lunedì 18 ottobre 2021

Che fine hanno fatto i genitori di Ciccio?

Per poter rispondere a questa domanda dovremmo innanzitutto tornare alle origini di questo pigro personaggio che tutti conosciamo come l'aiutante fannullone di Nonna Papera. Infatti, Ciccio (Gus Goose) non ha sempre vissuto alla fattoria, e un primo riferimento alla sua famiglia è presente già al suo esordio sulle strisce quotidiane.

La prima apparizione di Ciccio nella striscia del 9 maggio (Karp/Taliaferro, 1938)

Come possiamo vedere dalla prima striscia in cui compare, basata sul corto animato Donald's Cousin Gus (1939), il parente (qui cugino) viene introdotto a Paperino da una lettera della zia Fanny. Di lei non ci è dato sapere molto, serve semplicemente a presentare il cugino e ha una funzione comica in quanto chiede a Paperino di "controllare la sua dieta", mentre in realtà il parente affamato svuoterà la dispensa di Donald per ben due settimane. Sarà infatti il 24 maggio la data in cui Ciccio scomparirà (provvisoriamente) dalle strips per ritornare nel villaggio di Honking-on-the-Hudson dove, stando al titolo di un quotidiano, è previsto il più grande raccolto della storia. Peccato che il giornale sia datato 1912.

Striscia quotidiana del 24 maggio (Karp/Taliaferro, 1938)

Questo invadente parente farà nuovamente capolino prima nel novembre dello stesso anno (si badi che in queste strisce vive invece in una località chiamata Pumpkin Center) e poi nel novembre del 1941, quando Paperino e nipoti lo andranno a trovare alla sua fattoria, situata nuovamente a Honking-on-the-Hudson. In queste quindici apparizioni (sedici se si considera la tavola domenicale del 4 gennaio 1942), Ciccio sembra vivere da solo e gestire una fattoria per conto suo. Curioso come, in questi tre anni di comparse sui quotidiani, il cugino goloso non pronunci mai una singola parola.

Paperino e nipoti raggiungono Honking-on-the-Hudson nella striscia del 12 novembre (Karp/Taliaferro, 1941)

Per vedere finalmente Ciccio vivere e "lavorare" presso Nonna Papera dovremo attendere qualche anno. Infatti questa insolita coppia viene introdotta in due storie datate 1950: I tre paperini e Nonna Papera (Craig?/Barks, 1950) e Nonna Papera e il campionato delle frittelle (?/Thomson, 1950). A quanto pare, l'idea di mettere in scena assieme questi parenti (entrambi introdotti nelle strisce sui quotidiani e quindi non particolarmente conosciuti dai lettori degli albi a fumetti del periodo) proverrebbe dall'allora editor della Western Publishing (la casa editrice per cui lavorava Barks) Carl Buettner. Da qui in poi vedremo dunque l'oca risiedere alla fattoria di Nonna Papera e molto raramente sentiremo parlare di altri suoi parenti (prevalentemente in storie italiane).

Ciccio e Nonna Papera per la prima volta assieme (Barks, 1950)

Ma, se la zia Fanny è la madre di Ciccio, chi ne è il padre? La risposta proviene dall'albero genealogico dei paperi disegnato da Don Rosa (1993) che già tante volte ho citato. Qui infatti il padre di Ciccio risulta essere tale Luke Goose. Questo nome e il look del personaggio sono presi a prestito dal precedente albero genealogico disegnato da Mark Worden (1976), in cui Luke appariva però come il padre di Gastone, secondo quella prima bozza di parentela delineata da Barks e già riportata in questo post. Da notare che il look definitivo del personaggio a cura di Rosa, basandosi su quello datogli da Worden, è in realtà ricopiato da quello di un personaggio secondario presente tra la folla in Paperino e la strega a reazione (Barks, 1961).

