Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da
Hans von Storch nel 1976,
Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime
fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale
D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.
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| Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985) |
Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese
Donaldisten o la danese
Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini,
Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali
Tony Strobl e
Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).
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| Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl |
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| Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche) |
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| Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann |
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| Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980) |
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Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl
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| Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann |
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| Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi |
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| Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder |
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| Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari |
Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.
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| Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson |
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| Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier |
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| Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota |
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| Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson |
I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).
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| Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder |
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| Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson |
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto,
Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese
NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.
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| Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991) |
Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.
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| Copertina del numero 169 (2025), a cura di ??? |
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| Copertina del numero 170 (2025), a cura di ??? |
L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...
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| Copertina del numero 147 (2014), a cura di ??? |
Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.
© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.
Really good article, I didn’t know Tony Strobl did a drawing for them. It’s great to see all these artists drawing the Ducks.
RispondiEliminaI don’t like the covers for issues 169 and especially 170; they seem like the result of a bad ChatGPT prompt (also, Gladstone looks like he’s from the DuckTales reboot).
The cover for issue 147 doesn’t bother me; it’s still art.
Thank you, Harry! As I wrote, everyone has their own tastes: I definitely prefer original illustrations over just recycling panels, even if with an effect on them.
EliminaYou should start your own contrafanzine, Il Donaldista ;)
RispondiEliminaIn all seriousness, excellent article. There’s something paradoxical about the usage of AI compared to the creative exhibitionism historically intended by the fanzine, but indeed it is also a reflection of the current status what the target audience regards - it’s clear that a new, international passionate generation is needed in order to forward these types of fanzines, or will donaldists become a “extinct breed”?
I wasn’t aware of the contributors interviews with artists - fascinating info.
Thank you! There were more original interviews that I have not mentioned (included a couple with translator Erika Fuchs and one with Luciano Bottaro, provided by none other than Luca Boschi).
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