giovedì 10 marzo 2011

Intervista a Cèsar Ferioli

Come un vaporware, se ne parla da mesi, ma -finalmente- dopo un breve periodo di latitanza, sul DWD tornano le interviste agli autori Disney… Quest'oggi vi offriamo un'interessante intervista al grande autore ispanico Cèsar Ferioli, definito da alcuni l'Erede di Gottfredson.


Chi è Cèsar Ferioli?

Nato il 22 luglio, a Barcellona, da padre italiano e madre spagnola, Cèsar Ferioli Pelaez è uno degli autori Disney più conosciuti e "in gamba" del momento.

Cèsar intraprende gli studi da biologo, studi che lascerà quando sceglierà di inseguire il suo sogno di disegnatore. Cèsar disegna la sua prima storia Disney nel 1981, sotto i testi del "Professore" Guido Martina.

Al finire degli anni '80, Cèsar disegna anche per il mercato francese e, dopo aver compiuto la sua ultima storia italiana nel 1989-90, Cèsar verrà chiamato dalla Egmont per disegnare quelle grandi storie che l'hanno reso grande e famoso, un pilastro dell'Universo Disney contemporaneo.

Direi che si può partire con l'intervista, allacciatevi le cinture!...


Ciao Cèsar, sono Simone Cavazzuti del blog "Daily War Drum"!


Ciao Simone!

Partiamo con una domandina facile… Sai cos'è il Daily War Drum?

"Daily War Drum"?! Certo che lo conosco! Floyd, anni '30, bel nome! Gambadilegno come "boss" di un "racket", quando ancora non gli era cresciuta la gamba, che prova a bloccare il giornale nel quale lavorano l topo e gli amici.

Bene, ti vedo preparato
 Preferisci disegnare o sceneggiare?


Disegnare storie è quello che faccio da sempre, e quello sarebbe il mio mestiere. Comunque, mi piace molto anche sceneggiare e vorrei avere più occasioni per farlo, anche se, per mancanza di allenamento, mi costa abbastanza costruire una storia. Purtroppo di lavoro non ce n'è poi tanto e, adesso, voler fare delle sceneggiature sarebbe come “rubare” agli sceneggiatori il poco lavoro che hanno.

All'inizio sei stato aiutato da qualcuno o sei autodidatta?

Autodidatta sì, nel senso che non ho mai frequentato una scuola d'arte o di fumetti. Comunque ho sempre avuto l'occasione d'imparare il mestiere dai disegnatori più esperti, specialmente nei miei primi anni, quando lavoravo in uno studio.

Ti ispiri a qualche grande del passato?

Fin da quando lavoravo in quello studio, appunto, ho sempre tenuto d'occhio i disegni dei grandi del passato, come Barks e Gottfredson, ma anche, ogni tanto, Cavazzano, Claude Marin, Vicar, Branca, ecc.

Qual è il tuo genere di storia preferito? (fantasy, giallo, thriller, comico…)

Direi in generale che le storie di fantasy (sulla scia di Shambor o Mythos Island) mi motivano di più. Tuttavia se la storia che devo raccontare è buona e la “sento”, allora il resto, il background in cui si svolge l'azione, passa ad un secondo piano.

La tua carriera come disegnatore di Fumetti Disney è iniziata negli anni ottanta, se non sbaglio le tue prime storie erano italiane, poi francesi e infine, mondiali. Noto anche che, delle tue molte storie, due sono state scritte da te, una ispirata a Barks e l'altra ad un cartone classico di Topolino. Potresti parlare di queste storie e di come sono nate le idee

Dici bene, per quel che riguarda i fumetti disneyani, sebbene, al tempo nel quale lavoravo per i francesi, facevo anche delle storie per l'Olanda. È vero che ho anche scritto due storie: la prima di esse fu un incarico per uno speciale natalizio, dovevo mettere su dei fogli l'antico “Mickey's trailer”, il vecchio cartone animato. Fu un lavoro lungo, molte ore con il video, fermando le immagini e scattando delle foto sull'immagine congelata, nel tempo in cui non avevo ancora una camera digitale… Volevo essere il più accurato possibile e penso di esserci riuscito. Se guardi con attenzione il film, vedrai persino che il conduttore del camion é quello che ho disegnato io, sembra Gambadilegno ma non è lui. Mi dimenticavo, feci anche la sceneggiatura di Manrique per questa serie natalizia, nella quale c'era Paperino alle prese con l'uccello esotico della selva in “Saludos amigos”.