A confronto: il personaggio senza nome di Barks (a sinistra), il Luke Goose di Worden (al centro) e il Luke Goose di Rosa (a destra)

La singolarità dei genitori di Ciccio (rispetto ad altri personaggi più oscuri presentati nell'albero genealogico di Rosa) sta nel fatto che, al di fuori di queste produzioni extra-fumettistiche, essi compiono effettivamente una breve apparizione in ben due storie, entrambe prodotte in Olanda nel 2019 per un numero speciale spedito in omaggio agli abbonati del settimanale Donald Duck.

Nella storia di apertura di questo albo speciale, Het verjaardagsfeest (deel 1) (Moe/Pérez, 2019), tutta la famiglia dei paperi è riunita alla fattoria di Nonna Papera per il compleanno di Ciccio. Qui, l'anziana papera estrae un album di fotografie contenenti l'intera vita del parente dormiglione e questi inizia a commentarne una per una, cominciando dalla singolare foto di un uovo. Ciccio racconta infatti del momento in cui la cicogna lasciò il suo uovo a casa dei suoi genitori ("mia madre mi ha raccontato questa storia una volta", esclama con ingenuità). All'interno del flashback, la madre ci appare gioiosa ed esuberante, mentre il padre è visibilmente sbigottito e ha bisogno di tempo per elaborare la notizia.

La prima apparizione assoluta dei genitori di Ciccio in una storia a fumetti (Moe/Pérez, 2019)

Più avanti nella storia vediamo Ciccio alle prese con i suoi primi mestieri (pompiere, addestratore di animali al circo, maratoneta), tutti falliti a causa della sua sonnolenza. Arrivato all'età adulta, Ciccio diventa un peso per la famiglia a causa delle ingenti spese per il cibo, così i genitori decidono di mandarlo da Paperino. Interessante notare come la sequenza sia ripresa pari pari dalle strisce di Taliaferro. Anche quando, tornando ai giorni nostri, Qui Quo e Qua chiedono allo zio dove fosse andato Ciccio dopo aver lasciato casa sua, questi risponde loro che si era spostato in campagna dopo aver sentito che c'era stato un record di raccolto (proprio come raccontato nelle strisce).

I genitori decidono di mandare Ciccio da Paperino

Oltre a essere una storia ricca di riferimenti e molto interessante e fedele dal punto di vista della continuity, quella scritta da Moe ci fa sapere che i genitori di Ciccio erano entrambi in vita al momento dei fatti narrati di Taliaferro. Inoltre: i nomi (Archibald Gans e Annie Prul), oltre al design, sono proprio gli stessi usati nella versione olandese dell'albero di Don Rosa.

L'altro titolo in cui abbiamo un accenno della famiglia dell'Oca è Hoe Gijs bij oma Duck kwam (Geradts/Tortajada Aguilar, 2019). Qui però, a differenza della storia precedente, è presente solamente la madre. Schematizzando la trama (sono presenti alcuni spoiler, ma non credo che la storia verrà mai ristampata): 

  • gli avvenimenti hanno luogo qualche anno fa, la madre di Ciccio è preoccupata perché lui ha già finito la scuola da tre mesi e non ha ancora trovato un lavoro; 
  • il figlio prova a discolparsi ricordandole alcuni tentativi (falegname e postino), entrambi falliti a causa della sua perenne stanchezza; 
  • lei teme che lui sia un buon a nulla e si dispera; 
  • lui esce di casa e inizia a camminare seguendo un odore di cibo; 
  • viene notato da due talent scout che cercano un nuovo numero per il loro programma televisivo, i quali si accorgono di quanto sia bravo a riconoscere l'odore degli ingredienti presenti nei piatti; 
  • lo portano in televisione, dove ha un enorme successo e dove viene notato da due persone losche;
  • finisce nei guai; 
  • dopo alcune tensioni riesce a scappare; 
  • ferma sulla strada una macchina di passaggio, è la macchina di Nonna Papera;
  • le racconta quello che è successo, piangendo perché stava solamente cercando un lavoro;
  • lei lo accoglie a casa sua offrendogli un lavoro come aiutante/domestico;
  • di fronte a una bella torta, lui accetta.

