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venerdì 19 giugno 2026

Una Minni inedita! (si parla di Minnie Minerva Mouse assieme all'autrice, Giulia Besa)

Qualche tempo fa, un lettore internazionale mi ha chiesto di fornirgli delle fonti fumettistiche che indicassero che il nome completo della nostra cara Minni fosse Minerva. Istintivamente, il mio primo pensiero è stato rivolto a Topolino e il mistero delle collane (De Maris/Gottfredson, 1942), poi, per scrupolo, mi sono spostato su titoli più recenti, quali Minni e la fiera delle ombre lunghe (Nucci/Cavazzano, 2023) e Minni e la leggenda del Capitano Bloom (Nucci/Intini, 2026), finché non mi sono imbattuto casualmente in qualcosa che ha attirato la mia attenzione: Minnie Minerva Mouse (Besa/Saccoman, 2024). Inizialmente, non ho trovato molte informazioni sul web, ma ho potuto immaginare che si trattasse di una sorta di graphic novel sperimentale come era stato The Book of Doom (Blengino, Andolfo/Xella, 2023), di cui avevo scritto qualcosa qui l'anno scorso. Entrambi i racconti hanno, infatti, per protagonista un personaggio disneyano femminile rivisitato in chiave teen e sono firmati da artisti presi in prestito da altre realtà editoriali.


Nello specifico, la celebre Topolina è qui una studentessa assieme ale sue amiche di sempre, Clara e Daisy, e convive assieme alla zia Tilda e allo zio acquisito Wilbert, pasticcione ma molto premuroso. Questa versione di Minni (guai, però, a chiamarla così!) è un genietto con la testa tra le nuvole e competerà con la compagna di classe Serena in un concorso che ha come obiettivo rendere la scuola più "verde". Chi vincerà?

Mentre piazzate le vostre scommesse, ne approfitto per fare due chiacchiere con l'autrice, Giulia Besa, che ringrazio per la disponibilità. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
GB: Giulia Besa

SC: Ciao Giulia, benvenuta! Essendo questa la tua prima prova con i personaggi disneyani, vorrei chiederti come è avvenuto il tuo avvicinamento a questa realtà a livello lavorativo.
 
GB: Sono stata contattata direttamente dalla società che si occupava di creare il team per il progetto del graphic novel di Minnie Minerva, che all'epoca era ancora in embrione. Mi hanno detto che avevano letto il mio romanzo Devil. Agnese e il Male, un fantasy uscito per De Agostini editore, e che pensavano che io fossi la persona giusta per scrivere la storia di Minerva. Ho fatto presente che non ero una lettrice di Topolino, e che non conoscevo la lore in modo approfondito, ma mi hanno risposto che Disney in questo specifico caso preferiva uno sceneggiatore che fosse al di fuori del mondo di Topolino. Dopo che ho accettato l'ingaggio, mi hanno fornito vari materiali su cui documentarmi, tra cui un'analisi completa dell'evoluzione del personaggio Minni, dalla sua nascita a oggi. Così, ho potuto approfondire lo storico del personaggio prima di lavorare alla creazione di questa nuova giovanissima Minni, ed è stato interessante.
 
SC: Sicché, sei più legata al mondo Disney dal punto di vista dell'animazione?
 
GB: Sì. Il mio film d'animazione Disney preferito da adulta è Le follie dell'imperatore. Kuzco e Yzma sono insuperabili, l'ironia della pellicola è divertente e intelligente, e la storia oltre a essere comica è anche avventurosa e profonda. Da bambina mi sono emozionata con Ariel quando le hanno strappato la voce, e con Aurora quando si è punta, e ovviamente ho cavalcato in battaglia con Mulan. Ho pianto quando con papà sono andata al cinema e ho visto Il Re Leone, e di notte quando nel lettino avevo paura del buio mi sembrava di vedere i tentacoli di Ursula emergere dalle tenebre... Dello splendido Fantasia, che da bambina con il mio fratellino avrò visto dieci volte, ho ancora il VHS da qualche parte nella libreria.

