martedì 2 luglio 2024

Si parla di Mickey contre l'Alliance Maléfique (Pothier/Pilet, 2024) assieme al suo autore


Dopo un anno e mezzo dalla pubblicazione di Le dragon de Glasgow (Chamblain/Petrossi, 2022), l'editore francese Glénat propone un nuovo titolo appartenente alla sua collana di fumetti Disney reinterpretati da noti fumettisti franco-belgi, Mickey contre l'Alliance Maléfique (Pothier/Pilet, 2024), disponibile a partire dallo scorso 15 maggio. 

Si tratta del diciassettesimo volume di questa serie, che ha finora dato spazio all'immensa creatività di artisti d'Oltralpe, come Bernard Cosey, Lewis Trondheim, Nicolas Keramidas, Tebo, Régis Loisel, Denis-Pierre Filippi, Dab's, Alexis Nesme, Pieter De Poortere, Frédéric Brrémaud, Jean-Luc Cornette, Thierry Martin e Joris Chamblain, ma anche di artisti italiani "adottati" dal fumetto francese,  come Silvio Camboni, Fabrizio Petrossi e Federico Bertolucci, unici nel gruppo ad avere precedentemente maturato una lunga esperienza nei fumetti disneyani "regolari".

Ma di cosa parla Mickey contre l'Alliance Maléfique? Se il titolo può fare presagire una sfida tra Topolino e una banda di criminali,  quello che non ci dice è che l'ambientazione è in realtà la futuristica città di New Mickeyville (Nuova Topolinia), che sembra uscita direttamente da qualche film di fantascienza del secolo scorso, come Il quinto elemento (dir. Luc Besson, 1997). E, così, Mickey è uno space ranger alle prese con pericolosi rivali tratti dalle sue avventure classiche più iconiche, come Macchia Nera, il Capitan Orango, Pietro Gambadilegno, ma anche i Bassotti, Spennacchiotto... e Spectrus! Per poter risolvere questa faccenda delicata, Topolino si avvarrà dell'aiuto dei suoi fidati amici e compagni, Pippo, Paperino, Minni e Pluto.

L'intera storia è ottimamente confezionata, il ritmo scorre molto bene, le battute sono brillanti, e i disegni, la composizione delle tavole e i colori sono un piacere per gli occhi. A mio avviso, Glénat sta davvero facendo un lavoro certosino con questa collana, la carta dei volumi è pregiata, le dimensioni sono importanti (24x32 cm), le costine sono telate e, in questo caso, vi è persino una specie di effetto metallizzato sull'illustrazione in copertina. Cosa si potrebbe chiedere di più?

Per accompagnare al meglio la lettura di questa bella storia, ho pensato di raccogliere qualche dichiarazione direttamente dal suo autore, Nicolas Pothier. Vi lascio, perciò, senza indugiare oltre, alla nostra chiacchierata.

SC: Simone Cavazzuti
NP: Nicolas Pothier

SC: Dopo avere scritto tre gag da una pagina (disegnate da Batem, Johan Pilet e Jean-Christophe Chauzy) per il volume collettivo Mickey All Stars (2019), la tua nuova pubblicazione Disney/Glénat è il volume Mickey contre l'Alliance Maléfique, in cui hai nuovamente unito le forze con Johan Pilet per espandere l'universo che avevate brevemente rappresentato nella vostra precedente collaborazione. Come avete deciso di trasformare quella singola pagina in una storia a tutti gli effetti, con un cast così variegato?

NP: Con Johan, abbiamo realizzato cinque volumi assieme (tre di Ratafia e due di Caktus) e ci conosciamo bene. È stato lui a portare l'idea del retro-futurismo nella pagina che abbiamo creato per Mickey All Stars. Quando Glénat ha accettato la nostra pagina, ci siamo detti che forse avremmo potuto sviluppare una storia con la stessa prospettiva. Ci abbiamo pensato e Johan ha realizzato diverse illustrazioni per mettere insieme un progetto che potesse piacere inizialmente a Glénat e successivamente alla Disney. Per quanto riguarda il cast, sono stato io a pensare di mettere insieme tutti i cattivi contro tutti i buoni. Volevo una squadra in stile Avengers, con personaggi dotati di superpoteri, ma la Disney ha rifiutato perché hanno già una serie simile. Abbiamo, quindi, optato per una squadra di space ranger ed è così che è stata accettata Mickey contre l'alliance maléfique. Eravamo contenti perché la collana inizialmente era riservata ad autori molto conosciuti, ma siamo riusciti a farci strada proponendo un concept e una storia accattivanti.


SC: Parlando del cast... La maggior parte dei personaggi deriva dalle strisce classiche di Floyd Gottfredson o dai fumetti di Carl Barks (che hai pure omaggiato dando il suo nome a un lago), ma hai inserito anche Spennacchiotto... e Spectrus! Quali sono gli autori e le storie che ricordi più vividamente e che ti hanno divertito di più come lettore di fumetti Disney?

NP: Ti sorprenderò, ma non ero un grande lettore di fumetti Disney quando ero piccolo. Leggevo principalmente fumetti franco-belgi e sono cresciuto a pane e Tintin, Spirou, Gaston, Lucky Luke, ecc... Ho letto qualcosa di Disney, come tutti, ma senza mai essere abbonato a una rivista. Tuttavia, ho bei ricordi di un volume in particolare, Il Manuale delle Giovani Marmotte. Non includeva fumetti, ma trucchi e suggerimenti illustrati. Devo avere avuto meno di 10 anni e ho adorato questo libro. Solo di recente ho letto molti dei racconti di Carl Barks, grazie all'edizione integrale che Glénat ha pubblicato nelle librerie negli ultimi anni.

