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mercoledì 18 marzo 2026

La via del sincretismo per conciliare i canoni. Considerazioni sul caso "de Paperis/Leloup"

Sì, lo so, già vi immagino esclamare: "Orpo, che titolo difficile!", ma non avete di che preoccuparvi... la questione è più semplice di quanto non possa apparire. Attraverso l'articolo di oggi, intendo esplorare la possibilità di far convivere produzioni differenti e, molto spesso, contraddittorie e, per farlo, utilizzerò come caso i redazionali dell'amico e collega Alban Leloup, che da qualche anno collabora con le riviste disneyane pubblicate in Francia. In particolar modo, mi interessa parlarvi dei suoi testi per la collana fuoriserie L'histoire de la dynastie Picsou (le cui copertine stanno venendo attualmente riproposte da Panini Comics sulla collana Paperstoria), di cui già avevo scritto qualcosa in merito, in occasione dell'uscita del primo numero. Come si può leggere dal precedente post, erano inizialmente previsti tre volumi per completare l'opera con una ristampa (più o meno) integrale di Storia e gloria della dinastia dei Paperi, ma la serie si è in realtà protratta fino al sesto volume, proponendo varie avventure ambientate in diversi periodi storici, tra cui anche A Quinta Mosqueteira (?/Miyaura, 1987)... una vera rarità!

Lilla, 2011: Don Rosa, Alban Leloup e Pico de Paperis

Parlando dei contributi, vale la pena notare che non sono firmati da Alban, bensì dal professore Pico de Paperis, che riprende dunque il suo originario ruolo come divulgatore. Pico introduce ogni volume con una pagina editoriale e ogni singola storia con curiosità di carattere genealogico o storico e aneddoti pescati qua e là nel vasto oceano dei fumetti Disney. Per intenderci, l'esimio studioso non si limita a commentare i racconti che seguiranno le sue parole, ma li mette in relazione con altri sviluppatisi in contesti distinti, anche evidenziandone le divergenze.

Per esempio, nel presentare Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970) — che mostra un Paperone nato, come si può intuire dal titolo, durante la corsa all'oro nel Klondike —, ironicamente posizionata appena dopo a L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992) — che ci mostra, invece, il giovane Scrooge a Glasgow —, Pico comunica ai lettori che è riuscito a trovare il modo di rendere compatibili le due versioni: "In realtà, basta considerare che se la s..." Purtroppo, una grande macchia di inchiostro copre il resto e si riesce a malapena a intravedere solamente qualche pezzo delle parole rimanenti.


In un altro scritto, relativo a Zio Paperone e la Stella del Polo (Barks, 1953), il nostro fa, giustamente, presente che Doretta non è stata l'unica fiamma di Paperone nel Klondike, e ne elenca alcune altre: Annie, Kate, Nellie, Tess Gander, Ruby Rumba, Pepita Propella e Dolce Lontra. Occorre osservare che le informazioni trasmesse dal tuttologo vengono trattate come veri e propri fatti in-universe di uguale peso e rilevanza e non vi è alcun riferimento bibliografico che ne indichi la provenienza, per non tradire la sospensione dell'incredulità.

Nell'introduzione al quarto volume, Pico ricorda di essere "laureato con pieni voti in lettere, chimica, filosofia, giurisprudenza, agraria, ingegneria nucleare ed economia domestica all'Università di Usberga" e che "di tutte le discipline indicate [è] libero docente presso gli Atenei di Ochemburg, Bidonvile, Fallafranken, eccetera..." Questa simpatica presentazione proviene, parola per parola, dal racconto illustrato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", pubblicato nel volume L'allegra brigata di Paperopoli (1962), verso cui avevo indirizzato tempo fa il collega francofono e su cui torneremo più tardi.