Mio papà invece era stato un lettore di Topolino, e perciò in casa ne aveva diversi. È anche per lui che ho accettato di scrivere la storia di Minerva. Ho pensato che sarebbe stato felice di sapere che mi avevano chiesto di scrivere della giovane Minni.


SC: In questa storia, vediamo delle versioni alternative di Min... Minerva e delle sue amiche: giovani, intraprendenti e piene di risorse. Qual è stato il processo per definire e costruire i loro caratteri e gli equilibri tra le loro diverse personalità?
 
GB: Lo stesso che uso per i personaggi dei miei romanzi. Devono essere persone vere, e per essere persone vere le devo conoscere profondamente, sapere di loro molto di più di ciò che apparirà poi sulle pagine che scrivo. Avendo avuto una certa libertà per poter scrivere dei vari personaggi, su tutti Minni, Paperina e Clara, ho potuto fantasticare su Minerva e sulle sue amiche in modo abbastanza libero, immaginando le loro dinamiche nel contesto scolastico e fuori, quando si divertono insieme in giro come fanno le ragazzine della loro età. E così sono nate come le potete leggere. Le loro interazioni, in qualche circostanza, si ispirano anche al trio di amiche di cui facevo parte da bambina. Avevo una fonte di documentazione naturale nella mia esperienza, e vi ho pescato qualcosa!

SC: La rivale della protagonista è Serena, una ragazzina "antipatica" che ha un numero davvero esagerato di cugini! Quali sono stati i tuoi spunti per creare questa figura?
 
GB: Serena mi rende felice perché ho chiesto e ottenuto che la "cattiva" della storia fosse ufficialmente italiana! Ovviamente Serena non è davvero cattiva, dal suo punto di vista ha ragione su tutto. Ma di sicuro è l'antagonista di Minerva, e per questo a molti potrà sembrare antipatica. Serena nasce dalla mia fantasia, e visto che anche lei è una persona vera, alcuni aspetti più profondi del suo carattere rimangono nascosti sotto la superficie. Per esempio il rapporto con la madre, che si vede solo in una pagina, ma che per Serena ha un gran peso quando decide di impegnarsi così tanto per vincere i concorsi scolastici. L'unico dettaglio per cui mi sono ispirata a un personaggio già esistente è il neo che Serena ha sul viso: ho chiesto al disegnatore di farle un neo "come quello di Tomie", il celebre personaggio dell'autore di manga horror giapponese Junji Itō. Lo trovavo un riferimento divertente, e anche il disegnatore ha sorriso all'idea, che ha trasposto volentieri sulla pagina.
 
SC: La fantasia di Minerva è ciò che la spinge a trovare soluzioni fuori dagli schemi, a immaginare di riportare in vita i dinosauri e a sognare un futuro come esploratrice alla ricerca di Atlantide... Quali sono i lati della sua natura in cui ti ritrovi di più e che hai sentito più vicino a te mentre la scrivevi?
 
GB: La fantasia e il bisogno di esplorare, certamente. Minni immagina di scoprire e studiare mondi nuovi, di fare viaggi nello spazio e salpare verso terre sconosciute, ed è così che si sente sempre stimolata ed emozionata. Nel mio caso, la stessa funzione necessaria la svolgono i romanzi, la scrittura e la lettura. La creazione e l'esplorazione di centinaia di nuovi mondi, popolati di creature e personaggi che non avevo mai visto. Senza questo non potrei emozionarmi così, e per Minni è lo stesso con la sua passione, la sento molto vicina.


In più con Minni condivido una cosa che a molti sembrerà strana. Da bambina, e anche adesso, ho sempre trovato interessanti e amorevoli le creature che appaiono agli altri un po' strane, o bruttine, o che addirittura possono sembrare malvagie e pericolose. Al paesino di montagna dove andavo in vacanza da bambina, l'aneddoto che raccontano più spesso su di me è quando a quattro anni mi portavo in giro una serpe, e la trattavo come se fosse il mio animaletto domestico. Mi ha anche morsa un paio di volte. Giustamente.

