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martedì 9 luglio 2024

Si parla di Un trou... de mémoire (Mathias, Leloup/Baccinelli, 2024) assieme ai suoi autori

Nel corso dell'ultimo articolo, si è parlato della collana Glénat di produzioni originali con personaggi Disney. In quel caso, come si è detto, si tratta di fumetti "atipici", d'autore, di interpretazioni piuttosto creative, mentre le storie Disney "regolari" trovano la loro collocazione tra le pagine delle pubblicazioni francesi edite da Unique Heritage, con cui ho avuto il piacere di collaborare in un paio di occasioni.

Ebbene, per celebrare i festeggiamenti per il novantesimo compleanno di Donald (su cui ho scritto qualcosa qui), Picsou Magazine 579 sfoggia, in bella vista in copertina, la dicitura "Donald made in France". All'interno del numero, infatti, vi è un fumetto inedito, realizzato appositamente per la rivista, in cui Paperino, rinvenendo un buco nella sua prima giubba, si reca da amici e parenti per tentare di ricordare a quale evento risalga. Per comprendere il motivo della rilevanza di questa storia, bisogna fare un piccolo distinguo tra la situazione dei fumetti Disney in Francia e in Italia. Nel nostro paese, come si sa, vengono realizzate ogni settimana storie nuove, pubblicate su Topolino; in Francia, invece, la produzione di fumetti disneyani (iniziata negli anni Cinquanta) ha cominciato ad arrancare nei primi anni Dieci del Duemila. Difatti, a partire dal 2011, gli unici materiali a fumetti inediti prodotti per le riviste d'Oltralpe sono storielle da una o due tavole delle serie Les p'tits boulots (con protagonista Paperino) e Énigme (con protagonista Topolino). Le uniche, ambiziose, eccezioni sono rappresentate da Pas de repos pour les héros (Augereau, Chamblain/Pérez, Fernández, 2017), L'idole sacrée de l'île aux cent volcans (Chamblain/Pérez, Fernández, 2018) e Enquête en pleine tempête (Chamblain, Lichten/Pérez, Fernández, 2018), tre insolite avventure corali da quarantotto tavole l'una, pubblicate a episodi su Le Journal de Mickey.

Particolare dalla copertina di Picsou Magazine 579

Ora, nel 2024, Un trou... de mémoire (espressione idiomatica traducibile come "Un vuoto... di memoria", che, in questo caso, gioca con il significato letterale di "trou", "buco") interrompe la lunga assenza di produzioni originali e propone una lettura apprezzabile su più livelli, che strizza l'occhio ai lettori più esperti attraverso citazioni e riferimenti a grandi classici donaldisti. Ma chi sono i suoi autori? Ai testi, abbiamo Hugo Mathias e Alban Leloup, che da anni si occupano della redazione di introduzioni e articoli per le pubblicazioni francesi; ai disegni, invece, ritroviamo un certo Emmanuele Baccinelli, nome ben noto in Italia, artista e illustratore di punta delle testate Panini. Con simili natali, questo breve racconto celebrativo non può che promettere bene! Come, ormai, è diventata consuetudine, mi sono prodigato per ottenere commenti preziosi dai diretti interessati. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
HM: Hugo Mathias
AL: Alban Leloup
EB: Emmanuele Baccinelli

SC: Hugo, Alban... cominciamo da voi! Da lettori di fumetti Disney a redattori dei magazine Disney a sceneggiatori. Quale è la vostra storia?

HM: Ciao, Simone! Io ho iniziato a leggere i fumetti di Paperone e Paperino nel luglio 2004, quindi esattamente vent'anni fa! Il mio fumetto "Numero Uno" è stato Super Picsou Géant 122 e sono diventato subito un appassionato. Compravo tutte le riviste che potessi trovare nelle librerie e visitavo mercatini dell'usato e inserzioni eBay alla ricerca dei vecchi numeri.

Dopo essere diventato un grande fan di Don Rosa, ho iniziato a leggere i suoi fumetti in inglese... e mi sono reso conto di moltissimi errori di traduzione. Perciò, nel 2017, ho deciso di redigere una tabella con tutti gli errori che riuscissi a trovare — si aggirava attorno al migliaio di righe — e nuove traduzioni fatte da me. Ho contattato il direttore di Picsou Magazine (che, all'epoca, era ancora quello storico, Pascal Pierrey) ed era interessato, ma alla fine non siamo riusciti a farci nulla. Però, abbiamo iniziato a entrare in confidenza e, quando un paio di mesi dopo mi ha detto che stava lavorando a una nuova formula per Picsou Magazine e che stava cercando nuovi giornalisti, ho immediatamente colto l'occasione al balzo! Lavorare per questa rivista è un sogno diventato realtà!

In seguito, Jean-Baptiste Roux è diventato direttore e, quando ci ha detto che aveva in mente di rilanciare la produzione di storie francesi, gli ho inviato con frequenza alcune idee, ma sempre per storie troppo lunghe. Alla fine, scorgendo il novantesimo compleanno di Paperino all'orizzonte, ho pensato: "Ok, questa è un'occasione perfetta, pensiamo a qualcosa di breve e convinciamolo!" Ho portato Alban con me in questa missione e, questa volta, Jean-Baptiste ha detto di sì... e gliene siamo eternamente grati!

AL: Non ho mai pensato che un giorno avrei lavorato per una rivista che ha plasmato la mia infanzia (e quella di così tante altre persone)! Ma non ho nemmeno mai pensato che avrei realizzato un cortometraggio come tributo a Telecat (un programma di pupazzi incredibilmente bizzarro degli anni Ottanta) o che avrei scritto un romanzo storico. Eppure, sono riuscito a fare queste cose perché persone incredibili me ne hanno data la possibilità e mi hanno concesso le loro energie e il loro sapere. Jean-Baptiste Roux mi ha dato questa possibilità e sembra che sia venuto fuori qualcosa di buono! 

Ovviamente, sognavo di fare fumetti quando ero un bambino, ma penso che sia così per tantissimi piccoli belgi. Dopotutto, il Belgio è IL paese dei fumetti. Sono ovunque intorno a noi: nelle nostre case, nei nostri musei, sui muri delle nostre strade... Ma, parlando specificatamente di fumetti Disney, credo di essere molto più appassionato ora di quanto non lo fossi da bambino. Non mi fraintendere: adoravo i vecchi volumi di Mickey Magazine degli anni Cinquanta che trovavo in soffitta, e amavo leggere Picsou, ma non avevo accesso ai numeri più recenti. Quando sei un bambino, devi chiedere il permesso (e i soldi!) ai tuoi genitori per poter comprare una rivista. Quando sei adulto, invece, sei finalmente libero di affrontare la tua coscienza... e il tuo portafoglio.

Titolo e prima vignetta di Un trou... de mémoire

SCUn trou... de mémoire è la prima storia Disney prodotta in Francia da un po' di tempo... Che sensazioni avete provato nel poter portare avanti questa lunga tradizione?