Per la nostra storia di Mickey, abbiamo ovviamente dovuto usare dei cattivi molto conosciuti, come Pietro Gambadilegno e i Bassotti, ma sono andato a cercarne anche altri meno noti. Dopodiché, ho ideato un piano in cui tutti questi cattivi avrebbero avuto un ruolo da svolgere. Spectrus, ad esempio, era perfetto per ipnotizzare un'intera popolazione. Per i cattivi e il loro piano di conquista, avevamo in mente il personaggio di Zorglub dallo Spirou di Franquin, che era un cattivo quasi commovente nella sua stupidità e nei suoi piani per conquistare il mondo.


SC: Anche se l'alleanza è davvero minacciosa e Topolino e la sua banda vivono momenti di reale pericolo, l'intera storia è meravigliosamente accompagnata da un grande senso dell'umorismo... e da numerosi giochi di parole! Come è stato bilanciare lo storytelling e gli elementi divertenti?

NP: I giochi di parole sono un po’ il mio marchio di fabbrica. Ne ho fatto uso in diversi volumi, in Ratafia in particolare. Non ho una tecnica particolare, ma mi vengono naturalmente. In effetti, però, è una questione di dosaggio: ho la tendenza a usarne molti, ma fortunatamente Johan è lì a frenarmi! Un accumulo di giochi di parole può risultare indigesto. Mi piace anche rivolgermi ad un pubblico vasto: i bambini devono poter seguire questa storia anche se non sempre capiscono il secondo livello di lettura che i genitori dovrebbero trovare divertente. Il mio maestro in questo campo è ovviamente René Goscinny.


SC: Pur con qualche differenza, i personaggi a New Mickeyville sono abbastanza simili a quelli a cui siamo abituati nei fumetti disneyani regolari... e poi c'è Robot-Pluto! Ti andrebbe di parlare della loro concezione?

NP: Non volevamo reinventare tutto, ma abbiamo apportato qualche piccola modifica qua e là. Topolino, per esempio, è meno ingenuo del solito e Minni non è mai ridotta solamente alla sua identità femminile. Per quanto riguarda Pluto, è stato Johan ad avere l'ottima idea di trasformarlo in un robot. La grande difficoltà è gestire così tanti personaggi contemporaneamente. Su 54 pagine, è molto difficile sviluppare così tanti personaggi e ce ne sono alcuni che inevitabilmente saranno solo delle comparse. D'altra parte, non possiamo nemmeno allontanarci troppo dall'essenza di questi personaggi, la Disney non lo accetterebbe. Esiste una via di mezzo tra il rispetto totale della licenza e la visione che gli autori franco-belgi come noi possono portare.


SC: Il prossimo ottobre, dovremmo finalmente poter leggere un nuovo volume Disney/Glénat scritto da te, Un travail pour Fantomiald (disegnato da Batem), un progetto che hai annunciato ufficialmente già ad aprile 2021! Come ti sei approcciato alla caratterizzazione del personaggio? Cosa dovremmo aspettarci da questo titolo in arrivo?

NP: Con Batem, abbiamo firmato Un travail pour Fantomiald all'inizio del 2020, una settimana prima del primo lockdown! Ho scritto la sceneggiatura durante il lockdown ed è stata convalidata alla fine del 2020. Devi sapere che le convalide richiedono molto tempo e, in quel momento, Batem non poteva dedicarsi immediatamente al volume e si è concentrato su uno nuovo Marsupilami. Nel 2022, il progetto è stato nuovamente rinviato perché era il settantesimo anniversario di Marsupilami e Batem era estremamente richiesto. Nonostante i diversi impegni, ha lavorato regolarmente allo storyboard, ma è stato solo nel 2023 che ha iniziato effettivamente a consegnare le tavole.

Per Paperinik, ho riletto molte delle storie di questo eroe (esiste attualmente un'edizione integrale da edicola in Francia, di cui sono già stati pubblicati 30 volumi!). Sono partito dall'idea iniziale del personaggio, ovvero che Paperino si mascheri prima di tutto per risolvere i propri problemi. Inizialmente, non utilizzava la sua identità segreta per proteggere i deboli e gli indifesi. Nella nostra storia, Paperino deve assolutamente trovare un lavoro per poter pagare l'affitto a Zio Paperone, che altrimenti rientrerebbe in possesso della sua casa e scoprirebbe il nascondiglio sotterraneo di Paperinik. Il volume è composto da quattro racconti che sviluppano questa idea iniziale, ma che allo stesso tempo possono essere letti separatamente. Devo avvisarvi: ci saranno ancora molti giochi di parole!


© Disney/Glénat per le immagini pubblicate.

mercoledì 19 giugno 2024

Si parla di Zio Paperone e la giocodenarite contesa (Stabile/Guerrini, 2024) assieme ai suoi autori

Sulle pagine di Topolino 3578, in edicola da oggi fino a mercoledì prossimo, si può leggere Zio Paperone e la giocodenarite contesa, una storia che tratta di una competizione alquanto peculiare e inedita. Curiosamente, si tratta della prima sfida tra i due paperi più ricchi del mondo tanto per Vito Stabile (ai testi) quanto per Francesco Guerrini (ai disegni) e, senza indulgere in anticipazioni, ho deciso di raccogliere testimonianze e impressioni dalla viva voce dei due autori (che ringrazio), per confezionare la prima doppia chiacchierata che questo blog abbia mai ospitato. Buona lettura!

SC: Simone Cavazzuti
VS: Vito Stabile
FG: Francesco Guerrini

SCCiao, Vito! In Zio Paperone e la giocodenarite contesa, metti in scena una sfida atipica tra Paperone e Cuordipietra. Se, infatti, siamo stati abituati a vederli competere in gare per misurare le proprie ricchezze o a caccia di tesori, la tua trama verte su temi ludici. Come ti è venuta questa idea?