L'altra sceneggiatura, e cioè quella dell'omaggio a Barks, fu una scelta propria, non un incarico: mi avevano incaricato solo i disegni per la storia di Gladstone Gander, però mi ostinai anche a fare lo script, poiché ammiravo Barks più di qualunque altro autore (conoscevo le sue storie fin da bambino). Così, ho fatto una storia piena di cenni alle antiche storie del Maestro. Vista anni dopo, la storia mi pare ancora divertente, purtroppo i disegni…

Alcune tue storie, tra le mie preferite, sono sceneggiate dall'ottimo David Gerstein. Potresti parlare di alcune di esse che particolarmente ti sono care e spiegare il tuo rapporto con (le storie di) David?

David lo conosco di persona e mi pare un tipo molto in gamba. Purtroppo le storie che ho fatto con lui sono quelle in cui mi sono trovato più in difficoltà: il fatto di dover rivisitare l'antico stile, attraverso gli antichi personaggi, mi ha dato sempre certi brividi

Dovevo cambiare un po' tutto, persino gli abitati, le macchine, le forniture e certi personaggi, per riuscire ad accoppiare in modo armonico gli antichi personaggi, molti dei quali si “spensero” negli anni '30.

Bello sí, ma scomodo…

Forse la storia con lui che più mi ha avvinto è l'ultima, quella in due parti della mansione e dei fantasmi.

Nel corso della tua lunga carriera, hai ripreso personaggi storici di Gottfredson, facendo tornare Topolino in calzoni corti, potresti parlare di come hai accolto quest'idea?

Un po' la domanda si risponde dal rapporto con le storie di David. Ma l'idea dei calzoni corti per le storie danesi l'ebbe, in origine, Byron Erickson, direttore artistico della ditta a quel tempo. Essa (l'idea) fu introdotta nella storia a tre puntate “Fantasy Island” all'inizio dei '90. Dal momento in cui i lettori non si accorsero del fatto (non ci furono delle lettere di protesta) si continuò così.

Per me fu difficile all'inizio, ma adesso mi risulta più facile disegnare il topo coi calzoni corti.

Secondo David Gerstein, le “nuove” storie della Egmont (come del resto le altre) si svolgono qualche anno dopo a quelle di Gottfredson Cosa ne pensi? Pensi che gli abitanti di Topolinia/Paperopoli vivano negli anni '50 o nel 2000 come noi?

Non saprei. A David forse piace dare un ordine a tutto quanto… Per me, non hanno il tempo, non è comunque qualcosa che mi dia da pensare. Credo anzi che il problema per il topo sia la continuità, fuori dalle storie speciali o onomastiche.

Secondo la continuity della Egmont, Pietro non ha mai avuto una gamba-di-legno, cosa ne pensi?

Penso che, sicuramente, mi piace di più con la gamba di legno. Penso comunque che fu una decisione della Disney del passato, forse per evitare dei problemi legali nei confronti della gente con le amputazioni. Si sa, l'America, quella grande terra piena di avvocati!

Avvocati come Lupo (Sylvester Shyster) che hai reinterpretato magistralmente in L'agosto di Topolino - Senza colori (Vacation Brake). Preferisci lui o
 Eli Squick, altro storico compare di Gambadilegno?

Entrambi sono personaggi tanto belli (Eli, inoltre, è proprio difficile da disegnare) comunque sono sempre personaggi degli anni '30, senza un'evoluzione posteriore, e condizionano tantissimo il disegnatore nelle storie in cui appaiono, poiché devi attorniarli di tutt'un'atmosfera "classica".


Entrambi, assieme ad Orango i tre professori ecc. compaiono nella storia Viaggio con sorpresa (The Past-Imperfect)Qual è il tuo preferito di essi?

Quella storia… Meglio di no! Voglio dire, non ho un "villain" preferito speciale: anche se le tre scimmie o l'Orango… Quando ho disegnato quello script non conoscevo assolutamente molti dei personaggi e non avevo ancora imparato l'inglese, cosicché dovetti improvvisare...Immagina!