HM: È un incredibile onore e gioia, un sogno divenuto realtà! Avere una nostra storia su una rivista di cui abbiamo letto e amato così tanti numeri nel corso degli anni... Ma è stata anche una bella responsabilità, perché si tratta della prima storia francese da un po' di tempo! Volevamo fare il miglior lavoro che potessimo, perciò, siccome siamo ancora alle prime armi nel settore, ci abbiamo passato sopra tantissimo tempo, soprattutto sulla suddivisione in vignette, che è stata una delle parti che ho preferito! Ho letto la meravigliosa guida di Scott McCloud, Capire il fumetto, un fumetto sui fumetti e su cosa li renda un'arte speciale, molto di più della semplice somma di scrittura e illustrazione, un'arte con la propria unica grammatica. Ho provato a usare le formidabili possibilità che solamente il fumetto è in grado di offrire attraverso lo storyboard ed è stato molto interessante e stimolante! Ho particolarmente apprezzato come Emmanuele ha rappresentato l'idea di Paperino che "cammina tra le vignette"!

AL: Ci è stata concessa un'opportunità rara e preziosa, che ad altri, con ben maggior talento ed esperienza di noi, è stata rifiutata in passato, perciò l'abbiamo presa molto seriamente. Ci abbiamo lavorato instancabilmente, senza contare le ore e la cosa più grandiosa è che OGNI SINGOLA persona coinvolta nel progetto ha fatto lo stesso. Se questo dovesse essere il nostro unico fumetto, almeno ci abbiamo messo il cuore. Vedere la nostra sceneggiatura portata in vita da un artista così talentuoso come Emmanuele Baccinelli è stato quasi irreale. Quando abbiamo ricevuto le tavole, sembrava di vedere una di quelle storie italiane che ogni tanto ci capita di tradurre! Faccio ancora fatica a realizzare che abbiamo "creato" un giorno nella vita di Paperino.

HM: Abbiamo davvero avuto dei compagni d'eccezione! Jean-Baptiste ci ha affidato delle persone di talento! Siamo stati molto onorati di avere Emmanuele come disegnatore della nostra prima storia, ci ha veramente riempito di felicità! E che emozione quando ci ha inviato la sua prima bozza "fatta molto velocemente"... Ricordo di aver urlato dalla gioia! 

È stato un vero piacere anche lavorare con Christian Lerolle, il nostro eccezionale colorista, specialmente perché siamo riusciti ad avere una comunicazione efficiente con lui; e Pierre Delort, il letterista (che lavora per la redazione francese), ha fatto un incredibile lavoro, aggiungendo un sacco di piccoli dettagli e idee e creando un titolo simil-italiano!

Vorrei, infine, ringraziare anche Jean Chaffard-Luçon (uno sceneggiatore francese di film e programmi televisivi), che ci ha aiutati con il nucleo della storia e ha trovato l'idea del buco nella prima giubba. 

AL: Vorrei solamente aggiungere che penso che Hugo e io costituiamo una bella squadra, perché i nostri punti di forza si completano a vicenda. Hugo ha un'intelligenza visiva e spaziale che a me manca, mentre io ho più un'intelligenza concettuale e verbale. Dobbiamo ancora solamente imparare a non essere eccessivamente pignoli sui piccoli dettagli. Questa volta, abbiamo avuto il tempo per potercelo permettere, ma non sarà sempre così. Dateci nuove opportunità e troveremo il giusto ritmo!

HM: Sono d'accordo... Anche se ogni tanto ci ho messo del mio, come nel caso della vignetta con il riflesso del cucchiaio. Per valutarne la fattibilità, ho letteralmente preso un vero cucchiaio e l'ho "provato".

"Prova" per valutare il riflesso del cucchiaio e prima bozza di Emmanuele Baccinelli

SC: Credete che ci sia la possibilità di vedere altri fumetti originali nelle riviste francesi in futuro? È qualcosa che vorreste?

HM: Certamente! Picsou Magazine è parte dell'infanzia di tantissime persone francesi, perciò mi spiace che, diversamente da ciò che accade in Italia, non ci sia una forte tradizione nel creare fumetti come ce ne è nel leggerne. O, almeno, che non ci sia ancora! Sono sicuro che ci siano un sacco di autori e artisti francesi che amerebbero creare storie di Paperi per Picsou Magazine. Quindi, se riusciamo a incentivarlo, forse in qualche anno o in qualche decennio, la Francia diventerà un grande polo di produzione. Almeno, questo è il piano! Per quanto ci concerne, abbiamo così tante storie in mente, dunque saremmo più che pronti a ripetere l'esperienza.

AL: Confermo! Personalmente, conosco diverse persone che hanno già scritto per Disney in passato che lo farebbero nuovamente in un batter d'occhio. Ovviamente, quando si parla di disegni, non esiste più una "scuola francese". Intendo dire che esiste uno stile italiano e uno scandinavo per disegnare i fumetti Disney, ma la Francia non ha (o non ha più) un'impronta chiaramente identificabile. I nuovi artisti potrebbero dargliela, ma non succederà improvvisamente!

SC: Questa storia dura solo quattro pagine, ma è riempita di riferimenti a classiche avventure dei Paperi e un sacco di personaggi vi ci fanno capolino. Come avete deciso quali riferimenti e menzioni inserire? C'è qualcosa o qualcuno che avete dovuto lasciare fuori vostro malgrado?

HM: L'idea base della storia era che dovesse apparire il maggior numero di parenti e amici di Paperino. Abbiamo iniziato a elencare quelli che ci sembrava assolutamente logico che lui andasse a visitare (essenzialmente, i personaggi a pagina 2) e, per quanto riguarda gli altri, la decisione è stata fatta in merito alle gag che avremmo potuto raccontare. Nella prima versione della sceneggiatura, non figurava né Paperoga né Gastone. Mi pare che siano stati aggiunti quando abbiamo suddiviso il tutto in vignette e ci siamo accorti che c'era spazio per altri due personaggi. Non direi che abbiamo lasciato fuori qualcuno, a parte forse gli amici di quando Paperino era "Paperotto". Volevamo includere un loro ritratto alla fattoria di Nonna Papera, ma non c'è stato abbastanza spazio.

A proposito dei riferimenti, abbiamo stilato un'esaustiva lista di easter egg che potessimo nascondere (da Don Rosa, Carl Barks, cartoni animati classici, fumetti francesi, italiani...) e poi abbiamo ragionato se ci fosse o meno lo spazio per poterle inserire. Perciò, alcuni elementi non ce l'hanno fatta, ma quelli a cui tenevamo di più (come la targa dell'auto della polizia) ci sono, ed è fantastico! A noi piace particolarmente l'illustrazione sul gioco da tavolo a cui stanno giocando Qui, Quo e Qua... una sorpresa speciale per gli appassionati italiani!

AL: Per la cronaca, il riferimento più oscuro in questa storia è probabilmente il presentatore a pagina 3. Si tratta di un personaggio creato dagli olandesi negli anni Dieci del Duemila per la loro app di quiz. Era già apparso in due storie, ma solamente in Olanda, siccome era stato aggiunto dalla redazione  all'interno di storie provenienti da altrove, in sostituzione di personaggi anonimi. Perciò, tecnicamente, il suo cameo in Un trou... de mémoire rappresenta la sua prima autentica apparizione!

