giovedì 27 luglio 2023

Altre considerazioni sulla famiglia Pitagorico

Torno a scrivere della famiglia dell'inventore paperopolese, alla quale ho già dedicato un post poco più di un mese fa. La scorsa volta, ho voluto fornire delle coordinate per quanto riguarda i parenti principali e le loro vicende editoriali, basi da cui partire per entrare, successivamente, più nel dettaglio. Oggi, infatti, vorrei concentrarmi sul tempo, sulle date in cui queste loro avventure accadono, cercando di delinearne delle "biografie" ed evidenziando, inevitabilmente, alcune incongruenze.

Innanzitutto, secondo quanto riportato da Marco Gervasio sul terzo volume della Definitve Collection dedicato al suo Fantomius, Copernico Pitagorico (e, quindi, suo gemello Cartesio) sarebbe nato nel 1844. La data di nascita del figlio di Copernico, Cacciavite, non è ufficializzata, ma il sito di Andrea Salimbeti sul papero mascherato la identifica con il 1864, rendendo, perciò, il nonno di Archimede appena sedicenne ai tempi del primo incontro con Paperone nel Kentucky, descritto da Don Rosa.

Cacciavite ha solo sedici anni in questa storia?

Cacciavite è, poi, menzionato dallo stesso Gervasio in Il nobile dietro la maschera (Gervasio, 2015). In questa storia, ambientata nel 1910, assistiamo al primo incontro tra Copernico e Lord Quackett (Fantomius) e l'inventore sostiene che il figlio sia "in giro per il mondo con un riccone". Compagni di avventure negli anni Ottanta dell'Ottocento, Cacciavite e Paperone si riunirebbero in seguito a diversi eventi (raccontati, tra gli altri, da Rosa e Korhonen), a inizio Novecento, in una data collocata da Salimbeti nel 1906. Cacciavite appare, quindi, questa volta in carne e ossa, in Sulle tracce di Copernico (Gervasio, 2019), ambientata nel 1925. 

Cacciavite nel 1880 (a sinistra) e nel 1925 (a destra)

C'è, poi, il figlio di Cacciavite, Fulton, che, stando sempre a Salimbeti, sarebbe nato nel 1891. A validare tale data è lo studioso francese Arnaud Hilmarcher, il quale sostiene che, in L'invasore di Forte Paperopoli (Rosa, 1994), ambientata nel 1902, Fulton avrebbe "poco più di 10 anni".

Il giovane Fulton nel 1902

Per quanto già qualcosa potrebbe scricchiolare, l'incongruenza maggiore è messa in scena in La scomparsa dei fratelli Pitagorico (Korhonen, 2020), in cui l'autore mostra il primo incontro tra Paperone e un giovanissimo Archimede (a mio avviso, tra i 10 e i 15 anni), nel lontano 1903! Questa stranezza sposterebbe tutte le date indietro di un bel po', per non avere Archimede "coetaneo" del padre, che, in effetti, sarebbe stata una soluzione più sensata a livello temporale. Nella seguente Finale di partita (Korhonen, 2020), apprendiamo, inoltre, che Archimede è cresciuto in Alaska assieme a Cacciavite, reso "padre" nella versione italiana, forse per tentare di "correggere" l'incongruenza temporale? Da segnalare che questo errore genealogico è presente, ancor prima che sul sesto numero dell'Almanacco Topolino (che pubblica la storia in questione), nella recensione al quinto numero della testata, pubblicata dal Papersera e firmata da Luigi Sammartino. Infatti, nonostante nella storia commentata (La scomparsa dei fratelli Pitagorico) Cacciavite sia correttamente identificato come il nonno di Archimede, Sammartino scrive:

Paperone incontra un giovanissimo Archimede, giunto a Paperopoli al posto del padre e dello zio per dare una mano al protagonista con una gara aerea; [...] spicca soprattutto il finale della storia, dove Archimede si rassegna a vivere a Paperopoli nell’attesa del ritorno del padre.

Archimede e Paperone nel 1903

Archimede figlio di Cacciavite??

