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domenica 12 gennaio 2025

Indice ragionato degli articoli presenti sul blog

Sulla falsariga del precedente post, ho deciso di compilare un indice analitico degli articoli e delle ricerche pubblicati sul blog negli ultimi anni, suddiviso questa volta per oggetto preso in esame, in modo da avere una sorta di guida di lettura cronologica in base all'argomento interessato.




CICCIO



CUORDIPIETRA FAMEDORO








PAPERINO



martedì 2 gennaio 2024

L'Almanacco Topolino è in pericolo? Qualche considerazione a ruota libera


Durante la consueta live di fine anno sul canale YouTube The Fisbio Show, il direttore editoriale di Topolino in carica, Alex Bertani, ha confermato che l'Almanacco Topolino passerà dall'essere bimestrale a trimestrale. Una scelta, chiarisce Bertani, motivata dal fatto che "è un prodotto molto di nicchia" e che "fa un po' più fatica degli altri". Non poche le rimostranze degli utenti del forum Papersera, che hanno iniziato ad allarmarsi, subodorando una prossima chiusura dei battenti. Siccome, da principio, ho ritenuto questa testata una potenziale chicca, ho deciso di scriverne a riguardo, illustrando il progetto e le motivazioni che mi hanno spinto ad abbandonarne l'acquisto dopo pochi numeri.

Innanzitutto, un po' di contesto: il primo numero del nuovo Almanacco Topolino esce in edicola il 28 aprile 2021 come allegato a Topolino 3414, è curato da Luca Boschi (pilastro della divulgazione disneyana in Italia) e si rifà allo storico mensile che portava lo stesso nome (1957-1984), di cui recupera anche il logo. Come racconta lo stesso Boschi nel primo redazionale, "il nuovo Almanacco può essere idealmente suddiviso in tre componenti: i classici made in Italy che aprono e chiudono l'albo, a seguire un'antologia di storie contemporanee inedite straniere e infine avventure vintage di rara pubblicazione provenienti da fonti estere, soprattutto americane".

Per una sorta di rispetto e fiducia verso il curatore, nei confronti del quale ho sempre nutrito una forte stima (fortunatamente ricambiata), ho acquistato i primi quattro numeri del progetto, ma mi sono presto accorto che questa formula non mi si confaceva. In poche parole, avevo capito di non essere nel target del prodotto. Ma, allo stesso tempo, non riuscivo realmente a comprendere chi volesse essere il destinatario di questa opera. Cerco di spiegarmi.

Parto dalle "avventure vintage di rara pubblicazione": fondamentalmente, storie provenienti dai comic books americani degli anni Cinquanta e Sessanta. Se dicessi che non meritino di essere scoperte e tramandate, mentirei, ma noi, orfani delle pubblicazioni che lo stesso Boschi (assieme ad Alberto Becattini e Lidia Cannatella) curava, le conosciamo bene, queste storie. Le abbiamo lette proprio lì, su Zio Paperone, su I Maestri Disney, su Disney Anni D'Oro... E, quei mitici albi, irripetibili per contenuti editoriali e selezione delle storie, li conserviamo gelosamente. Se devo pensare all'Almanacco come a "un prodotto molto di nicchia", devo quindi immaginare una nicchia che non possieda le defunte testate citate. O, ancora peggio, una nicchia che non conosca le storie di Carl Barks, dal momento che sono state pubblicate su 8 numeri dei 17 editi al momento. Riconosco che il contributo del cartoonist dell'Oregon sia alla base del fumetto Disney, ma non riesco a immaginare un lettore non occasionale che non lo conosca a memoria e non lo possieda già in molteplice copia, considerando che si tratta dell'autore disneyano più ristampato di sempre (a ragione) e che ha più di una raccolta omnia a suo nome. Purtroppo, lo spazio dedicato a queste storie costituiva per me una sorta di "spreco", in quanto si trattava di doppioni che non mi era utile accumulare.

Lo stesso dicasi per "i classici made in Italy", alcuni già letti su collane come Le imperdibili. Mi dispiace, ma non ho trovato particolarmente coinvolgente la riproposizione di queste storie, se non per il gusto puramente evocativo di replicare la formula degli Almanacchi di una volta. Mi rendo conto che, essendo disposte su quattro strisce, non siano storie agilmente ristampabili altrove, come magari su I Grandi Classici, ma l'effetto nostalgia non ha avuto presa sul mio "cuore di pietra".

