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mercoledì 27 agosto 2025

Tutto quello che c'è da sapere — e anche un po' di più! — su Que (Phooey Duck)


Qui, Quo e Quanti sono i nipotini di Donald Duck? Ovviamente, chiunque sarebbe portato istintivamente a rispondere "tre", il numero perfetto... ma se non fosse proprio così? In alcune storie, per esempio, il trio di Paperini sembrerebbe essere composto da quattro elementi, ma solo per brevi istanti, magari in una singola vignetta, come se il disegnatore si fosse distratto per un attimo e avesse ripetuto una volta di troppo quella famigliare figura. Ebbene, questo ipotetico quarto nipotino prende il nome di "Que" nella tradizione italiana, mentre all'estero è comunemente noto come "Phooey" (che equivarrebbe al nostro "pfui", suonando al contempo affine ai nomi anglofoni dei suoi presunti fratelli). In questo articolo, anche per prepararci al meglio a Qui, Quo, Qua e Newton in: Tutto il resto è questionabile (Malgeri, 2025), in uscita sul Topolino disponibile da oggi in edicola, andrò a ripercorrere la storia di questo "personaggio" svelandone i dietro le quinte.


Da sempre affascinato dalle curiosità che circondano il fumetto disneyano, ho iniziato a compiere ricerche su Que oltre una dozzina di anni fa. All'epoca, avevo consultato diverse fonti, stilato una lista provvisoria di apparizioni, contattato alcuni autori per sentire le loro impressioni in merito e persino chiesto a un aspirante disegnatore di realizzare la simpatica illustrazione (a oggi ancora inedita) che apre l'articolo odierno. Dunque, procedendo con ordine, la primissima apparizione documentata di Phooey parrebbe essere Paperino alla conquista del Mattogrosso (?/Barks, 1959). Qui, infatti, l'Uomo dei Paperi ritrae sullo sfondo di una vignetta un personaggio di troppo. Un errore che alcuni sostengono il Maestro dell'Oregon ripeterà in altre due occasioni: Paperino e il segugio sagace (Barks, 1962) e Paperino e la lotta senza quartiere (Barks, 1963). Tuttavia, questi ultimi due casi sono meno schiaccianti rispetto al primo perché il "quarto nipotino" è solo abbozzato nella folla di Giovani Marmotte e potrebbe, perciò, essere chiunque.


Dopo Barks, il primo artista a disegnare involontariamente Que in un fumetto risulta essere Franco Lostaffa, in Le Giovani Marmotte e la battaglia del "Viperon" (?/Lostaffa, 1975), seguito da Tony Strobl, che rende suo malgrado iconica una vignetta di Le GM e i microcanotti (Nofziger/Strobl, 1980). Pur trovandoci anche qui nel contesto delle Giovani Marmotte, tutti e quattro i personaggi sono chiaramente visibili e non sembrano manifestare differenze fisiche tali da suggerire che potrebbe trattarsi di un estraneo.



Vengono poi Paperino e la leggenda del galeone (Anderson/Mascaró, 1984), Magical Mix-up (Melgarejo, 1989) — una pagina di gioco in cui Amelia genera un po' di scompiglio a Paperopoli — e Il faro fantasma (Langhans/Quartieri, Bat, 1990).




Già dopo questi esempi, i lettori più attenti iniziano a farsi domande e a contattare le pubblicazioni di riferimento per avere chiarimenti. Apparentemente, la prima menzione di Phooey in una rivista ufficiale (per quanto compitato come "Fooey") avviene nell'angolo dei lettori del numero 246 di Uncle Scrooge curato dall'editor Bob Foster, solo un mese dopo dall'ultimo caso evidenziato poco sopra.


In Italia, il nome Que (per quanto logico e scontato) sembrerebbe essere introdotto in Paperino e il 4º nipotino (Russo/Comicup Studio, 1992), in cui Paperino lo nomina per fare uno scherzo ai suoi piccoli parenti e questi, per vendicarsi, gli daranno vita interpretandolo a turno. Nel giugno del 1995, Jürgen Wollina scrive un articolo per la fanzine tedesca Der Donaldist, intitolato "Sind Tick, Trick und Track Vierlinge oder Fünflinge - oder noch mehr? Das Mützenwunder und kein Ende", in cui si chiede quanti siano effettivamente i nipotini e, poco più di un anno dopo, tornerà a riflettervi con un seguito dal titolo "Tick, Trick, Track... Und es sind doch mehr als Drei!!!" Nel frattempo, Que appare nuovamente per sbaglio in una vignetta di Paperino e la piramide... miracolosa (Martin/Vicar, 1995)... tenetelo a mente per più tardi!