La mamma di Ciccio si dispera perché lui non ha un lavoro (Geradts/Tortajada Aguilar, 2019)

A questo punto, vorrei fare alcune considerazioni sulla storia appena descritta:

- Nonna Papera non conosce Ciccio prima del loro fortuito incontro. Lei gli chiede letteralmente "chi sei?" ("wie ben je?"); anche da altre storie olandesi ho notato infatti che Elvira lo considera solamente un domestico e quindi i due non sembrerebbero essere imparentati, come invece ci mostra Barks al loro esordio come coppia.

Nonna Papera si riferisce a Ciccio come suo "nipote" (Craig?/Barks, 1950)

- Fanny potrebbe essere ancora viva. La storia è sì ambientata nel passato, ma non troppi anni fa; nella vignetta conclusiva possiamo infatti vedere un ritratto, raffigurante i neonati nipotini con tanto di ciuccio, appeso nella cucina della fattoria. Perciò, direi che gli eventi non possono essere accaduti più di dieci anni fa. Nulla ci è dato invece sapere su Luke, la mia supposizione è che sia semplicemente via per lavoro.

Il ritratto dei tre nipotini neonati ci potrebbe fornire un'indicazione temporale

- Non è chiaro se Ciccio abbia o meno mai fatto ritorno a casa (probabilmente Fanny dovrebbe essere preoccupata dal momento che non ha la più pallida idea di dove si trovi suo figlio!); in realtà non è nemmeno chiaro dove abiti Fanny (se si trovi nelle vicinanze della fattoria di Nonna Papera o in un'altra città), perciò Ciccio potrebbe semplicemente non sapere come fare a tornare, o essere talmente pigro da non provarci neppure.

Contattato per cercare un chiarimento a tali questioni, Evert Geradts (l'autore di questa seconda storia) mi ha così risposto:

Le origini di questa storia sono piuttosto prosaiche. Gli editori olandesi avevano programmato un numero speciale su Ciccio e mi hanno chiesto di immaginare come lui e Nonna Papera si fossero conosciuti. Per mantenere lo svolgimento semplice e logico, ovviamente ho dovuto iniziare dall'epoca "pre-Nonna", quando probabilmente Ciccio viveva ancora con i suoi genitori. 
 
[...]
 
Non sono uno storico rigoroso per quanto riguarda i personaggi Disney. Lo stesso Carl Barks ha affermato che non esiste un universo dei paperi coerente. Paragono i personaggi Disney agli attori della Commedia Dell'Arte, dove Arlecchino è un servitore in una commedia e un avvocato nell'altra. La stessa cosa potrebbe accadere a Paperino. I talenti di Paperino variano enormemente. Potrebbe essere un goffo pilota da corsa in una storia e il miglior pasticcere del mondo nell'altra.
 
Quindi ho la prospettiva della Commedia sulla narrazione. In questa storia non ho bisogno di un padre, quindi non lo presento. Non avrebbe motivo di essere lì. Sua moglie si sta preoccupando e tutto ciò che può fare è dire che ha ragione.
 
Il ritratto dei tre nipoti è stato probabilmente aggiunto dall'artista finale. [...]
 
E, in effetti, a giudicare dallo storyboard inviatomi molto gentilmente da Geradts, il ritratto dei nipotini non è presente nella stesura originale.

Il ritratto dei nipotini non è presente nello storyboard

Per quanto ci offrano un quadro interessante e un certo tipo di visione autoriale, le parole di Geradts non ci aiutano però a risolvere le questioni in-universe e a rispondere alla domanda che dà il titolo a questo post. Personalmente non escluderei che Luke e Fanny possano tuttora essere in vita (il sito ufficiale olandese del settimanale Donald Duck ci informa che Luke sarebbe il genealogista dietro all'albero di Don Rosa, ridisegnato per l'occasione da Michael Nadorp); probabilmente non vivono a Paperopoli, altrimenti li vedremmo comparire più spesso. Non saprei tuttavia dire se Ciccio sia o meno rimasto in contatto con loro, ma sicuramente non li ha dimenticati, come suggerisce il ritratto di Luke appeso nella stanza del figlio in Ciccio e il trattore dei sogni (Torstensen/Abella Bresco, 1995).