VS: Avevo il desiderio di mettere in scena un confronto tra i due rivali che richiamasse un po' quelli originali di Barks. In quelle storie, si trattava appunto di competizioni a tema ricchezze, mentre in questo caso per non ripetermi ho voluto giocare sull'aspetto di Cuordipietra che più mi sta a cuore, quello del “gemello cattivo” che tenta di surclassare Paperone prendendo il suo posto in tutto e per tutto: e allora perché non andare a colpire la “vecchia tuba” su un aspetto unico della sua personalità? Mi sembrava una mossa abbastanza subdola per un personaggio come Cuordipietra e così la storia si è scritta da sola.

SC: Solitamente, nelle storie di produzione italiana, a rivaleggiare con Paperone è il paperopolese Rockerduck. Come mai hai deciso di “scomodare” il secondo papero più ricco del mondo? Quali sono, per te, le differenze principali tra i due personaggi?

VS: Come dicevo sopra, quello che mi colpisce di Famedoro è il suo essere un Paperone più spietato, disonesto e senza scrupoli. Non avrei potuto raccontare questa vicenda con Rockerduck: se quest'ultimo ha comunque interesse nel superare Paperone (anche con mezzi non proprio leciti), rimane un papero con una personalità quasi opposta, uno spendaccione che vive nel lusso e che non ha alcuna intenzione di somigliare al rivale, che lui considera miserabile e sorpassato. I giochi con il denaro, per Rockerduck, verrebbero visti come una stupidaggine da vecchi spilorci.


SCSe è vero che hai scritto diverse storie dove, appunto, compare Rockerduck, finora avevi rappresentato il miliardario sudafricano solamente in una storia del ciclo Pianeta Paperone. Hai altri progetti in serbo per lui? 

VS: Certo! C'è sicuramente qualcosa di interessante che bolle in pentola, anche se non posso spoilerare niente. Posso solo dire che Cuordipietra è il mio antagonista preferito e uno dei paperi che mi piacciono di più (anche per via del mio imprinting con DuckTales), per cui sono molto contento di poterlo utilizzare, spero in modo degno.

SCDopo Zio Paperone, Amelia e il patto della luna (ristampata più volte in ben quattordici paesi) e Zio Paperone e le ronfate consigliere (pubblicata addirittura negli States), torni a collaborare con Francesco Guerrini, un artista dallo stile molto riconoscibile. Come trovi la sua interpretazione delle tue sceneggiature?

VS: Francesco Guerrini è da sempre uno dei disegnatori che preferisco e non ne ho mai fatto mistero. Il suo stile apparentemente nervoso e caotico nasconde una grande capacità recitativa; i suoi paperi sono vivi, si muovono in maniera sempre originale e le sue tavole sono piene di soluzioni interessanti. È un artista che tende a voler mettere sempre del suo e, quando mi chiede qualche modifica per arricchire o rendere più dinamica una scena, io lo lascio fare volentieri, perché un disegnatore sa sicuramente come visualizzare al meglio la tavola rispetto allo sceneggiatore.


SCVerso la fine della storia, inserisci celatamente riferimenti a storie di Barks come Paperino e il torneo monetario (“una sterlina sudafricana del 1956”) e Paperino e il ventino fatale (“uno storico ventino del 1952”). Quale è la lezione più importante che hai assimilato leggendo le avventure realizzate dall'Uomo dei Paperi?

VS: Quelli che menzioni non sono gli unici riferimenti! L'intera storia è un omaggio spassionato all'aspetto di Paperone che più amo in assoluto: la sua passione giocosa per il denaro, che è proprio l'elemento cardine del Paperone di Carl Barks, presente in tutta la sua opera, a partire dalle bellissime copertine della testata Uncle $crooge. In tutta la storia, le attività “giocodenarifere” sono riscontrabili in quelle storiche cover, da Paperone che suona il registratore di cassa ai biscotti a forma di dollaro fino alle immagini presenti sulla rivista che Paperone legge al parco. Oggi, questo è forse un aspetto che tendiamo a dare per scontato, ma dove è riscontrabile altrove un personaggio a cui piace il denaro fino a questo punto, da ricavarne puro piacere ludico? Di personaggi avidi e spilorci ne siamo pieni dall'alba dei tempi, ma ne esiste uno solo che imbarattola le monetine come fossero conserve ed è Paperon de' Paperoni. Direi che la più grande lezione barksiana è proprio aver creato qualcosa che dopo quasi ottant'anni è ancora lì, irraggiungibile e irripetibile. 


SCCiao, Francesco! Questa storia è la prima in cui disegni il personaggio di Cuordipietra Famedoro. Quali sono stati i tuoi modelli di riferimento per rappresentarlo?

FG: Ciao, Simone! Il modello che ho cercato è l'originale di “the Maestro” Carl Barks, anche se ho controllato le ultime versioni italiane. Questo “Pietrino” (ho chiesto all'autore Vito Stabile di poterlo chiamare almeno una volta così, come nelle prime traduzioni) non è cattivo come l'originale, che non esitava a sparare e bombardare... cerchiamo però di non confonderlo con John D. Rockerduck!


SCOltre al deposito di Paperone e al parco di Paperopoli (Cornelius Park), ti sei trovato a raffigurare (egregiamente) la residenza paperopolese di Cuordipietra e la Banca del Calisota. Come ti sei documentato in questo caso?

FG: In sceneggiatura, erano già allegate dall'autore le bellissime illustrazioni dei palazzi importanti di Paperopoli, realizzate da Blasco Pisapia. Erano molto particolareggiate e mi sono attenuto per quanto ho potuto.

SCSi parlava, nella nostra ultima chiacchierata, della libertà del disegnatore di apportare modifiche a quanto scritto in sceneggiatura. In questo caso, c'è qualcosa di tuo?

FG: Nella sceneggiatura originale, l'autore aveva descritto un elemento che io non riuscivo a disegnare e a manipolare, così gli ho fatto presente la mia difficoltà e, dato che era un particolare che non influisce sullo svolgimento della storia, Vito Stabile gentilmente mi ha permesso di sostituirlo con una cosa che ho saputo disegnare. Per il resto, mi sono sforzato di seguire e rendere la storia come meglio potevo.


