lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.

martedì 23 dicembre 2025

Tirando le somme di questo 2025


Dodici mesi fa, scrivevo: 

È difficile prevedere cosa ci riserverà il 2025, un anno che segnerà i novantacinque anni dei fumetti Disney e gli ottantacinque anni di un'altra celebre abitante di Paperopoli [...] Per quanto mi riguarda, sarà possibile leggere alcune mie collaborazioni sui periodici disneyani francesi nel corso dei prossimi mesi e dopo chissà...

Oggi, avendo vissuto la maggior parte del 2025, posso confermare che ciò che questo anno mi ha riservato era effettivamente difficile da prevedere. Tuttavia, prima di tentare di ricapitolare in ordine cronologico gli avvenimenti che mi hanno coinvolto personalmente, vorrei ricordare alcuni punti salienti generali.

Innanzitutto, la festeggiata a cui facevo riferimento nel precedente post era ovviamente Paperina, che è stata celebrata a livello global da Giada Perissinotto (Dream Big, Daisy), a livello nazionale da Corrado Mastantuono (Paperina in: Peluche e giochi pericolosi) e all'estero da altri bravi sceneggiatori e artisti, come Jaakko Seppälä e Massimo Fecchi e Anne Mette Stevn, Jaakko Seppälä, Louise Buckens e Paco Rodriguez. Secondariamente, trovo particolarmente piacevole constatare che i fumetti Disney, dopo novantacinque anni di esistenza, sembrano essere più vivi che mai negli Stati Uniti. Infatti, oltre alla produzione Marvel — che, dopo Zio Paperone e il decino dell'infinito e i vari What If...?, è proseguita con la storia evento Il Papero più potente della Terra — e a quella Dynamite (che si è espansa su diverse property), la notizia a mio avviso più rilevante è che i periodici classici Uncle Scrooge, Mickey Mouse e Donald Duck, dismessi rispettivamente nel 2020 e dal 2017, hanno trovato un nuovo editore in Fantagraphics, sempre sotto l'esperta cura di David Gerstein. Infine, Taschen si è messo a pubblicare una ristampa simil-anastatica delle migliori storie di Carl Barks in un formato piuttosto importante (28x40cm).

Tornando a noi, ecco quello che mi è capitato nel corso degli ultimi dodici mesi.

GENNAIO
  • 10 gennaio  Su Picsou Magazine 583, vengono pubblicate cinque pagine di interviste che avevo svolto a Lucca con alcuni autori disneyani.

Lucca, novembre 2023: i tre curatori della Humour Collection (solo Davide lo era effettivamente ai tempi)

FEBBRAIO
  • 4 febbraio  Carico sul blog un confronto fra tre pubblicazioni per certi versi simili, in chiusura del quale spendo parole positive per una collana che seguo attivamente da lettore, Humour Collection.
  • 10 febbraio — Ricevo una e-mail da Panini Comics in cui mi si invita a collaborare proprio alla Humour Collection... che si tratti di manifesting?
  • 12 febbraio — Su Picsou Magazine 584, esce una simpatica intervista fatta assieme a Silvia Ziche.
  • 13 febbraio — A causa di un banale ed evitabile incidente domestico, mi rompo un piede; ciò comporta pronta ingessatura e degenza di oltre un mese nel letto... ne approfitto per lavorare.

APRILE

Tra gli sketch rimediati a Torino, vi è questo bel Paperone realizzato da Emmanuele Baccinelli, che vediamo all'opera nella foto a sinistra

GIUGNO
  • 15 giugno — Il Museo del Fumetto di Milano (WOW) chiude le sue porte al pubblico ed Eco del Mondo si trova simbolicamente sul posto per mostrare solidarietà, si incontrano artisti e colleghi.
  • Dal 16 giugno — EGMONT inizia a distribuire in Norvegia e Svezia il primo volume di The Greatest Comics Collection, un progetto a cui ho preso parte tra il marzo e l'aprile dell'anno scorso e che ritengo veramente interessante.

