sabato 28 gennaio 2023

Il post definitivo su Gedeone de' Paperoni

Gedeone de' Paperoni, lo zio di Paperino introdotto in Paperino e i gamberi in salmì (Scarpa, 1956), è un personaggio che mi ha sempre affascinato e, perciò, ho deciso di recuperare tutte le sue apparizioni ufficiali (tra storie e illustrazioni) per commentarle qui, in quella che idealmente potrebbe essere una scheda completa e definitiva sul personaggio (almeno fino a quando non verranno prodotte nuove avventure a cui prenderà parte).

Gedeone de' Paperoni

Innanzitutto, è da considerare che, sei mesi prima del suo debutto, Guido Martina e Giovan Battista Carpi (qui ancora coadiuvato da Giulio Chierchini) avevano già assegnato  in Paperino e l'uomo del West (Martina/Carpi, 1955)  un parente prossimo alla famiglia dei Paperi: nientemeno che il fratello gemello di Zio Paperone. Questo insolito, e mai più ripreso, personaggio si chiama esattamente Paperon de' Paperoni e non mostra alcuna differenza fisica con il fratello, tanto che Paperino e nipotini credono inizialmente di trovarsi al cospetto dell'usuale parente. 

Tutto comincia quando Paperino riceve una raccomandata contenente cinquanta dollari e una lettera dello zio Paperon de' Paperoni che lo invita a trascorrere un mese di villeggiatura a Città d'Oro sul Fiume d'Oro (Texas), per festeggiare la scoperta della sua 745sima miniera d'oro. 

L'insolita lettera dello Zio Paperone

I Paperi, in bolletta cronica e stanchi di sopportare il caldo estivo della città, partono subito alla volta del West. Con loro stupore, la piazza principale di Città d'Oro ospita un asilo, una scuola, un ospedale e un ente assistenza intitolati a Paperon de' Paperoni, nonché una statua che lo raffigura, con incisa la dicitura: “A Paperon de' Paperoni. Benefattore e filantropo. La cittadinanza riconoscente.” 

L'arrivo a Città d'Oro

Il mistero è presto svelato: l'anziano papero che ha invitato Paperino non è il Paperone di città, “il taccagno arci-arci-arci-triliardario”, bensì il suo gemello, generoso e filantropo scopritore di miniere d'oro (che regala), il quale aveva conosciuto il nipote quando questi non aveva che pochi mesi. Curiosamente, nonostante nell'avventura appaiano entrambi i fratelli de' Paperoni, Paperone e Mani Buche (questo il soprannome affibbiato al filantropo) non si incontrano mai.

La rivelazione

Ne I gamberi in salmì — prima storia di Romano Scarpa come autore completo , facciamo quindi la conoscenza del secondo (in ordine di creazione), e decisamente più fortunato (a livello editoriale), fratello di Paperone: Gedeone de' Paperoni. Gedeone è da quarant'anni direttore del Grillo Parlante, “il più grande quotidiano del paese”, e viene da subito mostrato alle prese con un'attività di coordinazione dei suoi dipendenti a dir poco frenetica, che gli permette di non tradire la fiducia dei suoi 4.275.421 lettori.

Il colloquio di Paperino con lo zio

Il buon giornalismo d'inchiesta, la ricerca della verità e la libertà dell'informazione vengono messi al primo posto da Gedeone, che “centinaia di volte” si è rifiutato di vendere la testata al fratello (già proprietario di novantanove pubblicazioni) di fronte a un'offerta di quasi tre milioni di dollari. Il Grillo Parlante viene da lui infatti definito “un quotidiano libero e obiettivo, che costituisce la vera e propria coscienza del paese”.

L'importanza della libera informazione

Va comunque fatto presente che, nella prima stesura di questa storia, intitolata Paperino agente investigativo (Scarpa, 1953), il direttore era solamente un amico di Paperino.

Confronto tra Paperino agente investigativo (sinistra) e Paperino e i gamberi in salmì (destra)

Sei anni dopo I gamberi in salmì, Gedeone viene recuperato in Paperino cronista del giorno dopo (Barosso, Pavese/Perego, 1962), che, come la precedente, vede il personaggio titolare della storia desideroso di entrare nel mondo del giornalismo. Parallelamente a una variegata gavetta (ingrassaggio degli ingranaggi delle rotative, impaccatura dei giornali, composizione in linotipia e correzione delle bozze) presso lo zio, Paperino frequenta l'archivio del quotidiano, dove legge con grande ammirazione gli articoli di un tale Pap Paper, pubblicati tra l'ultimo ventennio del 1800 e il 1903 (anno in cui è stato cacciato dal giornale). 

L'ammirazione di Paperino per Pap Paper

Gedeone ricorda che, quando ancora era cucciolo di redazione, il direttore dell'epoca additava Pap Paper come “esempio di incapacità e progressivo regresso mentale”. Paperino non si convince e continua a documentarsi sul giornalista del passato, che comincia ad apparirgli sotto forma di fantasma, consegnandoli edizioni dei quotidiani del giorno dopo. In questo modo, il papero vestito da marinaio ha la possibilità di conoscere in anticipo le notizie prima che esse accadano e prova a sfruttare ciò a proprio favore, accorgendosi presto che non è così semplice come potrebbe sembrare. A partire da questa storia, Gedeone e Paperone non condivideranno la scena fino agli anni Novanta.