Cosa ne pensi di Macchia Nera? È un personaggio affascinante? Chi può nascondersi sotto il suo mantello?

Macchia Nera è per me forse il più villain dei villain e il più affascinante, provo sempre a 
disegnare quello di Gottfredson degli anni '30, senza alcuna espressione; questo lo rende ancora più inquietante. Sotto il mantello si sa com'è: penso che fu lo stesso Gottfredson a svelarlo per primo e, in seguito, altri autori italiani lo mostrarono senza il cappuccio in altre storie. Per me, come per molti altri, fu una grossa delusione, il volto nudo non colmava le aspettative.

... Perché come te l'aspettavi?

Credo che mi avrebbe deluso qualsiasi volto, per Macchia Nera. Quello che fa cosí avvincente il personaggio è proprio il mistero che l'avvolge, il fatto che, sebbene i suoi piani finivano per andare storti, lui non era mai beccato, un eterno "latitante" :-)

Conosci l'opera di Romano Scarpa? Cosa ne pensi dei suoi personaggi?

Certo che conosco l'opera di Scarpa! Ricordo di averlo scoperto coi Topolini che ogni tanto mio padre mi portava dall'Italia: le storie mi affascinavano, insieme a quelle di Carpi. Anche se ero un fanciullo ricordo sempre la storia di Scarpa della collana degli Indiani Chirikawa e quella di Carpi della fata di Fonte Argento.

Potresti spendere qualche parola sul Dottor Static, inventato da Michael Gilbert e te, e della sua "spaventosa" somiglianza col professor "Tarabubu" di Catalano/Scarpa in Eta Beta e la Cometa al Fenantrone?


Per quel che riguarda il Tarabubu/Static, me ne parlò per primo David e mi mostrò i disegni… Veramente la somiglianza è enorme, tenendo conto che, quando disegnai Doc Static, non conoscevo questo personaggio assolutamente! … E non avrei nessun problema ad ammettere il contrario (se fosse vero), perché ho spesso usato personaggi "senza nome" di parecchi altri autori in molte delle mie storie (Carl Barks principalmente ma anche Vicar, Branca, Gottfredson, Cavazzano, Carson Van Osten, ecc.) Ma per il mio Doc volevo fare qualcosa di originale, di mio, visto che si intuiva che poteva avere una certa continuità… Constatato che per una strana casualità originale non è, posso anche dirti che non sono mai stato troppo soddisfatto dell'immagine di questa mia "creatura". Strano!... Le coincidenze tra Scarpa e mio padre erano molte: entrambi nacquero sulk finire degli anni'20 (mio padre nel '29; Scarpa nel '27) e si chiamavano Romano, tutti e due vennero a vivere in Spagna e Doc Static era ispirato in un certo modo a mio padre: piuttosto alto, un po' di pancia, sopracciglia folte e nere, capelli bianchi e occhiali, stessa bocca… :-)

Qual è la tua idea di Topolino e Paperino?

Quelli che mi hanno dato da mangiare un mucchio di anni! Sul serio, due personaggi con molte possibilità (come si è dimostrato) forse un Paperino più popolare nei fumetti grazie all'opera ingente di Carl Barks, che ha saputo costruirgli attorno un universo di personaggi molto avvincenti e con una grande consistenza sia di registri come di relazioni.


Come definiresti personaggi secondari come Pippo e Paperoga ?

Due personaggi con una grande “vis comica”, forse non troppo sfruttata nel caso del cugino Paperoga.

Qual è il tuo personaggio Disney preferito, se ne hai uno?

Non posso darti una risposta concreta, per me, tutti loro hanno avuto un posto lungo durante questi anni. Non c'è una debolezza in particolare per alcuno di essi, in concreto… Il ché non significa assolutamente che siano tutti lo stesso per me. A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?

Se tu dovessi scrivere una storia, ora, che personaggi utilizzeresti?

Se avessi una completa libertà? Mah! Non so, prima vedrei di trovarci una buona storia e poi di scegliere gli attori adatti per svilupparla, sì, proprio come se fossi il regista di un film. Infatti, il fumettista deve pensare più come un regista che come un disegnatore: è una storia, quella che deve essere raccontata, ed essere un bravo disegnatore è solo uno strumento, forse il più necessario, ma solo uno strumento…

Chi ti senti di ringraziare in modo maggiore per la tua carriera?

