM: Sì, molti che hanno iniziato con me hanno lasciato. Mi ricordo che all'inizio inizio eravamo tipo trecento, ma solo una trentina sono riusciti ad arrivare in fondo. Era veramente una prova di resistenza... psicologica, più che altro. Carpi voleva selezionare gli artisti più resistenti mentalmente, perché poi c'era una quantità di lavoro... Negli anni Novanta, lavorare per la Disney era impressionante: c'era una pressione incredibile perché lavoravi anche per tutti i licenziatari intorno alla Disney: Il Sole 24 Ore, la Banca BNL, i puzzle Clementoni, i videogiochi della Sony... In più, quando c'era ancora la Scuola Disney, arrivavo alle sette e un quarto del mattino e mi apriva la donna delle pulizie, poi arrivavano Carpi e tutti gli altri, ma io già iniziavo a disegnare e, fino alle dieci di sera, rimanevo lì. Inoltre, sabato e domenica, la Disney ti mandava alle mostre mercato a disegnare per il pubblico tutto il giorno, pagandoti un gettone di presenza: all'Expocartoon di Roma, a Milano, a Lucca Comics, a Napoli... Praticamente, ho fatto cinque anni non stop in cui i genitori non mi vedevano neanche... era una prova di resistenza fisica! Io ho iniziato che avevo diciannove anni e i miei coetanei andavano in discoteca, mentre io disegnavo... era molto impegnativo. Per raggiungere un certo traguardo, bisogna fare dei sacrifici. È un lavoro che mi piace, e sono fortunata per questo, ma bisogna impegnarsi tanto.

Da sinistra a destra: Giorgio Cavazzano, Lara Molinari, Carlo Chendi e Silvia Ziche

SC: Su Instagram, pubblichi diverse foto con i tuoi colleghi. Che rapporto avevi con loro?

LM: Un ottimo rapporto. Condividevamo il bene e il male in una grande azienda che aveva più di seicento persone che ci lavoravano dentro, tra cui anche noi collaboratori esterni. Era praticamente come una grande famiglia, anche perché stavo più lì che a casa mia. Poi, ai tempi, c'erano i meeting annuali per fare incontrare gli sceneggiatori e i disegnatori e far nascere idee per creare qualcosa di nuovo. Ne abbiamo fatti tantissimi, a Disneyland Paris, all'Isola d'Elba o a Stresa... stavamo lì una settimana e faceva piacere perché, essendo i disegnatori distribuiti in tutta Italia, non capitava di incontrare tutti i giorni chi abitava magari in Sicilia...


SC: Ripercorrendo le storie che hai disegnato, c'è una serie che ricordo con molta simpatia: le storie di Umperio Bogarto.

LM: Umperio Bogarto mi piace tantissimo essendo un personaggio di Cavazzano. È molto simile a Paperino: pasticcione, un po' ebete e ne combina di tutti i colori anche nel suo lavoro! A me piacciono i personaggi che sono più vicini a noi esseri umani. È simpatico anche Topolino, ma per me è troppo perfetto... per questo ho fatto quasi tutte storie dei Paperi. Paperino e Paperoga era una coppia che mi piaceva tantissimo. Riesco di più a immedesimarmi in questi personaggi che non in Topolino.


SC: Alle soglie del nuovo millennio, hai disegnato Paperino e il grande zio, ispirato al reality show Grande Fratello, che stava nascendo in quel periodo. Con il senno di poi, e con il successo ottenuto in seguito dal programma, cosa puoi raccontare di questa esperienza?

LM: Io non amo l'idea di persone rinchiuse per mesi e mesi, lo considero contro natura. Sicuramente, lo portano avanti anche per un discorso di esposizione mediatica, per un interesse di visibilità dei concorrenti. Ho fatto il titolo molto simile all'occhio della telecamera del Grande Fratello, però la storia era molto all'acqua di rose rispetto al reality vero e proprio. Io l'ho dovuto guardare per fare la storia, ma non lo seguo, non mi appassiona.