SCZio Paperone e la giocodenarite contesa rappresenta la terza collaborazione tra te e Vito Stabile. Come ti sei trovato a trasformare in disegni le sue storie?

FG: Mi sono trovato benissimo. Avevamo anche avuto modo di confrontarci di persona durante Lucca Comics e ho trovato una persona disponibilissima e paziente. Come autore mi piace, scrive cose divertenti e serrate; Il patto della luna è una delle storie più varie e divertenti che mi siano capitate ed è piena di spunti narrativi, come l'infanzia di Amelia, le tre Streghe Supreme e le vicende dei due nemici sull'isola (e ne sono ancora assai soddisfatto), ma anche Le ronfate consigliere è stata molto stimolante, per le prove inusuali che affronta Paperone

SCAbbiamo già discusso del tuo stile riconoscibile e della tua aderenza a modelli classici. Tuttavia, ritieni utile trovare soluzioni differenti e innovative nell'ambito del fumetto disneyano? Noti un'evoluzione nel tuo modo di approcciarti al tuo lavoro?

FG: Cerco sempre di guardare il lavoro degli altri disegnatori disneyani, come rileggo anche i maestri del fumetto realistico e comico, per la costruzione della tavola e il modo di raccontare con le immagini. Per qualcuno passo per “barksiano”, ma per quanto riguarda il tratto e il disegno vorrei essere anche “carpiano” e “hubbardiano”. Se c'è evoluzione, spero proprio che i lettori possano ravvisarla nell'insieme delle mie tavole. Io mi sto impegnando per imparare a usare bene il pennello, dato che continuo a pasticciare con carta e china.

SCA cosa stai lavorando al momento?

FG: In questi giorni, sto disegnando una storia piena di corse ciclistiche. Cercare di mettere un papero su una bicicletta da corsa in modo verosimile non è cosa da poco! Per il resto, è una storia con varie situazioni disneyanamente buffe (nessuna rissa, né burroni o torte in faccia), che spero di raccontare il meglio possibile.

© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 9 giugno 2024

Tanti auguri a Paolino Paperino e...

Come è noto, oggi, 9 giugno 2024, ricorrono i 90 anni dalla prima apparizione sul grande schermo di Donald Duck, avvenuta nella Silly Symphony The Wise Little Hen (dir. Wilfred Jackson, 1934). Il giovane Paperino di questo cortometraggio è il degno vice-presidente dell'Idle Hour Club (Club dei Fannulloni), capitanato dall'amico Peter Pig (Meo Porcello). I due, infatti, rifiutano il loro aiuto alla chioccia titolare dell'episodio, fingendo di avere mal di pancia per evitare di dover lavorare. La gallinella saggia è qui raffigurata con nove piccoli e laboriosi pulcini gialli che la seguono e le forniscono l'ausilio necessario, guadagnandosi, infine, un ricco pasto.


Il successo di Paperino è qualcosa di insolito per un personaggio delle Silly Symphony. Il nostro riesce, infatti, a entrare presto nel novero degli standard character e a condividere la scena con Topolino e Pippo, per poi distaccarsene, avere una propria serie di tavole settimanali sui quotidiani, di cartoni animati, di strisce quotidiane, di vere e proprie avventure nei giornalini a fumetti di cui è unico e incontestabile protagonista... e il resto è storia. La fama di Paperino è oggi evidente e non sono pochi gli autori e i lettori che lo prediligono ai suoi compari. Non va dimenticato che gran parte del merito va ascritto a Carl Barks  che gli ha costruito un universo attorno (fornendogli amici, parenti e indicando uno stile ben preciso per i suoi comics e ai suoi colleghi che ne hanno raccontato le gesta fino ai nostri giorni.

Ma, se del papero con la giubba da marinaio sappiamo tutto e di più, che ne è stato dei suoi comprimari originali, che, a ben vedere, meritano di celebrare questo anniversario quanto lui? Nell'articolo odierno, vorrei ripercorrere, attraverso un rapido (ma più completo e preciso possibile) excursus, i percorsi paralleli intrapresi da Meo Porcello e dalla gallinella saggia.

MEO PORCELLO (PETER PIG)