LUGLIO
  • 16 luglio — Si avvera il sogno di una vita: grazie a Les Trésors de Picsou, ho la possibilità di recarmi a casa di Marco Rota per intervistarlo; si tratta di un'idea che era nell'aria già dal novembre del 2023 e che ha iniziato a concretizzarsi a settembre dell'anno scorso.
  • 17 luglio — Esce Paperino agente segreto preistorico (Humour Collection 10), il primo volume curato per Panini Comics e il primo in trent'anni a raccogliere l'intera serie di Corteggiani e Ziche... che bello!
  • 19 luglio — Il Papersera pubblica un articolo che ho scritto a proposito delle tre storie edite su Zio Paperone aventi come protagonisti gli antenati del Papero più ricco del mondo.

Assieme a Marco Rota

AGOSTO

SETTEMBRE
  • 19 settembre — Vede la luce Les Trésors de Picsou 72, il primo dedicato a Rota, e al suo interno ci sono ben dieci pagine di intervista inedita!
  • 28 settembre — Torno a Rapallo dopo due anni in occasione di Rapalloonia, è una piacevole giornata e si incontrano diversi artisti.

Tra gli sketch rimediati a Rapallo, vi sono un Paperone di Federico Bertolucci e una Priscilla di Federico Butticè

OTTOBRE
  • 2 ottobre The Greatest Comics Collection arriva in Italia ed è una grande soddisfazione vedere tutti quei miei articoli al fianco di Jim Fanning e David Gerstein; a oggi, libri appartenenti a questa collana sono presenti in Norvegia, Svezia, Polonia, Germania, Italia, Finlandia, Danimarca e Francia.
  • 26 ottobre — Si inaugura la rubrica "Come si fanno i fumetti Disney oggi" sul blog.
  • Dal 28 ottobre al 2 novembre — Come l'anno precedente, sono a Lucca Comics & Games per gli amici di Picsou Magazine.
  • 30 ottobre — Escono altri due volumi che ho curato per Panini: Casablanca e la Artist's Edition di Dragon Lords.

Lucca, ottobre 2025

NOVEMBRE

DICEMBRE
  • 12 dicembre — Con un po' di anticipo sulla tabella di marcia, viene dato alle stampe Les Trésors de Picsou 73, il secondo dedicato a Rota, e al suo interno ci sono altre nove pagine di intervista realizzate dal sottoscritto.

Come appare evidente da questo schematico riassunto, non sono stato molto con le mani in mano e ho avuto modo di divertirmi facendo quello che mi piace. Per quanto riguarda il blog, il numero di articoli è, logicamente, un po' diminuito, ma l'aver superato le 88mila visualizzazioni negli ultimi cinque anni mi rende particolarmente fiero e motivato. Soprattutto perché, per qualche ragione a me ancora ignota, Eco del Mondo non è indicizzato su Google e ciò non gli permette di comparire come risultato in nessuna ricerca; se non avete mai provato, vi invito a digitare addirittura "ecodelmondo blog", "ecodelmondo disney", a staccare le parole, a combinarle in tutte le maniere possibili e immaginabili e avrete conferma di ciò che ho scritto. Per questo motivo, ripeto, sapere che così tante persone sono comunque riuscite a visitarlo e che hanno desiderato farlo, accedendo direttamente dai link che ogni tanto condivido sui miei profili social oppure copiando l'url del blog nella barra degli indirizzi del loro motore di ricerca, mi provoca un ragionevole appagamento. A ciò si somma l'emozione nel rilevare che la ricerca pubblicata solo pochi mesi fa sul quarto nipotino Que, in cantiere dal lontano 2012, ha rapidamente superato qualsiasi altro articolo pubblicato sul blog in termini di visualizzazioni, guadagnandosi un primo posto difficile da spodestare.

In chiusura, prima di salutarci, ecco due altri disegni di auguri ricevuti da cari amici e colleghi.

GILLES MAURICE — Quando, nel 2007, ho iniziato a interessarmi alle genealogie disneyane, non ho potuto fare a meno di imbattermi nel gigantesco lavoro sulle famiglie dei Paperi da poco concluso da Gilles Maurice. Al netto di inesattezze, mancanze ed errori veri e propri, si trattava di qualcosa di veramente affascinante e, in breve tempo, ho iniziato a scambiare informazioni con il suo autore. Per la gioia dei nostri occhi, Gilles ha deciso di realizzare uno splendido albero genealogico di Pippo, anche se ci tiene a specificare che è incompleto, perché negli anni ha individuato (udite udite) più di 1500 parenti! Riuscite a riconoscere tutti quelli che si vedono nella seguente immagine?