Veniamo, quindi, al centro della questione (e degli albi), quello che mi aveva invece incuriosito e su cui avrei puntato di più: le "storie contemporanee inedite straniere". Ogni anno, in Danimarca e in Olanda, vengono prodotte centinaia e centinaia di storie che rimangono inedite nel nostro paese. Qualcuna spunta ogni tanto su Topolino (guai, però, se i disegni non sono di Giorgio Cavazzano!), su Paperino o su Zio Paperone, ma ciò non è assolutamente sufficiente per avere un punto di vista sulla produzione internazionale, sulla maniera che hanno autori diversi di scrivere e disegnare. Ed è un peccato. Qui, Boschi, sulla scia delle esperienze passate, aveva avuto l'intuizione giusta. Portare in Italia una sensibilità differente, contestualizzandola e introducendola appropriatamente. Ben venga il Topolino in calzoncini rossi di Ferioli, le nipotine bionde di Paperina di Heymans, Paperino e Della da bambini di Geradts, il Panchito di Jippes e così via... Ma lo spazio dedicato a questa sezione meritava di essere almeno il doppio.

Tali riflessioni mi hanno portato, dopo soli quattro numeri, a interrompere l'acquisto della testata: non ho ritenuto sufficiente l'apporto di contenuti inediti e non mi è parso sensato continuare a comprare qualcosa che proponesse, per la maggior parte della foliazione, storie che già possiedo e già ho letto. Da qui, non mi sento di appartenere al target. Per quanto io possa apprezzare Kari Korhonen (ricordo di averlo intervistato per questo blog nel lontano 2010, ben prima che il suo nome circolasse in Italia tanto quanto negli ultimi anni), la pubblicazione dei suoi Diari di Paperone non è stata un incentivo abbastanza forte e la scelta di suddividerli in maniera così centellinata (non dimentichiamo che ogni numero distava due mesi da quello successivo!) mi è parsa subito funzionale solamente alla sopravvivenza il più a lungo possibile della testata e non tanto a una fidelizzazione del lettore, tenuto in sospeso per molto più tempo di quanto non fosse necessario. Per mio canto, ho preferito recuperare le storie nell'edizione francese, che le ha pubblicate in massa su due soli volumi del Picsou Magazine. Non mi sorprende che la notizia del cambio di cadenza avvenga proprio ora che si è giunti in pari con la pubblicazione dei Diari e della successiva serie di Korhonen, quasi a confermare quanto avevo supposto con malizia.

Purtroppo, nel maggio dello scorso anno, Luca Boschi è venuto a mancare e le redini dell'Almanacco sono state affidate a Davide Del Gusto, socio fondatore dell'Associazione Papersera. Nonostante gli editoriali siano firmati dal nuovo curatore già dal nono numero, non saprei ben dire quando il contributo e i suggerimenti di Boschi siano scomparsi del tutto, sicuro come sono che avesse un bel catalogo di storie pronte e selezionate da portare in edicola. L'unico albo "delgustiano" che ho acquistato è stato l'undicesimo (datato dicembre 2022), essendo stato incuriosito dall'inedita francese di Corteggiani e Marin. Altra produzione, quella francese, quasi integralmente sconosciuta dalle nostre parti. Il motivo per cui non ho proseguito la collezione è pressoché lo stesso già riportato sopra: Barks, le storie americane degli anni Cinquanta, le storie italiane... e, inoltre, si è aggiunta la ristampa delle storie omaggio a Barks, già viste nel volume Barks' Friends e, ancora, su Zio Paperone.