Vorrei anche sottolineare il fatto che le scelte cromatiche che abbiamo compiuto (e che sono state implementate dal talentuoso Christian Lerolle, che saluto) sono importanti tanto quanto i riferimenti. Per esempio, i Bassotti sono colorati come lo erano stati in alcune illustrazioni di Don Rosa per Picsou Magazine alla fine degli anni Novanta e a Paperoga abbiamo dato sfumature verdi sul berretto e sul collo del maglione perché era colorato così in COUAC !, un inserto pubblicato sul mensile Super Picsou Géant negli anni Duemila. 

Chris Quiz (Kris Kwis) nella versione olandese di Boss Lady (a sinistra) e in Un trou... de mémoire (a destra)

SC: Ciao, Emmanuele! Da un paio di anni, realizzi illustrazioni e copertine per i magazine Disney francesi. Come è nata questa collaborazione? 

EB: Ciao, Simone! In occasione della ristampa in Francia de Gli italici paperi, storia di Matteo Venerus che ho disegnato qualche tempo fa, sono stato contattato da Jean-Baptiste Roux, il curatore di Picsou, per una intervista a tema, uscita poi su Picsou Magazine 560. Da lì, è nata la proposta di realizzare una cover di PM, che è stata la prima che ho realizzato per una testata francese! Il disegno era una doppia cover per Picsou 562 che si sviluppava su prima e quarta di copertina. Da quel momento, ho iniziato a collaborare con grande piacere con la redazione francese per altre illustrazioni e disegni, anche per altre pubblicazioni, come Le Journal de Mickey, Mickey Parade Géant e altri albi fuoriserie.

SC: Noti un approccio o delle esigenze diverse rispetto a quando lavori per il mercato italiano?

EB: Il mio approccio per le cover francesi è a grandi linee identico a quello per la produzione di copertine italiane: bisogna studiare la richiesta, preparare due o tre bozze da presentare ai redattori e, poi, dopo la scelta del disegno, lavorare al definitivo, curando i dettagli, prima per la matita definitiva e poi nell’inchiostrazione.

Due copertine realizzate da Baccinelli per le pubblicazioni francesi

SC: In Un trou... de mémoire, convivono personaggi provenienti dalle fonti più disparate e assenti dalle storie di produzione italiana. Ti sei divertito nel disegnarla?

EB: Ringrazio Jean-Baptiste, Alban e Hugo che mi hanno dato la possibilità di lavorarci. Si tratta di una storia di totale produzione francese dopo parecchi anni dall’ultima e ho sentito un po’di responsabilità, ma mi sono divertito moltissimo a disegnarla! I due sceneggiatori mi hanno fornito uno storyboard molto dettagliato, che ho cercato di seguire il più fedelmente possibile. Da grande fan di Carl Barks e Don Rosa, nonché di Paperino, ovviamente, ho adorato i rimandi e le citazioni presenti nello script, e credo che saranno molto apprezzate dai lettori affezionati. La sceneggiatura di Hugo e Alban ha un bel ritmo e una ottima regia nella scansione degli eventi. Conoscevo bene personaggi come Meo Porcello, José Carioca e Panchito, quindi è stato un piacere disegnarli per la prima volta in questa breve storia celebrativa.

SC: Al momento, a cosa stai lavorando?

EB: In questi giorni, ho consegnato la nuova cover di Almanacco Topolino e una copertina di un -issimo. Sto poi lavorando a una storia a puntate italiana, per Topolino, sto per mettermi al lavoro su nuove copertine per il mercato francese e ho un paio di progetti avviati con Disney/Panini per gadget e illustrazioni.

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 4 gennaio 2023

Una chiacchierata con... Gaute Moe

Per inaugurare questa nuova annata dell'Eco, oggi vi propongo una chiacchierata con Gaute Moe, autore norvegese di cui già ho avuto modo di parlare qui.

SC: Simone Cavazzuti
GM: Gaute Moe

SC: Per cominciare, vorrei chiederti qualche dettaglio sulla tua biografia.

GM: Sono uscito da un uovo nell'estate del '72. Vivo a Oslo con la mia famiglia, lavoro come autista della metropolitana e scrivo sceneggiature di Paperino nel tempo libero. Come mai realizzo queste storie di paperi? Beh, Paperino è ciò con cui sono cresciuto e che ho amato nella mia infanzia.

SC: Quando e come hai iniziato a lavorare in questo settore?

GM: Ho sempre sognato di realizzare storie di paperi e ho deciso di provarci nel 2008. Ho iniziato a bombardare Egmont e Sanoma con sceneggiature e continuo a farlo da allora.

SC: La tua esperienza e il luogo in cui vivi influenzano le tue storie?

GM: Non necessariamente, ma questa estate ho scritto una storia in cui i paperi viaggiano con la metropolitana su cui lavoro qui a Oslo. Verrà pubblicata nel 2023 da Egmont.

SC: Scrivendo sia per Egmont che per DPG, noti qualche differenza nell'uso dei personaggi e nei temi trattati?

GM: C'è una differenza nel lavorare con Egmont e DPG. Egmont si concentra sui bambini e richiede principalmente storie di paperi, mentre DPG si concentra di più sui genitori e gli adulti, che, dopotutto, pagano gli abbonamenti. Per questa ragione, DPG usa un sacco di vecchi personaggi Disney dai film classici del secolo scorso che i vecchietti come me ricordano dalla nostra infanzia. 

Due vignette dallo storyboard di Rescuing Christmas (2022), con protagonisti Penny e Bianca e Bernie dal classico Disney del 1977

SC: Quale potrebbe essere una proporzione percentuale tra idee originali che ti vengono in mente e proponi ai tuoi editor e invece storie con temi specifici che ti vengono richiesti?

GM: Suppongo sia circa un 50/50 tra idee originali e storie con temi richiesti.

SC: Hai scritto alcune storie di Detective Duck, una versione investigativa di Paperino poco conosciuta qui in Italia. Ti andrebbe di spendere due parole a proposito?

GM: Detective Duck è ispirato alle riviste della Pantera Rosa che leggevo negli anni '80, che contenevano questo personaggio ispettore del crimine. Gli editori non richiedono mai questo tipo di storie, perciò immagino non siano superfan, ma mi diverto a scriverle.

Vignetta iniziale dallo storyboard di The Great Pizza Mistery (2019)

SC: In un precedente articolo su questo blog, ho menzionato la tua storia celebrativa su Ciccio in cui vediamo i suoi primi anni di vita prima che i suoi genitori lo mandino da Paperino. Dopo gli eventi raccontati in questi flashback, credi che Ciccio abbia più rivisto la sua famiglia?

GM: Certamente si rivedono. Ogni volta che torna a casa per trovarli.

I genitori di Ciccio decidono di mandare il figlio da Paperino in Het verjaardagsfeest (deel 1) (Moe/Pérez, 2019)

SC: Quante storie riesci a scrivere in un anno?

GM: 20-25.

SC: Quali sono i personaggi che preferisci scrivere?

GM: Non è il personaggio che conta, ma la storia. Uso qualsiasi personaggio che la storia richieda.