La prima apparizione non-scarpiana di Gedeone

Giampaolo Barosso, ormai assurto a secondo padre di Gedeone, lo riutilizza (qui in coppia con il fratello Adamo) in Paperino e l'intervista volante (Barosso, Barosso/Perego, 1966), ancora come datore di lavoro dello sventurato Paperino. Il nipote, inizialmente un semplice fattorino sfruttato dai vari giornalisti presenti in redazione, viene infatti messo alla prova come reporter. Il suo improbabile compito è quello di intervistare lo spericolato paracadutista “Jumping” Jim Jones, noto per avere un caratteraccio e una indisposizione nei confronti della stampa. 

Gedeone mette alla prova il nipote

Per riuscire nell'impresa, Gedeone recluta anche Gastone Paperone, che si riferisce a lui come “zio”. Nonostante il direttore affermi di avere a cuore solo il suo giornale, in questa storia, iniziano a emergere alcuni lati del carattere che lo avvicinano al fratello Paperone. Memorabile, a questo proposito, la frase: “Preferisco avere due interviste uguali che nessuna!” 

Gedeone decide di raddoppiare le possibilità di successo

Tuttavia, la comparsa del parente pare essere solamente un pretesto per introdurre la varie disavventure affrontate da Paperino nel tentare di ottenere l'agognata intervista e, a partire dalla settima tavola (di ventisette), non verrà più mostrato né menzionato

Anche nella successiva Paperino e le zanzare Za-Za (Barosso, Barosso/De Vita, 1966), Gedeone serve a dare il via (comparendo in una vignetta a tavola quattro e poi in tredici vignette, delle quali tre come silhouette, nelle tavole dalla diciotto alla ventuno) a questa storia, che vede Paperino in disputa con Gastone. Il cugino fortunato, invidioso dell'occupazione di Paperino come giornalista (nello specifico, “reporter gastronomico”) per il Grillo Parlante, decide di proporsi al giornale in modo da ottenere anch'egli biglietti omaggio per il cinema. Tra un sotterfugio e un equivoco, Paperino se la vede brutta e chi uscirà vincitore da questa avventura saranno (oltre a Gastone) i suoi nipotini.

Il Gedeone dei Barosso continua a mostrare una somiglianza di carattere con il fratello

Scarpa si re-impadronisce del personaggio in Paperetta Yè-Yè e i gatti indossatori (Scarpa, 1967), in cui — come suggerisce il titolo — si trova in coppia con un'altra fresca creazione del Maestro veneziano: la nipote di Doretta Doremì, introdotta in Arriva Paperetta Yè-Yè (Scarpa, 1966) e qui alla sua seconda apparizione assoluta.

Il burrascoso rapporto tra Gedeone e Paperetta

Curiosamente, in questa storia — così come nella successiva Paperino e la quiete creativa (Cimino/Scarpa, 1969) —, Gedeone sfoggia un look rinnovato (senza occhiali, ma con “sopracciglioni e capelli più folti ai lati), che ricorda maggiormente quello dell'allora direttore di Topolino Mario Gentilini (già di ispirazione per il carattere del personaggio), e il suo quotidiano cambia nome in Grillo della Sera. Inoltre, ne La quiete creativa, Paperino è qualificato come “vice sostituto narratore in prova” presso il giornale dello zio, che  purtroppo — ha un ruolo parecchio marginale e viene mostrato solamente in cinque vignette.

Confronto del design di Gedeone tra I gamberi in salmì (sopra) e I gatti indossatori (sotto)

Con la fine degli anni Sessanta, Gedeone de' Paperoni sparisce dalle scene per una trentina di anni, probabilmente a causa della serie di storie inaugurata da Dick Kinney e Tony Strobl che presenta Paperino e suo cugino Paperoga alle prese con un altro quotidiano paperopolese, il Papersera (Duckburg Chronicle), alle dipendenze di Zio Paperone. La prima di queste avventure è infatti Zio Paperone bianco papero (Kinney/Strobl, 1970), pubblicata un anno dopo La quiete creativa.

Oltre alle storie citate, lo stesso Scarpa parrebbe raffigurare Gedeone solamente in quattro illustrazioni note (19671986; 19921994), operando quella che parrebbe una fusione tra i due design utilizzati nei fumetti, restituendogli una spessa montatura di occhiali, ma mantenendo le folte sopracciglia solamente nel primo disegno. Nelle tre illustrazioni più recenti, inoltre, Gedeone sembrerebbe possedere un terzo giornale, intitolato La Tromba (di Paperopoli) o The Trumpet.


Un disegno di Gedeone pubblicato su I Disney Italiani (1990) e, prima ancora, sulla monografia Romano Scarpa. Un cartoonist italiano tra animazione e fumetti (1988), “eseguito a matita nel 1967” (fonte: Alberto Becattini, “Cronologia delle Opere di Romano Scarpa”, in Le Grandi Storie Disney — L'opera omnia di Romano Scarpa, n. 51, gennaio 2015, p. 217)

A dire il vero, il disegno che apre questa carrellata risulta provenire da questo foglio di prova inedito, probabilmente realizzato in prossimità de I gatti indossatori

Omaggio di Scarpa per il ventennale del Salone Internazionale dei Comics di Lucca (1986)

Illustrazione di Scarpa per i risguardi della collana Capolavori Disney (1992)

Gedeone dall'illustrazione di Scarpa per il numero 2000 di Topolino (1994)

Gedeone appare poi in un'unica vignetta di Paperino in Accade un Giorno (Panaro/Gorlero, 1993)  parodia della pellicola Accadde una notte (It Happened One Night, Frank Capra, 1934) — nei panni di Gedeone Gordon (corrispettivo del Joe Gordon interpretato da Charles C. Wilson), direttore del giornale Duck News, e in un'unica vignetta (questa volta muta) della storia celebrativa 60 anni insieme con Topolino (Boschi/Camboni, 1994). In entrambe, Gedeone mostra la chioma delle ultime illustrazioni scarpiane.