Anche Minni si affeziona agli "animaletti" che gli altri disprezzano: nelle piante carnivore e nei ragni, lei ci vede il bello e l'interessante. Tutti sono capaci di amare la delicatezza e i colori della farfalla, ma Minni sa apprezzare anche le qualità straordinarie della tela del ragno.
 
SC: Per concludere la chiacchierata, ti chiederei anche qualche commento sugli altri personaggi che popolano questa simpatica avventura, in particolar modo la zia Tilda e Wilbert, ma anche l'adorabile gattino Figaro e la misteriosa zia di Clarabella che sembra avere un detto per ogni situazione.

GB: Wilbert è un tipo che mi piace molto, perché è uno zio paziente, che davvero vuole bene a Minerva, e pensa che sia una giovane ragazza intelligente e con enormi potenzialità per il futuro. A suo modo si impegna a sostenerla, pur combinando pasticci. È a suo modo anche un artista in cucina: come faceva mio papà — che però cucinava meglio!  cambia ogni ricetta un po', con "il tocco dello chef", prima di metterla in pratica.

Zia Tilda è una donna che ammiro perché si è dedicata alla scienza e, nella mia idea quando ho progettato la storia, ciò ha molto ispirato Minerva nella sua crescita. Per la passione di zia Tilda nello smontare gli oggetti elettronici mi sono ispirata a mio marito, che come lei lo faceva fin da bambino, spinto dalla curiosità di vedere davvero come funzionassero. 


Il gattino Figaro poi è stato un piacere vero da scrivere, perché io proprio come Minerva vivo in simbiosi con la mia gatta, che si chiama... Gattina! Proprio Gattina! Ecco un'altra cosa che decisamente abbiamo in comune. In ogni romanzo che scrivo inserisco un gatto, ormai da più di un decennio, quindi era solo naturale che anche Minerva avesse un compagno felino fidato, che le sta vicino nei momenti belli e in quelli brutti. Chissà che qualcuno dopo aver letto il graphic novel non decida di adottare un micino... glielo auguro.

Ah! La zia di Clarabella. Lei è una persona molto particolare, che ha fatto tantissime esperienze, quasi come se fosse una tartaruga centenaria... Chissà che non sarà possibile conoscerla meglio in futuro!

© Disney per le immagini pubblicate.
Ps. Al momento, Minnie Minerva Mouse è stata edita solamente in Germania (forse, alla fine, studiare tedesco per otto anni tra scuole medie e superiori è servito a qualcosa...), ma il sottoscritto si auspica che possa arrivare anche qui da noi perché è davvero davvero davvero simpatica!

giovedì 4 giugno 2026

Un'ottima notizia per la comunità donaldista internazionale

Forse ricorderete il post di qualche mese fa in cui esprimevo il mio dispiacere e la mia perplessità nel constatare la decadenza della qualità delle copertine di una prestigiosa fanzine del settore come Der Donaldist, passate dall'essere vetrina di talenti (pubblicati anche ufficialmente da Disney) a pigre rivisitazioni senza troppo estro, se non addirittura (in tempi più recenti) incubi generati dall'intelligenza artificiale. Ebbene, le mie rimostranze sembrerebbero essere giunte a chi di dovere ed essere state felicemente accolte. Per il nuovo numero della rivista (il 171) che celebra i cinquant'anni di vita di questo pilastro della ricerca e della divulgazione donaldista, ecco che ci si è infatti rivolti a un artista di tutto rispetto, Paco Rodriguez, che realizza stabilmente storie di Paperi e Topi per l'editore Egmont da tre decenni, ha all'attivo oltre 600 copertine edite, e collabora a vario titolo pure con l'editore olandese DPG.


Lo stile preciso, tondo e istintivamente piacevole di Rodriguez risulta la scelta migliore per omaggiare l'importante anniversario e l'Uomo dei Paperi in persona, Carl Barks, che viene ritratto divertito mentre osserva quanto gli viene indicato dal suo figlio adottivo Donald. 


© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 8 marzo 2026

La mia esperienza a InnovaComiX 2026


Negli ultimi cinque anni, sono diventato un frequentatore abbastanza assiduo di eventi e manifestazioni legati al fumetto: mi potete incontrare tra i banchi degli espositori alle mostre ANAFI, a Lucca Collezionando, a Lucca Comics and Games (anche se, a causa della grande affluenza, immagino sia più difficile distinguermi tra la folla), in quell'oasi di pace non commerciale conosciuta come Rapalloonia e, occasionalmente, in altre realtà in cui non so se metterò più piede, come Milan Games Week e Torino Comics. Per inaugurare le mie presenze pubbliche del 2026, ho deciso di dare una possibilità a un giovane festival che si tiene a Lugano, in prossimità del pittoresco Lago Cenisio, e mai decisione è stata più azzeccata! Se volete leggere un articolo formale (e più "istituzionale") su InnovaComiX, vi rimando al pezzo che ho scritto per afNews; qui, invece, proverò a restituire alcune impressioni molto personali.

Innanzitutto, vengo a conoscenza della rassegna in maniera piuttosto casuale, attraverso Instagram, e la sua prima descrizione mi conquista già: tanti ospiti, tanti incontri, esposizioni, discussioni, workshop... wow! Così, mi sveglio alle cinque di mattina circa, faccio colazione e mi preparo alle mie due orette e qualcosa di treno; da notare che c’è un simpatico sciopero della compagnia ferroviaria proprio lo stesso giorno, ma la cosa fortunatamente non scombussola i miei piani. Verso le nove raggiungo Lugano e in stazione incontro quello che sarà il mio fedele alleato e collaboratore nel corso della giornata, Luis Bar... Baer... vabbè, Luis.

L'ingresso di Villa Ciani prima dell'apertura ufficiale delle porte

Dopo aver scambiato convenevoli e qualche chiacchiera (Luis è silenzioso ma simpatico), facciamo una prima tappa in una fumetteria del luogo dove deve recuperare alcuni acquisti e poi ci dirigiamo alla nostra metà: l'affascinante Villa Ciani. Siamo un po' in anticipo sui tempi e cogliamo la palla al balzo per fare un giretto di nascosto mentre le varie sezioni sono ancora in allestimento. Tornati al piano terra, iniziano ad arrivare gli ospiti e i primi visitatori. Per tenere fede allo scopo di questo blog, farò riferimento all'unico ospite disneyano presente, uno che da solo vale almeno per trenta: Ulrich Schröder. Ulrich è bravissimo, punto. Ha una carriera più che quarantennale nel ramo (ha iniziato giovanissimo) e ha illustrato decine e decine di illustrazioni e copertine ma-gi-stral-men-te! Vi invito a interrompere la lettura di questo resoconto e a scorrere le pagine nel link appena sopra per rendervi conto della sua incredibile abilità. Era da tempo che desideravo incontrarlo, ma purtroppo ha la cattiva abitudine di partecipare a eventi troppo lontani... non potevo farmi sfuggire questa possibilità!

Dopo una piacevole conversazione (Ulrich è simpatico senza essere silenzioso, e parla anche un ottimo italiano), approfitto del momento di tranquillità per chiedergli uno sketch. Conoscendo bene la sua passione per il Barks anni Quaranta (e la sua bravura nel riprendere quello stile specifico), gli mostro una vignetta tratta da Paperino enciclopedico (1948), chiedendogli di replicare la posa di Donald. La sua tecnica è una gioia per gli occhi: matita colorata per abbozzare, pennino a inchiostro per ripassare e pennello per riempire i neri. Durata del procedimento: un paio di minuti; risultato: eccellente.

La reference barksiana

Il mio tesoro

Lasciamo Ulrich al suo pubblico e proseguiamo con la perlustrazione degli spazi, facciamo qualche disegnino, sperimentiamo con i colori e assistiamo alle varie esposizioni di tavole originali. Usciamo dalla villa per esplorare la riva del lago, passeggiamo e parliamo (io parlo), guardiamo le papere nel prato, cerchiamo i cigni (ne vediamo uno di numero nell'acqua) e poi pranziamo. Luis, previdente, si è preparato dei sandwich da casa, mentre io finisco per spendere 22 euro in una nota catena di fast food per un menù che in Italia sarebbe costato la metà. Ma vuoi mettere il panorama...