Rimanendo su Korhonen: in The Schooling of Scrooge McDuck (Korhonen, 2023), ambientata circa nel 1882 e basata sulla battuta di apertura di Zio Paperone e il gioco vecchio stile (Barks, 1957), Paperone gioca a football nella squadra accademica della Webfoot Tech, dove incontra un professore, zio materno di Cacciavite. La storia non è attualmente edita in lingua inglese, ma lo stesso autore mi ha comunicato privatamente che il nome completo del professore sarebbe Aldous Boltrattle. Siccome questo cognome è un gioco di parole (proprio come il Gearloose di Archimede), sarei propenso a sostituirlo al meno ispirato Anatryn, suggerito da Gervasio per la madre di Cacciavite nel suo albero genealogico.

Aldous Boltrattle

Infine, in Archimede Pitagorico campione di baseball (Barks, 1960), apprendiamo che Archimede è nato nella zona nord di Paperopoli (nessuna data è fornita) e, in Zio Paperone e la fuga nel tempo (Martina/Carpi, 1980), lo stesso inventore dichiara di avere ben 50 anni!

Il luogo di nascita di Archimede

Archimede ha 50 anni?

Mi pare logico che, anche dalle poche storie prese in considerazione, trovare una linea temporale coerente per quanto concerne questa famiglia sembra essere complicato. Ritengo che la soluzione sia da cercare nella pratica dei viaggi nel tempo, che i Pitagorico coltivano da generazioni. Copernico ne è in grado e Archimede pure. Penso che, viaggiando avanti e indietro nel tempo, gli inventori di questa famiglia possano compiere azioni bene o male a qualsiasi età e in qualsiasi epoca, generando ovvie incongruenze, difficilmente spiegabili altrimenti. Perciò, Archimede potrebbe avere 15 anni all'inizio del 1900 e pure vent'anni dopo, e così via...

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giovedì 6 luglio 2023

Un mistero chiamato Platiño

Sul finire del 2021, ho avuto modo di leggere il considerevole e consigliatissimo saggio di Alberto Becattini intitolato Disney a fumetti. Storie, autori e personaggi 1930-2018, nel quale lo studioso ha ripercorso l'intera produzione fumettistica Disney, paese per paese, raccontandone gli autori, i personaggi, gli editori...

Tra le varie questioni che mi hanno incuriosito, una oscura sequenza di quattro vignette ha catturato la mia attenzione. Becattini si limita a scrivere: "[Luis] Destuet crea diversi personaggi per le sue storie con i Paperi. Qui vediamo il baffuto miliardario rivale di Zio Paperone, Platiño, dalla storia del 1959 Patilludo versus Platiño".


Se alcune storie del disegnatore argentino sono state pubblicate in Italia anche più di una volta — si pensi a Paperino e l'auto diabolica (?/Destuet, 1950), Paperino e le perle della città sottomarina (?/Destuet, 1950) o a Paperino piantatore (?/Destuet, 1950) —, altre, invece, non hanno mai visto la luce fuori dall'Argentina. Tra queste, si può difatti annoverare Patilludo versus Platiño (?/Destuet, 1959), la cui pagina INDUCKS è persino sprovvista di date o pubblicazioni conosciute. Non solo: nella prima delle quattro vignette presenti nel libro di Becattini, il papero baffuto apostrofa Paperino e famiglia "parientes", vale a dire "parenti". Perciò, forse si tratta di qualcosa di più rispetto che un semplice "rivale"...

Passano i mesi e, dopo avere conosciuto l'autore del saggio a una fiera, decido di contattarlo per sottoporgli le mie curiosità. Innanzitutto, concorda sulla mia ultima annotazione ("In effetti su Platiño hai ragione, perché chiama 'parenti' i Paperi di Paperopoli… Potrebbe essere un cugino di Zio Paperone…")  e, inoltre, mi fornisce delle coordinate più precise per quanto riguarda la pubblicazione e la durata della storia, sostenendo che "dovrebbe essere apparsa su El Pato Donald 773-776 (21/07/1959-11/08/1959) per un totale di 32 tavole", giustificando l'utilizzo del condizionale in quanto della storia ha "visto ben poco".

Passano altri mesi e condivido le informazioni in mio possesso sul forum internazionale The Feathery Society, con la speranza che qualche utente possa possedere questi vecchi fumetti argentini o che possa conoscere qualcuno che li possegga. Per un po' di tempo, sembra una speranza vana, ma, poi: la luce. 