Gedeone Gordon

Gedeone assieme ad altre creazioni scarpiane

Per vedere il personaggio in un ruolo da protagonista, bisogna attendere la curiosa Zio Paperone e le notizie... fraterne (Sisti/Soave, 1996). Qui, infatti, si hanno alcuni flashback dei due fratelli de' Paperoni da piccoli in Scozia e la storia li vede competere nella Paperopoli contemporanea, affiancati dalla loro sorella maggiore [sic!] Elvira (Nonna Papera). Da notare che, secondo Sisti, ciascuno dei fratelli possiede il quarantotto per cento delle azioni del Grillo Parlante (il restante quattro per cento verrà destinato a fine storia proprio a Nonna Papera). In questa storia, Gedeone recupera il look della sua prima apparizione, abbandonando quindi sopracciglia e capelli a lato, e viene recuperato persino il portiere del palazzo del suo quotidiano, qui nomato Tom.

Gedeone, Nonna Papera e Zio Paperone da piccoli in Scozia

Non mi soffermo oltre sulla presunta parentela tra Gedeone, Nonna Papera, Zio Paperone, peraltro già smentita dall'albero genealogico pubblicato in Walt Disney presenta Paperina e le altre (Boschi/Carpi, 1994), limitandomi invece a rimandare a questa mia precedente ricerca.

Gedeone e Paperone accanto al cugino Cirillo (erroneamente indicato come fratello...), da Paperino fotografo (Gregory/Strobl, 1960), nell'albero genealogico dei Paperi secondo Boschi e Carpi

Ci pensa proprio l'esperto Luca Boschi a riesumare il personaggio come si deve in una storia che mescola sapientemente elementi di precedenti produzioni americane e nostrane. In Sgrizzo reporter ma non troppo (Boschi/Freccero, 1997), Paperino e Paperoga lavorano infatti per il Papersera, lo stato in cui vivono si chiama Calisota, come rivelato in Paperino contro l'uomo d'oro (Barks, 1952), e viene recuperata dall'opera di Don Rosa l'impresa di Francis Drake, del quale ci viene perfino mostrato un suo discendente, Carolambo. Ma le citazioni non si limitano appunto al panorama statunitense: il protagonista di questa storia è dunque Sgrizzo, quarto cugino di Paperino introdotto in Sgrizzo il più balzano papero del mondo (Scarpa, 1964) e già ripreso dallo stesso Boschi in Una baita per Ciccio (Boschi/Scarpa, 1997), e Gedeone menziona l'avo Pap Mc Paper, co-protagonista in Paperino e la leggenda dello «scozzese volante» (Scarpa, 1957). 

Tre personaggi scarpiani in un'unica vignetta

Si tratta della prima di tre storie (tutte sceneggiate da Boschi) in cui Sgrizzo lavora per il Grillo Parlante. Da notare come il protagonista si riferisca a Gedeone come suo “bis-zio di secondo o terzo grado”, riadattando così l'improbabile parentela proposta da Scarpa tra lui e Paperino.

Gedeone riappare quindi in La grande corsa Paperopoli-Ocopoli (Boschi/Faccini, 1998) e Sgrizzo cronista di spettacolo (Boschi/Ferraris, 1999), per poi comparire in una tavola autoconclusiva dal titolo Paparazzo Yè-Yè (Sisti/De Lellis, 2004), pubblicata sul volume della collana Disney Parade dedicato a Paperetta. Nelle storie di Boschi (ad eccezione di quella disegnata da Faccini), Gedeone sembra essere ringiovanito, mostrando una folta capigliatura castana, mentre De Lellis recupera invece il design delle illustrazioni scarpiane (con tanto di “sopracciglioni”). A oggi, le storie di Boschi sono le ultime in cui Gedeone dirige il Grillo Parlante (sostituito in tutte le successive dal Grillo della Sera).

Gedeone nelle sue tre apparizioni sceneggiate da Luca Boschi

Passano quasi dieci anni ed è nuovamente Carlo Panaro a interrompere l'assenza del personaggio dalla carta stampata, riportandolo sulle pagine in Paperetta Yè-Yè e il verde paese (Panaro/Dalena, 2013). Come si intuisce dal titolo, viene qui riproposta la dinamica de I gatti indossatori e Gedeone — che appare solamente in due tavole su trentadue — viene presentato come editore e direttore del Grillo della Sera. Lo stesso Panaro è fautore della successiva apparizione del personaggio, in Il malfunzionamento (Panaro/Baldoni, 2014), in cui il direttore del Grillo della Sera ha a che fare per la prima volta (documentata) con l'inventore Archimede Pitagorico. In entrambe le storie, Gedeone sfoggia il look delle illustrazioni scarpiane più recenti.

Passano i decenni, ma Gedeone rimane sempre molto indaffarato

Gedeone ha poi un ruolo chiave nella lunga Zio Paperone e il segreto di Cuordipietra (Artibani/Perina, 2017), nella quale viene attirato in trappola dal miliardario sudafricano Cuordipietra Famedoro per poi essere usato dallo stesso come esca per Paperone, facendo leva sul lato sentimentale del papero più ricco del mondo.