Un Donald che ho abbozzato e colorato con gli strumenti trovati in loco

Torniamo al Festival, facciamo altri disegnini e ci sediamo nei banchi di scuola preparati per il workshop di Ulrich. A parte una signora seduta di fianco a me e ai volontari che assistono l'artista, gli unici adulti oltre a noi sono i genitori dei bambini che popolano l'aula, ma siamo impazienti di scoprire i segreti per diventare dei provetti disegnatori di personaggi Disney! La lezione si protrae per oltre due ore e, verso le cinque e mezza, torniamo giù.

In previsione del rientro, vado a porgere un ultimo saluto a Ulrich, attendo che la fila di piccoli avventori ottenga il proprio bottino e, assicurandomi che non ci sia più nessuno all'orizzonte, colgo l'attimo per chiedergli un ulteriore disegno, che renda questa volta omaggio a un altro grande maestro, Romano Scarpa. Cosa mai potrei chiedergli se non Gedeone de' Paperoni (che giusto un paio di settimane prima aveva spento ben 70 candeline)? La tecnica è la stessa della mattina, e il risultato pure!

C'è poco da dire...

Ormai, la mia avventura sta per volgere al termine, raccolgo Luis e ci avviamo verso la stazione. Ci promettiamo di rivederci presto, ci facciamo uno scarabocchio reciproco con il pennarello sulla mano e si dice ciao ciao alla Svizzera. Nella mezz'ora di cambio che ho a Milano Centrale, cerco di non svenarmi per mangiare una pizza, ma fallisco.

Per quanto mi riguarda, come peraltro scrivevo già nel precedente articolo, si è trattata di una bellissima esperienza, e non vedo l'ora di ripeterla, magari riuscendo ad avere più di un giorno a disposizione. Ringrazio, quindi, gli organizzatori per la gentilezza, Ulrich per la disponibilità e Luis per... per essere sé stesso e per avermi accompagnato in questa impresa in terra straniera. Per concludere, un fumetto inedito che il mio valido collaboratore ha realizzato per restituire le proprie impressioni.


© Disney per Paperino, Gedeone e per la vignetta pubblicata.

domenica 22 febbraio 2026

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte terza)

Nella terza puntata della nostra rubrica (ecco la prima e la seconda nel caso ve le foste perse), Ville Tanttu ci racconterà quali sono i suoi segreti per comporre una vignetta efficace. Buona lettura!

COME COSTRUIRE UNA VIGNETTA
di Ville Tanttu

Personalmente, tento di trovare una composizione che sia chiara e il più possibile di supporto alla storia; ragiono su quale dimensione sarebbe la migliore per descrivere l'azione e quali dettagli sarebbe importante mostrare affinché il lettore rimanga coinvolto nello svolgimento della trama. Nel fare ciò, provo a tenere a mente la sezione aurea e lo scavalcamento di campo, termini di narrazione visiva che ho imparato durante gli studi di animazione e sceneggiatura cinematografica all'Università di Scienze Applicate di Turku.

Quando utilizzo la sezione aurea, cerco di delineare il personaggio in modo che ci sia sempre spazio per il suo sguardo. Anche capire come evitare lo scavalcamento di campo (vale a dire come non superare la linea immaginaria di 180 gradi su cui sono posti gli "attori") è importante, per esempio in scene di dialogo. Le immagini che seguono la precedente devono essere studiate in modo che il lettore non abbia l'impressione che i personaggi si siano scambiati di posto improvvisamente, come se la vignetta fosse specchiata.


In Surprising recycling, c'è un esempio dell'uso della sezione aurea in una vignetta. Pippo è posizionato nel primo terzo della vignetta, ma la direzione dei suoi occhi e la parte anteriore dell'auto puntano nella direzione dove è rimasto dello spazio vuoto per indicare la direzione del loro movimento successivo.


Nella prima storia che ho disegnato, Portefeuille aan touwtje, il mio editor ha corretto la disposizione degli elementi in modo che la banconota fosse più in evidenza, essendo centrale per la gag.