Nello stesso numero, poco più avanti, il genio riconosce il padre di Ciccio, Luca dell'Oca, come genealogista ufficiale della famiglia dei Paperi. Un'informazione, questa, ricavata dal sito web olandese del settimanale Donald Duck, della quale avevo già scritto qualcosa in un vecchio postIn uno degli articoli dell'ultimo albo, invece, viene affermato che l'iconica cattedrale di Notre Duck sarebbe stata costruita nel 1916 da Henry Quackett, il fratello di Fantomius.

Penso di avere reso l'idea già con questi pochi esempi, ma ogni testo presenta connessioni tra storie italiane, danesi, olandesi, brasiliane e, come si è visto, altre fonti di varia natura (nell'ultimo numero, Pico fa addirittura riferimento a una semisconosciuta serie di video giapponese in cui è coinvolto in prima persona!). Non mancano, inoltre, trovate originali: in quest'altro articolo, infatti, viene menzionato un parente inventato da Leloup, il prozio Vitold Von Drake, pecora nera della famiglia, che indossava uno stivale come cappello! Dettaglio che i più attenti saranno forse in grado di associare al corto animato Paperino sonnambulo (dir. Jack King, 1947).

Si tratta di un curioso e stimolante lavoro/gioco in cui si tenta di mettere in ordine qualcosa che per sua natura non è possibile mettere/non dovrebbe essere messo in ordine, e lo trovo fatto con gusto, passione e sensibilità. Chapeau! Prima di salutarvi, però, vorrei portare alla vostra attenzione quella che definirei la velleità più ambiziosa del redattore: "canonizzare" la relazione romantica tra Pico e Matilda, sorella minore di Paperon de' Paperoni. Come ben sappiamo, tale unione era la soluzione trovata da Don Rosa per giustificare il titolo di "zio" con cui Paperino si riferiva inizialmente a Pico e nulla più, e non ha mai trovato un effettivo inserimento all'interno dei fumetti. Al contrario, una spiegazione più soddisfacente si può riscontrare all'interno del già citato "Pico de Paperis, genio a ripetizione", in cui, per presentarsi al nipote, Ludwig esclama: "Ma io sono tuo zio, Paperino! La tua bisnonna apparteneva alla nobile stirpe dei De Paperis!", stabilendo, dunque, un legame attraverso il ramo europeo della famiglia Duck e rendendo di fatto non necessari altri gradi di parentela acquisiti.

In ogni caso, nelle introduzioni al volume tre e sei, Pico menziona esplicitamente Matilda, rispettivamente in questo modo: "Matilda, che sta leggendo da sopra la mia spalla, vi saluta!" e "Il tempo vola più veloce della mozzarella che scivola via da una pizza ai cinque formaggi (la preferita di Matilda, tra l'altro, la consiglio vivamente da Casimir's, in centro)". Ho provato a immaginarmi le scene suggerite, ma, a mio parere questo rapporto semplicemente non funziona. Come abbiamo visto dalle uniche due apparizioni e mezzo di Matilda da adulta (Una lettera da casaPaperone e il drago di Glasgow e Zio Paperone e la prova di scozzesità), la zia di Paperino vive tuttora in Scozia, nell'atavico castello di famiglia, mentre Pico è da anni residente a Paperopoli, dove conduce una vita da scapolo intellettuale. Non so voi, ma faccio veramente fatica a immaginarli conviventi o anche solo a pensare che Matilda possa trovarsi casualmente a casa di Pico, dall'altra parte del globo. Ciò che, piuttosto, mi pare più verosimile è che la "Matilda" nominata negli editoriali possa banalmente essere un animale domestico (quale, comunque, non saprei e preferirei lasciarlo decidere alla fantasia di ognuno di voi), dal momento che nulla di quanto scritto sembrerebbe escluderlo. Che la abbia chiamata con quel nome in memoria di un amore di gioventù sbocciato quando entrambi i Paperi vivevano nel Vecchio Continente? Ecco, questo lo riesco ad accettare molto più facilmente. Dopotutto, anche il caro vecchio Luca Boschi (altro convinto fautore della pratica discussa in questo post) storicizzava una loro eventuale relazione in un passato remoto piuttosto che nel presente.