TIMO RONKAINEN — Fondatore ed ex-redattore della fanzine Ankkalinnan Pamaus, che nel 2011 ha diffuso nel gelido nord la mia prima intervista a Cèsar Ferioli, Timo Ronkainen è un esperto donaldista e anche un abile disegnatore (sue sono, infatti, le illustrazioni che aleggiano sulle copertine dei corposi saggi che ultimamente cura per l'editore Zum Teufel). Il suo disegno rende deliziosamente omaggio alla storia Paperino e l'eco magica (Barks, 1949).


Buone feste e a presto,
Simone Cavazzuti

© Disney per le immagini pubblicate.
Per quanto riguarda il disegno di Timo Ronkainen, ho voluto colorarlo utilizzando i colori ufficiali della storia come appaiono nella ristampa sul settimo volume di The Complete Carl Barks Disney Library di Fantagraphics.
Si ringrazia Luis Bärenfaller per avere introdotto l'articolo con una simpatica illustrazione.

lunedì 8 dicembre 2025

Qui, Quo e Qua... da grandi!

Dopo avere scritto di Della e del quarto nipotino Que, torno a occuparmi dei tre paperini di casa Duck per un argomento abbastanza peculiare. Vi siete mai chiesti come apparirebbero da grandi? Come si comporterebbero? "Impossibile!", starete esclamando, "I personaggi dei fumetti non possono crescere!" Eppure, l'articolo odierno intende esplorare proprio questa eventualità e, per riuscire nell'intento, sono andato a consultare centinaia e centinaia di storie per poterne individuare alcune i cui autori effettivamente si sono chiesti come apparirebbero i nipotini da grandi e come si comporterebbero, e hanno provato a trovare delle risposte a tali quesiti.


Innanzitutto, pur trattandosi di un medium differente, ritengo doverosa una menzione speciale per il corto animato Il numero fortunato (Lucky Number, dir. Jack Hannah, 1951), in cui Qui, Quo e Qua sono di fatto rappresentati come teenager in grado di guidare un'automobile. Altri due casi, facenti questa volta capo alla produzione televisiva, sono riscontrabili nell'episodio "Un Papero nel Futuro" ("Duck to the Future", dir. Terence Harrison, 1987), in cui Paperone viene catapultato di quarant'anni nel futuro da Amelia e incontra i suoi pronipoti adulti (scoprendoli più avidi che mai e al soldo della stessa fattucchiera), e nella serie Quack Pack - La banda dei paperi (Quack Pack, 1996-1997), in cui i nipoti risultano avere qualche anno in più del solito... ma ci torneremo più tardi.


Per quanto riguarda le storie a fumetti, la prima a mostrare una simile evenienza è Archimede e il futuro in scatola (Saidenberg/Lima?, 1973), in cui, desideroso di scoprire come verrà conservato il cibo nel futuro, il gallinaccio titolare dell'episodio si reca nell'anno 2000 con la sua macchina del tempo. Oltre a Paperino, Paperone e Paperoga (che conservano il loro aspetto abituale), Archimede incontrerà anche le versioni cresciute di Gilberto, dei Bassottini, di Qui, Quo e Qua e di uno dei nipoti di Topolino.


Nel nostro continente, è invece l'olandese 60 jaar DD (Hasselaar, Beekman/Heymans, 1994) a detenere l'originale primato. In questo racconto, in seguito a un incidente, Paperino rimane addormentato per trent'anni. La Paperopoli del 2024 è futuristica e i suoi abitanti sono visibilmente invecchiati. Qui, i paperini sono tre disoccupati che non hanno terminato gli studi e, come se non bastasse, Gastone e Paperina sono sposati e hanno due figli (un maschietto e una femminuccia). Fortunatamente per il nostro, l'esperienza nel mondo del domani non si rivelerà che un sogno.