Trovo sempre affascinante quando un mio racconto viene disegnato da un illustratore con più esperienza di me. È illuminante vedere come un professionista esperto di narrazione visiva possa scegliere un'angolazione migliore di quella che avevo immaginato. Energy problems, che ho realizzato con il mio co-sceneggiatore Aki Veikkolainen, è stata disegnata dal talentuoso Miguel Fernández Martinez, le cui storie leggevo da bambino!


L'artista ha giustamente modificato la struttura della vignetta in modo che il lettore potesse notare un'alta pila di batterie per auto dal punto di vista di Paperone e Paperino. In questo modo, la direzione della prossima azione dei personaggi è evidenziata meglio.

Studio costantemente la narrazione visiva immergendomi nella composizione degli altri illustratori e provo di volta in volta a migliorare la costruzione delle mie vignette. Ci riuscirò? Ai posteri l'ardua sentenza!

© Disney per le immagini pubblicate.

lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.

lunedì 8 dicembre 2025

Qui, Quo e Qua... da grandi!

Dopo avere scritto di Della e del quarto nipotino Que, torno a occuparmi dei tre paperini di casa Duck per un argomento abbastanza peculiare. Vi siete mai chiesti come apparirebbero da grandi? Come si comporterebbero? "Impossibile!", starete esclamando, "I personaggi dei fumetti non possono crescere!" Eppure, l'articolo odierno intende esplorare proprio questa eventualità e, per riuscire nell'intento, sono andato a consultare centinaia e centinaia di storie per poterne individuare alcune i cui autori effettivamente si sono chiesti come apparirebbero i nipotini da grandi e come si comporterebbero, e hanno provato a trovare delle risposte a tali quesiti.


Innanzitutto, pur trattandosi di un medium differente, ritengo doverosa una menzione speciale per il corto animato Il numero fortunato (Lucky Number, dir. Jack Hannah, 1951), in cui Qui, Quo e Qua sono di fatto rappresentati come teenager in grado di guidare un'automobile. Altri due casi, facenti questa volta capo alla produzione televisiva, sono riscontrabili nell'episodio "Un Papero nel Futuro" ("Duck to the Future", dir. Terence Harrison, 1987), in cui Paperone viene catapultato di quarant'anni nel futuro da Amelia e incontra i suoi pronipoti adulti (scoprendoli più avidi che mai e al soldo della stessa fattucchiera), e nella serie Quack Pack - La banda dei paperi (Quack Pack, 1996-1997), in cui i nipoti risultano avere qualche anno in più del solito... ma ci torneremo più tardi.


Per quanto riguarda le storie a fumetti, la prima a mostrare una simile evenienza è Archimede e il futuro in scatola (Saidenberg/Lima?, 1973), in cui, desideroso di scoprire come verrà conservato il cibo nel futuro, il gallinaccio titolare dell'episodio si reca nell'anno 2000 con la sua macchina del tempo. Oltre a Paperino, Paperone e Paperoga (che conservano il loro aspetto abituale), Archimede incontrerà anche le versioni cresciute di Gilberto, dei Bassottini, di Qui, Quo e Qua e di uno dei nipoti di Topolino.


Nel nostro continente, è invece l'olandese 60 jaar DD (Hasselaar, Beekman/Heymans, 1994) a detenere l'originale primato. In questo racconto, in seguito a un incidente, Paperino rimane addormentato per trent'anni. La Paperopoli del 2024 è futuristica e i suoi abitanti sono visibilmente invecchiati. Qui, i paperini sono tre disoccupati che non hanno terminato gli studi e, come se non bastasse, Gastone e Paperina sono sposati e hanno due figli (un maschietto e una femminuccia). Fortunatamente per il nostro, l'esperienza nel mondo del domani non si rivelerà che un sogno.