Chiudendo, mi piacerebbe capire se queste mie considerazioni siano condivise da qualcuno. Considerazioni che, comunque, non vogliono essere impietose nei confronti del lavoro dietro alla selezione e la cura di questa rivista, ma che riflettono semplicemente le motivazioni sottese al mio progressivo disinteresse nella stessa. Credo che l'Almanacco sia nelle intenzioni una signora testata, seria e approfondita, ma mi sembra rivolta a qualcuno che non abbia già letto simili prodotti, come quelli citati nel corso del post (di cui ho l'impressione che questo progetto costituisca una sorta di sintesi più che un'eredità), su cui si trovavano molte delle stesse storie. Il bello delle storiche pubblicazioni curate da Becattini, Boschi e Cannatella è che molto difficilmente si andavano a calpestare i piedi a vicenda, ma invece si integravano alla perfezione l'una con l'altra, invogliando il lettore a collezionarle tutte. Qui, per contro, mi pare che vi sia un insieme eterogeneo di proposte interessanti per un pubblico esigente e di storie che invece tale pubblico dovrebbe avere già viste, rivolte a un lettore ancora "inesperto". E, purtroppo, le seconde vincono numericamente.

© Disney per l'immagine pubblicata.

venerdì 1 settembre 2023

Zio Paperone e la prova di scozzesità (Stabile/Ermetti, 2023)

Cosa succede quando uno sceneggiatore che ama Zio Paperone vede un disegno che raffigura il miliardario paperopolese in abiti scozzesi? Per nostra fortuna, nell'universo che abitiamo, un tale accadimento ha generato una gran bella storia a fumetti. Zio Paperone e la prova di scozzesità (Stabile/Ermetti, 2023), attualmente in edicola, è stata infatti suggerita all'autore Vito Stabile da un post pubblicato dal disegnatore Libero Ermetti sul proprio profilo Instagram in data 27 marzo 2022.

Il Paperone scozzese di Ermetti

Ciò che salta subito all'occhio in questa avventura (promossa a pieni voti) è la presenza di Matilda, sorella minore di Paperone. Pur comparendo sporadicamente in alcuni ricordi e racconti ambientati nel passato, Matilda appariva "nel presente" solamente in Una lettera da casa (Rosa, 2004), nella quale si riconciliava con il fratello dopo quasi 25 anni di allontanamento, e agiva, seppur off-screen, in Paperone e il drago di Glasgow (Chamblain/Petrossi, 2022).

Il rapporto tra i due non era certo idilliaco

Paperone e la sorella secondo Ermetti

Da segnalare, poi, la presenza (in flashback) anche di Piumina, Jake e Ortensia, recentemente visti sul settimanale in L'anniversario misterioso (Vacca/Held, 2021).

La famiglia di Paperone raffigurata da Held

... da Petrossi

... e da Ermetti

Inoltre, va notato che i due personaggi secondari qui introdotti, Alan McWallace e Bonnie Young, sono un omaggio allo storico doppiatore di Zio Paperone, Alan Young. 

Alan McWallace (a sinistra) e Bonnie Young (a destra)

Stabile e Ermetti confezionano, quindi, un titolo che funziona: divertente, romantico, scritto bene e con ottimi disegni. Personalmente, ritengo che ci vorrebbero più storie di questo genere, con una idea interessante alla base, sapientemente sviluppata, che ne giustifichi l'ampio respiro (forse, troppo spesso abusato).

© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 6 luglio 2023

Un mistero chiamato Platiño

Sul finire del 2021, ho avuto modo di leggere il considerevole e consigliatissimo saggio di Alberto Becattini intitolato Disney a fumetti. Storie, autori e personaggi 1930-2018, nel quale lo studioso ha ripercorso l'intera produzione fumettistica Disney, paese per paese, raccontandone gli autori, i personaggi, gli editori...

Tra le varie questioni che mi hanno incuriosito, una oscura sequenza di quattro vignette ha catturato la mia attenzione. Becattini si limita a scrivere: "[Luis] Destuet crea diversi personaggi per le sue storie con i Paperi. Qui vediamo il baffuto miliardario rivale di Zio Paperone, Platiño, dalla storia del 1959 Patilludo versus Platiño".


Se alcune storie del disegnatore argentino sono state pubblicate in Italia anche più di una volta — si pensi a Paperino e l'auto diabolica (?/Destuet, 1950), Paperino e le perle della città sottomarina (?/Destuet, 1950) o a Paperino piantatore (?/Destuet, 1950) —, altre, invece, non hanno mai visto la luce fuori dall'Argentina. Tra queste, si può difatti annoverare Patilludo versus Platiño (?/Destuet, 1959), la cui pagina INDUCKS è persino sprovvista di date o pubblicazioni conosciute. Non solo: nella prima delle quattro vignette presenti nel libro di Becattini, il papero baffuto apostrofa Paperino e famiglia "parientes", vale a dire "parenti". Perciò, forse si tratta di qualcosa di più rispetto che un semplice "rivale"...