La risposta a questa mia ricerca apparentemente impossibile arriva circa un mese fa e devo ringraziare di cuore due persone: un utente del forum chiamato That Duckfan e una certa Julieta, dall'Argentina, contattata appositamente dall'utente per tentare di risolvere la questione una volta per tutte. Julieta scrive:

Platiño (pronunciato /pla-tì-nio/) è stato creato da Luis Destuet (1920-2002), il primo artista sudamericano a disegnare per la prima rivista a fumetti Disney in Argentina, El Pato Donald
 
In spagnolo, la parola "plata" può significare "argento" o "denaro", e "platino" (con la "N" e non con la "Ñ") significa "platino". Perciò, è chiaro da dove provenga il suo nome.
 
Assomiglia a Paperone, ma le sue basette sono nere e porta i baffi. Viene introdotto come un cugino milionario, generoso e caritatevole di Paperone che visita la sua famiglia dopo venti anni. Vivevano insieme quando erano giovani, Paperone esclama: "eravamo come fratelli". 
 
Lavoravano durante il giorno, Platiño come lustrascarpe e Paperone come raccoglitore di rottami metallici. Alla sera dividevano i profitti, ma Platiño spendeva sempre i suoi soldi prima. Così, si sono separati.
 
Nella storia, Platiño dona costosi regali a Qui Quo e Qua, Paperino, Paperina e Gastone e fa donazioni per i cittadini di Paperopoli. La sua enorme popolarità rende Paperone geloso e iniziano una gara per vedere chi può fare più donazioni.

Ecco, quindi, svelata l'identità di questo personaggio misterioso, effettivamente cugino di Paperone, oltre che rivale. Dalla fine del 2021 al luglio 2023, sono cambiate moltissime cose (e, per usare un eufemismo, non sempre in meglio) a livello globale, a livello mio personale e famigliare, ma sono felice di essere riuscito a dare chiusura a questo argomento. Di seguito, alcune immagini del parente perduto.




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mercoledì 28 giugno 2023

I genitori di Nonna Papera

In passato, si è scritto su questo blog a proposito della famiglia di Nonna Papera (soprattutto qui e qui) e il post di oggi vuole essere un curioso post scriptum a integrazione di quanto già discusso. Perciò, non andrò qui a ripetermi, snocciolando la genesi di Clinton e Gertrude Coot o degli altri possibili genitori della matrona paperopolese (chi fosse interessato a ciò non deve fare altro che cliccare i due link soprastanti), ma — dando per acquisite tali informazioni — procederò direttamente verso l'argomento odierno. 

Cercando di descrivere questo intervento nel minor numero di parole possibile, ho pensato istintivamente all'improbabile e buffo termine "canone Russo-Minni". Ovviamente, non c'entra la Russia, e neppure il personaggio Minni. C'entrano, invece, il prolifico sceneggiatore milanese Nino Russo e la defunta testata Minni & company (1993-2001). Per chi non lo sapesse, si trattava di un interessante mensile tutto al femminile, dove i protagonisti delle avventure pubblicate (quasi tutte realizzate appositamente) erano protagoniste: Minni, Paperina, Clarabella, Amelia, Brigitta, Nonna Papera... Dopo la chiusura, è stato seguito da Minni amica del cuore (2001-2008), che ne ha ristampato le storie, proponendone anche di nuove che ne seguissero gli stessi principi.

Ebbene, in alcune di queste storie, scritte per l'appunto da Russo, vengono ricordati (in varie scene di flashback) i genitori di Nonna Papera. I racconti in questione sono: Nonna Papera e il testamento indiano (Russo/Ziche, 1994), La nascita della fattoria (Russo/Ziche, 1994), I segreti di Boscoverde (Russo/Scala, 1994), Il cavallino Windy (Russo/Mastantuono, 1994) e Wolfy l'amico più (Russo/Gottardo, 1996). In La nascita della fattoria, apprendiamo, inoltre, il nome dei due: Priscilla e Geremia McPaper. Pur mantenendo lo stesso nome nei diversi capitoli (la madre viene anche chiamata “Molly”), il loro aspetto rimane coerente nei due racconti illustrati da Silvia Ziche, varia nei disegni di Guido Scala e si modifica nuovamente nell'interpretazione di Corrado Mastantuono, mantenuta in seguito da Alessandro Gottardo.