Così come Paperino, Meo esordisce in The Wise Little Hen e nella tavola promozionale illustrata da Tom Wood. Le sue origini sono, però, contraddittorie: nei comunicati stampa pubblicati all'epoca sui vari quotidiani, si possono riscontrare diverse posizioni riguardo a una sua eventuale parentela con i tre porcellini ("the Three Little Pigs were greatly concerned over the safety of their distant cousin, Peter Pig"; "Peter Pig is no relation to the Three Little Pigs but comes of the Back Bay Pigs"). Nell'animazione, Meo affianca nuovamente Paperino in The Band Concert (dir. Wilfred Jackson, 1935), ma è su carta che avrà una vita più duratura. Esclusa la riduzione/rivisitazione a fumetti del corto d'esordio (Osborne/Taliaferro, 1934) e qualche fugace apparizione in gag pubblicate sui giveaway del Mickey Mouse Magazine, il primo ruolo importante che il simpatico porcello ricopre è quello di giornalista in Paolino Paperino inviato speciale (Pedrocchi, 1938). Qui, i due amici si ritrovano dopo anni e vengono assunti dal signor Linotipi come inviati speciali per il suo quotidiano, l'Altro Mondo. Il pericolosissimo compito affidato ai due fannulloni è quello di recarsi al confine tra due Stati in guerra per potere scattare fotografie inedite e, come se non bastasse, i loro tentativi sono ostacolati da un altro reporter senza scrupoli, Bartolomeo Circonlocuzioni, detto "il Gatto", che lavora per il quotidiano rivale, il Mondo Intero. Al termine dell'avventura, i nostri avranno la meglio sul concorrente e il signor Linotipi assegnerà loro un nuovo incarico in Paperino fra i pellirosse (Pedrocchi/Pinochi, 1939), dove saranno nuovamente contrastati dal Gatto, ora esattore delle tasse. L'ultima (breve) apparizione in una storia di Pedrocchi avviene in Paperino chiromante (Pedrocchi/Pinochi, 1939/40). In seguito a questi pionieristici racconti, Meo Porcello scompare dalle scene per ritornare brevemente nella storia di raccordo inclusa nel volume Walt Disney presenta Paperino (Boschi/Carpi, 1993), in cui lo scopriamo essere diventato impiegato dell'ufficio abbonamenti del giornale La Gazzetta del Mezzo Pomeriggio, e per venire ricordato in una vignetta della corale 60 anni insieme con Topolino (Boschi/Camboni, 1994). Le cose sono andate ben diversamente se prendiamo, invece, per buono quanto rivelato in una pagina del Diario di Paperina (Hasselaar, Beekman/Heymans, 1994) pubblicata sul numero commemorativo per i 60 anni di Paperino. Qui, infatti, una amica di Paperina (Cotelette Krul) le fa visita in compagnia di Meo, che rivela al vecchio compare di essere diventato ricchissimo grazie al business dei computer ("Ho quattro case e un castello, e non devo lavorare un solo giorno di più"). Altri dieci anni passano ed è il tempo di una nuova storia celebrativa, 70 jaar buikpijn! (Geradts/Alfonso, 2004). Da tempo, Paperino fa sempre lo stesso sogno: vive su una casa galleggiante e ha un forte mal di pancia, mentre il vicino suona la sua fisarmonica. Coincidenza: il club di Paperina sta ospitando una conferenza dell'esperto sognologo (dreamologist) Meo Porcello, che riesce a trovare le interpretazioni nascoste delle immagini oniriche. Paperino si presenta e scopre che l'esperto fa il suo stesso sogno ricorrente, solo che è lui a suonare la fisarmonica. La soluzione è fornita da Henriëtte Hen: un tempo i tre erano realmente vicini e loro non la avevano aiutata nel momento del bisogno, dimenticandosi poi l'accaduto. Tutta la storia è un omaggio ben riuscito al cortometraggio in cui i tre personaggi hanno debuttato. Un punto di svolta significativo si ha pochi anni più tardi, con Paperino e il certame del nipotame (Pesce/Gula, 2008). Infatti, qui  e nella successiva Paperino e la pigrizia... a doppio taglio (Ambrosio/Soldati, 2010) —, il nome del porcello diventa Pigeon Pig e apprendiamo che si tratta nientemeno che del nipote del sindaco di Paperopoli. Curiosamente, in questa storia, la casa galleggiante di Paperino funge da sede del "Club degli Oziosi". Interpellato a proposito del cambio del nome, lo sceneggiatore Riccardo Pesce mi ha così risposto: "Meo Porcello suonava molto datato... Pigeon Pig risultava più moderno. Non credo d'aver pensato all'originale Peter Pig. Nel nostro paese, i nomi originali dei personaggi sono sempre stati modificati". Meo compie anche un cameo come amico di Ciccio ("The editors asked for a little role for Peter Pig, so I proposed him as a friend of Gus, as they both are lazy sluggards", mi confida l'autore) in Een dag vol buikpijn (Geradts/Pérez, 2019) e appare nelle tavole (ambientate nel passato) De wijze hen (Geradts/Pérez, Fernández, 2019) e De taartfraude (Beekman/Pikula, 2019), realizzate in occasione degli 85 anni di Paperino, per poi comparire nella serie Young Donald Duck (2019-), che rivisita la gioventù del più famoso papero Disney.

LA GALLINELLA SAGGIA (THE WISE LITTLE HEN)


Come già segnalato, i pulcini della gallinella saggia sono nove nel cortometraggio d'esordio, così come nella tavola su Good Housekeeping e nel volume The Wise Little Hen (1937), che propone una versione in prosa del racconto corredata da illustrazioni, ma diventano dieci nella riduzione a fumetti disegnata da Al Taliaferro, ambientata a Barnyard Village. Il decimo pulcino ha le piume di colore nero e, perciò, è chiamato Blackie. Poco si sa del padre dei pulcini, ma, nel volume sopra citato, la chioccia introduce i vicini ai suoi figli come vecchi amici del loro defunto padre ("Your dear father, when he was alive, was Peter Pig's good friend and helped him often"; "Donald and your father were great friends"). In seguito, la gallinella compie brevissime apparizioni in fumetti apocrifi disegnati dall'artista jugoslavo Vlastimir Belkić e pubblicati nel 1936 su Мика Миш. Ritorna in La chioccia saggia fa da sé (?/Eisenberg, 1952), una rivisitazione della Sinfonia Allegra in cui Meo Porcello è sostituito dal porcellino Tommi e in cui vengono aggiunti Clarabella e Orazio. Qui, i pulcini sembrano essere solamente cinque. Vale la pena menzionare anche l'adattamento in prosa corredato da illustrazioni pubblicato nel libro Walt Disney's Story Land: 55 Favorite Stories Adopted from Walt Disney films (1962), intitolato "Mrs. Cackle's Corn" e scritto da Jean Ayer. Qui, la gallinella viene introdotta come una vecchia amica di Chiquita (Clara Cluck) e le viene dato un nome di battesimo: Katie Cackle. Per evitare di associare Paperino (che nel 1962 era già una star) al racconto, il papero viene rinominato "Daniel Duck" e Meo viene rinominato "Patsy Pig". Le ulteriori apparizioni a fumetti sono condivise con i due ex-vicini e, pertanto, sono le stesse riportate nel paragrafo precedente: 70 jaar buikpijn!, in cui le viene assegnato un altro nome, Henriëtte Hen, e la vediamo tra i membri di uno dei club di Paperina; Een dag vol buikpijn, in cui è, invece, chiamata Wies Liddelhen (gioco di parole che richiama il titolo della Symphony in cui debutta); e De wijze hen, ambientata ai tempi di Barnyard Village, in cui i pulcini sono dieci, ma tutti di colore giallo. A tale proposito, va notato che, in Een dag vol buikpijn, Wies diventa la nuova vicina di Nonna Papera e vive assieme alle sue tre identiche figlie ("her daughters gave a nice light romantic interest for Donald's nephews", spiega l'autore).