Il 17 aprile 1996, Dwight Decker posta un messaggio sulla defunta DCML (Disney Comics Mailing List, una sorta di forum internazionale ante litteram) dal titolo "The Fourth Nephew". L'autore manifesta il suo stupore dopo avere letto un articolo del Carl Barks Studio pubblicato sulla storica rivista per appassionati Comics Buyer's Guide in cui si sostiene che il nome ufficiale del quarto nipotino sia "Barks". Questa informazione viene accolta sulla mailing list con diffidenza (molti dimostrano di preferire "Phooey") e, giusto un paio di settimane dopo, John Lustig interviene per aggiungere che il nome "Barks" sarebbe stato comunicato a Bill Grandey del Carl Barks Studio da Lene Balleby, direttrice delle comunicazioni per Egmont, nonché futura responsabile delle comunicazioni per la Casa Reale danese, dal 2008 al 2025. In ogni caso, il testo sul CBG rimane a oggi l'unica pubblicazione conosciuta che testimonia l'esistenza di questo presunto nome alternativo.

Considerato il crescente interesse nei confronti di questa misteriosa creatura, è solo questione di tempo prima che qualcuno decida di riconoscerne la presenza in-universe, e il primo a farlo è Lars Jensen, in un racconto meta-fumettistico dal suggestivo titolo Much Ado About Phooey (Sutter/Santanach Hernandez, 1999), che richiama il Much Ado About Nothing di scespiriana memoria. In effetti, la spiegazione fornita è curiosa: colpiti da un fulmine, i nipotini sviluppano una condizione per cui ogni tanto uno dei tre si può sdoppiare involontariamente e senza preavviso, ma solo per poco tempo.


In questo modo, ogni apparizione accidentale di Que è giustificata. La prossima in ordine cronologico si verifica in Zio Paperone e gli speroni di Ringo (Cimino/Held, 2001), poi in Qui Quo Qua & Penny speleologi spericolati (Badino/Gottardo, 2010), Zio Paperone, le GM e lo spirito alpino (Sisti/Capovilla, 2024) e, infine, in L'evento (Badino/Usai, 2025).





Si trovano al di fuori di questa lista: alcune illustrazioni e copertine in cui i nipotini sono più di tre; l'originale Estoy Acà de Il papero del mistero (Ziche, 1996); Zio Paperone e l'ora fatidica (Hedman/Gattino, 2007), in cui il "quarto nipotino" altri non è che Amelia; due episodi delle nuove DuckTales animate, in cui Phooey viene rispettivamente menzionato e visualizzato in sogno; e due storie scritte e disegnate da Andrea Malgeri — Newton Pitagorico e il questionabile Que (Malgeri, 2023) e la già citata Qui, Quo, Qua e Newton in: Tutto il resto è questionabile , in cui l'artista torinese si diverte a inserire riferimenti ad alcune delle vignette qui riportate, dando loro una nuova spiegazione che non andrò a riferire per evitare spoiler. Inoltre, una menzione d'onore la merita anche la seconda parte di Justice Ducks (Delbert/Lauro, 2023), in cui un negozio vende, oltre al berretto di Paperino, quattro cappellini simili a quelli indossati dai nipotini; il quarto è, ovviamente, colorato di giallo.





Prima di dimenticarcene, vi ricordate di quell'immagine di Paperino e la piramide... miracolosa che vi avevo chiesto di tenere a mente? Vedete, Vicar è un tipo sportivo e, quando gli viene fatto notare l'errore, prima include il quarto nipotino in un breve racconto "didattico" intitolato How to make a comic... the Egmont way! (Erickson/Vicar, 1997) e, in seguito, realizza uno scherzoso schizzo a matita in cui la famiglia dei Paperi è seduta a tavola mentre commenta il posto lasciato vacante da Que, rinominato dall'artista "Gasp".



In conclusione, vi riporto le considerazioni elaborate da alcuni autori su Que nel lontano 2012, durante la preparazione della prima versione dell'articolo che state finalmente leggendo oggi.

SERGIO BADINO: No, non ho mai sentito parlare del quarto nipotino... Penso che lo chiamerei Quid, o Quark... insomma, un nome che possa sottolineare la sua natura un po' oscura di emarginato, di escluso. E poi mi chiederei: perché è rimasto nascosto fino a ora? Forse prova rancore verso Paperino e i nipotini per questo motivo. Stabilite queste premesse, proverei a costruirci sopra una storia

FRANCESCO GERBALDO: Ne ho sentito parlare soprattutto grazie a Paperino e il quarto nipotino e direi che tutto quello che si poteva dire è stato detto in quella storia. Que non esiste né dovrebbe esistere perché sarebbe di troppo nell'economia della storia. A prescindere dal fatto che Paperino non dovrebbe avere un quarto nipotino, non mi dispiacerebbe se... fosse femmina!