Vignetta iniziale dallo storyboard di The Scottish Souvenir (2019)

SC: Quale è la cosa che ti piace di più di Paperopoli?

GM: Il modo in cui caricaturizza la pazzia della nostra società.

SC: A cosa stai lavorando al momento?

GM: Giusto ora, sto lavorando a due storie di Paperino vagamente connesse per un numero da capovolgere sulla notte e il giorno.

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 7 dicembre 2022

Una chiacchierata con... Kari Korhonen (2010)

Quando, dodici anni fa, ho aperto il Daily War Drum (predecessore di questo blog), ho da subito cercato di mettermi in contatto con quegli autori e artisti che avevo modo di apprezzare sulle pagine dei fumetti che leggevo al tempo, principalmente Mega e Zio Paperone. È per tale motivo che, escludendo un paio di rare eccezioni, mi sono sempre trovato a intervistare personalità non italiane, aventi a che fare con la produzione danese o olandese. Per me, era "normale" cercare di soddisfare in questo modo le mie curiosità su ciò che mi piaceva (e ancora oggi contatto direttamente gli autori, quando possibile) e, quando una persona dalla cultura immensa come Luca Boschi  al nostro primissimo incontro virtuale (avvenuto tra i commenti di un post sul suo blog)  mi ha scritto quello che riporto qui sotto, ho iniziato a pensare che forse quelle mie domande potessero interessare anche a qualcun altro e ciò mi ha dato la spinta per continuare a informarmi e ad approfondire sempre di più.

Il primissimo messaggio ricevuto da Luca Boschi (2010)

Kari Korhonen è stato, infatti, uno degli autori con cui ho avuto modo di parlare nei primi mesi di vita del blog e, effettivamente, non era troppo conosciuto qui in Italia. Oggi, complice anche (ma non solo) la sua recente serie di storie sulla gioventù di Paperone (pubblicata da noi sul nuovo Almanacco Topolino), sta finalmente avendo il consenso che merita e il suo nome rimbalza molto più frequentemente su blog e forum nostrani. Questo è il motivo per cui ho deciso di proporre nuovamente la nostra chiacchierata, per la prima volta in italiano.

SC: Simone Cavazzuti
KK: Kari Korhonen

SC: A che età hai letto il tuo primo fumetto Disney? Ricordi che storia fosse?

KK: Avevo all'incirca quattro anni. Si trattava della barksiana Paperino e i doni inattesi (pubblicata su un Christmas Parade) e mi è stata letta dal mio caro padre.

Due vignette da Paperino e i doni inattesi (Barks, 1950)

SC: Preferisci scrivere o disegnare storie?

KK: In realtà, preferisco scrivere. Disegnare è un duro lavoro, mentre la costruzione della storia mi risulta più semplice. Barks una volta mi ha detto che il disegno può essere insegnato, ma è più difficile con lo story-telling. Non sto dicendo di essere bravo in uno o nell'altro, ma credo che avesse ragione.

SC: Che tipo di storie preferisci scrivere?

KK: Senza dubbio, quelle comiche. La classica storia da dieci pagine è una sfida. Più piccola è la storia, più è difficile. Non scrivo bene racconti di azione.

SC: Ne hai una preferita?

KK: Non saprei, onestamente. Troppe tra cui scegliere. Non una delle mie, di sicuro.

SC: Per quanto riguarda i disegni, quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?

KK: Sono un ammiratore di così tanta gente. Barks  ovviamente , Branca, Scarpa, Vicar, Jippes, Tardi, Uderzo e Walt Kelly. Potrei andare avanti a lungo. Tutti artisti vecchia scuola, comunque.

SC: Sei mai stato aiutato nei disegni?

KK: Ho inchiostrato tutte le mie cose fino al 2005. Da allora, sto lavorando con un inchiostratore, Ferran Rodriguez.

SC: Nella tua storia Paperino e la fortuna in pentola (Korhonen/Branca, 1998), Paperino, Gastone e Paperone partecipano a un concorso per poter vincere una pentola d'oro. Per farlo, devono trovare uno dei tre leprecauni (Qui, Quo e Qua); Paperone e Gastone lo trovano, ma Paperino trova un vero leprecauno, lo stesso che era stato catturato da Cornelius Coot dopo il grande incendio di Forte Paperopoli.

Ti andrebbe di dire qualcosa a proposito di come è nata questa idea?

L'incipit di Paperino e la fortuna in pentola

KK: Diamine! Quella è una vecchia chicca! È stata la seconda delle 8 storie che ho avuto il privilegio di realizzare assieme a Daniel Branca (sia benedetto il suo cuore d'oro)!

Non riesco a ricordare la storia così bene, ma ero appena tornato da un viaggio in Irlanda ed ero, come tuttora sono, affascinato da tutta la simbologia irlandese. In qualche modo, la storia è venuta fuori e basta. È stato 15 anni fa, perciò chiedo scusa per la mia smemoratezza. Branca al suo meglio, comunque. Dovrei recuperare i nostri bozzetti!

SC: In una delle tue prime storie Disney, Quando Zio Paperone fa festa (Korhonen, 2000), hai usato il personaggio barksiano Clerkly, che in Italia non è particolarmente diffuso, a differenza del maggiordomo Battista, introdotto a suo tempo da Rodolfo Cimino.

KK: La storia è stata una delle prime storie lunghe che ho disegnato, ma abbozzavo e scrivevo già da anni. Sì, Clerkly è ancora uno dei miei preferiti tra i lacchè di Paperone. Aveva un ruolo minore nella barksiana Zio Paperone... tutto per la concessione e sembrava l'archetipo dell'impiegato degli anni '50. In qualche modo, mi affascinava, mentre Battista è un personaggio fin troppo cartoonesco. Inoltre, Clerkly è l'immagine sputata di Byron Erickson, il redattore capo che mi aveva dato il mio primo lavoro, e ciò mi ci ha fatto affezionare. Ho realizzato una storia nel 2006, intitolata Mr. Clerkly's Christmas, che mostrava un po' di retroscena del personaggio.

Clerkly in Zio Paperone... tutto per la concessione (Barks, 1966)

SC: Che ne pensi dei personaggi Disney italiani (Brigitta, Filo Sganga...)?

KK: Amo molti dei personaggi italiani. Brigitta (e tutte le creazioni di Scarpa, del resto) era un appuntamento fisso nella mia infanzia. Non ho mai capito Paperone, comunque. Io ho sempre sperato che qualche ragazza fosse COSÌ TANTO interessata a me.

SC: Restando in tema: negli anni 2000, hai scritto diverse storie di Donny Duck, una versione europea dell'italiano Paperino Paperotto. Come è successo?

KK: Gli editori tedeschi avevano pubblicato due delle belle storie italiane su Micky Maus nel 1998 ed erano state un successo [ndr. stando a I.N.D.U.C.K.S., Paperino Paperotto arriva in Germania solamente nel 1999]. Da lì, ECN mi ha chiesto di scrivere nuove storie per Egmont. All'inizio, non ero parecchio emozionato  l'idea di mostrare personaggi amati negli anni della loro giovinezza è quasi sempre un errore. Voglio dire: Young Flinstones [ndr. The Flinstsone Kids] non è il cartone animato preferito di nessuno, no? Ma poi, una volta che ho iniziato a pensare a Quackville [ndr. nome europeo di Quacktown] come a un universo separato, mi ci sono davvero appassionato. Finora, ho scritto una cinquantina di storie e spero ne vengano di nuove.