Helge Barner. È stato lui che ebbe fiducia in me e mi cercò perché io lavorassi per la Danimarca. E anni dopo mi permise di lavorare direttamente per l'Egmont, quando ancora tutti dovevano lavorare tramite un agenzia. Anche Byron Erickson, che intuì che io potevo essere la sua “prora” per i progetti danesi di Topolino. Due ottimi amici anche se tanto lontani, mi mancano assai. Erano dei bei tempi.

Pat McGreal, l'autore dei miei migliori scripts, assieme alla moglie, Carol. Michael Gilbert, con cui potrei aver potuto fare delle grandi cose se avessimo avuto l'opportunità… Tantissima altra gente! Non voglio estendermi, magari sembrerei un attore mediocre investito con un “oscar” al perfetto attore “grigio”...

Dove lavori (casa, ufficio…)?


Lavoro a casa, da più di quindici anni…

Che strumenti usi per lavorare?

Della carta, matite nere e colorate (soprattutto blu e arancio), pennino, inchiostro e gomma… Come vedi niente hi-tech, tutto all'antica.

Potresti essere più specifico, per quanto riguarda le marche?

Le marche, dunque… Ogni tanto cambio, tanto per non annoiarmi come per provare cose nuove, però, adesso posso dirti che adopero matite nere della Faber Castell del tipo 3b o 2b per rifinire cose piccole.

Per il rough uso Faber-Castell colore Cobalt Turquoise e ogni tanto Dark Cadmium, quando si sovrappongono più personaggi (sebbene non è una regola fissa). Se il rough è buono, non rifinisco con la matita nera più che piccoli particolari o qualche personaggio, poiché sono io ad inchiostrare e il traccio nero dell'inchiostro si vede meglio sulla matita colorata che sulla nera.

Lavoro sempre sulla stessa carta, dallo schizzo all'inchiostro, e cioè Zander Stern di 300g liscia, dove il pennino scivola come sul ghiaccio. Perdo rugosità per la matita però ho il vantaggio della pulizia e di poter compiere tutti i passi sulla stessa carta. So di compagni miei che lavorano su fogli e poi trasferiscono, purtroppo, ritengo che ogni trasferimento tolga "freschezza" al disegno…

L'inchiostro è Talens e i pennini sono Brauer, abbastanza duri e difficili a trovarsi, ne uso un paio, uno poco usato e perciò più duro per le cose piccole e uno più "lavorato" per cose più grandi. Per i primissimi piani, o quando voglio "rompere" il traccio, uso una Guillot inglese super-morbida ma difficile da controllare.

Puoi spendere un paio di parole, a proposito dell "Agenzia più piccola del Mondo"?

Nel 1998, finalmente, potei farla finita col fatto di avere un agente. Purtroppo, dovevo costituire me stesso come agenzia, per avere relazione con l'Egmont. Ero solito scherzare del fatto che la mia era dunque l'agenzia più piccola del mondo, in quanto non avevo nessun interesse a rappresentare alcun disegnatore. Comunque fui costretto ad accogliere sotto il mio “lembo” il disegnatore Manrique, che intanto aveva lasciato la agenzia tramite la quale lavorava, e furono dieci anni! L'anno scorso, Manrique ha smesso di disegnare, brutte cose di questa crisi, insomma!

Direi che le domande sono finite, se hai qualcosa da dire sulla tua biografia o sulla tua carriera, hai carta bianca…


Aggiungere? Boh! Ci sono sempre parecchie cose da aggiungere… Forse dirti che amo molto l'Italia (ed è assolutamente vero) e che una delle mie più grandi “spine” nella vita è quella di non avere potuto essere un autore riconosciuto da voi. L'ultima mia storia per il settimanale Topolino fu fatta nel 1990, quando ancora non avevo raggiunto una maturità nel mestiere, e mi sento molto frustrato di non essere stato capace di aver fatto una storia tutta “italiana” della quale sentirmi pienamente soddisfatto.

Magari ci riuscirò, un giorno. Purtroppo, “irreparabile tempus fugit”...



Quello che state per vedere è l'omaggio che il grande artista ha reso al nostro umile blog. Esso è una libera interpretazione della storia gottfredsoniana "Topolino giornalista" (1935).


Le Immagini sono (c) Disney

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