Passano i mesi e, dopo avere conosciuto l'autore del saggio a una fiera, decido di contattarlo per sottoporgli le mie curiosità. Innanzitutto, concorda sulla mia ultima annotazione ("In effetti su Platiño hai ragione, perché chiama 'parenti' i Paperi di Paperopoli… Potrebbe essere un cugino di Zio Paperone…")  e, inoltre, mi fornisce delle coordinate più precise per quanto riguarda la pubblicazione e la durata della storia, sostenendo che "dovrebbe essere apparsa su El Pato Donald 773-776 (21/07/1959-11/08/1959) per un totale di 32 tavole", giustificando l'utilizzo del condizionale in quanto della storia ha "visto ben poco".

Passano altri mesi e condivido le informazioni in mio possesso sul forum internazionale The Feathery Society, con la speranza che qualche utente possa possedere questi vecchi fumetti argentini o che possa conoscere qualcuno che li possegga. Per un po' di tempo, sembra una speranza vana, ma, poi: la luce. 


La risposta a questa mia ricerca apparentemente impossibile arriva circa un mese fa e devo ringraziare di cuore due persone: un utente del forum chiamato That Duckfan e una certa Julieta, dall'Argentina, contattata appositamente dall'utente per tentare di risolvere la questione una volta per tutte. Julieta scrive:

Platiño (pronunciato /pla-tì-nio/) è stato creato da Luis Destuet (1920-2002), il primo artista sudamericano a disegnare per la prima rivista a fumetti Disney in Argentina, El Pato Donald
 
In spagnolo, la parola "plata" può significare "argento" o "denaro", e "platino" (con la "N" e non con la "Ñ") significa "platino". Perciò, è chiaro da dove provenga il suo nome.
 
Assomiglia a Paperone, ma le sue basette sono nere e porta i baffi. Viene introdotto come un cugino milionario, generoso e caritatevole di Paperone che visita la sua famiglia dopo venti anni. Vivevano insieme quando erano giovani, Paperone esclama: "eravamo come fratelli". 
 
Lavoravano durante il giorno, Platiño come lustrascarpe e Paperone come raccoglitore di rottami metallici. Alla sera dividevano i profitti, ma Platiño spendeva sempre i suoi soldi prima. Così, si sono separati.
 
Nella storia, Platiño dona costosi regali a Qui Quo e Qua, Paperino, Paperina e Gastone e fa donazioni per i cittadini di Paperopoli. La sua enorme popolarità rende Paperone geloso e iniziano una gara per vedere chi può fare più donazioni.

Ecco, quindi, svelata l'identità di questo personaggio misterioso, effettivamente cugino di Paperone, oltre che rivale. Dalla fine del 2021 al luglio 2023, sono cambiate moltissime cose (e, per usare un eufemismo, non sempre in meglio) a livello globale, a livello mio personale e famigliare, ma sono felice di essere riuscito a dare chiusura a questo argomento. Di seguito, alcune immagini del parente perduto.




© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 12 gennaio 2023

Sulla Numero Uno

La Numero Uno di Zio Paperone (Old Number One) è probabilmente la monetina più famosa del mondo e mi sembrava una mancanza non scrivere qualcosa a riguardo. Innanzitutto, viene introdotta in Paperone e la Banda Bassotti (Barks, 1953), dove gioca un ruolo decisivo per la liberazione della famiglia dei Paperi.

Paperone si ricorda di avere ancora il suo primo decino

A dire il vero, la prima versione di questa sequenza (pubblicata solamente nel 1984) differiva leggermente dalla versione definitiva. Come Barks stesso riferisce in un'intervista datata 1984: Il paragone tra queste quattro vignette scartate e le vignette pubblicate dimostra come le ultime rendano meglio l'idea. [...] I dialoghi e i disegni sono più pertinenti”. (fonte: J. Michael Catron, “It Was the Best of Dimes”, in The Complete Carl Barks Disney Library, n. 26, agosto 2022, p. 203; trad. mia)

La prima versione (scartata) della stessa sequenza

Nata quindi come semplice espediente narrativo per proseguire il racconto mostrando al tempo stesso l'estrema parsimonia di Zio Paperone, quella monetina da dieci centesimi verrà recuperata regolarmente nelle storie di Barks, fino a ricoprire un ruolo di prim'ordine con l'introduzione della fattucchiera Amelia (Magica De Spell), avvenuta in Zio Paperone e la fattucchiera (Barks, 1961). Da qui in avanti, infatti, Amelia cercherà in ogni modo di impadronirsi del decino, convinta che le possa permettere di generare un amuleto in grado di renderla “ricca, ricca, ricca!”