Paperino Paperotto e Louis in Days of Thunder (Korhonen/Tortajada Aguilar, 2009)

SC: Che ne pensi di William Van Horn e del "suo" Rumpus McFowl?

KK: Sono stato uno dei più grandi fan di Bill da quando ha iniziato. Un genio come artista. Rumpus come personaggio? Un po' vuoto. Mi lascia indifferente.

Rumpus McFowl in The Stick-Up (Van Horn, 2010)

SC: Che ne pensi di Qui, Quo e Qua e delle Giovani Marmotte? 

KK: Un buon modo di Barks per ribaltare la situazione tra Paperino e i ragazzi: Paperino diventa il bambino. Ha funzionato bene, anche se a volte i bambini sembrano un po' sapientoni.

SC: Qual è la tua visione su Topolino?

KK: Beh, ho fatto molto poco con Topolino: qualche copertina e qualche storia da una pagina. Negli anni Cinquanta, Topolino si è trasferito in periferia e ha iniziato a vestirsi come Bing Crosby — con i pantaloni larghi. Non molto interessante.

SC: Come definiresti Pippo e il cugino Paperoga?

KK: Buon vecchio Pippo. Tutti noi abbiamo amici così, no? Un Capitan Haddock per Topolino/Tintin. Lo amo teneramente. Paperoga non l'ho mai capito. Né lo hanno capito molti autori. Suppongo che uno debba aver vissuto gli anni hippie per farlo.

SC: Le domande sono terminate, perciò sei libero di aggiungere qualcosa sulla tua biografia o sulla tua carriera.

KK: A differenza di quello che le lunghe divagazioni nelle mie risposte lascerebbe credere, solitamente ho ben poco da dire su me stesso. Quindi, se non ti dispiace, mi fermerò qui. È stato comunque un piacere. Grazie!

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 9 marzo 2022

Una chiacchierata con... Timo Ronkainen

Lo scopo della chiacchierata odierna è presentare la nuova ricerca di Timo Ronkainen, esperto di fumetti Disney, nonché già redattore ed editore della fanzine Ankkalinnan Pamaus (1998-2019). Disney-sarjakuvien historia. 1930-2020 (link INDUCKS) è stato pubblicato dalla casa editrice finlandese Zum Teufel durante la scorsa estate ed è acquistabile (in lingua finlandese) direttamente a questo link; si tratta di una analisi molto dettagliata e precisa che purtroppo, come anche i precedenti titoli dello stesso autore, è completamente sconosciuta in Italia e, per tale motivo, mi premeva parlarne con lui per permettergli di farla conoscere ad altri appassionati.


SC: Simone Cavazzuti
TR: Timo Ronkainen

SC: 392 pagine! Quanto tempo hai impiegato per fare ricerche e scrivere questo libro?

TR: Durante questi ultimi vent'anni, nei quali ho curato e pubblicato la mia fanzine sui fumetti Disney Ankkalinnan Pamaus, ho accumulato una grande quantità di informazioni sui fumetti Disney. Ho collezionato libri e fanzine per ricerca e sono riuscito anche a intervistare diversi artisti. Così, in un certo senso, ho impiegato venti anni, oppure solo un paio, a seconda del punto di vista. Ho lavorato più attivamente a questo progetto per tre/quattro anni.

SC: Novanta anni sono un intervallo di tempo (e di spazio, in un certo senso) importante da prendere in considerazione! Esiste, tra i diversi periodi e paesi, una produzione che preferisci?

TR: Ho cercato di essere il più oggettivo possibile da questo punto di vista, e ogni paese e periodo hanno molto materiale buono come cattivo. Apprezzo principalmente la produzione Dell/Western con Barks (naturalmente); le storie italiane ambientate nel corso della storia (e specialmente nel corso della storia italiana, come Paperino fornaretto di Venezia o la saga di Messer Papero, e le storie medievali di Bottaro, come Paperin furioso, e così via) e ovviamente Romano Scarpa; i britannici hanno avuto molti buoni artisti nel Mickey Mouse Weekly e così via.

SC: C'è qualcosa che hai appreso mentre scrivevi questo libro e che ti ha colpito?

TR: Una grande quantità della produzione brasiliana, che è largamente sconosciuta in Europa, è stata una piacevole sorpresa. E il Bambi e il Pinocchio giapponesi di Osamu Tezuka sono semplicemente bellissimi.

SC: I temi e l'obiettivo di questo progetto mi hanno ricordato un'altra ricerca piuttosto completa: il volume Disney a fumetti. Storie, autori e personaggi 1930-2018, scritto da Alberto Becattini e pubblicato da ANAFI. Conoscevi questo lavoro?

TR: Certamente, la traduzione inglese è stata una delle fonti per il mio libro. Ma solo una. Volevo esaminare i fumetti Disney e la loro produzione più nel dettaglio e da una prospettiva più ampia, inserendoli nel loro contesto storico e culturale. Vale a dire in che modo la politica e la storia contemporanea di ogni rispettivo paese hanno influito sui contenuti e sugli argomenti delle proprie produzioni di fumetti Disney. Volevo essere più analitico e critico di Becattini, il cui libro credo sia puramente enciclopedico e catalografico nel suo approccio, mancando dunque di un punto di vista riflessivo e analitico.

SC: Quanto è importante per te la ricerca e che tipo di materiale hai utilizzato e consultato?

TR: Ovviamente è importante e, per espandere la mia visione, ho anche dovuto studiare la storia culturale e politica di ogni paese del quale stavo andando a trattare. Ad esempio, ho studiato il periodo della Seconda Guerra Mondiale in Italia e come esso abbia influito sui fumetti e sul settore della pubblicazione in generale e non solamente sui fumetti. Il regime fascista imponeva molte restrizioni e censure e così via; voleva bandire tutta la cultura americana, inclusi i fumetti, eppure Mussolini pubblicava i suoi testi di propaganda sulle pagine di Topolino.

Un altro esempio riguarda il periodo di Nasser: la casa editrice dei fumetti Disney era stata nazionalizzata e portava sulle sue pagine testi di propaganda religiosa e pan-arabica. Alcuni di questi erano addirittura anti-americani e ciò accadde presumibilmente senza il consenso o il riconoscimento della Disney.

E poi gli editori argentini e brasiliani dovevano aggiustare le proprie operazioni per adattarsi costantemente al cambiamento del contesto politico. Un colpo di stato militare dopo l'altro avevano reso il clima sociale abbastanza instabile a un certo punto. Il fondatore del ramo argentino del gruppo editoriale Abril, Cesare Civita, dovette lasciare il paese perché le guerriglie di sinistra credevano fosse un fascista e il regime di destra lo considerava un comunista. Fuggì in fretta dopo che la sua casa venne mitragliata. Quella fu la fine dei fumetti Disney realizzati in Argentina e della Abril da quelle parti. E così via...