Ciccio e il ritratto del padre (Torstensen/Abella Bresco, 1995)

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 13 ottobre 2021

Una chiacchierata con... Valerio Held

Se c’è una cosa che mi manca fare da quando ho ripreso in mano il blog sono le interviste ai fumettisti Disney. Per questo motivo, oggi vorrei riprendere questa bella abitudine presentandovi una recente chiacchierata con Valerio Held, disegnatore che dagli anni ’80 lavora per Topolino, provenendo dalla Scuola Veneta che già aveva sfornato grandi artisti quali Scarpa, Gatto e Del Conte.

Valerio Held all'opera [fonte: Topolino.it]

SC: Simone Cavazzuti
VH: Valerio Held

SC: Le andrebbe di descrivere il periodo dei suoi esordi come fumettista e il rapporto che aveva coi suoi colleghi?

VH: È stato un periodo indimenticabile, molto esaltante; ero felice di conoscere gli artisti di cui conoscevo solo il lavoro, in studio con Gatto... davvero molto bello. Con qualcuno ci siamo incontrati anche al di fuori del lavoro. E poi i meeting Disney: lì c'erano davvero tutti!!

SC: Vedo che in quel periodo ha avuto anche una breve parentesi internazionale. Le andrebbe di raccontare come sono nate queste collaborazioni e se, secondo lei, cambiasse qualcosa rispetto alle storie che disegnava per Topolino?

VH: Le storie di Chip & Dale erano storie americane per Disney Adventures, decisamente diverse sia graficamente e come sceneggiature, più legate al cinema che al fumetto; le ricordo abbastanza complicate da realizzare proprio per via della sceneggiatura! Ottima esperienza comunque! La collaborazione è nata naturalmente dalla Disney Italia e dalla redazione "Topolino".

SC: Attualmente ancora disegna fumetti per la Disney/Panini. Nota una differenza nella scrittura delle sceneggiature da parte degli autori con cui sta collaborando negli ultimi anni rispetto ai suoi primi lavori?

VH: Delle differenze nelle sceneggiature rispetto a quando ho cominciato ci sono e ci sono sempre state: i nostri sceneggiatori e la redazione sono sempre molto attenti ai cambiamenti sociali e di conseguenza si "aggiusta il tiro". Vedo inoltre maggiore comicità nel disegno e nei testi!

SC: Ci sono particolari richieste o linee guida da seguire da parte della redazione per quanto riguarda un’eventuale modernizzazione del design dei personaggi oppure questa scelta viene lasciata allo stile e alla creatività dei singoli artisti?

VH: Graficamente viene richiesto uno svecchiamento, a mano a mano ci si adatta a un mondo in continuo cambiamento; lo sforzo è non snaturalizzare i personaggi, ma renderli sempre morbidi e accattivanti! Delle linee guida sono comunque richieste, vengono direttamente dalla Disney. Nel disegno come dicevo sono richieste delle modifiche, ma i modelli da seguire sono quelli degli autori storici: Scarpa, Carpi; chiaro che una certa libertà creativa è comunque ben accettata, ma con la supervisione di Andrea Freccero [ndr. supervisore artistico della Panini].

SC: Scorrendo l’elenco delle centinaia di storie a cui ha lavorato, soltanto una risulta scritta da lei, Paperino e il torneo… tornado (1989), assieme a Luciano Gatto. Nonostante la predilezione per il disegno, c’è un genere di storie che sente più suo e che preferisce disegnare?

VH: Ricordo bene quella storia. Era ispirata a un periodo in cui ho lavorato come caddie nel campo da golf del Lido ed è nata nello studio di Luciano Gatto, dove ho lavorato per 5 anni! Amo molto disegnare storie a tema storico, le trovo stimolanti e impegnative!