Non credo che sia difficile prevedere che ne sarà di questi personaggi: il modo in cui sono stati utilizzati nel tempo sembrerebbe escludere un loro improvviso recupero o una integrazione duratura nell'universo paperopolese. A ogni modo, ritenevo doveroso, in questa giornata, rendere loro omaggio e restituire una scheda che ne ripercorresse le gesta fino a qui narrate in maniera precisa e completa. Dunque, tanti auguri a Paolino Paperino, a Meo Porcello e alla gallinella saggia!


© Disney per le immagini pubblicate.
Si ringraziano gli sceneggiatori Evert Geradts e Riccardo Pesce per le dichiarazioni rilasciate sulle storie da loro scritte.

domenica 19 maggio 2024

Storia e gloria per la prima volta in Francia in versione integrale!


Chi è nato, cresciuto, o vive in Italia e legge fumetti Disney non può non avere incrociato nel suo cammino la storica (in tutti i sensi) saga Storia e gloria della dinastia dei Paperi, scritta da Guido Martina e disegnata da Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, pubblicata sulle pagine di Topolino nel 1970 e, da allora, ristampata tredici volte nel nostro paese (l'occasione più recente risale al 2022) e tradotta in diverse lingue. I nostri "cugini" francesi, invece, non avevano avuto sinora la possibilità di leggere questo materiale nella sua integrità. Curiosamente, il primo episodio, Zio Paperone e il rimbombo lunare (Martina/Scarpa, 1970), era stato pubblicato nel 2017 sul numero 200 della testata Super Picsou Géant, ma, pur mantenendo l'invito a scoprirne il seguito nel numero successivo, se ne erano perse le tracce. Un altro capitolo, Paperon McPaperon e le sterline di Trisnonna Papera (Martina/Scarpa, 1970), aveva avuto analoga sorte, essendo stato stampato l'anno seguente sul numero 42 di Les Trésors de Picsou, i cui contenuti erano accomunati dall'ambientazione scozzese.

Per qualche tempo non si ha più alcuna notizia, poi, durante l'estate 2023, nella redazione francese si discute la maniera più adeguata per rendere finalmente giustizia a queste storie. Dalle proposte e i ragionamenti sulla fattibilità dell'operazione nasce, quindi, il progetto di cui vi vado a parlare oggi: una ristampa completa dell'intero ciclo. Il primo numero de L'histoire de la dynastie Picsou (edizione speciale del Super Picsou Géant), questo il titolo della nascente collana, raggiunge le edicole francesi a fine marzo 2024 e include, oltre ai primi quattro capitoli della saga, anche altri racconti a tema storico. A introdurre il volume, così come ogni fumetto presentato, è il belga Alban Leloup, collaboratore delle pubblicazioni del gruppo Unique Heritage dal novembre 2021, coadiuvato dall'esimio professor Pico de Paperis, che commenta con discutibili annotazioni quanto i lettori andranno a visionare.


Per completare l'opera sono previsti tre volumi, il secondo in uscita a luglio e il terzo a ottobre, e la formula e il team saranno i medesimi. Inoltre, se questo potesse servire a ingolosire anche qualche fan italiano che già dovesse possedere plurime versioni delle storie in questione, le illustrazioni di copertina sono realizzate appositamente da Emmanuele Baccinelli (disegni) e Andrea Cagol (colori), cosa chiedere di più? D'altronde, nel mio piccolo, ho avuto modo di constatare l'interesse degli appassionati francesi per queste avventure in prima persona. Non più tardi della primavera del 2021, infatti, mi era stato chiesto di scriverne un articoletto a riguardo per la fanzine Picsou-Soir, tra le pagine della quale mi era capitato di conoscere il promettente curatore dell'attuale edizione. 

I miei migliori e più sinceri auguri, dunque, a questo progetto, che ha tutte le carte in regola per meritarsi un posto d'onore in ogni libreria disneyana che si rispetti!

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 24 aprile 2024

Che animale è Archimede Pitagorico?

Onestamente, non avrei mai pensato di arrivare a scrivere un post di questo tipo — e spero che i lettori più esperti non me ne vorranno —, ma la questione potrebbe non essere così banale come sembra. I personaggi di casa Disney, per quanto animaleschi nel loro aspetto, sono paragonabili a esseri umani. Con noi condividono emozioni, sentimenti, pensieri, sogni, aspirazioni, buonsenso... Vivono in città costruite in maniera analoga alle nostre, in abitazioni dotate di tutti i comfort, parlano, lavorano, e così via. Forse, è per questa ragione che, solitamente, si tende a non dare troppo rilievo alla specie animale di appartenenza di un personaggio. Appartenenza che, infatti, si manifesta solamente a un livello superficiale e che non si riflette nei suoi comportamenti e azioni. Come tutti sappiamo, Pippo è assimilabile a un canide, ma non lo vedremo mai scorrazzare nei campi inseguendo una pallina o intento a masticare un osso; Orazio è ispirato a un cavallo, ma sono finiti i tempi in cui fa salire Topolino in groppa, e così via... Le caratterizzazioni più vicine al mondo ferino, che pure sono fondamentali nei primi cortometraggi animati, sono inevitabilmente scomparse con l'avvento dei comic book. Gli abitanti calisotiani sono, a tutti gli effetti, persone. Può ancora succedere che Paperino o Paperone esclamino qualcosa che suoni come "Sbaraquack!", ma si tratta di effetti sonori ormai consolidatisi nell'immaginario comune, più che altro tesi a un fine comico ed esagerato, e alienati da ogni riferimento anatrino.