La sezione che chiude il libro, riguardante i fumetti Disney finlandesi e la storia della rivista Aku Ankka, è la parte più ampia del libro, siccome è scritto per lettori finlandesi.

SC: Quali persone dovresti ringraziare per la realizzazione del libro?

TR: Principalmente dovrei ringraziare quegli autori e artisti Disney che sono stato felice di intervistare durante gli anni. Da Marco Rota a Don Rosa, César Ferioli, Daan Jippes, Freddy Milton e così via.

SC: Questo non è il primo libro che hai scritto per Zum Teufel, vorresti spendere qualche parola sui precedenti? C'è qualcosa in arrivo in futuro?

TR: Il primo è stato un libro sul lavoro di Barks, Ankkamestarin salaisuus (Il segreto del Maestro dei paperi). In quel libro, ho analizzato le storie di paperi di Barks da molti e diversi angoli e punti di vista: come Barks rappresentasse le donne, o esaminando le radici gotiche delle storie horror di Barks, o come Barks chiaramente seguisse attentamente il programma spaziale americano e così via.

Con Avaimia Ankkalinnaan (Le chiavi di Paperopoli), ho adottato un approccio più generale sui fumetti dei paperi Disney a un livello da una parte ironico e dall'altra molto serio. C'è uno sguardo sulla vita sociopolitica a Paperopoli, con la lotta di classe e tutto quel genere di cose; in un altro saggio, esamino le droghe e l'alcol presenti a Paperopoli; ci sono testi sulla genealogia della famiglia dei paperi e sulla biologia riproduttiva dei paperopolesi; un saggio lungo sulla rappresentazione degli afroamericani e del colonialismo nelle storie di paperi e così via.

Prossimamente: qualcosa riguardante Archimede Pitagorico, le sue invenzioni e la tecnologia dietro a esse.

I libri di Ronkainen pubblicati negli ultimi anni

© Zum Teufel e Helmivyö per i contenuti pubblicati.

venerdì 25 febbraio 2022

Una chiacchierata con... Evert Geradts

Oggi vi propongo una chiacchierata che ho avuto occasione di fare assieme al prolifico autore olandese Evert Geradts, fumettista da sempre e sceneggiatore di storie Disney da quarant’anni, a proposito della sua carriera (che si estende da oltre mezzo secolo), del suo rapporto con il medium e dei suoi progetti futuri.
 
SC: Simone Cavazzuti
EG: Evert Geradts
 
SC: Quando hai capito di voler diventare un cartoonist e quali sono stati i tuoi primi passi in questo mondo?
 
EG: A quanto pare, è iniziata all’asilo. Ho ancora un piccolo quaderno di bozzetti risalente a quel periodo, contenente miei disegni drammatici di bombe atomiche che piovono su persone amichevoli come Babbo Natale (era appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, quindi le persone erano impressionate e spaventate mortalmente dalle bombe atomiche).
 
In ogni scuola che ho frequentato successivamente, ero conosciuto come il ragazzo a cui piaceva disegnare e/o che era bravo a farlo. Ho provato a cercare lavoro come cartoonist persino durante il college, ma non possedevo ancora uno stile o una visione personale, così, come capitava a molti altri ragazzi che amavano i fumetti, nessuno mi assunse. Ho quindi studiato fisica e matematica, dato che sembrava una buona scommessa sul futuro. Solo che non lo era, perché mi avrebbe condotto a una carriera come insegnante di fisica e chimica, e scoprii di non essere portato per insegnare, non avendo alcuna idea di disciplina o autorità. Ho passato alcuni anni a insegnare in una scuola femminile in cui le ragazze avevano quasi la mia età ed è stato il periodo più brutto della mia vita.
 
Dall’altro lato, svolgere professioni “normali” (come fece Carl Barks) mi ha aiutato molto a inventare storie, successivamente nella mia carriera.
 
Ho mosso i miei primi passi importanti nel mondo dei fumetti alla fine degli anni Sessanta e nei primi Settanta, sulle pagine del settimanale olandese Hitweek (successivamente chiamato Aloha), un progetto dell’artista del collettivo Fluxus Willem de Ridder. Lì, ho trovato il mio stile e le mie tematiche. Successivamente, con altri artisti della stessa rivista, abbiamo creato il fumetto underground Tante Leny e siamo diventati un movimento di avanguardia serio nel fumetto olandese.

De Diertjes, fumetto d'esordio di Geradts, pubblicato sul settimanale Hitweek a partire dalla fine degli anni Sessanta

SC: Hai frequentato qualche scuola artistica o di scrittura oppure ti ritieni autodidatta?
 
EG: Completamente autodidatta. Quando ero un ragazzo, negli anni Cinquanta, non esistevano scuole o accademie che insegnassero l’arte dei fumetti. Gli insegnanti accademici la consideravano una forma di arte popolare, molto al di sotto dell’arte alta che interessava a loro. Invece, leggevo molto ed ero un avido frequentatore di teatro, specialmente per vedere gli spettacoli comici. Ero affascinato dalla costruzione delle opere teatrali, come quelle inventate da Feydeau, Labiche e altri. Ovviamente, guardavo anche film comici, ma la maggior parte delle volte rimanevo deluso, tranne quando il film era basato su un’opera teatrale. Amo il teatro perché trovo che abbia molto in comune con i fumetti!
 
SCTi andrebbe di parlare del primo periodo della tua carriera all'interno di riviste underground e di come questa esperienza ha influenzato le successive? 
 
EG: In generale, questo periodo underground mi è servito come l’accademia di arte che non ho mai potuto frequentare, dal momento che non ne esistevano ancora, ed è stato lo stesso per gli altri artisti. Abbiamo lavorato assieme, ammirato i lavori gli uni degli altri, inventando una nuova forma d’arte. Il famoso Art Spiegelman lo paragona al periodo rivoluzionario dei pittori impressionisti.
 
Ho avuto la grande opportunità di incontrare molte persone interessanti e creative, come Willem De Ridder, le cui riviste hanno pubblicato i miei primi fumetti, dandomi una piattaforma per svilupparmi e crescere; Marc Smeets, che è stato un artista brillante che ha vissuto solo per la sua arte, riempiendo quaderni su quaderni di disegni, con fumetti magicamente affascinanti; Aart Clerkx, che analizzava le storie di Carl Barks, mentre io fino ad allora le avevo solamente lette e apprezzate; Joost Swarte, che aveva sviluppato un suo stile molto personale che lo ha reso poi famoso in tutto il mondo; Ever Meulen, che ci ha mostrato una maniera molto stilizzata di disegnare che scosse il nostro universo fumettistico; Peter Pontiac; Harry Buckinx…
 
E, ovviamente, amici americani, come Glenn Bray, collezionista di fumetti di Los Angeles che aveva il gusto per i fumetti più personale e sorprendente e che ha una collezione di fumetti enorme. Tra le altre sue gesta, spinse Carl Barks a iniziare i suoi dipinti di paperi. Dunque, anche a quel tempo, Carl Barks non è mai stato lontano dal mio universo!
 