Nonna Papera e i genitori in Il testamento indiano

La coppia in La nascita della fattoria...

... in I segreti di Boscoverde...

... in Il cavallino Windy...

... e in Wolfy l'amico più

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sabato 17 giugno 2023

I denari del giovane Rockerduck (Fontana/Cavazzano, 2023)

Della famiglia di Rockerduck ho parlato in passato qui e qui, mentre della sua parentela con Zio Paperone ho scritto in questo post, recentemente pubblicato dalla fanzine danese Rappet con il titolo "Joakim og Anderbilt: rivaler og... slægtninge?". Riallacciandomi invece a quest'altro post sui genitori del miliardario con la bombetta, vorrei fare riferimento a una nuovissima storia, recuperabile sul numero del settimanale Topolino attualmente in edicola.

Howard Rockerduck ne La ballata di John D. Rockerduck

I denari del giovane Rockerduck (Fontana/Cavazzano, 2023), che richiama nel titolo il celebre romanzo di Goethe, potrebbe quasi essere considerata un seguito spirituale de La ballata di John D. Rockerduck (Nucci/Cavazzano, 2021), che ci rivelava qualche retroscena sulla famiglia dell'eterno secondo paperopolese. In questa nuova avventura, l'artista veneziano riprende il design dei genitori di Rockerduck direttamente dal precedente titolo, andando a distaccarsi nuovamente dalle interpretazioni proposte da Don Rosa in Il re di Copper Hill (Rosa, 1993) o da Romano Scarpa in Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970) ⁠— quest'ultima già recuperata dallo stesso Cavazzano in Zio Paperone e l'aquila di Zeus (McGreal, McGreal/Cavazzano, 2020) ⁠— e avvicinandosi forse di più ai ritratti mostrati da Flemming Andersen in An Interview with Rockerduck (Åstrup/Andersen, 2016).

Confronto tra i coniugi Rockerduck secondo Cavazzano (sopra) e secondo Andersen (sotto)

Fontana e Cavazzano decidono di raccontare nuovamente il primo incontro tra Howard e Paperone, re-interpretando quanto narrato nel quarto capitolo della Saga di Paperon de' Paperoni. Oltre al rinnovato look dell'anziano magnate, la carrozza che trasporta la famiglia Rockerduck viene trasformata in una lussuosa automobile.

L'incontro tra Howard e Paperone secondo Rosa

... e secondo Fontana/Cavazzano

Nonostante non sia bene chiaro il motivo di queste piccole modifiche (impossibilità di armonizzare le produzioni internazionali? aggiornamento temporale?) — già ravvisate un paio di settimane fa al cospetto del Cacciavite Pitagorico proposto dal duo Fontana/Capovilla —, non possiamo fare altro che rimanere in attesa di nuovi sviluppi sul tema, consapevoli di trovarci di fronte all'istituzione di un nuovo "canone" per quanto riguarda i fumetti Disney italiani.

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domenica 11 giugno 2023

Sulla famiglia Pitagorico

Questo post non intende elencare ogni membro della famiglia Pitagorico mai apparso in storie a fumetti, come invece è stato in precedenza con altri clan di Paperopoli, ma soltanto gettare alcune basi solide su cui magari tornare in futuro con più approfondimento.

Il primo parente di Archimede a fare la sua comparsa nei comics è il nonno Cacciavite Pitagorico (Ratchet Gearloose), in Zio Paperone e la gara sul fiume (Barks, 1957), ripreso poi in Il signore del Mississippi (Rosa, 1992) e in Promessa di pagamento (Spencer/Sánchez Núñez, 1998), nonché in altre storie di Rosa, Gervasio, Korhonen e in citazioni fugaci varie ed eventuali.