MICHAEL T. GILBERT: Certo che ne ho sentito parlare, Simone. Se dovessi dare un nome al misterioso papero extra che alcuni artisti a volte disegnano, lo chiamerei "Oops"!

JOHN LUSTIG: Conosco bene Phooey e ho sempre pensato che quello fosse un nome perfetto visto che la sua inclusione è sempre stata un errore. Penso che sia un personaggio che probabilmente non verrà mai utilizzato di proposito e Phooey è verosimilmente il suo soprannome: nessuno chiamerebbe un bambino "Phooey"; e forse è un cugino di secondo o terzo grado di Qui, Quo e Qua.

CARLO PANARO: Ti dirò, secondo me, non avrebbe senso se esistesse davvero... tre nipotini bastano e poi tre è il numero perfetto! Sarebbe anche arduo spiegare perché Qui, Quo e Qua siano stati separati alla nascita da un fratello di cui ignorano l'esistenza! Quindi, secondo me, viva i tre nipotini di Paperino!

FRANK GORDON PAYNE: Non ho sentito parlare del quarto nipotino, Phooey. Non credo si senta la necessità di un personaggio di questo genere, a meno che non abbia caratteristiche particolari. I nomi italiani dei personaggi Disney sono quanto di più semplice, potremmo dire banale, c'è. Dopo Qui, Quo e Qua, potrebbe anche starci Que, tanto per non andare in cerca di novità fantasiose. Le caratteristiche possono spaziare in tutte le direzioni. Se guardiamo ai giovani di oggi e non a quelli di ieri, bisognerebbe cercare quello che interessa oggi: Que potrebbe essere uno studioso appassionato di informatica e fisica quantistica. Lo stesso Archimede potrebbe essere contento di averlo nel suo laboratorio ogni... spesso! Con Que le storie potrebbero assumere nuova vitalità, dando modo ai nostri personaggi di frequentare mondi infiniti.

GÉRSON LUIZ TEIXEIRA: Penso che potrebbe essere sempre in contrasto con gli altri tre.

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringraziano gli autori che hanno partecipato.
Se si intendono utilizzare altrove informazioni o immagini presenti in questo articolo, si è pregati di menzionare la fonte.

mercoledì 24 aprile 2024

Che animale è Archimede Pitagorico?

Onestamente, non avrei mai pensato di arrivare a scrivere un post di questo tipo — e spero che i lettori più esperti non me ne vorranno —, ma la questione potrebbe non essere così banale come sembra. I personaggi di casa Disney, per quanto animaleschi nel loro aspetto, sono paragonabili a esseri umani. Con noi condividono emozioni, sentimenti, pensieri, sogni, aspirazioni, buonsenso... Vivono in città costruite in maniera analoga alle nostre, in abitazioni dotate di tutti i comfort, parlano, lavorano, e così via. Forse, è per questa ragione che, solitamente, si tende a non dare troppo rilievo alla specie animale di appartenenza di un personaggio. Appartenenza che, infatti, si manifesta solamente a un livello superficiale e che non si riflette nei suoi comportamenti e azioni. Come tutti sappiamo, Pippo è assimilabile a un canide, ma non lo vedremo mai scorrazzare nei campi inseguendo una pallina o intento a masticare un osso; Orazio è ispirato a un cavallo, ma sono finiti i tempi in cui fa salire Topolino in groppa, e così via... Le caratterizzazioni più vicine al mondo ferino, che pure sono fondamentali nei primi cortometraggi animati, sono inevitabilmente scomparse con l'avvento dei comic book. Gli abitanti calisotiani sono, a tutti gli effetti, persone. Può ancora succedere che Paperino o Paperone esclamino qualcosa che suoni come "Sbaraquack!", ma si tratta di effetti sonori ormai consolidatisi nell'immaginario comune, più che altro tesi a un fine comico ed esagerato, e alienati da ogni riferimento anatrino.