Cuordipietra fa leva sui sentimenti di Paperone

È alla fine di questa avventura che i due fratelli recuperano il legame da tempo messo da parte. Qui, Gedeone è rappresentato graficamente come ne I gatti indossatori. Da notare come Artibani tenti di inserire Gedeone nelle coordinate proposte da Don Rosa; esclama infatti Paperone nella penultima vignetta della storia: “Tutto è cominciato con i nostri genitori, Fergus e Piumina! Insieme a me e Gedeone c'erano anche le nostre sorelle Matilda e Ortensia...

I due fratelli si ricongiungono

In seguito a questo riconciliamento, l'autore Vito Stabile decide di sfruttare le diverse caratterizzazioni dei personaggi (avventuroso e visionario Zio Paperone, e sedentario e ‘concreto’ Gedeone”) per dare vita a una serie di storie da dieci pagine in cui i due partono assieme per nuove avventure. I fratelli De' Paperoni (questo il titolo della serie) conta al momento tre storie: Lo scarabeo d'oro (Stabile/Asaro, 2020), Il cilindro del potere (Stabile/Meloni, 2020) e Il formaggio perpetuo (Stabile/Coppola, 2020). Da notare che lo Scarabeo d'Oro era il quotidiano di Paperone nella prima apparizione del fratello giornalista. A differenza de Il segreto di Cuordipietra, Gedeone recupera qui il design più utilizzato dell'ultimo ventennio: occhialoni rossi, papillon al posto della cravatta e niente folte sopracciglia. 

Gedeone nelle tre storie sceneggiate da Vito Stabile

A oggi, l'ultima storia in cui appare Gedeone è Paperino e il torneo del Re (Panaro/Palazzi, 2022), una storia in costume in cui veste i panni di Gedeone Paperingio, fratello di Papero Magno scomparso in mare da tanti anni.

Gedeone Paperingio assieme al fratello


Il Gedeone di Zanchi

Il Gedeone di Intini

Ufficialmente, l'età di Gedeone non è mai stata rivelata. Nella scheda del personaggio pubblicata nel primo volume de L'opera omnia di Romano Scarpa, Becattini ne attesta la data di nascita intorno al 1910, ma ciò contraddirebbe quanto affermato dallo stesso Gedeone nella sua prima storia a proposito dei suoi quarant'anni di attività. Ad ogni modo, nel volume Romano Scarpa. Sognando la Calidornia (Becattini, Boschi, Gori, Sani, 2001), così come nella traduzione americana de I gamberi in salmì (Gray, 2015), in questo redazionale firmato da Valerio Paccagnella (2018) e nelle prime due storie del ciclo I fratelli De' Paperoni, viene riconosciuto come fratello minore di Paperone.

Lo scarso e altalenante successo che ha ottenuto questo personaggio  apparso in un totale di 20 storie in 66 anni  non gli ha permesso di diventare membro fisso del clan dei Paperi né di essere particolarmente conosciuto all'estero, da dove arriva invece un altro fratello di Paperone: il fratellastro Rumpus McFowl, introdotto come zio di Paperino in It's All Relative (Van Horn, 1994) e apparso anch'egli in un totale di 20 storie tra il 1994 e il 2014 (tutte scritte e disegnate da William Van Horn). 

Va comunque tenuto in considerazione che Francisco Angones (showrunner del reboot di DuckTales) è a conoscenza dell'esistenza di Gedeone. In un post sul suo profilo Tumblr datato 4 luglio 2018, in risposta alla domanda di un fan che chiedeva quanti fratelli avesse Paperone, Angones sentenzia: “Al momento solo Ortensia e Matilda. Non ci sono piani immediati per Gedeone.”

La sconvolgente rivelazione di Rumpus McFowl in Travails (Van Horn, 2000)

Per rimanere in terra straniera, ritengo doveroso citare la striscia giornaliera del 4 maggio 1966 (Karp/Taliaferro, 1966), in cui Nonna Papera menziona un fratello senza nome di Zio Paperone, e la bellissima illustrazione di Daan Jippes realizzata come copertina del ventunesimo numero della fanzine danese Rappet (2013).

Il fratello di Zio Paperone



Il Gedeone di Jippes inchiostrato e a colori

Per concludere, trovo interessante menzionare un soggetto mai realizzato, descritto dallo stesso Scarpa nell'intervista pubblicata nel volume Romano Scarpa. Sognando la Calidornia. Dice Scarpa: “Ma [il Grillo Parlante] è in ribasso. Forse scriverò una storia in cui, sottobanco, Paperone stesso gli farà superare le difficoltà di bilancio.

© Disney per le immagini pubblicate.

giovedì 12 gennaio 2023

Sulla Numero Uno

La Numero Uno di Zio Paperone (Old Number One) è probabilmente la monetina più famosa del mondo e mi sembrava una mancanza non scrivere qualcosa a riguardo. Innanzitutto, viene introdotta in Paperone e la Banda Bassotti (Barks, 1953), dove gioca un ruolo decisivo per la liberazione della famiglia dei Paperi.