Il piano della fattucchiera

Non solo i Bassotti e Amelia, ma pure Cuordipietra Famedoro ha avuto a che fare con il decino, proprio nel corso della sua prima apparizione, in Paperino e il torneo monetario (Barks, 1956). Lo spago con cui Paperone avvolge la monetina gli permette, infatti, di vincere la sfida come papero più ricco del mondo.

Paperone porta con sé il suo primo decino legato a uno spago

Ma come mai questa moneta è così importante? Da dove arriva? Barks non lo dice direttamente. In Zio Paperone e la fattucchiera, Paperone nega ogni coinvolgimento talismanico della monetina, affermando che si tratti invece del “simbolo del risparmio”. Successivamente, però, in Paperino reporter degli abissi (Barks, 1963), gli affari di Paperone iniziano a colare a picco quando questi perde il suo “portafortuna” e finché esso non viene infine recuperato.

Il diverso atteggiamento di Paperone nei confronti della Numero Uno in La fattucchiera (sopra) e in Reporter degli abissi (sotto)

Per conoscere l'origine del decino, bisogna attendere una storia non-barksiana, Paperon de' Paperoni e la noia da dollaro (Fallberg/Strobl, 1964), in cui un flashback corre in nostro aiuto, mostrandoci come Paperone ha ottenuto il suo primo decino lustrando gli scarponi di uno scavafossi.

Paperone ricorda come ha guadagnato la Numero Uno

Significativo il fatto che questo evento sia stato apprezzato da Don Rosa e inserito in L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992), primo capitolo della sua Saga di Paperon de' Paperoni, divenendo perciò più noto e fruibile da chi non conoscesse la storia di Fallberg.

Il piccolo Paperone ottiene il suo primo decino in L'ultimo del Clan de' Paperoni

Da notare, inoltre, che il mestiere di lustrascarpe era già stato anticipato in Zio Paperone e l'intruso invisibile (Lockman/Barks, 1963), da cui Rosa riprende (sempre all'interno del primo capitolo della sua Saga) un flashback pari pari, modificando solamente il design del giovane Paperone e convertendo la valuta da centesimi a pence.

Il piccolo Paperone lustrascarpe

Confronto del flashback tra L'intruso invisibile (sinistra) e L'ultimo del clan de' Paperoni (destra)

Sebbene mostrato soltanto da Lockman e Fallberg in terra straniera prima dell'avvento di Rosa, il passato di Paperone come lustrascarpe entra subito a far parte dell'immaginario degli autori italiani, che lo ripropongono di tanto in tanto. Si potrebbe citare, per esempio, Amelia e il sogno sfortunato (Cimino/Gatto, 1969), in cui la scena accade in un sogno della protagonista, Zio Paperone e il decino scalognato (Bencivenni/Bordini, 1982) oppure Zio Paperone e la Numero Uno... bis (Ramello/Comicup Studio, 1995). Rare sono, al contrario, eventuali varianti: secondo quanto narrato in Zio Paperone la storia miliardaria (?/?, 1988), Paperone avrebbe guadagnato la Numero Uno nelle miniere di carbone, mentre, stando ad Amelia e la scopa temposonica (Volta/Comicup Studio, 1992), la avrebbe ottenuta nel Klondike, vendendo un setaccio a tale Smith.

Paperone guadagna la monetina nel sogno di Amelia

Paperone ricorda il suo passato da lustrascarpe

Don Rosa spiega, inoltre, come sia stato possibile per un paperotto in Scozia entrare in possesso di un decino americano all'interno di Zio Paperone in decini e destini (Rosa, 1995), mostrando come la moneta passi dalle mani di Howard Rockerduck (padre del rivale di Paperone), in quelle di Fergus (padre di Paperone) e quindi in quelle di Burt lo scavafossi, a cui Fergus porge il decino per insegnare al figlio una lezione.