Data questa premessa, non ha molta importanza a quale animale sia associabile l'inventore paperopolese Archimede Pitagorico, ma è curioso notare alcune incongruenze che riguardano la questione. A pagina 109 di Topolino 3569, pubblicato la scorsa settimana, all'interno della consueta rubrica "Disegna con gli artisti di Topolino", curata dalla redattrice Francesca Agrati, leggiamo: "Sapete che animale è il nostro Archi, vero? Si tratta di un aquilotto". Un'affermazione che mi ha lasciato perplesso, ma neanche troppo. Del resto, la stessa Agrati definiva il nipotino di Archimede, Newton, un "giovane aquilotto" a ottobre dello scorso anno, nel corso di un'intervista con Marco Nucci. E, siccome non c'è due senza tre, a pagina 85 di Topolino 3570, in edicola da oggi, la rubrica per aspiranti artisti incalza: "Ricordate? Archimede è un'aquila". Ma Archimede è veramente un'aquila? La redazione di Topolino pare esserne convinta. Oltre alle testimonianze riportate, vale la pena citare: la scheda della Topopedia sull'inventore (presente sul sito ufficiale di Topolino dal 2013), in cui compare la dicitura "aquila da laboratorio"; la scheda su Mega 609 (2007), dove lo scopriamo avere "fattezze aquiline"; e la risposta alla lettera di una lettrice, stampata su Topolino 2556 (2004), in cui, ancora una volta, lo si descrive senza esitazione "un'aquila". Le giustificazioni addotte nell'angolo della posta sono la sua proverbiale intelligenza e il suo becco giallo. Quindi, la discriminante rivelatrice non sarebbe la forma del becco, come alcuni sostengono, bensì il suo colore...


Di diversa opinione era, però, Carl Barks, che Archimede lo ha ideato e introdotto nel mondo dei Paperi. Difatti, nell'intervista rilasciata a Donald Ault, Thomas Andrae e Stephen Gong il 4 agosto 1975, l'Uomo dei Paperi in persona descrive il genio come "a big awkward looking chicken" ("un grosso pollo dall'aspetto goffo") e "a big tall gawky chicken" ("un grosso pollo alto e goffo"). E non si tratta di una imprecisione momentanea perché, nell'intervista condotta da Sebastien Durand e Didier Ghez a Disneyland Paris il 7 luglio 1994, Barks sentenzia nuovamente: "Gyro is a chicken" ("Archimede è un pollo"). Al momento, mi sfugge l'origine della credenza che lo vuole un rapace e che sta alla base della tradizione redazionale italiana, che sia dovuta a un'associazione mentale con il suo rivale Spennacchiotto (Emil Eagle)? Sta di fatto che la versione barksiana è stata più volte riportata in pubblicazioni nostrane ufficiali. Solamente a titolo esemplificativo, Luca Boschi restituisce il termine "gallinaceo" qui (1994), qui (2005) e qui (2008), mentre Alberto Becattini lo rievoca qui (2014). Curiosamente, già nel saggio Introduzione a Paperino. La fenomenologia sociale nei fumetti di Carl Barks (1974) — di un anno precedente alla prima dichiarazione di Barks in merito —, a cura di Piero Marovelli, Elvio Paolini e Giulio Saccomano, è possibile rinvenire l'espressione "gallinaceo".


Un po' di confusione è, comunque, perdonabile: dopotutto, i Bassotti si riferiscono all'inventore chiamandolo "il papero" in Archimede e lo struzzicano trovarobe (?/Scarpa, 1963), e per ben due volte! E non ho ancora menzionato la singolarissima interpretazione di Don Rosa, che, nel 1994, si chiedeva: "what IS Gyro? I always thought he was a sorta cockatoo-stork judging by his beak, his intelligence and his lankiness" ("che cosa È Archimede? Ho sempre pensato che fosse una sorta di cacatua-cicogna a giudicare dal suo becco, la sua intelligenza e la sua esilità"); per poi stabilire con fermezza, nel 2009: "Gyro Gearloose is obviously a cockatoo" ("Archimede Pitagorico è ovviamente un cacatua"). 


Per rispondere alla domanda iniziale, mi sentirei abbastanza sicuro nell'affermare che Archimede Pitagorico è un gallinaceo, come il suo creatore lo ha inteso. Il dibattito è, tuttavia, aperto da decenni (come si è visto) ed è comprensibile: prendendo a esempio un altro personaggio barksiano che dovrebbe appartenere alla stessa specie, il Rockhead Rooster di Paperina e l'appuntamento a quattro (Gregory?/Barks, 1959), le differenze sono notevoli.


© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 18 dicembre 2022

Fama (Nucci/Cavazzano, 2022)

Mi riallaccio brevemente a questo post di aprile per rispondere finalmente alla domanda che gli dava il titolo. La storia di cui l'artista veneziano aveva reso pubbliche alcune vignette a matita è finalmente stata pubblicata sul numero 3499 del settimanale Topolino (attualmente in edicola) e porta il titolo Fama, per i testi del prolifico Marco Nucci. Questo insolito racconto, 34 tavole quasi completamente senza dialoghi, ripercorre la vita di Paperone andando a citarne alcuni periodi chiave descritti da Don Rosa nella sua opera più conosciuta.