Un terzo esempio è riscontrabile in Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande (Salvatori/Marabelli, 1994), ispirata al film Big (dir. Penny Marshall, 1988), in cui Qua è triste e ha un problema che reputa irrisolvibile: ha paura di crescere. Ha paura di diventare grande perché da grande potrebbe essere "un disoccupato, un fallito senza mestiere, un inconcludente, un incapace, insomma, un perdente assoluto!" I pensieri pessimistici occupano talmente tanto spazio nella testa del piccolo Papero che i suoi rendimenti scolastici e sportivi lasciano molto a desiderare, e lui si rifiuta persino di giocare assieme ai suoi fratelli. Dopo una consulenza dell'esperto Pico de Paperis, che suggerisce che Qua viva "un periodo da adulto", la famiglia si reca da Archimede per far sì che ciò diventi realtà, grazie al suo "acceleratore istantaneo della crescita". Risultato: Qua cresce e dimostra anche una certa predisposizione per gli affari, ma con il tempo inizierà a sentire la mancanza dei suoi fratelli e della sua vera età.


In Wortelfilm (Geradts/Barreira, 1997), grazie all'ausilio di un macchinario di Archimede, Paperino pensa di essersi trasportato in avanti di venti anni nel futuro. Dinnanzi a lui, una Paperopoli (pardon, una Pitagoropoli) che ricorda quella di Archimede Pitagorico e la città del poi (?/Barks, 1961), con strade sospese tra i grattacieli e mezzi di trasporto avveniristici. Dopo essere stato preso in custodia da due solerti agenti di polizia, lo sventurato protagonista si vede costretto a fare ricorso a tre avvocati dal nome famigliare, "Duck, Duck e Duck". Qui, Quo e Qua si presentano, sensibilmente cresciuti, e lo conducono a casa dell'ormai anziano Gastone, che da vent'anni è sposato con Paperina. Alla fine della storia, Donald farà ritorno alla sua quotidianità e l'amico inventore gli rivelerà un "piccolo" dettaglio che gli farà cambiare prospettiva sull'avventura appena vissuta.


Il racconto successivo in ordine cronologico è il toccante Paperino e i pensieri di grandezza (Russo/Faccini, 1997), in cui Paperino si pena tanto per avere nipoti diligenti e studiosi, sognando un futuro in cui i suoi sforzi siano serviti a qualcosa. Qui, Quo e Qua si laureano e ottengono delle floride carriere professionali, ma il sogno del loro ex-tutore si trasforma presto in un incubo quando questi si alleano per buttarlo in mezzo a una strada. I tre nipotini "generosi e affettuosi" si sono trasformati in "mostri" che pensano solo ai guadagni. Fortunatamente, le cose possono ancora essere cambiate...


Ciò che viene narrato in Paperino e il corridoio temporale (Tulipano/Dossi, 2000) è piuttosto anomalo, ma altrettanto meritevole di attenzione ai fini della nostra indagine. Infatti, a bordo di un'astronave progettata da Archimede, Paperino, i nipotini e alcuni membri della Banda Bassotti attraversano inavvertitamente "una sorta di corridoio nel quale il tempo scorre più in fretta", subendo così un invecchiamento precoce. Non c'è però da preoccuparsi: entro le trenta pagine a disposizione, riusciranno a imboccare nuovamente la strada di casa e a tornare agli "anni giusti".


Paperinik e la new generation (Negrin, Leoni, 2003) è il secondo titolo tra quelli presi in considerazione che ha a che fare con un viaggio nel tempo convenzionale. Qui, la macchina del tempo del solito Archimede spedirà Paperino "una dozzina d'anni" nel futuro, in una Paperopoli in cui tre Paperi che si fanno chiamare "PK Squad" sono riconosciuti come i degni successori di Paperinik, misteriosamente scomparso. Il nostro ci mette poco a capire l'identità dei tre nuovi sorveglianti e si unisce a loro per catturare un ensemble di banditi e tornare infine al suo presente.


Su Whatever Happened To Scrooge McDuck? (Jensen/Tortajada Aguilar, 2006) non c'è in realtà molto da dire con riferimento al nostro focus: si tratta di un flashback raccontato da un robot cento anni nel futuro e mostra solo in un paio di vignette i nipotini adulti, in procinto di ottenere il controllo della Fondazione de' Paperoni.