Howard Rockerduck si disfa di varie monete tra cui la Numero Uno

Fergus consegna la monetina a Burt istruendolo sul da farsi

Perciò, Paperone che guadagna la sua prima monetina lustrando scarpe diventa un fatto assodato per i diversi autori internazionali, che spesso riprendono (più o meno) fedelmente quanto narrato nella Saga.

La Numero Uno in Zio Paperone e il processo numismatico (Martinoli/Panaro, 2014)

... in Zio Paperone e la comoda tentazione (Arrighini/Tosolini, 2020)

... in Una questione di piumaggio (Nucci/Soffritti, 2020)

... e in Paperino e la lucidatura delucidata (Fontana/Greppi, 2022)

Curioso, però, notare come Fallberg stesso avesse successivamente recuperato la trama de La noia da dollaro, riproponendola in Zio Paperone e il tesoro vichingo (Fallberg/Uzal, 1983), offrendo una diversa origine per la prima monetina di Paperone. In questa storia, che ricalca l'incipit della precedente, il miliardario ricorda come ha ottenuto il suo primo stipendio arando i campi. Nella versione italiana della storia in questione, il valore della moneta è pari a un dollaro, mentre, in quella brasiliana, a venti centesimi.

Paperone ricorda diversamente il modo in cui ha guadagnato la sua prima monetina

In che anno è stata coniata la Numero Uno? In Zio Paperone e il riduttore atomico (Barks, 1961), è possibile leggere la data 1899 sulla moneta.

1899

Don Rosa, però, trovando questo anno troppo in là nel tempo (all'epoca, Paperone avrebbe già dovuto aver fatto fortuna in Klondike), decide di anticipare la data sulla monetina, portandola al 1875 (come mostrato in L'ultimo del Clan de' Paperoni).


1875

Una terza data è mostrata, forse per errore, in Size Matters (McGreal, McGreal/Tortajada Aguilar, 2009): 1857.

1857

Nonostante, appunto, questa ultima data potrebbe semplicemente essere stata scritta per errore (invertendo le ultime due cifre di quella proposta da Rosa), i coniugi americani hanno deciso di riprenderla in The New Year that Wasn't (McGreal, McGreal/Pérez, 2019), spiegandone l'origine. Qui, infatti, Paperone è costretto a cedere la sua Numero Uno ad Amelia e decide perciò di tornare nel passato per dare al piccolo sé stesso un decino del 1857 invece di quello canonico, rendendo di fatto inutile quello in possesso di Amelia nel presente. Questa storia potrebbe essere dunque collocata temporalmente prima di quella del 2009, correggendone di fatto l'errore.

Paperone prende il posto dello scavafossi

... e conferisce a sé stesso la nuova Numero Uno

© Disney per le immagini pubblicate.

venerdì 28 ottobre 2022

Come ho conosciuto le storie di Carl Barks (di Carlo Panaro)

Carlo Panaro è autore di Topolino da metà anni Ottanta ed è anche uno dei più prolifici, con più di 1300 sceneggiature all'attivo (dati I.N.D.U.C.K.S.). Nel 2011, gli avevo chiesto di scrivere un pezzo su Carl Barks per un progetto che alla fine non si è mai realizzato e il suo testo è rimasto, così, inedito sul mio computer per tutti questi anni. Onestamente, mi sembrava un peccato non condividerlo e, perciò, ho recentemente chiesto a Carlo se gli facesse piacere pubblicarlo qui sul blog. Non solo ha accettato volentieri, ma ha anche deciso di integrare il suo scritto originale, aggiornandolo e inserendo qualche dettaglio in più sulla propria produzione di storie a fumetti e del rapporto tra questa e quella di Barks.