Paperone si ricorda di avere ancora il suo primo decino

A dire il vero, la prima versione di questa sequenza (pubblicata solamente nel 1984) differiva leggermente dalla versione definitiva. Come Barks stesso riferisce in un'intervista datata 1984: Il paragone tra queste quattro vignette scartate e le vignette pubblicate dimostra come le ultime rendano meglio l'idea. [...] I dialoghi e i disegni sono più pertinenti”. (fonte: J. Michael Catron, “It Was the Best of Dimes”, in The Complete Carl Barks Disney Library, n. 26, agosto 2022, p. 203; trad. mia)

La prima versione (scartata) della stessa sequenza

Nata quindi come semplice espediente narrativo per proseguire il racconto mostrando al tempo stesso l'estrema parsimonia di Zio Paperone, quella monetina da dieci centesimi verrà recuperata regolarmente nelle storie di Barks, fino a ricoprire un ruolo di prim'ordine con l'introduzione della fattucchiera Amelia (Magica De Spell), avvenuta in Zio Paperone e la fattucchiera (Barks, 1961). Da qui in avanti, infatti, Amelia cercherà in ogni modo di impadronirsi del decino, convinta che le possa permettere di generare un amuleto in grado di renderla “ricca, ricca, ricca!”

Il piano della fattucchiera

Non solo i Bassotti e Amelia, ma pure Cuordipietra Famedoro ha avuto a che fare con il decino, proprio nel corso della sua prima apparizione, in Paperino e il torneo monetario (Barks, 1956). Lo spago con cui Paperone avvolge la monetina gli permette, infatti, di vincere la sfida come papero più ricco del mondo.

Paperone porta con sé il suo primo decino legato a uno spago

Ma come mai questa moneta è così importante? Da dove arriva? Barks non lo dice direttamente. In Zio Paperone e la fattucchiera, Paperone nega ogni coinvolgimento talismanico della monetina, affermando che si tratti invece del “simbolo del risparmio”. Successivamente, però, in Paperino reporter degli abissi (Barks, 1963), gli affari di Paperone iniziano a colare a picco quando questi perde il suo “portafortuna” e finché esso non viene infine recuperato.

Il diverso atteggiamento di Paperone nei confronti della Numero Uno in La fattucchiera (sopra) e in Reporter degli abissi (sotto)

Per conoscere l'origine del decino, bisogna attendere una storia non-barksiana, Paperon de' Paperoni e la noia da dollaro (Fallberg/Strobl, 1964), in cui un flashback corre in nostro aiuto, mostrandoci come Paperone ha ottenuto il suo primo decino lustrando gli scarponi di uno scavafossi.

Paperone ricorda come ha guadagnato la Numero Uno

Significativo il fatto che questo evento sia stato apprezzato da Don Rosa e inserito in L'ultimo del Clan de' Paperoni (Rosa, 1992), primo capitolo della sua Saga di Paperon de' Paperoni, divenendo perciò più noto e fruibile da chi non conoscesse la storia di Fallberg.

Il piccolo Paperone ottiene il suo primo decino in L'ultimo del Clan de' Paperoni

Da notare, inoltre, che il mestiere di lustrascarpe era già stato anticipato in Zio Paperone e l'intruso invisibile (Lockman/Barks, 1963), da cui Rosa riprende (sempre all'interno del primo capitolo della sua Saga) un flashback pari pari, modificando solamente il design del giovane Paperone e convertendo la valuta da centesimi a pence.

Il piccolo Paperone lustrascarpe

Confronto del flashback tra L'intruso invisibile (sinistra) e L'ultimo del clan de' Paperoni (destra)

Sebbene mostrato soltanto da Lockman e Fallberg in terra straniera prima dell'avvento di Rosa, il passato di Paperone come lustrascarpe entra subito a far parte dell'immaginario degli autori italiani, che lo ripropongono di tanto in tanto. Si potrebbe citare, per esempio, Amelia e il sogno sfortunato (Cimino/Gatto, 1969), in cui la scena accade in un sogno della protagonista, Zio Paperone e il decino scalognato (Bencivenni/Bordini, 1982) oppure Zio Paperone e la Numero Uno... bis (Ramello/Comicup Studio, 1995). Rare sono, al contrario, eventuali varianti: secondo quanto narrato in Zio Paperone la storia miliardaria (?/?, 1988), Paperone avrebbe guadagnato la Numero Uno nelle miniere di carbone, mentre, stando ad Amelia e la scopa temposonica (Volta/Comicup Studio, 1992), la avrebbe ottenuta nel Klondike, vendendo un setaccio a tale Smith.

Paperone guadagna la monetina nel sogno di Amelia

Paperone ricorda il suo passato da lustrascarpe

Don Rosa spiega, inoltre, come sia stato possibile per un paperotto in Scozia entrare in possesso di un decino americano all'interno di Zio Paperone in decini e destini (Rosa, 1995), mostrando come la moneta passi dalle mani di Howard Rockerduck (padre del rivale di Paperone), in quelle di Fergus (padre di Paperone) e quindi in quelle di Burt lo scavafossi, a cui Fergus porge il decino per insegnare al figlio una lezione.

Howard Rockerduck si disfa di varie monete tra cui la Numero Uno

Fergus consegna la monetina a Burt istruendolo sul da farsi

Perciò, Paperone che guadagna la sua prima monetina lustrando scarpe diventa un fatto assodato per i diversi autori internazionali, che spesso riprendono (più o meno) fedelmente quanto narrato nella Saga.