SC: C’è qualche personaggio che le piace di più o con il quale si identifica?

VH: Amo tutti i personaggi Disney, ma quello che sento più vicino a me è Paperoga: distratto, casinista, un po' ingenuo ma fedele, con il senso dell'amicizia disinteressata e con l'animo artistico!

SC: Come nasce questa sua passione per il fumetto? Si considera un autodidatta?

VH: A casa mia giravano molti fumetti, comprati da mio fratello maggiore, ho sempre amato disegnare, il resto è stata una lenta conseguenza.

SC: Che materiale utilizza per lavorare? È cambiato da questo punto di vista nel corso degli anni?

VH: Disegno ancora in modo tradizionale, ma sto per passare – almeno per quanto riguarda il ripasso a china – al digitale. Penso di alternare: un po' digitale e un po' tradizionale. Il pennello ha sempre un fascino maggiore!

SC: Al momento sta lavorando a qualcosa? Cosa le piacerebbe fare in futuro?

VH: Sì, naturalmente sto realizzando un'altra storia Disney, e un lavoro non Disney che mi trascino da un po', ma è quasi alla fine. Per il futuro? Disegnare!!!!!!! 😊😊😊

Un'illustrazione di Held ispirata alla storia in costume Topolino e la racchetta di sua maestà (Nigro/Held, 2014)

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 6 ottobre 2021

Un altro post sui genitori dei paperi Disney

Il titolo mi sembra abbastanza esplicativo e forse qualche freudiano saprebbe spiegarmi questo interesse per le ascendenze dei nostri paperi preferiti. Dopo un post sui genitori di Rockerduck e ben due sui genitori di Nonna Papera, eccomi quindi tornare una quarta volta sull'argomento, anche se brevemente.

Per iniziare, vorrei parlare del papero più fortunato del mondo, Gastone Paperone (Barks, 1948). Sebbene all'interno delle storie concepite dal suo creatore non ci venga fornita una spiegazione di questa incredibile buona sorte, è John Nichols (grande filologo barksiano e fondatore della fanzine The Barks Collector) a darci una risposta. Infatti, in un articolo intitolato "FINE FEATHERED FRIENDS: THE DISNEY DUCKS. Part two: Gyro Gearloose, an interview". e pubblicato sul numero doppio 31-32 della suddetta fanzine (1985), l'autore ci informa che questa fortuna è ereditata dal nonno paterno, tale Gemstone Gander. Un'altra interpretazione, più nota al grande pubblico, è quella che il cartoonist statunitense Don Rosa esprime in Paperino e lo scalognofugo triplo (Don Rosa, 1998), in cui apprendiamo che invece questa eccezionale fortuna deriva dalla madre, Daphne Duck. Come al solito, non è mia intenzione tentare di stabilire quale delle due versioni sia da considerare più canonica (per chi?) o verosimile (in base a cosa?), ma vorrei invece spendere due parole su questo ultimo personaggio.

Daphne, qui alla sua seconda apparizione in un fumetto Disney (la prima era sempre per mano di Rosa), viene ideata dallo stesso Barks negli anni '50 mentre compila una bozza di albero genealogico ad uso personale. Qui, vediamo appunto che Daphne (zia di Paperino) e un tale Luke the Goose sono i genitori di Gastone, affidato poi alle cure di Matilda (sorella di Zio Paperone) e Goosetave Gander in seguito alla morte (avvenuta per indigestione a un picnic!) dei genitori naturali. Questa macabra vicenda viene scartata da Barks in una successiva bozza (1991), in favore di una semplificazione delle relazioni, poiché serviva inizialmente solo per giustificare una sorta di parentela tra Paperone e Gastone. Interessante notare come la fumettista inglese Sarah Jolley decida comunque di raccontarla graficamente, in modo non ufficiale, nella storia The White Balloon (Jolley, 2019).