Cacciavite secondo Barks

Cacciavite secondo Rosa

Cacciavite secondo Sánchez Núñez

Il secondo parente di Archimede (e il più fortunato in assoluto a livello editoriale) a essere introdotto nelle storie a fumetti è il nipotino Newton, in Archimede e il nipote Newton (Lockman/DeLara, 1965). Newton fa parte delle Giovani Marmotte da Newton contagia le Giovani Marmotte (Lockman/Strobl, 1966), caratteristica mantenuta nel mensile italiano di fine secolo scorso GM — Giovani Marmotte (1995-2000). Il personaggio è inoltre al centro di un efficace rilancio sul settimanale Topolino, che lo vede protagonista in diverse storie, a partire da Newton Pitagorico e le tintarelle erudite (Nucci/Intini, 2020). Mentre in questo recente ciclo il cognome del ragazzo viene esplicitato, Newton non ha cognome nella versione originale. Ad ogni modo, ritengo che non sia da confondere con Einstein (Giggy Gearloose), altro nipotino di Archimede che fa la sua unica apparizione in Le GM e il genio di Einstein (Lockman/Wright, 1977).

Newton alla sua prima apparizione

Newton per la prima volta tra le fila delle Giovani Marmotte

Newton al suo rilancio

Einstein

Altri parenti notabili dell'inventore paperopolese sono il padre Fulton (ideato da Don Rosa) e il bisnonno Copernico (ideato da Marco Gervasio), amico e collaboratore di Fantomius. Inoltre, va segnalata la presenza di due gemelli: Cartesio Pitagorico, gemello malvagio di Copernico, introdotto in Il tesoro del doge (Gervasio, 2014) e Gadget Pitagorico (Gadget Gearloose), gemello di Cacciavite, introdotto in Dawson a ogni costo! (Korhonen, 2019).

Copernico e Cartesio

Cacciavite e Gadget

Giunti a questo punto, le parentele principali sono delineate. Archimede ha una serie di altri zii, cugini e nipoti (di cui non parlerò in questa sede) e persino una madre, mostrata nel passato in I Bassotti e la magistrale spolverata (Lockman/Alvarado, 1969) e in De tijdmachine (Straatman/Colomer Fonts, 1986), e nel presente in Moederdag (Straatman/Colomer Fonts, 1986) e Um Toque Feminino (?/Soares Rodrigues, 1986).

La madre di Archimede secondo Alvarado

La madre di Archimede secondo Colomer Fonts

La madre di Archimede secondo Soares Rodrigues

Eppure, c'è qualcosa che ancora non mi torna e per cui credo valga la pena spendere qualche riga, e non mi riferisco al nonno brasiliano di Archimede, sul quale vi lascio una affascinante lettura. La questione spinosa riguarda Newton. Quale è il tassello mancante tra Archimede e il suo nipotino? Potrebbe essere il figlio di una sua sorella (se non lo consideriamo un Pitagorico) o di un suo fratello (se, invece, teniamo in considerazione il cognome proposto nelle storie italiane), ma le cose potrebbero non essere così semplici... Nella recentissima (Non è) la solita storia (Fontana/Capovilla, 2023), il ragazzo si riferisce per ben tre volte a Cacciavite (stranamente dissimile dalla versione solita) come "prozio", mentre dovrebbe essere il bisnonno.

Cacciavite è il prozio di Newton?

Per rendere vera questa parentela, Newton dovrebbe essere il bisnipote di un fratello di Cacciavite, che comunque sarebbe il suo pro-prozio. A questo modo, però, non sarebbe più tecnicamente "nipote" di Archimede, ma un cugino alla lontana. Sebbene non si sia mai parlato dei genitori del piccolo genio all'interno delle storie, Marco Gervasio ha dato una sua personale interpretazione della vicenda in un post sul suo profilo Facebook datato 11 luglio 2020 (e, ancora prima, in un commento datato 7 luglio 2019). Secondo l'autore romano, Newton sarebbe il figlio di Galileo Pitagorico, cugino di Archimede mostrato in Paperinik e il segreto di Fantomius (Gervasio, 2011), e sarebbe ospite di Archimede perché il padre si troverebbe "'temporaneamente' presso le patrie galere". Comunque, questa teoria contraddirebbe l'unica apparizione di Galileo, nella quale si riferisce a Copernico come "bisnonno" e viene mostrato a piede libero e fondamentalmente buono: compie qualche furto per riscattare il nome di Copernico, ma alla fine della storia viene perdonato senza conseguenze.