In questo periodo underground, potevo fare esattamente quello che mi veniva in mente e pubblicarlo da solo, senza dover convincere redattori o editori che ciò fosse abbastanza geniale da assumersi rischi finanziari. Più tardi, lavorando per riviste per giovani, come quelle della Disney, questa libertà assoluta venne in qualche modo a mancare, solo che nel frattempo il mondo dei fumetti era cambiato e perciò c’era più libertà ovunque rispetto che in passato.

Una serie di cartoline realizzate da Geradts per la casa editrice olandese Magic Friends negli anni Settanta

Dimenticavo di dire che, in quel periodo underground, abbiamo anche scoperto per la prima volta la storia dei fumetti: venivano pubblicati libri su Little Nemo, Krazy Kat, Gasoline Alley, The Kin-der-Kids e altri. Non avevamo mai avuto modo di vedere questi lavori prima di allora ed eravamo stupiti dalla quantità di libertà artistica che era concessa ai loro artisti.

SC: Come sei finito a scrivere storie coi personaggi Disney? Si trattava di un mondo che ti era già familiare o era qualcosa di completamente nuovo per te?
 
EG: Ho un legame mistico con Paperino ed è iniziato proprio il primo giorno della mia vita, anche se ovviamente non me ne accorsi in quel momento.
 
Sono nato il 9 giugno 1943, che era, come scoprii anni e anni dopo e con mia totale sorpresa, il nono anniversario del compleanno di Paperino.
 
Come è possibile che un personaggio dei cartoni animati abbia un compleanno? In realtà, il compleanno di Paperino, come riconosciuto ufficialmente dalla Walt Disney Company, è il 9 giugno 1934, la data di distribuzione di The Wise Little Hen, primo cortometraggio in cui apparve.
 
Nel 1952, io avevo solo 9 anni, una casa editrice olandese iniziò a pubblicare il settimanale Donald Duck. Il primo numero fu distribuito gratuitamente per incuriosire tutti i ragazzini e funzionò molto bene, grazie al genio di Barks e dell’artista che realizzò le storie del Lupo Cattivo presenti in esso. Ad ogni modo, non c’era molto per intrattenere i bambini nei primi anni Cinquanta: nessuna televisione, nessun computer, nessun giro in automobile e quasi neppure alcun fumetto. Successivamente, ai tempi delle mie scuole superiori, ho comprato fumetti americani come Walt Disney's Comics and Stories e i fumetti di Walter Lantz, in modo da imparare l’inglese in maniera divertente. Quindi, ho un legame con il lavoro di Carl Barks che dura da quasi tutta la vita.

SC: Avendo a che fare con questi personaggi da decenni, e immagino sotto diverse redazioni, è cambiato il tuo approccio nello scrivere le loro storie? Stai notando (o, forse, è richiesta) una sensibilità differente nell'utilizzo di questi personaggi?

EG: Per quanto mi riguarda, relativamente ai paperi e altri personaggi Disney, ho sempre scritto quello che mi veniva in mente. Amavo l’universo dei paperi e, siccome sapevo di scrivere per bambini, raccontavo storie come le avrei raccontate a mio figlio o alle mie nipoti. Un paio di volte ho superato i limiti agli occhi dei redattori, ad esempio utilizzando personaggi che non appartenevano alla Disney (come i famosi Transformers degli anni Ottanta), oppure raffigurando zio Paperone troppo malvagio nei suoi piani economici. Ricordavo lo zio Paperone di Barks come un avaro molto meschino e senza scrupoli, ma dovetti cambiarlo. I redattori volevano che fosse un personaggio duro, ma onesto al 100%. Mi dispiacque, ma mi rimaneva ancora il Lupo Cattivo per scrivere un personaggio disonesto.  
 
Ho sempre raffinato le mie storie finché non ne fossi io stesso orgoglioso e divertito. Perciò, all’inizio, quando qualche volta i redattori richiedevano delle modifiche, facevo fatica ad accettarlo: diventavo leggermente isterico e gettavo le mie pagine in un angolo del mio spazio di lavoro; ma poi, più calmo, le cambiavo in qualche modo e spesso ho dovuto ammettere che diventavano anche un po’ migliori. Più tardi, ho dato consigli ai colleghi su come gestire le critiche e come stare calmi e felici!

Recentemente, la Disney ha introdotto qualche nuovo divieto, come fare storie con pesci in vita, e addirittura abbandonando completamente le storie con Fratel Coniglietto.

Idea per copertina del settimanale Donald Duck (inedita) realizzata da Geradts

SC: L'ultima volta che abbiamo parlato, mi hai spiegato il modo in cui vedi i personaggi Disney come maschere sempre in cambiamento, a seconda delle necessità dello sceneggiatore. Ti andrebbe di approfondire questo concetto?
 
EG: Ai tempi di Tante Leny, Aart Clerckx mi disse che per lui i fumetti erano come il teatro. All’inizio mi ci volle un po’ per assorbirlo, ma con gli anni condivido il suo punto di vista probabilmente anche più di quanto non faccia lui stesso. Aart realizza strisce di fumetti basate letteralmente su opere teatrali; ha fatto Amleto sotto forma di fumetto, mentre io sono più interessato alle cose che i due media, teatro e fumetto, hanno in comune.
 
Sono entrambi basati sul dialogo. Ad eccezione delle graphic novel, difficilmente ci sono descrizioni nei fumetti. Tutto è raccontato nei disegni e nelle nuvolette, come gli attori che parlano sul palco, di fronte a un décor. Il termine francese décor descrive tutto ciò che si trova in scena che non siano gli attori. La maggior parte delle volte nelle opere si tratterà dell’interno di una casa, ma possono anche esserci alberi finti che indicano che la scena si svolge all’aperto. Nei fumetti è lo stesso. Io preferisco disegnare i personaggi e mostrare le loro emozioni, ma deve essere sempre chiaro dove si trovano, così fornisco delle indicazioni per l’ambientazione, come una strada, il deposito di zio Paperone, una montagna, o qualsiasi altro luogo.
 
Per me, i fumetti come il Paperino di Barks ricordano molto il teatro della Commedia dell’Arte. La Commedia dell’Arte funzionava con maschere molto conosciute, come anziani avidi o sciocchi, servi astuti e non troppo onesti e/o cittadini pomposi. Gli interpreti avevano maschere sui propri volti, cosicché il pubblico potesse immediatamente riconoscere il personaggio che rappresentavano appena entravano in scena. Ciò ricorda esattamente l’universo dei paperi, dove io non devo introdurre o spiegare la personalità di Paperon de’ Paperoni, siccome tutti conoscono la sua faccia e la sua reputazione. Lo stesso per Paperino, Archimede Pitagorico, il Lupo Cattivo e molti altri.

L’idea di lavorare nella stessa forma d’arte del teatro mi ha dato una bella spinta culturale, dato che ora potevo incontrare Molière, Feydeau e Seneca!

Persino il termine “scenario” ha le sue origini nella Commedia dell’Arte, dove indicava lo sviluppo complessivo della storia, nei confini del quale gli attori avevano molta libertà di improvvisare.