Pico e Matilda (sopra la sua spalla e con una gustosa fetta di pizza ai cinque formaggi) in un'illustrazione inedita

Ciò detto, il mio giudizio resta assai positivo per il lavoro di Alban, che ha anche modo di recuperare personaggi poco ricordati all'interno delle pagine di indovinelli che sceneggia per Le Journal de Mickey, in una continua operazione filologica transmediale. Bravo !

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia Alban per avere messo a disposizione la fotografia che apre l'articolo.

martedì 4 febbraio 2025

Grandi Autori, Disney Masters e Les Trésors de Picsou: tre pubblicazioni a confronto

Quando scrivo su questo blog, sarò sincero, non ho in mente una tipologia di lettore in particolare. Banalmente, pubblico quello che interessa a me e che immagino potrebbe interessare a un ipotetico appassionato con un background simile al mio. Qualcuno che abbia ben salde in mente le basi del fumetto Disney, che saprebbe ripetere come tabelline autori, personaggi e storie fondamentali... o, molto più semplicemente, che si sia almeno letto i miei post precedenti, in modo da non dovere ogni volta ricominciare da capo a specificare ogni singolo dettaglio. Per un fruitore come il sottoscritto, che ha avuto modo di assimilare migliaia e migliaia di avventure di questi incredibili personaggi, accumulando una modesta collezione di riviste e volumi, non è facile trovare qualcosa di particolarmente imperdibile nel vasto panorama delle pubblicazioni odierne. Certo, alcune belle storie vengono ristampate in edizioni più "prestigiose", in libri veri e propri, e reputo che possano essere dei bei regali da fare per "iniziare" un amico o un parente, ma il mio desiderio è rivolto altrove. Con l'articolo di oggi, vorrei fare il punto su tre collane per certi versi simili, recuperandone la storia editoriale, descrivendone i contenuti e tentando di fare una sorta di paragone (ben cosciente di tutti i limiti del caso), valutando quelli che considero i loro pro e i contro. Nello specifico, mi riferisco alla nostrana Grandi Autori, alla statunitense Disney Masters e alla francese Les Trésors de Picsou.


GRANDI AUTORI

La storia di questa collana è davvero curiosa: la sua numerazione prosegue, a partire dal numero 83, quella di Speciale Disney, una testata ombrello esistente sin dal 1994, al cui interno si sono susseguiti diversi cosiddetti "Vattelapesca" tematici e raccolte di ristampe varie. È solo con il numero 65 (maggio 2014) che le cose iniziano a cambiare e la collana comincia ad assumere le sembianze di un progetto coerente. Topolino Black Edition (dedicato alle "più belle storie noir scritte da Tito Faraci"), infatti, inaugura un ciclo antologico rivolto ad autori e disegnatori italiani, il cui numero di pagine risulta essere 372 e il prezzo 7,90 €. Esclusi i numeri 66 (agosto 2014) e 71 (agosto 2015), entrambi intitolati Io Paperino, il numero di pagine e il prezzo rimangono invariati sino al numero 80 (maggio 2018), Topolino Extra Edition (dedicato ai "casi più appetitosi dell’agente speciale Ciccio degli G.N.A.M., 'cucinati' da Riccardo Secchi"), finché il primo si ridurrà sempre più per attestarsi sulle attuali 244 (a partire dal numero 99) e il secondo aumenterà invece di dieci centesimi, raggiungendo (a partire dal numero 95) gli 8 euro tondi. Anche la struttura di queste raccolte — che hanno assunto i nomi di Black Edition, Platinum Edition, Gold Edition, Diamond Edition, Fluo Edition, Pink Edition, Evergreen Edition, Sunny Edition, Classic Edition, Extra Edition, Flash Edition, Writers Edition, Metal Edition e Neon Edition  si è modificata nel tempo. Se, infatti, i primi sei volumi contenevano commenti degli stessi autori coinvolti per ogni loro storia pubblicata, a partire dal numero 73 (marzo 2016), si ha una sola prefazione e una postfazione scritte da autori differenti a quelli a cui sono dedicati i volumi (senonché, a partire dal numero 80, la postfazione diventa un'intervista all'autore di riferimento e, alcuni numeri dopo, ritorna a essere un articolo scritto di proprio pugno dallo stesso autore). 