Un terzo esempio è riscontrabile in Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande (Salvatori/Marabelli, 1994), ispirata al film Big (dir. Penny Marshall, 1988), in cui Qua è triste e ha un problema che reputa irrisolvibile: ha paura di crescere. Ha paura di diventare grande perché da grande potrebbe essere "un disoccupato, un fallito senza mestiere, un inconcludente, un incapace, insomma, un perdente assoluto!" I pensieri pessimistici occupano talmente tanto spazio nella testa del piccolo Papero che i suoi rendimenti scolastici e sportivi lasciano molto a desiderare, e lui si rifiuta persino di giocare assieme ai suoi fratelli. Dopo una consulenza dell'esperto Pico de Paperis, che suggerisce che Qua viva "un periodo da adulto", la famiglia si reca da Archimede per far sì che ciò diventi realtà, grazie al suo "acceleratore istantaneo della crescita". Risultato: Qua cresce e dimostra anche una certa predisposizione per gli affari, ma con il tempo inizierà a sentire la mancanza dei suoi fratelli e della sua vera età.


In Wortelfilm (Geradts/Barreira, 1997), grazie all'ausilio di un macchinario di Archimede, Paperino pensa di essersi trasportato in avanti di venti anni nel futuro. Dinnanzi a lui, una Paperopoli (pardon, una Pitagoropoli) che ricorda quella di Archimede Pitagorico e la città del poi (?/Barks, 1961), con strade sospese tra i grattacieli e mezzi di trasporto avveniristici. Dopo essere stato preso in custodia da due solerti agenti di polizia, lo sventurato protagonista si vede costretto a fare ricorso a tre avvocati dal nome famigliare, "Duck, Duck e Duck". Qui, Quo e Qua si presentano, sensibilmente cresciuti, e lo conducono a casa dell'ormai anziano Gastone, che da vent'anni è sposato con Paperina. Alla fine della storia, Donald farà ritorno alla sua quotidianità e l'amico inventore gli rivelerà un "piccolo" dettaglio che gli farà cambiare prospettiva sull'avventura appena vissuta.


Il racconto successivo in ordine cronologico è il toccante Paperino e i pensieri di grandezza (Russo/Faccini, 1997), in cui Paperino si pena tanto per avere nipoti diligenti e studiosi, sognando un futuro in cui i suoi sforzi siano serviti a qualcosa. Qui, Quo e Qua si laureano e ottengono delle floride carriere professionali, ma il sogno del loro ex-tutore si trasforma presto in un incubo quando questi si alleano per buttarlo in mezzo a una strada. I tre nipotini "generosi e affettuosi" si sono trasformati in "mostri" che pensano solo ai guadagni. Fortunatamente, le cose possono ancora essere cambiate...


Ciò che viene narrato in Paperino e il corridoio temporale (Tulipano/Dossi, 2000) è piuttosto anomalo, ma altrettanto meritevole di attenzione ai fini della nostra indagine. Infatti, a bordo di un'astronave progettata da Archimede, Paperino, i nipotini e alcuni membri della Banda Bassotti attraversano inavvertitamente "una sorta di corridoio nel quale il tempo scorre più in fretta", subendo così un invecchiamento precoce. Non c'è però da preoccuparsi: entro le trenta pagine a disposizione, riusciranno a imboccare nuovamente la strada di casa e a tornare agli "anni giusti".


Paperinik e la new generation (Negrin, Leoni, 2003) è il secondo titolo tra quelli presi in considerazione che ha a che fare con un viaggio nel tempo convenzionale. Qui, la macchina del tempo del solito Archimede spedirà Paperino "una dozzina d'anni" nel futuro, in una Paperopoli in cui tre Paperi che si fanno chiamare "PK Squad" sono riconosciuti come i degni successori di Paperinik, misteriosamente scomparso. Il nostro ci mette poco a capire l'identità dei tre nuovi sorveglianti e si unisce a loro per catturare un ensemble di banditi e tornare infine al suo presente.


Su Whatever Happened To Scrooge McDuck? (Jensen/Tortajada Aguilar, 2006) non c'è in realtà molto da dire con riferimento al nostro focus: si tratta di un flashback raccontato da un robot cento anni nel futuro e mostra solo in un paio di vignette i nipotini adulti, in procinto di ottenere il controllo della Fondazione de' Paperoni.