Galileo si riferisce a Copernico come "bisnonno"

L'albero genealogico della famiglia Pitagorico secondo Gervasio

Per conciliare La solita storia con Il segreto di Fantomius si potrebbe "correggere" l'albero di Gervasio, rendendo Galileo secondo cugino di Archimede e non terzo, ponendolo cioè nipote di un fratello di Cacciavite, forse Gadget, invece che bisnipote di Cartesio.

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giovedì 1 giugno 2023

Un nuovo membro nella famiglia Bassotti

In data 29 maggio, l'artista spagnolo Francisco "Paco" Rodriguez Peinado ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook contenente tre vignette di una storia a cui sta lavorando e la seguente descrizione: "Ho avuto l'opportunità di creare graficamente la mascotte della Banda Bassotti (123-132)".

Due delle tre vignette pubblicate da Rodriguez

Nei disegni, è raffigurato un piccolo cane non antropomorfo che indossa una mascherina nera, proprio come i suoi padroni. La sceneggiatura/storyboard della storia, che sarà di prossima pubblicazione sul settimanale olandese Donald Duck, è a cura del norvegese Gaute Moe, con il quale, pochi mesi fa, ho avuto modo di fare una simpatica chiacchierata.

Due vignette dallo storyboard di Moe

La creazione di questo nuovo personaggio non deve però sorprendere. I Bassotti, infatti, hanno da sempre un legame stretto con il mondo animale. In Zio Paperone e il denaro colloso (Barks, 1963), possiamo infatti vedere che hanno coyote, falchi e ratti; in Zio Paperone e la lattuga mimetica (Barks, 1964), così come già in una sezione di Paperino e le avventure in cinemascope (?/Strobl, 1958), addestrano delle talpe (in realtà, gopher nel fumetto originale); e, in Zio Paperone e la gemma-anatema (Barks, 1967), addestrano anche ghiandaie e (di nuovo) falchi.

Alcune vignette dalle storie di Barks citate

Ad ogni modo, in tutti questi casi, gli animali vengono addestrati dalla Banda a fini criminali, ma non diventano personaggi ricorrenti ed esauriscono anzi la propria vita nel corso della singola storia di riferimento. Diverso, invece, è il caso (tutto italiano!) di Ottoperotto, un vero cane bassotto non antropomorfo, introdotto dall'autore Pier Carpi e dal disegnatore Giovan Battista Carpi nella storia Zio Paperone e le bande rivali (Carpi/Carpi, 1964). Questo fedele compagno compare in sei storie (cinque scritte dallo stesso Carpi e una da Giulio Chierchini) fino al 1966 e in una storia di produzione internazionale (ma sceneggiata e disegnata, rispettivamente, da Elisa Penna e Luciano Gatto) nel 1974, per poi essere recuperato solamente alla fine degli anni Novanta, in Ottoperotto (Michelini/Held, 1999), dove viene ricordato proprio come "la mascotte dei Bassotti". Il rilancio del personaggio è, in ogni caso, dovuto prevalentemente allo sceneggiatore Francesco Artibani, che lo ripropone in diverse storie fino ai primi anni Duemila, a partire da Bentornato, Ottoperotto (Artibani/Barbucci, 1999).

Ottoperotto alla sua prima apparizione

Un altro animale domestico della Banda, dal sapore tutto americano, è stato il gatto Mitraglia (Ratty), introdotto in I Bassotti e il crollo del record (Lockman/Strobl, 1966). Se, qui, è ancora un gattino nero e bianco anonimo, senza peculiari caratterizzazioni, il design cambia già nella seconda apparizione, Ratty's Trophy (Lockman/Manning, 1977), in cui diventa un gatto arancione a strisce con tanto di occhi marcati a suggerire una mascherina, fino a stabilizzarsi su un colore grigio e bianco (sempre con tanto di finta mascherina). Mitraglia è comparso in un totale di venti storie, di cui una realizzata in Brasile, facendo capolino per l'ultima volta in La Banda Bassotti e il materasso del riccastro (Lockman/Wright, 1983). 