La Numero Uno in Zio Paperone e il processo numismatico (Martinoli/Panaro, 2014)

... in Zio Paperone e la comoda tentazione (Arrighini/Tosolini, 2020)

... in Una questione di piumaggio (Nucci/Soffritti, 2020)

... e in Paperino e la lucidatura delucidata (Fontana/Greppi, 2022)

Curioso, però, notare come Fallberg stesso avesse successivamente recuperato la trama de La noia da dollaro, riproponendola in Zio Paperone e il tesoro vichingo (Fallberg/Uzal, 1983), offrendo una diversa origine per la prima monetina di Paperone. In questa storia, che ricalca l'incipit della precedente, il miliardario ricorda come ha ottenuto il suo primo stipendio arando i campi. Nella versione italiana della storia in questione, il valore della moneta è pari a un dollaro, mentre, in quella brasiliana, a venti centesimi.

Paperone ricorda diversamente il modo in cui ha guadagnato la sua prima monetina

In che anno è stata coniata la Numero Uno? In Zio Paperone e il riduttore atomico (Barks, 1961), è possibile leggere la data 1899 sulla moneta.

1899

Don Rosa, però, trovando questo anno troppo in là nel tempo (all'epoca, Paperone avrebbe già dovuto aver fatto fortuna in Klondike), decide di anticipare la data sulla monetina, portandola al 1875 (come mostrato in L'ultimo del Clan de' Paperoni).


1875

Una terza data è mostrata, forse per errore, in Size Matters (McGreal, McGreal/Tortajada Aguilar, 2009): 1857.

1857

Nonostante, appunto, questa ultima data potrebbe semplicemente essere stata scritta per errore (invertendo le ultime due cifre di quella proposta da Rosa), i coniugi americani hanno deciso di riprenderla in The New Year that Wasn't (McGreal, McGreal/Pérez, 2019), spiegandone l'origine. Qui, infatti, Paperone è costretto a cedere la sua Numero Uno ad Amelia e decide perciò di tornare nel passato per dare al piccolo sé stesso un decino del 1857 invece di quello canonico, rendendo di fatto inutile quello in possesso di Amelia nel presente. Questa storia potrebbe essere dunque collocata temporalmente prima di quella del 2009, correggendone di fatto l'errore.

Paperone prende il posto dello scavafossi

... e conferisce a sé stesso la nuova Numero Uno

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 4 gennaio 2023

Una chiacchierata con... Gaute Moe

Per inaugurare questa nuova annata dell'Eco, oggi vi propongo una chiacchierata con Gaute Moe, autore norvegese di cui già ho avuto modo di parlare qui.

SC: Simone Cavazzuti
GM: Gaute Moe

SC: Per cominciare, vorrei chiederti qualche dettaglio sulla tua biografia.

GM: Sono uscito da un uovo nell'estate del '72. Vivo a Oslo con la mia famiglia, lavoro come autista della metropolitana e scrivo sceneggiature di Paperino nel tempo libero. Come mai realizzo queste storie di paperi? Beh, Paperino è ciò con cui sono cresciuto e che ho amato nella mia infanzia.

SC: Quando e come hai iniziato a lavorare in questo settore?

GM: Ho sempre sognato di realizzare storie di paperi e ho deciso di provarci nel 2008. Ho iniziato a bombardare Egmont e Sanoma con sceneggiature e continuo a farlo da allora.

SC: La tua esperienza e il luogo in cui vivi influenzano le tue storie?

GM: Non necessariamente, ma questa estate ho scritto una storia in cui i paperi viaggiano con la metropolitana su cui lavoro qui a Oslo. Verrà pubblicata nel 2023 da Egmont.

SC: Scrivendo sia per Egmont che per DPG, noti qualche differenza nell'uso dei personaggi e nei temi trattati?

GM: C'è una differenza nel lavorare con Egmont e DPG. Egmont si concentra sui bambini e richiede principalmente storie di paperi, mentre DPG si concentra di più sui genitori e gli adulti, che, dopotutto, pagano gli abbonamenti. Per questa ragione, DPG usa un sacco di vecchi personaggi Disney dai film classici del secolo scorso che i vecchietti come me ricordano dalla nostra infanzia. 

Due vignette dallo storyboard di Rescuing Christmas (2022), con protagonisti Penny e Bianca e Bernie dal classico Disney del 1977

SC: Quale potrebbe essere una proporzione percentuale tra idee originali che ti vengono in mente e proponi ai tuoi editor e invece storie con temi specifici che ti vengono richiesti?

GM: Suppongo sia circa un 50/50 tra idee originali e storie con temi richiesti.

SC: Hai scritto alcune storie di Detective Duck, una versione investigativa di Paperino poco conosciuta qui in Italia. Ti andrebbe di spendere due parole a proposito?

GM: Detective Duck è ispirato alle riviste della Pantera Rosa che leggevo negli anni '80, che contenevano questo personaggio ispettore del crimine. Gli editori non richiedono mai questo tipo di storie, perciò immagino non siano superfan, ma mi diverto a scriverle.

Vignetta iniziale dallo storyboard di The Great Pizza Mistery (2019)

SC: In un precedente articolo su questo blog, ho menzionato la tua storia celebrativa su Ciccio in cui vediamo i suoi primi anni di vita prima che i suoi genitori lo mandino da Paperino. Dopo gli eventi raccontati in questi flashback, credi che Ciccio abbia più rivisto la sua famiglia?

GM: Certamente si rivedono. Ogni volta che torna a casa per trovarli.

I genitori di Ciccio decidono di mandare il figlio da Paperino in Het verjaardagsfeest (deel 1) (Moe/Pérez, 2019)

SC: Quante storie riesci a scrivere in un anno?

GM: 20-25.