Data questa premessa, non ha molta importanza a quale animale sia associabile l'inventore paperopolese Archimede Pitagorico, ma è curioso notare alcune incongruenze che riguardano la questione. A pagina 109 di Topolino 3569, pubblicato la scorsa settimana, all'interno della consueta rubrica "Disegna con gli artisti di Topolino", curata dalla redattrice Francesca Agrati, leggiamo: "Sapete che animale è il nostro Archi, vero? Si tratta di un aquilotto". Un'affermazione che mi ha lasciato perplesso, ma neanche troppo. Del resto, la stessa Agrati definiva il nipotino di Archimede, Newton, un "giovane aquilotto" a ottobre dello scorso anno, nel corso di un'intervista con Marco Nucci. E, siccome non c'è due senza tre, a pagina 85 di Topolino 3570, in edicola da oggi, la rubrica per aspiranti artisti incalza: "Ricordate? Archimede è un'aquila". Ma Archimede è veramente un'aquila? La redazione di Topolino pare esserne convinta. Oltre alle testimonianze riportate, vale la pena citare: la scheda della Topopedia sull'inventore (presente sul sito ufficiale di Topolino dal 2013), in cui compare la dicitura "aquila da laboratorio"; la scheda su Mega 609 (2007), dove lo scopriamo avere "fattezze aquiline"; e la risposta alla lettera di una lettrice, stampata su Topolino 2556 (2004), in cui, ancora una volta, lo si descrive senza esitazione "un'aquila". Le giustificazioni addotte nell'angolo della posta sono la sua proverbiale intelligenza e il suo becco giallo. Quindi, la discriminante rivelatrice non sarebbe la forma del becco, come alcuni sostengono, bensì il suo colore...


Di diversa opinione era, però, Carl Barks, che Archimede lo ha ideato e introdotto nel mondo dei Paperi. Difatti, nell'intervista rilasciata a Donald Ault, Thomas Andrae e Stephen Gong il 4 agosto 1975, l'Uomo dei Paperi in persona descrive il genio come "a big awkward looking chicken" ("un grosso pollo dall'aspetto goffo") e "a big tall gawky chicken" ("un grosso pollo alto e goffo"). E non si tratta di una imprecisione momentanea perché, nell'intervista condotta da Sebastien Durand e Didier Ghez a Disneyland Paris il 7 luglio 1994, Barks sentenzia nuovamente: "Gyro is a chicken" ("Archimede è un pollo"). Al momento, mi sfugge l'origine della credenza che lo vuole un rapace e che sta alla base della tradizione redazionale italiana, che sia dovuta a un'associazione mentale con il suo rivale Spennacchiotto (Emil Eagle)? Sta di fatto che la versione barksiana è stata più volte riportata in pubblicazioni nostrane ufficiali. Solamente a titolo esemplificativo, Luca Boschi restituisce il termine "gallinaceo" qui (1994), qui (2005) e qui (2008), mentre Alberto Becattini lo rievoca qui (2014). Curiosamente, già nel saggio Introduzione a Paperino. La fenomenologia sociale nei fumetti di Carl Barks (1974) — di un anno precedente alla prima dichiarazione di Barks in merito —, a cura di Piero Marovelli, Elvio Paolini e Giulio Saccomano, è possibile rinvenire l'espressione "gallinaceo".


Un po' di confusione è, comunque, perdonabile: dopotutto, i Bassotti si riferiscono all'inventore chiamandolo "il papero" in Archimede e lo struzzicano trovarobe (?/Scarpa, 1963), e per ben due volte! E non ho ancora menzionato la singolarissima interpretazione di Don Rosa, che, nel 1994, si chiedeva: "what IS Gyro? I always thought he was a sorta cockatoo-stork judging by his beak, his intelligence and his lankiness" ("che cosa È Archimede? Ho sempre pensato che fosse una sorta di cacatua-cicogna a giudicare dal suo becco, la sua intelligenza e la sua esilità"); per poi stabilire con fermezza, nel 2009: "Gyro Gearloose is obviously a cockatoo" ("Archimede Pitagorico è ovviamente un cacatua"). 


Per rispondere alla domanda iniziale, mi sentirei abbastanza sicuro nell'affermare che Archimede Pitagorico è un gallinaceo, come il suo creatore lo ha inteso. Il dibattito è, tuttavia, aperto da decenni (come si è visto) ed è comprensibile: prendendo a esempio un altro personaggio barksiano che dovrebbe appartenere alla stessa specie, il Rockhead Rooster di Paperina e l'appuntamento a quattro (Gregory?/Barks, 1959), le differenze sono notevoli.


© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 21 marzo 2024

Luciano Bottaro (ri)conquista l'Europa!


Nel 1985, sulle pagine di Exploit Comics 36, lo studioso Leonardo Gori scriveva: "[Luciano Bottaro] è uno dei pochi 'giganti' fra i 'Disney italiani'", aggiungendo poi: "il suo nome è accostabile solo a quelli di Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi". Oggi, a poco meno di quarant'anni di distanza, l'autore rapallese pare essere al centro di una curiosa e più che benvenuta riscoperta. Infatti, nel primo trimestre di questo 2024, Nona Arte/Editoriale Cosmo ha proposto un volume contenente una selezione di dieci storie del giovane pirata Pepito (personaggio di enorme successo in Francia, paese in cui sta per tornare, dopo una assenza di sette anni, grazie all'editore Cornélius) realizzate tra il 1957 e il 1969, mentre Panini Comics è uscita in edicola con un volume della collana Grandi Autori interamente dedicato al Bottaro disneyano, che conta sette storie originariamente pubblicate tra il 1961 e il 2005. Come se non bastasse, Unique Heritage (di cui ho già scritto qui, in merito alla retrospettiva su Daan Jippes) ha dedicato ben due volumi (più un terzo in arrivo, annunciato giusto ieri sera) del suo Les Trésors de Picsou (opportunamente sottotitolato "Les grands maîtres de la BD Disney", "I grandi maestri del fumetto Disney") all'opera disneyana dell'autore ligure. Si tratta di un'operazione analoga a quella svolta per Jippes, che punta a raccontare il percorso di Bottaro a un pubblico differente da quello originario. 