Mitraglia alla sua prima, seconda e ultima apparizione

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Si ringrazia Gaute Moe per avere messo a disposizione, in esclusiva, le vignette dal suo storyboard originale.

domenica 28 maggio 2023

I collaboratori di Cuordipietra Famedoro

Dopo avere tracciato la caratterizzazione di Cuordipietra Famedoro nel corso dei decenni e delle differenti produzioni, mi è parso sensato intraprendere una ricerca sui suoi collaboratori poiché, se è vero che tutti noi conosciamo Battista o Lusky, non si può certamente dire lo stesso delle loro controparti sudafricane. Come dicevo, infatti, la scorsa volta, "Famedoro è prevalentemente solo", ma non sempre è così.

Il primissimo collaboratore del miliardario africano viene introdotto dallo stesso Barks e appare in due vignette di Zio Paperone... tutto per la concessione (Barks, 1966). Si tratta di un personaggio senza nome che interviene solamente per aggiornare il suo principale e la loro precisa relazione rimane quindi non chiara.


Ho individuato, poi, due personaggi nella olandese Boksen (Vis/Colomer Fonts, 1984), che ritengo le copie speculari dei barksiani Clerkly e Miss Paperett (Miss Quackfaster). Di questi dipendenti, che compaiono rispettivamente in due e una vignetta, solo della segretaria ci viene fornito il nome: juffrouw Dora (Miss Dora).


Si può, quindi, rintracciare un aiutante di Famedoro in No Thanks for the Memories (Korhonen/Massaroli, 1999). Questo personaggio, ancora una volta senza nome, compare in ben nove vignette (di cui una solo come silhouette), in cui segue fedelmente il miliardario e lo consiglia. Potrebbe ricordare vagamente l'aiutante barksiano nel design, ma, interrogato a proposito, il disegnatore della storia ha negato una eventuale ispirazione.


Discorso diverso è invece quello che riguarda Zio Paperone e il tesoro di Cornelius Coot (Branca, Gattino/Branca, 2002). Qui, infatti, il personaggio che accompagna Famedoro per tutta la durata della storia non è altri che lo stesso presentato in Tutto per la concessione (design e abiti identici) e gli autori gli forniscono pure un nome: Seymour. Finora, si tratta del personaggio più definito e interessante: partecipa alla storia, si sporca le mani e, diversamente dai suoi predecessori, ha un ruolo rilevante.


Il successivo collaboratore che ho trovato proviene da un'altra storia olandese di qualche anno più tardi: TNT-verhaal (Geradts/Tortajada Aguilar, 2010). Il nome è Schaapstra e il becco sembra essere lo stesso di Seymour, ma non ci è dato conoscere molto altro su di lui.


Si passa, dunque, a Guus als adviseur (Heymans, 2012), in cui veniamo a conoscenza di Ferdi Fiskus, consulente finanziario di Famedoro.


Si arriva, perciò, al primo collaboratore introdotto nella produzione italiana. Nella lunga Zio Paperone e il segreto di Cuordipietra (Artibani/Perina, 2017), gioca un ruolo importante il "maggiordomo per necessità" Desmond, una specie di Battista/Archie (il Duckworth di DuckTales) al servizio del miliardario criminale.


In De rijkste ter wereld (Heymans/Heymans, 2018), vediamo un altro contabile senza nome.


È, quindi, il turno di altri due collaboratori considerabili dei corrispettivi di Battista/Lusky: uno senza nome, dalla francese L'idole sacrée de l'île aux cent volcans (Chamblain/Pérez, Fernández, 2018), e Alfons, dall'olandese Een harteloze oude vrek (Roozen/Alfonso, Fernández, 2021).



Proseguiamo con il contabile Ko Sinus, da Zio Paperone e la sfida matematica (du Mosch/Pérez, Fernández, 2022). Anche il nome di questo personaggio, così come quello proposto da Heymans, è basato su un gioco di parole.


Infine, l'ultimo esempio che ho individuato e presente nella lunga saga Minaccia dallo spazio (Vacca/Casty, 2022) e si tratta del fedele maggiordomo Fiorenzo.


Se tentare di recuperare tutti questi personaggi mi sembra poco sensato e dispersivo, sarebbe, comunque, auspicabile vedere una certa continuità per quanto riguarda i collaboratori del miliardario sudafricano nelle storie di futura produzione.

© Disney per le immagini pubblicate.