COME HO CONOSCIUTO LE STORIE DI CARL BARKS
di Carlo Panaro

Carl Barks… un nome che fa sognare chiunque ami i fumetti Disney! Ha costruito un intero mondo popolato da paperi, Paperopoli, e inventato personaggi divenuti immortali, a cominciare da Zio Paperone. Io ho avuto modo di conoscere le sue storie da piccolo, e me ne sono subito innamorato…

Quando ho incominciato a leggere Topolino, negli anni 1969/70, per un bambino, quale ero io all’epoca, era davvero impossibile distinguere le storie “italiane” da quelle “straniere”Infatti, diversamente da quanto avviene ormai da molti anni, non vi erano indicazioni degli autori; quindi, per me, le storie di Carl Barks, Paul Murry, Scarpa, Carpi e così via, facendo solo riferimento ai disegni (quelli che mi colpivano subito l’occhio sfogliando il giornalino), venivano tutte dallo stesso Paese, presumibilmente l’Italia.

Ricordo una delle prime storie, lette all’epoca, di Carl Barks: Zio Paperone e la corona di Gengis Khan, collocata in chiusura di un numero di Topolino degli anni ’70.

Mi colpì subito per la ricchezza di fantasia: dalla suggestiva corona, definita scherzosamente una sorta di “secchiello”, all’altissimo uomo delle nevi, la cui unica parola era un buffissimo “gù”. L’orologio dello Zio Paperone, la classica “cipolla”, presentato nella prima tavola della storia, diveniva, poi, l’elemento risolutivo che permetteva al miliardario e ai nipoti di sfuggire all’insolita creatura e di salvarsi, portando con loro la leggendaria corona.

Prima vignetta di Zio Paperone e la corona di Gengis Khan (Barks, 1956)

Purtroppo, ripeto, non mi era certamente possibile ricondurre quella gradevolissima avventura a Barks, addirittura il creatore di Zio Paperone, l’Uomo dei Paperi, di cui, in tutta sincerità, ignoravo perfino l’esistenza!

Pochi anni dopo, però, le cose cambiarono.

Acquistai, infatti, un delizioso volumetto, Vita e dollari di Paperon de’ Paperoni: era il 1973 e avevo circa 10 anni.

Leggendo quelle sette splendide avventure, scoprii che lo Zione era stato creato in America nel 1947, quindi, era un personaggio ancora relativamente giovane. La mano” che aveva disegnato e scritto le storie era la stessa di quella fantastica avventura che tanto mi aveva colpito, ma di Carl Barks si parlava ben poco: veniva soltanto citato come “uno dei più intelligenti disegnatori di Walt Disney”.

In realtà, oggi sappiamo tutti che era molto di più! Era comunque la prima volta che mi imbattevo nel suo nome e, inoltre, avevo la possibilità di leggere alcune delle sue meravigliose storie incentrate sulla figura del suo personaggio più famoso, Zio Paperone.

Copertina dell'Oscar Mondadori Vita e Dollari di Paperon de' Paperoni (1968)

Ebbi, così, modo di accorgermi, anche se con gli occhi di un bambino, del capolavoro psicologico di Barks: lo zione non era soltanto un “vecchio avaraccio” che non sganciava mai un cent al povero Paperino, la sua personalità era molto più complessa e sfaccettata, come compresi meglio da adolescente e da adulto, sempre appassionatissimo lettore di Topolino e, poi, dal 1985, come sceneggiatore.

Carl Barks aveva creato un personaggio che non era solo un accumulatore di dollari, come poteva sembrare a prima vista, ma in grado di veri e propri slanci di generosità. In questo, la storia più illuminante, del già citato volumetto, è Zio Paperone e la Stella del Polo, in cui lo Zione, recitando come un attore degno dell’Oscar, nasconde il suo affetto verso Doretta Doremì, sua vecchia fiamma di gioventù, per la quale dimostra nel finale dell’avventura (non dandolo a vedere a Paperino e Qui, Quo e Qua… almeno, così pensa lui!) una generosità quasi commovente.

Zio Paperone, dunque, mi apparve come un multimiliardario che amava sì alla follia il suo denaro ma non solo per avarizia, o meglio, la sua avarizia era figlia del sacrificio, della fatica messe nel corso della sua vita, delle sue avventure ai quattro angoli del globo, per guadagnare quel denaro che gli avrebbe permesso di lasciarsi alle spalle la sua povera infanzia, quando guadagnò il primo cent lustrando le scarpe.

L’acido Paperone, mostrato nel volumetto in alcune vignette de Il Natale di Paperino sul Monte Orso, si evolveva sotto i miei occhi, pagina dopo pagina, storia dopo storia, divenendo sempre più umano ed era capace di piangere come un bambino per una sola moneta perduta.