Big Business (Halas/Santanach Hernandez, 2012) ripercorre grossomodo la trama di Paperino, Qui, Quo e... Qua da grande. Stanchi della scuola, che considerano una perdita di tempo, i tre approfittano di un acceleratore della crescita di un certo inventore per provare la tanto agognata vita adulta. Si troveranno presto, loro malgrado, a fare i conti con mancanza di soldi per soddisfare i bisogni primari e difficoltà di trovare un impiego. Provvidenzialmente, l'effetto della loro trasformazione è temporaneo.


A oggi, l'ultima storia in cui è possibile osservare Qui, Quo e Qua da grandi è A World Without Scrooge (Moriarty Solstrand/Mota, 2012). Qui, l'intera famiglia dei Paperi si reca nel futuro (indovinate grazie a chi) per cercare un rimedio per fare uscire Paperone da un coma causato dalla puntura di una zanzara tropicale nel corso di un loro viaggio. La Paperopoli senza Scrooge è un luogo terribile, governato dai Bassotti, e i tre nipoti sono ora Gran Mogol a capo della resistenza segreta contro il loro regime del terrore. 


Prima di passare alla sezione finale della ricerca, vorrei far fede alla promessa fatta all'inizio e tornare un attimo su Quack Pack. Ebbene, esiste solo una breve storia a fumetti ispirata alla serie animata, Snooze Blues (Parent/Costanza, 1997), che mette in scena un anonimo quadretto domestico. Tuttavia, senza alcuna ragione apparente, i nipoti di Paperino sfoggeranno questo look anche in Paperinik e i crimini virtuali (De Lellis, 1998), in un ricordo dello zio.


Questo articolo non sarebbe considerabile completo se non documentassi anche tre illustrazioni. Nella prima, disegnata da Hans Holzherr e pubblicata sul trentesimo numero della fanzine tedesca Der Hamburger Donaldist (1981), l'artista svizzero si è immaginato una situazione in cui i nipoti di Paperina e Paperino portano in giro i loro ormai anziani parenti, in grado solamente di dedicare un pensiero sconsolato ai donaldisti e alle loro teorie.


La seconda è ben più nota ed è opera di uno dei più rinomati autori di fumetti Disney contemporanei: Don Rosa. Ciononostante, siccome la vignetta in questione è stata spesso condivisa estrapolata dal suo contesto originario, ci tengo a introdurla con le parole dello stesso autore, pubblicate sul terzo volume della Don Rosa Library edita da Fantagraphics:

Questa vignetta è un problema per me dal 1991, a causa del suo utilizzo non autorizzato! I fan la vedono su siti che non hanno mai chiesto il permesso di pubblicarla e pochi sembrano conoscerne l'origine.
    Il disegno era originariamente il mio contributo a una fanzine che ha invitato diversi cartoonist a illustrare la frase "Hey, Daisy! Whatever happened to Scrooge?" ("Hey, Paperina! Che è successo a Paperone?"). Era una pubblicazione scherzosa e avrebbe dovuto essere divertente vedere tutte le bizzarre idee dei vari fumettisti che si sarebbero prestati a partecipare. Alcune erano divertenti, alcune piuttosto volgari; ma, dal momento che ho una visione così seria di questi personaggi, ho offerto una scena che mostrasse quello che potrebbe essere detto in un futuro lontano sulla tomba di Paperone. Siccome le mie storie sono ambientate negli anni Cinquanta, non è possibile che Paperone possa avere fatto tutto quello che viene raccontato nelle storie di Barks ed essere ancora vivo oggi.
    In ogni caso, alcune persone hanno preso il mio contributo e hanno iniziato a ristamparlo senza permesso e fuori contesto, facendo sembrare che io volessi mostrare una scena deprimente senza motivo!


L'ultima, realizzata invece da James Silvani su richiesta di un fan, è stata condivisa dall'artista sul proprio profilo Instagram in data 18 ottobre 2023 e ritrae i nipoti tra vent'anni, andando a enfatizzare le diverse personalità con cui i tre sono stati caratterizzati nella serie televisiva DuckTales (2017-2021).


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringrazia James Silvani per aver permesso la riproduzione del suo disegno.
Se si intendono utilizzare altrove informazioni o immagini presenti in questo articolo, si è pregati di menzionare la fonte.

sabato 22 novembre 2025

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte seconda)

Ben ritrovati! Nel secondo episodio di questa nuova rubrica (se vi siete persi il primo, vi consiglio caldamente di recuperarlo!), Ville ci andrà a raccontare quale è stato il suo percorso per imparare a disegnare Paperino. Anche per questa occasione, l'artista ci ha condiviso preziosissimi retroscena e materiali. Buona lettura!