"Che confusione!", cantava qualcuno, ma non è finita qui! La collana, come si scriveva, acquisisce il titolo ufficiale Grandi Autori sul retrocopertina già dal numero 83, ma è solamente con il 99 (dedicato a Giorgio Cavazzano) che tale titolo inizia ad apparire univocamente sulle copertine dei volumi. Del numero di pagine e del prezzo si è già discusso, la periodicità è trimestrale, ma anche la struttura merita un accenno, visto che cambia nuovamente. Ora, si hanno preziosi approfondimenti sulla biografia degli autori in esame, sulle loro opere proposte e sul contesto storico in cui esse sono state realizzate. Tali testi sono stati sinora curati da Davide Del Gusto (numeri 99-103), Marco Travaglini (104) e Alberto Brembilla (105-109). Inoltre, il numero 104 risulta essere il primo rivolto a un autore non italiano, considerando anche le varie Edition. Di seguito, l'elenco degli autori a cui sono stati dedicati i volumi per il momento editi:

110 — Romano Scarpa (in uscita a febbraio 2026)

DISNEY MASTERS

Tra le tre, Disney Masters risulta sicuramente la collana con la storia editoriale più lineare e meno suscettibile a variazioni. Si tratta di volumi cartonati da libreria antologici che propongono storie realizzate da diversi autori con un numero di pagine che oscilla intorno alle 200 e un prezzo mantenuto a 29,99 $ dal numero 1 (maggio 2018) al numero 23 (marzo 2024), per poi alzarsi a 34,99 $ a partire dal numero 24 (maggio 2024). Così come il suo numero di pagine, la periodicità di questa pubblicazione risulta essere indefinita e variabile: nel 2018, vedono la luce 5 numeri, 4 nel 2019, 5 nel 2020, 4 nel 2021, 3 nel 2022, 1 nel 2023 e 3 nel 2024. Diversamente da Grandi Autori, inoltre, il contenuto editoriale è parecchio ridotto e, salvo alcune rare occasioni, si limita a una singola breve biografia/commento dell'autore a cui il libro è intitolato (peraltro ristampata tale e quale nei volumi successivi al primo dedicati allo stesso autore). Tali testi sono stati sinora curati da Francesco Stajano e Leonardo Gori (numeri 1, 5, 8, 17 e 23), Armando Botto (2 e 16), Germund von Wowern (3, 7, 13, 15, 21 e 27), Joe Torcivia (3, 13, 15, 21 e 27), David Gerstein e John Clark (4 e 18), Freddy Milton (4), Luca Boschi (6 e 26), David Gerstein (8, 11 e 20), Luca Boschi e Lidia Cannatella (9), Marius Molaug (10), Alessandro Sisti e Luca Boschi (11), David Gerstein e Solveig Thime (12 e 22), Alberto Becattini e David Gerstein (14 e 20), Francesco Stajano (19), David Gerstein e Thad Komorowski (20), Alberto Becattini (23 e 25) e Niels Houlberg Hansen (24). Di seguito, l'elenco degli autori a cui sono stati dedicati i volumi per il momento editi:

28 — William Van Horn (in uscita ad agosto 2026)
29 

LES TRÉSORS DE PICSOU

Come nel caso di Grandi Autori, si tratta di una collana che nel tempo ha subito alcune trasformazioni: la sua numerazione prende il via dal numero 3 (estate 2006) e prosegue quella di due numeri pubblicati nelle due estati precedenti (intitolati La Jeunesse de Picsou) contenenti la Saga di Don Rosa. In effetti, così come il suo predecessore dalla vita breve, Les Trésors nasce come un'edizione speciale della testata principale Picsou Magazine, su cui andare a raccogliere le storie di Rosa, Barks e altri autori internazionali. Dal numero 44 (ottobre 2018) al numero 60 (ottobre-dicembre 2022), la collana ospita la ristampa integrale e cronologica dell'intera opera dell'autore del Kentucky, ancorché intermezzata da storie altrui, mentre, a partire dal numero 61 (gennaio-marzo 2023), un nuovo logo e un nuovo sottotitolo ("Les grands maîtres de la BD Disney", ovvero "I grandi maestri del fumetto Disney") rivelano il varo di una nuova formula. I volumi, infatti, iniziano a essere dei mini compendi cronologici dedicati a diversi autori Disney con importanti carriere alle spalle. Anche in questo caso, la periodicità è trimestrale, il numero di pagine è 244 e il prezzo è di 6,95 €. La selezione delle storie, le introduzioni alle stesse, le preziose interviste e gli approfondimenti critici sono mirati a presentare al meglio i fumettisti proposti, contestualizzandone le opere e offrendo un riuscitissimo manuale della loro evoluzione artistica. I testi di queste pubblicazioni sono stati sinora curati da Arnaud Hilmarcher (numeri 61-73), Alban Leloup (61-63 e 67), François Vincent e Jean-Baptiste Roux (62), Simone Cavazzuti (66, 72 e 73) e Arnaud Hilmarcher e François Vincent (67 e 71). Di seguito, l'elenco degli autori a cui sono stati dedicati i volumi per il momento editi:


CONSIDERAZIONI PERSONALI

Una volta riportate in maniera oggettiva le coordinate principali delle collane, andrò ora a tentare un paragone secondo il mio personale gusto e le mie preferenze. Innanzitutto, però, mi preme sottolineare che ritengo si tratti di tre serie valide e utili tanto ai collezionisti più esigenti quanto a chi necessita di familiarizzare con le opere di questi autori, poiché la selezione delle storie e i contributi aggiuntivi intendono accompagnare il lettore alla (ri)scoperta di questi maestri. Delle tre, come risulta evidente da quanto scritto sopra, Disney Masters è quella più onerosa in termini economici e, considerando anche la scarsità di approfondimenti, qualcuno potrebbe domandarsi se ne valga la pena. La risposta, per quanto mi riguarda, è sì e cercherò di motivarla. Per prima cosa, a differenza delle altre due serie, che escono regolarmente in edicola, Disney Masters è una collana da libreria, dalle dimensioni importanti e, nonostante la quasi assenza di testi critici, il lavoro del curatore si manifesta nella selezione delle storie, nel restauro delle stesse, nella loro traduzione e lettering... In poche parole, vi è dietro un lavoro che punta a offrire il materiale proposto nel miglior modo possibile. A maggior ragione, va tenuto in considerazione che, molto spesso, si tratta di storie inedite in lingua inglese, e ciò rende la collana ancora più appetibile e interessante. Da questo punto di vista, Grandi Autori rischia molto meno, in quanto si limita a ristampare storie italiane già viste ed esattamente come si sono già viste, senza cioè nuovi interventi sulla loro colorazione o sul lettering. Il formato di questa collana è, inoltre, tascabile, poco più grande di un Topolino, e il suo prezzo dovrebbe fondamentalmente essere giustificato dalla selezione delle storie e dagli approfondimenti inediti. Per tale motivo, ad avviso di chi scrive, il rapporto qualità/prezzo di Grandi Autori risulta essere quello un po' più infelice tra le tre. Les Trésors de Picsou, al contrario, pur avendo lo stesso esatto numero di pagine, costa un euro in meno e può vantare un grande formato, abbastanza simile a quello dei Disney Masters, che permette di poter ammirare e apprezzare meglio i disegni. In più, come già scrivevo con riferimento ai quattro volumi dedicati a Jippes, i contenuti inediti e i recuperi di materiale raro sono numerosi e valgono ampiamente il prezzo della testata. Va pure considerato che, tra le tre collane, Les Trésors de Picsou è l'unica ad avere avuto illustrazioni inedite in copertina, realizzate appositamente per il progetto, mentre le altre si sono "limitate" a rielaborare copertine o vignette già esistenti. Per gusto personale, preferisco anche il suo dedicarsi allo stesso autore per più numeri consecutivi, in maniera da esplorare esaustivamente le varie fasi e i periodi del suo percorso. Certo, la lingua potrebbe essere il limite più comune, ma mi sento di confessare che, pur non avendo mai studiato francese, non ho riscontrato grandi problemi nel comprendere quello che leggo e, anzi, direi che ho imparato a masticare la lingua proprio acquistando le pubblicazioni Disney d'Oltralpe. Disney Masters, d'altro canto, pubblica in inglese, che è l'idioma "ufficiale" parlato da Donald, Mickey e compagni. Anche per questa ragione, mi sento di consigliare l'acquisto dei volumi intitolati agli autori americani o a quelli internazionali (le cui storie potrebbero essere di difficile reperibilità in Italia), ma di sconsigliarlo per quelli intitolati agli autori italiani. E ciò non per patriottismo, ci mancherebbe, ma il fatto è che le versioni pubblicate negli Stati Uniti non sono propriamente delle traduzioni, quanto più degli adattamenti (loro usano il termine "localization") ai propri usi e alla propria cultura. I dialoghi delle storie vengono, perciò, riscritti e, per quanto il risultato sia comunque ottimo, ciò può portare a una minore fedeltà al testo dell'autore, in favore di un prodotto più affine ai gusti d'Oltreoceano. Secondo il sottoscritto, i volumi più riusciti di questa iniziativa e che non dovrebbero mancare in una collezione di tutto rispetto sono quelli dedicati ad autori poco ristampati (come quello rivolto ai fratelli Heymans o quello intitolato a William Van Horn), quelli che raccolgono tutti i numeri di una testata passata (come quello dedicato alle storie pubblicate sulla rivista The Phantom Blot) e quelli che si propongono di recuperare integralmente la produzione di un dato autore (come quello contenente l'intera collaborazione tra Freddy Milton e Daan Jippes o i due, su quattro previsti, rivolti all'inossidabile duo composto da Dick Kinney e Al Hubbard).

In chiusura, vorrei spendere qualche riga per consigliare vivamente un'altra collana italiana che sto seguendo con interesse, vale a dire Humour Collection. Nata nel 2022 per pubblicare le grandi saghe da autrice completa (e qualche storia più "breve") di Silvia Ziche, subisce un importante cambio di rotta a partire dal settimo volume. Da Le vacanze di Paperoga... e altre follie (luglio 2024), infatti, si inizia a ristampare in maniera cronologica le storie di Enrico Faccini come autore completo, con un articolo di introduzione curato da Valerio Paccagnella (quelli dei precedenti volumi erano, invece, curati da Davide Del Gusto) e una ricca intervista in chiusura all'autore, nella quale si va a commentare ogni singola storia ristampata, riportando suggestioni, aneddoti e curiosità. Credo che, per come sono attualmente strutturati, questi volumi cartonati dalle 226 pagine, dal prezzo di 16 euro e con cadenza quadrimestrale siano un ottimo strumento per approfondire il percorso degli autori coinvolti e la loro evoluzione e maturazione autoriale e artistica. La speranza è che Humour Collection possa durare il più a lungo possibile mantenendo queste condizioni.

© Disney per l'immagine pubblicata.