Puoi immaginare la mia grande meraviglia quando, prima dell’avvento di internet, scoprii, in un’enciclopedia molto pesante e seria, che l’interprete di Arlecchino, nonché autore di una collezione di opere della Commedia dell’Arte del diciassettesimo secolo, si chiamava Evaristo Gherardi!

Ovviamente, ora credo di essere una sorta di reincarnazione spirituale o “reale” di Evaristo. È troppo bello per non essere vero.

SC: Quali sono i personaggi che preferisci utilizzare?

EG: I miei personaggi preferiti sono la famiglia dei paperi e padre e figlio Lupo e altri che non sono proprio perfetti. Perciò ho realizzato poche storie con Topolino: è fastidiosamente perfetto.

SC: Hai scritto alcune storie commemorative per eventi e anniversari, tra queste 80 is prachtig! (Geradts/Tortajada Aguilar, 2014), che mostra la sorella di Paperino, Della (anticipando, e in qualche modo prevedendo, il suo ruolo nel reboot di DuckTales). Di chi è stata l'idea di utilizzare questo personaggio che mai era apparso in versione adulta?
 
EG: È stata una mia idea. I redattori volevano una storia sul tema “Paperino ricorda” per il numero commemorativo degli ottant’anni, così scrissi una storia con Della, sperando che l’avrebbero accettata. Avevo qualche dubbio, siccome la storia utilizza il concetto einsteniano di accorciamento del tempo presente nella sua teoria della relatività, il quale poteva essere un po’ difficile per i giovani lettori. Ma, con mia sorpresa, tutti lo compresero; il che mostra come il mio pubblico fosse diventato intelligente, dopo aver letto tutte le mie storie istruttive!
 
In realtà, rileggendo la storia per intero, mi accorgo che il tema principale è “come rimanere giovani”, siccome la rivista celebrava l’ottantesimo anniversario di Paperino e noi non lo percepiamo come una persona di ottant’anni. I personaggi dei fumetti rimangono giovani a vita e lo sappiamo molto bene. Ho preso questa indicazione alla lettera come un punto di partenza e l’ho sviluppata fino alla sua logica conclusione, in cui persone normali si recano a vivere coi personaggi dei fumetti per rimanere giovani; e ciò si conclude con l’idea che rimanere giovani è di fatto possibile, e Della ne è la prova esistente.

Della porta i suoi figli a Paperino

SC: Pensi che ci sia qualche possibilità di vederla tornare in futuro (al di fuori di storie speciali o dell'universo DuckTales)?

EG: Penso che potrebbe apparire in altre storie, ma non spetta a me decidere. Io potrei ovviamente proporre una storia con lei, semmai dovessi trovare un’idea interessante.

SC: A proposito, hai anche scritto diverse pagine (Geradts/Pérez, 2017-2019) che mostrano Della e Paperino da piccoli, attualmente pubblicate in Italia su Almanacco Topolino. Da dove è venuta l'idea per questa serie?
 
EG: Erano parte di una serie annuale di 52 gag rappresentanti i paperi da bambini, che era un’idea dei redattori. Volevano che una di queste gag spiegasse l’uso delle due varianti del nome della sorella: Della e Dumbella.
 
SC: Ci sono autori o artisti con i quali negli anni hai sviluppato un rapporto di amicizia oltre che di semplice collaborazione?
 
EG: Quasi tutte le persone che conosco sono artisti, o hanno legami con il mondo dell’arte. O sono parte della famiglia. O entrambe. Oppure sono diventate come una famiglia.
 
SC: C'è qualcosa che hai scritto che, se dovessi leggere ora, diresti: “questa cosa non funziona”?
 
EG: Fammici pensare… Ci sono un paio di storie del periodo di Tante Leny che non trovo di qualità adeguata al giorno d’oggi. Ci sono altre storie che non “funzionavano”, ma che sono begli esperimenti con disegni interessanti. In generale, sono orgoglioso di ciò che ho fatto, dato che metto sempre molto tempo e attenzione nel mio lavoro. Una cosa divertente è che ho scritto così tante storie che ho dimenticato la metà di esse e probabilmente anche di più. Spesso, quando le rileggo, non ho idea di come finiranno e in genere mi fanno ridere, siccome contengono l’esatto tipo di umorismo che mi piace.
 
Una pagina di Alsjemaar Bekend Band realizzata da Geradts per la rivista olandese EPPO negli anni Ottanta

SC: Quale è il tuo consiglio ai giovani scrittori di fumetti?
 
EG: Il mio consiglio ai giovani scrittori di fumetti è: leggete molto, realizzate storie che avreste voluto leggere quando eravate bambini e insegnate anche un paio di anni in una scuola femminile. Dopo la scuola femminile, la vostra vita diventerà una splendida vacanza!
 
Il mio consiglio professionale più importante è: non spiegate mai a parole nelle vostre storie quello che potete mostrare con le immagini. Iniziate le vostre storie con una situazione interessante che renda curiosi i lettori; non iniziate mai con nuvolette piene di testo che spiegano quale sarà l’argomento della vostra storia, ma lanciatevi subito nell’azione.
 
SC: C'è qualcosa che hai scritto che invece ancora ricordi come efficace?
 
EG: La mia storia di Paperino sull’inflazione è stata lodata e usata da insegnanti di economia in Olanda (e forse anche da qualche altra parte…)
 
Una tavola dello storyboard di Een broodje aap (Geradts/Gulien, 2007)

SC: A cosa stai lavorando al momento e che progetti hai per il futuro? (Disney e non)
 
EG: L’anno scorso ho lavorato su un fumetto personale che parla della vita di un artista di storie Disney. Lo chiamo scherzosamente le mie “memorie”, ma è perlopiù inventato, o comunque spudoratamente esagerato.
 
Ho realizzato una serie di grandi e intricati disegni per mio piacere personale e ho anche iniziato a muovermi per la pubblicazione della mia biografia; quindi, con tutte queste attività, non mi annoio ancora.
 
Vignette dall'ancora inedito progetto personale di Geradts, le sue "memorie"

SC: L'attuale pandemia globale ha avuto delle ripercussioni sul tuo lavoro?
 
EG: La pandemia mi ha quasi ucciso. Prima ho avuto il Covid, che non è stato troppo serio: febbre per una settimana, poi un po’ tremolante e basta. Ma la vaccinazione obbligatoria l’anno successivo ha avuto strani effetti su di me, nelle zone del cuore e dei polmoni. Sono stato portato d’urgenza in ospedale per due volte, dove ho subito alcuni esami e trattamenti piuttosto dolorosi. Ciò era nuovo per me, siccome avevo sempre avuto una salute affidabile. Sfortunatamente, non mi ha nemmeno ispirato alcuna storia sui paperi, dal momento che i paperi non sono mai in ospedale…
 
Ad ogni modo, non c’è da preoccuparsi. Ciò è accaduto lo scorso luglio e agosto e ora mi sento di nuovo bene. Mi è servita come una vacanza dal lavoro sui paperi e mi ha dato tempo per lavorare al mio progetto personale.

Illustrazione curiosa e dettagliata, realizzata nel 2017 per progetto personale 

I © delle immagini pubblicate sono degli aventi diritto.