ALLA RICERCA DEL MIO PAPERINO
di Ville Tanttu

Come disegno Paperino?

Penso che rispondere a questa domanda mostrando i passaggi sarebbe un po' noioso, perché probabilmente tutti lo disegnano partendo dagli stessi elementi: un cerchio come testa, su cui poi aggiungere dettagli come il becco, gli occhi e il cappello da marinaio.

Forse, sarebbe più interessante riportare come ho imparato a disegnare Paperino come lo faccio oggi.

Come disegnavo Paperino a quattro anni

In realtà, disegno Donald fin da quando ero un bambino. Il primissimo disegno che ancora possiedo risale a quando avevo quattro anni! Più tardi, ho sviluppato uno stile che tradiva influenze molto evidenti dagli artisti italiani: Giorgio Cavazzano era il mio preferito e, così, ho iniziato a imitare il suo stile.

Pagina di un fan-comic che ho disegnato nel 2016

Quando mi sono posto l'obiettivo di vedere dei miei fumetti pubblicati, ho cominciato a esercitarmi provando uno stile che mescolasse quello italiano e quello nordico. La prima volta che ho contattato il mio attuale datore di lavoro, l'editore olandese DPG, i miei disegni sono stati rifiutati, ma mi hanno fornito una guida per studiare l'arte di Daniel Branca. In questo modo, avevo una direzione chiara da seguire.

Alcuni dei modelli realizzati da Daniel Branca forniti dall'editore

Dopo un po' di tempo (né al mio secondo né al terzo tentativo!), i miei disegni sono stati approvati e ho ricevuto esempi di come Carmen Pérez e Tony Fernández (artisti DPG esperti) si approcciano alle tavole, come una sorta di manuale.

Lavorando digitalmente, è più semplice immaginare le composizioni e correggere gli errori rispetto a quando si lavora su carta, perciò questo metodo è più indicato per un esordiente come me. In ogni caso, ho sempre una penna in mano e la uso per disegnare... proprio come chi lavora tradizionalmente!

Idea di una copertina con Paperino che faceva parte del mio portfolio

Come si è visto nella prima parte di questa rubrica, il mio direttore artistico e il mio editor esaminano i bozzetti delle pagine e segnano in rosso le parti che non si adattano ai design o che funzionerebbero meglio in qualche altro modo. 

Utilizzo una libreria di campioni dei personaggi che ho raccolto per aiutarmi a mantenere uno stile coerente; la cosa importante è non copiare direttamente i disegni di nessuno, ma cercare piuttosto di trovare espressioni e proporzioni che funzionino e che rimangano entro i limiti caratteristici dei fumetti Disney, in modo che il personaggio non vada fuori modello.

Un Paperino inedito realizzato per questa rubrica

Mi piace usare il colore blu perché solitamente le storie a fumetti venivano disegnate con matite blu. In questo modo, si poteva inchiostrarle direttamente e, quando si scansionava la fotocopia al computer, le linee blu scomparivano, senza doverle cancellare con una gomma rischiando di danneggiare l'inchiostro. Un ottimo esempio di un artista che lavora ancora in questo modo è Paco Rodriguez, un professionista di lunga data estremamente abile. Sono un grande ammiratore della sua arte!

Una volta approvati i bozzetti, inchiostro la pagina digitalmente. Devo fare attenzione durante questa fase affinché il risultato finale non sembri rigido. Quando si lavora in digitale, è facile cedere alla tentazione di raddrizzare e usare gli strumenti che il programma mette a disposizione, ma di solito è meglio disegnare il più possibile a mano libera: renderà la linea più rilassata. 

    Il mio disegno inchiostrato da Comicup (da H 2024-011)

Una delle mie prime tavole a fumetti è stata inviata a un inchiostratore esperto dello Studio Comicup per la rifinitura, così ho potuto imparare a inchiostrare correttamente la pagina. 

Ecco... è più o meno così che ho imparato a disegnare Paperino come lo faccio oggi!

© Disney per le immagini pubblicate.