Big Business (Halas/Santanach Hernandez, 2012) ripercorre grossomodo la trama di Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande. Stanchi della scuola, che considerano una perdita di tempo, i tre approfittano di un acceleratore della crescita di un certo inventore per provare la tanto agognata vita adulta. Si troveranno presto, loro malgrado, a fare i conti con mancanza di soldi per soddisfare i bisogni primari e difficoltà di trovare un impiego. Provvidenzialmente, l'effetto della loro trasformazione è temporaneo.


A oggi, l'ultima storia in cui è possibile osservare Qui, Quo e Qua da grandi è A World Without Scrooge (Moriarty Solstrand/Mota, 2012). Qui, l'intera famiglia dei Paperi si reca nel futuro (indovinate grazie a chi) per cercare un rimedio per fare uscire Paperone da un coma causato dalla puntura di una zanzara tropicale nel corso di un loro viaggio. La Paperopoli senza Scrooge è un luogo terribile, governato dai Bassotti, e i tre nipoti sono ora Gran Mogol a capo della resistenza segreta contro il loro regime del terrore. 


Prima di passare alla sezione finale della ricerca, vorrei far fede alla promessa fatta all'inizio e tornare un attimo su Quack Pack. Ebbene, esiste solo una breve storia a fumetti ispirata alla serie animata, Snooze Blues (Parent/Costanza, 1997), che mette in scena un anonimo quadretto domestico. Tuttavia, senza alcuna ragione apparente, i nipoti di Paperino sfoggeranno questo look anche in Paperinik e i crimini virtuali (De Lellis, 1998), in un ricordo dello zio.


Questo articolo non sarebbe considerabile completo se non documentassi anche tre illustrazioni. Nella prima, disegnata da Hans Holzherr e pubblicata sul trentesimo numero della fanzine tedesca Der Hamburger Donaldist (1981), l'artista svizzero si è immaginato una situazione in cui i nipoti di Paperina e Paperino portano in giro i loro ormai anziani parenti, in grado solamente di dedicare un pensiero sconsolato ai donaldisti e alle loro teorie.


La seconda è ben più nota ed è opera di uno dei più rinomati autori di fumetti Disney contemporanei: Don Rosa. Ciononostante, siccome la vignetta in questione è stata spesso condivisa estrapolata dal suo contesto originario, ci tengo a introdurla con le parole dello stesso autore, pubblicate sul terzo volume della Don Rosa Library edita da Fantagraphics:

Questa vignetta è un problema per me dal 1991, a causa del suo utilizzo non autorizzato! I fan la vedono su siti che non hanno mai chiesto il permesso di pubblicarla e pochi sembrano conoscerne l'origine.
    Il disegno era originariamente il mio contributo a una fanzine che ha invitato diversi cartoonist a illustrare la frase "Hey, Daisy! Whatever happened to Scrooge?" ("Hey, Paperina! Che è successo a Paperone?"). Era una pubblicazione scherzosa e avrebbe dovuto essere divertente vedere tutte le bizzarre idee dei vari fumettisti che si sarebbero prestati a partecipare. Alcune erano divertenti, alcune piuttosto volgari; ma, dal momento che ho una visione così seria di questi personaggi, ho offerto una scena che mostrasse quello che potrebbe essere detto in un futuro lontano sulla tomba di Paperone. Siccome le mie storie sono ambientate negli anni Cinquanta, non è possibile che Paperone possa avere fatto tutto quello che viene raccontato nelle storie di Barks ed essere ancora vivo oggi.
    In ogni caso, alcune persone hanno preso il mio contributo e hanno iniziato a ristamparlo senza permesso e fuori contesto, facendo sembrare che io volessi mostrare una scena deprimente senza motivo!


L'ultima, realizzata invece da James Silvani su richiesta di un fan, è stata condivisa dall'artista sul proprio profilo Instagram in data 18 ottobre 2023 e ritrae i nipoti tra vent'anni, andando a enfatizzare le diverse personalità con cui i tre sono stati caratterizzati nella serie televisiva DuckTales (2017-2021).


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia James Silvani per aver permesso la riproduzione del suo disegno.
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