L'acido Paperone de Il Natale di Paperino sul Monte Orso (Barks, 1947)

Era un papero in cui viveva ancora l’anima del cercatore d’oro, proteso verso mille avventure e verso quella nuova frontiera, tanto cara agli americani, che lo ha visto puntare verso lo spazio ben prima dello sbarco sulla Luna e che oggi, secondo me, è rappresentata dalle nuove scoperte tecnologiche e da nuovi traguardi sempre più ambiziosi che lo renderanno sempre più ricco, ma non lo priveranno di quell’integrità morale e quel fondo di umanità che ne fanno il personaggio più amato nato dalla magia dell’Uomo dei Paperi.

Dopo le amatissime letture dell’infanzia e dell’adolescenza, come già accennato, nel 1985 iniziai a scrivere per Topolino e, non a caso, incentrai la mia primissima storia (non la prima pubblicata) su Zio Paperone. Si trattava di Zio Paperone e il cibo del futuro. All’epoca, venivano scritte molte avventure con protagonista l’arcimiliardario alle prese con gli affari più svariati così mi rifeci, da esordiente quale ero, a quel genere, trattando un argomento di attualità: la possibilità di utilizzare le alghe per trarre principi nutritivi dai quali ottenere cibi vari.

L'idea di Paperino in Zio Paperone e il cibo del futuro (Panaro/Bargadà Studio, 1986)

Con gli anni, la mia conoscenza di Carl Barks e del suo mondo, delle sue storie, divenne per me un vero e proprio studio. Mi soffermai in particolar modo su due personaggi: Paperino e il “suo” Zio Paperone. Il primo mi piaceva moltissimo perché, in parte, si discostava dal Paperino italico, troppo spesso rappresentato come un pigrone e uno sfortunato cronico. Il Paperino di Barks era più dinamico, propositivo, avventuroso. Certo, restava sfaticato e sfortunato, ma non solo! Spesso, infatti, viveva avventure ai quattro angoli del globo, oppure era impegnato (nelle storie brevi) in mille lavori nei quali si rivelava bravissimo… fino all’immancabile disastro finale.

Mi sono ispirato appunto al Paperino di Barks quando ho scritto alcune storie come Paperino e la perla della Luna (Topolino 3055), nel cui incipit omaggio una bella storia dell’Uomo dei Paperi, Paperon de’ Paperoni snob di società, mostrando dame e personaggi vari adornati con i più svariati e a volte vistosi gioielli. Nella mia storia, Paperino vive un’avventura che lo porta in viaggio alla ricerca di una preziosissima perla, ma non al seguito di Zio Paperone, bensì per suo conto, accompagnato dai nipotini. Un’avventura in proprio, quindi, come quelle tanto care a Barks.

Prima vignetta di Paperon de' Paperoni snob di società (Barks, 1962)
 
Carl Barks ha influenzato altre mie storie, sulle quali non mi soffermo. Una veloce citazione soltanto a Paperino maestro del sonno (Topolino 2094), in cui, come raccontava spesso il Maestro, mostro un Donald bravissimo in un lavoro alquanto improbabile, riuscire a fare addormentare gli afflitti da insonnia, con tecniche umoristiche, fino a combinare l’inevitabile disastro finale.

Su Zio Paperone ho già scritto sopra. Il mondo di Barks, quel caro, amato mondo, è sempre stato presente nella mia fantasia e, quando ho potuto, vi ho attinto. Ricorderei qui soltanto Zio Paperone e il ricordo di un giorno (Topolino 3292), scritta per il settantesimo compleanno dello Zione, ma poi pubblicata, purtroppo, l’anno seguente. Nelle mia storia, ripropongo il rapporto tra il ricco papero e Doretta Doremì, rifacendomi a quanto narrato da Barks e, in seguito, da Don Rosa.

Doretta e Paperone in Zio Paperone e il ricordo di un giorno (Panaro/Vetro, 2018)

Come concludere? Carl Barks è uno di quegli Autori che ti entrano nel cuore: una volta che hai imparato ad amare le sue storie, ti resta dentro per sempre!

© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia Carlo Panaro per la disponibilità.