Il giovanissimo Paperone lustrascarpe

E, quindi, incontriamo un giovanissimo Scrooge lustrascarpe nella Glasgow di fine '800, qualche anno più tardi a bordo del Ciccio Dollaro (Dilly Dollar) assieme allo zio Manibuche (Pothole McDuck), nelle Terre Maledette del Sud Dakota, a Dawson nell'iconico saloon Bolla d'Oro (Blackjack Ballroom) e, dunque, nelle pianure del Calisota, per poi giungere alla odierna Paperopoli, assieme al resto della famiglia dei Paperi.

Paperone adolescente e lo zio Manibuche a bordo del Ciccio Dollaro

© Disney per le immagini pubblicate. 

sabato 27 agosto 2022

L'esilio dei Van Coot (Sisti/Bigarella, 2022)

Solitamente, non scrivo di storie così nuove, ma  complice anche la recente pubblicazione della mia ricerca su Cornelius Coot sulla fanzine Rappet  non potevo non essere quantomeno incuriosito dall'annuncio di Cornelius – l'esilio dei Van Coot (Sisti/Bigarella, 2022), in edicola dal 24 agosto. Perciò, la mattina stessa di mercoledì, mi sono recato ad acquistare una copia del settimanale Topolino per potere arricchire il mio bagaglio personale su questo personaggio e per vedere se ci fosse qualcosa di interessante da riportare qui.

Il giovane Cornelius interpretato da Ivan Bigarella

Nata da un'idea di Alex Bertani, questa atipica avventura divisa in due episodi (presenti entrambi sullo stesso numero) è interamente ambientata nella New York del 1804 e vede come protagonisti un giovanissimo Cornelius Coot, alcuni suoi amici e la sua famiglia. Il primo dettaglio che salta all'occhio, presente anche nel titolo, è che il cognome del futuro fondatore di Paperopoli sarebbe Van Coot. La famiglia, composta dal padre Jeroen, la madre Els e lo zio Marteen, proverrebbe infatti dall'Olanda, mentre Cornelius stesso sarebbe invece nato nel nuovo continente.

Jeroen Van Coot

Els

Marteen Van Coot

Tra gli amici del pioniere, spicca un tale Perceval de Roquerduc, figlio di Honoré de Roquerduc, "uno dei paperi più facoltosi della città". Nonostante la somiglianza nel nome, non è al momento dato sapere se (e in quale eventuale modo) questi personaggi siano imparentati con il miliardario John D. Rockerduck o se si tratti invece di una coincidenza.

Perceval de Roquerduc

Honoré de Roquerduc

Un altro particolare notevole riguarda il nome completo del protagonista della storia: Cornelius Ermogene Van Coot. Si tratti infatti di un omaggio alla prima traduzione italiana del nome del personaggio, peraltro già reso dallo stesso Sisti in Paperino e la iella in passerella (Sisti/Barbucci, 1996).

"Cornelio Ermogene" nella prima versione italiana di Paperino e il maragià del Verdestan (Barks, 1952)

"Cornelius Ermogene Coot" in Paperino e la iella in passerella (Sisti/Barbucci, 1996)

Cornelius Ermogene Van Coot

Senza perdermi in anticipazioni (motivo per cui ho rimosso i dialoghi dalle vignette qui riportate), mi limito a evidenziare come questa nuova produzione si ponga in contrasto con storie come The Incredible Quest for Cooties (Kruse/de Jonge, 1991), in cui Cornelius lascia il vecchio continente assieme al fratello Johannes alla volta del nuovo mondo, o anche Paperino e il certame del nipotame (Pesce/Gula, 2008), nella quale un Cornelius bambino è in compagnia di un non meglio identificato zio (personaggio che non sembrerebbe esistere nel racconto di Sisti).

Cornelius e il fratello Johannes in The Incredible Quest for Cooties (Kruse/de Jonge, 1991)

Lo zio di Cornelius in Paperino e il certame del nipotame (Pesce/Gula, 2008)

Nel chiudere questo post, vi consiglio (se non l'avete fatto) di recuperare la storia perché è meritevole a livello di scrittura e disegni (e anche colorazione) e perché offre una prospettiva nuova e intrigante, ponendo luce su eventi e circostanze in precedenza taciuti. Sarei curioso di conoscere ulteriori sviluppi e maggiori dettagli sulla vita del pioniere, forse troppo spesso mostrato come un essere leggendario.

© Disney per le immagini pubblicate.