SC: Quali sono i personaggi che preferisci scrivere?

GM: Non è il personaggio che conta, ma la storia. Uso qualsiasi personaggio che la storia richieda.

Vignetta iniziale dallo storyboard di The Scottish Souvenir (2019)

SC: Quale è la cosa che ti piace di più di Paperopoli?

GM: Il modo in cui caricaturizza la pazzia della nostra società.

SC: A cosa stai lavorando al momento?

GM: Giusto ora, sto lavorando a due storie di Paperino vagamente connesse per un numero da capovolgere sulla notte e il giorno.

© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 18 dicembre 2022

Fama (Nucci/Cavazzano, 2022)

Mi riallaccio brevemente a questo post di aprile per rispondere finalmente alla domanda che gli dava il titolo. La storia di cui l'artista veneziano aveva reso pubbliche alcune vignette a matita è finalmente stata pubblicata sul numero 3499 del settimanale Topolino (attualmente in edicola) e porta il titolo Fama, per i testi del prolifico Marco Nucci. Questo insolito racconto, 34 tavole quasi completamente senza dialoghi, ripercorre la vita di Paperone andando a citarne alcuni periodi chiave descritti da Don Rosa nella sua opera più conosciuta.

Il giovanissimo Paperone lustrascarpe

E, quindi, incontriamo un giovanissimo Scrooge lustrascarpe nella Glasgow di fine '800, qualche anno più tardi a bordo del Ciccio Dollaro (Dilly Dollar) assieme allo zio Manibuche (Pothole McDuck), nelle Terre Maledette del Sud Dakota, a Dawson nell'iconico saloon Bolla d'Oro (Blackjack Ballroom) e, dunque, nelle pianure del Calisota, per poi giungere alla odierna Paperopoli, assieme al resto della famiglia dei Paperi.

Paperone adolescente e lo zio Manibuche a bordo del Ciccio Dollaro

© Disney per le immagini pubblicate. 

mercoledì 7 dicembre 2022

Una chiacchierata con... Kari Korhonen (2010)

Quando, dodici anni fa, ho aperto il Daily War Drum (predecessore di questo blog), ho da subito cercato di mettermi in contatto con quegli autori e artisti che avevo modo di apprezzare sulle pagine dei fumetti che leggevo al tempo, principalmente Mega e Zio Paperone. È per tale motivo che, escludendo un paio di rare eccezioni, mi sono sempre trovato a intervistare personalità non italiane, aventi a che fare con la produzione danese o olandese. Per me, era "normale" cercare di soddisfare in questo modo le mie curiosità su ciò che mi piaceva (e ancora oggi contatto direttamente gli autori, quando possibile) e, quando una persona dalla cultura immensa come Luca Boschi  al nostro primissimo incontro virtuale (avvenuto tra i commenti di un post sul suo blog)  mi ha scritto quello che riporto qui sotto, ho iniziato a pensare che forse quelle mie domande potessero interessare anche a qualcun altro e ciò mi ha dato la spinta per continuare a informarmi e ad approfondire sempre di più.

Il primissimo messaggio ricevuto da Luca Boschi (2010)

Kari Korhonen è stato, infatti, uno degli autori con cui ho avuto modo di parlare nei primi mesi di vita del blog e, effettivamente, non era troppo conosciuto qui in Italia. Oggi, complice anche (ma non solo) la sua recente serie di storie sulla gioventù di Paperone (pubblicata da noi sul nuovo Almanacco Topolino), sta finalmente avendo il consenso che merita e il suo nome rimbalza molto più frequentemente su blog e forum nostrani. Questo è il motivo per cui ho deciso di proporre nuovamente la nostra chiacchierata, per la prima volta in italiano.

SC: Simone Cavazzuti
KK: Kari Korhonen

SC: A che età hai letto il tuo primo fumetto Disney? Ricordi che storia fosse?

KK: Avevo all'incirca quattro anni. Si trattava della barksiana Paperino e i doni inattesi (pubblicata su un Christmas Parade) e mi è stata letta dal mio caro padre.

Due vignette da Paperino e i doni inattesi (Barks, 1950)

SC: Preferisci scrivere o disegnare storie?

KK: In realtà, preferisco scrivere. Disegnare è un duro lavoro, mentre la costruzione della storia mi risulta più semplice. Barks una volta mi ha detto che il disegno può essere insegnato, ma è più difficile con lo story-telling. Non sto dicendo di essere bravo in uno o nell'altro, ma credo che avesse ragione.

SC: Che tipo di storie preferisci scrivere?

KK: Senza dubbio, quelle comiche. La classica storia da dieci pagine è una sfida. Più piccola è la storia, più è difficile. Non scrivo bene racconti di azione.

SC: Ne hai una preferita?

KK: Non saprei, onestamente. Troppe tra cui scegliere. Non una delle mie, di sicuro.

SC: Per quanto riguarda i disegni, quali sono gli artisti a cui ti ispiri maggiormente?

KK: Sono un ammiratore di così tanta gente. Barks  ovviamente , Branca, Scarpa, Vicar, Jippes, Tardi, Uderzo e Walt Kelly. Potrei andare avanti a lungo. Tutti artisti vecchia scuola, comunque.

SC: Sei mai stato aiutato nei disegni?

KK: Ho inchiostrato tutte le mie cose fino al 2005. Da allora, sto lavorando con un inchiostratore, Ferran Rodriguez.