Nel secondo volume, da ieri nelle edicole francesi, è presente anche un mio contributo sul rapporto di reciproca (!) stima tra Barks e Bottaro. D'altronde, l'influenza del lavoro dell'Uomo dei Paperi è da decenni oggetto di vari studi donaldisti, tra i quali si possono citare "Views on the European Disneys" (1979) di Horst Schröder oppure "Kopisten am Werk" (1983) di Boemund Von Hunoltstein, in cui l'autore mette a confronto vignette tratte dalle storie dei due cartoonist. Von Hunoltstein, che già dal 1979 aveva intrapreso la pubblicazione della sua ricerca sulla fanzine Der Hamburger Donaldist (seppur concentrandosi su storie di disegnatori quali Luciano Capitanio, Massimo De Vita e Giovan Battista Carpi), riprende a occuparsi della relazione tra le storie di Barks e Bottaro nel 2019, sulle pagine (online) del forum ufficiale dell'organizzazione tedesca D.O.N.A.L.D., fornendo una quantità notevole di nuovo materiale a favore delle proprie tesi e offrendo interessanti riflessioni sul risultato delle proprie indagini. 

A ogni modo, come si può notare dalla selezione delle storie nei recenti volumi francesi (e anche, in maniera più concentrata, in quello edito da Panini), il prendere in prestito pose ed espressioni dei personaggi barksiani (principalmente nella prima fase del proprio operato) è stato per Bottaro (come per altri) un esercizio necessario per affinare la grammatica del fumetto Disney, sviluppando poi uno stile completamente originale e altro. Personalmente, sono molto contento della rinnovata attenzione mostrata nei confronti di questa figura chiave del fumetto italiano (disneyano e non solo) e mi auspico che si tratti di pubblicazioni che possano aprire la strada anche alla sua produzione meno conosciuta e meno diffusa. Per il momento, comunque, gioiamo per quello che c'è e rifacciamoci gli occhi perdendoci tra le delicate linee dell'inchiostro sulla carta.

© Bottaro e Disney per le immagini pubblicate.

domenica 10 marzo 2024

Il nuovo albero genealogico dei Paperi

I lettori più fedeli dell'Eco si saranno accorti, nel corso del tempo, del mio interesse per gli alberi genealogici dei Paperi e basta fare una breve ricerca per recuperare i miei contributi per quanto riguarda le famiglie Rockerduck, Famedoro (Glomgold), Paperett (Quackfaster), Paperone (Gander) e Pitagorico (Gearloose). Inoltre, ho spesso riportato family tree stilati da altri autori: quelli di Barks e Rosa (inevitabilmente), ma pure quello di Gans (1970) e quello di Marovelli et al. (1974). Data questa premessa, era per me improbabile non scrivere in merito al nuovo albero genealogico dei Paperi.

Nella serata di ieri, infatti, la pagina Facebook ufficiale Disney Junior e i profili Instagram ufficiali Disney Junior e Disney Television Animation hanno pubblicato una curiosa immagine intitolata "Donald Duck's Family Tree", che riporto qui sotto.


Come viene indicato nella didascalia, le immagini dei personaggi provengono da due diversi show televisivi: DuckTales (Disney XD 2017, 2020-2021; Disney Channel 2018-2019) e Mickey Mouse Funhouse (Disney Junior 2021-) e, nello specifico, solo Paperina e Paperino sono tratti dalla serie più recente.

Che considerazioni si possono fare a proposito? Innanzitutto, come rivelato nel finale di DuckTales (attenzione spoiler!), vediamo che Gaia (Webby) ed Emy (April) sarebbero lo stesso personaggio e che lei ed Ely ed Evy (May e June) non sarebbero realmente nipotine di Paperina, bensì dei "cloni/figlie" di Zio Paperone. Gli appassionati di storie classiche ricorderanno che, in Paperino e la filosofia flippista (Barks, 1953), venivano introdotte come le figlie della sorella di Paperina, ma se fosse stata sempre una copertura?

Per quanto riguarda il resto, l'albero segue abbastanza fedelmente quello proposto da Don Rosa, con una sola aggiunta: la relazione tra Matilda e Pico (Ludwig). Come già citato in quest'altro articolo, tale relazione era stata pensata proprio dal cartoonist del Kentucky ("l'unico modo possibile in cui [Pico] potrebbe essere uno zio di Paperino è se fosse sposato con la sorella di Paperone, Matilda"; grassetto presente nel testo originale), ma era stata rimossa dalla versione definitiva dell'albero su richiesta dell'editor.

Un matrimonio che quindi ora acquisisce una sua certa ufficialità, pur non essendo menzionato in DuckTales (in cui compaiono entrambi i personaggi) né nelle storie a fumetti, dove Matilda parrebbe vivere da sola nel castello scozzese dei de' Paperoni e Pico sembrerebbe essere un felice scapolo/laureato (bachelor) in quel di Paperopoli. La soluzione, però, potrebbe essere quella proposta da Luca Boschi nel 2008, tra le pagine della collana La Grande Dinastia dei Paperi riferite allo scienziato austriaco: "Attualmente single; ma è stato sposato con una parente di Zio Paperone (sua sorella Matilda, secondo Don Rosa)". Di fatto, sarebbe più semplice collocare una tale relazione nel passato, magari nel periodo antecedente all'arrivo di Ludwig negli States. Certo, rimarrebbe da chiedersi se i tre figli (Anya, Corvus e Klara) mostrati nella serie televisiva siano stati avuti con Matilda, ma questa è un'altra storia.

© Disney per l'immagine pubblicata.