SC: Hai anche disegnato Zio Paperone e il codice Metsys, addirittura prima che uscisse il famoso film tratto dallo stesso libro!

LM: Sì. È stata una lunga storia, ben 36 tavole. Anche in questo caso, ho dovuto leggermi il libro di Dan Brown.


SC: Cosa ricordi, invece, delle Cronache da Invisibilia?

LM: Lì, non c'era da disegnare niente, ahahah. C'erano solo i balloon da fare! Dovevi far capire al lettore cosa stesse succedendo senza disegnare i personaggi. Dovevi esprimere tutto con il dialogo: la paura, lo sgomento, la rabbia, la gioia... Infatti, molti testi erano movimentati. È stato un po' strano farlo...

SC: Oltre alle storie, hai da sempre fatto un sacco di illustrazioni, di copertine...

LM: Sì, parecchie, di tante testate. Inoltre, lavorando per la Disney, avevi anche la possibilità di lavorare con tutte le divisioni: editoria, licensing, home video, dischi, libri...


SC: Come colori le tue illustrazioni?

LM: Alcune con l'ecoline, altre con gli acrilici, altre ancora a olio. Uso tutti i tipi di colori perché amo tantissimo il colore. Infatti, è un peccato dover fare solo il bianco e nero quando si disegnano le storie. Io faccio molte illustrazioni a colori anche per richieste private, se qualcuno vuole incorniciarle. Ora, si usa la colorazione virtuale, mentre Carpi colorava tutto manualmente. Il digitale è molto più veloce, ma alla fine non rimane niente di originale... non è la stessa cosa stampare un'immagine a colori dal computer. Avendo sempre utilizzato i colori, fin dai tempi della pubblicità, mi manca non farli: ho l'esigenza di dipingere, sporcarmi di colore.

SC: Mi sembra che i tuoi colori siano belli vivaci, accesi...

LM: Vivaci come è la Disney. Sono parecchio stata influenzata nella mia produzione di quadri e di illustrazioni anche non Disney... Quando faccio delle cose non Disney, hanno i colori accesi come quelle Disney perché, dopo trent'anni, l'influenza è stata notevole.


SC: Ho notato che c'è una pausa nella tua collaborazione disneyana tra il 2010 e il 2013...

LM: Sì, mi ero dedicata a qualcosa di diverso. In quel periodo, ho incontrato un mercante d'arte che mi ha proposto di fare dei quadri dedicati all'infanzia e che mi ha organizzato diverse mostre un po' ovunque. Perciò, ho lasciato un po' perdere il mondo Disney, a parte qualche illustrazione che continuavo a fare ogni tanto. Mi piace variare e, così, alterno i lavori.

SC: Dal 2014, hai iniziato a disegnare delle storie di raccordo scritte da Massimo Marconi, sulla falsariga di quelle de I Classici di tanti anni fa.

LM: Le ho fatte volentieri. Per me, ogni esperienza è un arricchimento personale e non ho mai detto di no a nessun lavoro.


SC: Invece, negli ultimi anni, hai realizzato storie per Paperino, Zio Paperone e Paperinik.

LM: Sì. Faccio quello che mi viene richiesto e, in quei casi, c'era bisogno di questo tipo di storie. Non ho mai fatto un solo lavoro: alterno le storie a illustrazioni anche grandi che mi richiedono mesi per completarle.

SC: Leggi ancora Topolino?

LM: Sì, volentieri. L'ho sempre letto e non credo che smetterò mai, è troppo radicato in me.

SC: Adesso, cosa stai facendo di bello?

LM: Molti quadri a colori, specialmente per privati, anche perché non ci sono molti disegnatori che usano il colore. Quando me li chiedono, li faccio volentieri. Non è solo un lavoro per me, ma una passione. Se mi chiederanno nuove storie, le farò. Non dico mai di no.


© Disney per i disegni pubblicati.
Si ringrazia l'artista per le fotografie e le immagini messe a disposizione.