SC: Nella tua storia Paperino e la fortuna in pentola (Korhonen/Branca, 1998), Paperino, Gastone e Paperone partecipano a un concorso per poter vincere una pentola d'oro. Per farlo, devono trovare uno dei tre leprecauni (Qui, Quo e Qua); Paperone e Gastone lo trovano, ma Paperino trova un vero leprecauno, lo stesso che era stato catturato da Cornelius Coot dopo il grande incendio di Forte Paperopoli.

Ti andrebbe di dire qualcosa a proposito di come è nata questa idea?

L'incipit di Paperino e la fortuna in pentola

KK: Diamine! Quella è una vecchia chicca! È stata la seconda delle 8 storie che ho avuto il privilegio di realizzare assieme a Daniel Branca (sia benedetto il suo cuore d'oro)!

Non riesco a ricordare la storia così bene, ma ero appena tornato da un viaggio in Irlanda ed ero, come tuttora sono, affascinato da tutta la simbologia irlandese. In qualche modo, la storia è venuta fuori e basta. È stato 15 anni fa, perciò chiedo scusa per la mia smemoratezza. Branca al suo meglio, comunque. Dovrei recuperare i nostri bozzetti!

SC: In una delle tue prime storie Disney, Quando Zio Paperone fa festa (Korhonen, 2000), hai usato il personaggio barksiano Clerkly, che in Italia non è particolarmente diffuso, a differenza del maggiordomo Battista, introdotto a suo tempo da Rodolfo Cimino.

KK: La storia è stata una delle prime storie lunghe che ho disegnato, ma abbozzavo e scrivevo già da anni. Sì, Clerkly è ancora uno dei miei preferiti tra i lacchè di Paperone. Aveva un ruolo minore nella barksiana Zio Paperone... tutto per la concessione e sembrava l'archetipo dell'impiegato degli anni '50. In qualche modo, mi affascinava, mentre Battista è un personaggio fin troppo cartoonesco. Inoltre, Clerkly è l'immagine sputata di Byron Erickson, il redattore capo che mi aveva dato il mio primo lavoro, e ciò mi ci ha fatto affezionare. Ho realizzato una storia nel 2006, intitolata Mr. Clerkly's Christmas, che mostrava un po' di retroscena del personaggio.

Clerkly in Zio Paperone... tutto per la concessione (Barks, 1966)

SC: Che ne pensi dei personaggi Disney italiani (Brigitta, Filo Sganga...)?

KK: Amo molti dei personaggi italiani. Brigitta (e tutte le creazioni di Scarpa, del resto) era un appuntamento fisso nella mia infanzia. Non ho mai capito Paperone, comunque. Io ho sempre sperato che qualche ragazza fosse COSÌ TANTO interessata a me.

SC: Restando in tema: negli anni 2000, hai scritto diverse storie di Donny Duck, una versione europea dell'italiano Paperino Paperotto. Come è successo?

KK: Gli editori tedeschi avevano pubblicato due delle belle storie italiane su Micky Maus nel 1998 ed erano state un successo [ndr. stando a I.N.D.U.C.K.S., Paperino Paperotto arriva in Germania solamente nel 1999]. Da lì, ECN mi ha chiesto di scrivere nuove storie per Egmont. All'inizio, non ero parecchio emozionato  l'idea di mostrare personaggi amati negli anni della loro giovinezza è quasi sempre un errore. Voglio dire: Young Flinstones [ndr. The Flinstsone Kids] non è il cartone animato preferito di nessuno, no? Ma poi, una volta che ho iniziato a pensare a Quackville [ndr. nome europeo di Quacktown] come a un universo separato, mi ci sono davvero appassionato. Finora, ho scritto una cinquantina di storie e spero ne vengano di nuove.

Paperino Paperotto e Louis in Days of Thunder (Korhonen/Tortajada Aguilar, 2009)

SC: Che ne pensi di William Van Horn e del "suo" Rumpus McFowl?

KK: Sono stato uno dei più grandi fan di Bill da quando ha iniziato. Un genio come artista. Rumpus come personaggio? Un po' vuoto. Mi lascia indifferente.

Rumpus McFowl in The Stick-Up (Van Horn, 2010)

SC: Che ne pensi di Qui, Quo e Qua e delle Giovani Marmotte? 

KK: Un buon modo di Barks per ribaltare la situazione tra Paperino e i ragazzi: Paperino diventa il bambino. Ha funzionato bene, anche se a volte i bambini sembrano un po' sapientoni.

SC: Qual è la tua visione su Topolino?

KK: Beh, ho fatto molto poco con Topolino: qualche copertina e qualche storia da una pagina. Negli anni Cinquanta, Topolino si è trasferito in periferia e ha iniziato a vestirsi come Bing Crosby — con i pantaloni larghi. Non molto interessante.

SC: Come definiresti Pippo e il cugino Paperoga?

KK: Buon vecchio Pippo. Tutti noi abbiamo amici così, no? Un Capitan Haddock per Topolino/Tintin. Lo amo teneramente. Paperoga non l'ho mai capito. Né lo hanno capito molti autori. Suppongo che uno debba aver vissuto gli anni hippie per farlo.

SC: Le domande sono terminate, perciò sei libero di aggiungere qualcosa sulla tua biografia o sulla tua carriera.

KK: A differenza di quello che le lunghe divagazioni nelle mie risposte lascerebbe credere, solitamente ho ben poco da dire su me stesso. Quindi, se non ti dispiace, mi fermerò qui. È stato comunque un piacere. Grazie!

© Disney per le immagini pubblicate.