Se escludiamo:

la versione illustrata da Mark Worden del primo albero di Barks (1976), che impiega, per la maggior parte dei personaggi mai rappresentati prima, figure secondarie presenti nelle storie di Barks stesso; 
il famoso albero genealogico di Don Rosa (1993), che recupera alcuni design proprio da Worden, e la produzione fumettistica dello stesso autore;

la prima (e che io sappia unica) apparizione dei genitori di Gastone avviene in Olanda (dove l'albero di Rosa arriverà solamente nel 2013), per mano di un artista ignoto. All'interno del numero 46 del settimanale Donald Duck (1993), pubblicato incidentalmente giusto un paio di mesi dopo la prima pubblicazione dell'albero di Don Rosa (avvenuta in Norvegia), è presente infatti la seguente illustrazione:

I genitori di Gastone (1993)

Proseguendo con le ricerche, è inevitabile tornare ancora una volta sull'argomento Nonna Papera. Sempre in Olanda infatti, prima nel 1991 e poi nel 1994, viene pubblicata un'illustrazione che raffigura una giovane Elvira assieme a Paperone e ai loro genitori. Questa relazione, che è oggi ormai largamente smentita, era invece molto in voga in passato nella produzione europea (basti pensare a storie come questa di Martina o questa di Rota, o ancora questa, in cui i due ricordano anche un comune zio Gustavo) e anche nelle storie prodotte dallo Studio Disney per i mercati esteri; si pensi a titoli come il già citato Nonna Papera e i bei tempi andati (Nofziger/Diaz Studio, 1983), in cui vediamo i due da piccoli mentre ballano con i genitori, oppure Nonna Papera e la guerra di confine (?/Strobl, 1987), dove i due, cresciuti assieme, condividono anche un prozio, chiamato Paperonzo nella versione italiana.

Perciò, non deve aver stupito più di tanto i lettori olandesi, nel 1994, la frase di Nonna Papera, che recita più o meno così: 

"Mio padre, mia madre, mio fratello Paperone e io in Scozia. È lì che sono nata." (trad. mia)

Nonna Papera, Paperone e genitori (1994)

Sebbene questa rubrica olandese non ci presenti altri genitori, ritengo opportuno chiudere questo post facendo una menzione d'onore alla storia Paperino e il concorso letterario (?/Lostaffa, 1977). In questa storia infatti, per la prima volta in assoluto, ci vengono mostrati i genitori di Paperino, piuttosto differenti dalle rispettive versioni donrosiane.

I genitori di Paperino (?/Lostaffa, 1977)

© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 12 settembre 2021

Un affettuoso saluto a CARLO CHENDI

Apprendo ora che ci lascia, all’età di 88 anni, il Maestro Carlo Chendi, che personalmente ho avuto la fortuna di conoscere nell’ormai lontano 2010.

Inutile dire che questa notizia mi rattrista molto; ricordo Carlo come un ottimo autore, entusiasta del proprio mestiere e sempre aperto al dialogo e alla condivisione. In questi undici anni ci siamo scambiati parecchie email (l’ultima giusto qualche mese fa), nelle quali - molto generosamente - condivideva aneddoti sui suoi lavori e, in un paio di occasioni, ho avuto modo di andarlo a trovare nel suo appartamento di Rapallo. Ogni volta sono stato accolto molto cordialmente.

Lo ricordo come una delle persone più informate e più disponibili a parlare del settore fumettistico e non solo, molto altruista, sempre pronto a diffondere conoscenza e cultura.

Vorrei dunque con questo post mandargli un ultimo, affettuoso, saluto; ricordandolo attraverso queste fotografie scattate nel ristorante U Giancu nell'aprile 2011.


venerdì 10 settembre 2021

Chi ha fondato Topolinia?

Dare un nome o un volto al fondatore di Topolinia non è un'impresa semplice, per una serie di ragioni. Innanzitutto, non esiste un corrispettivo di Carl Barks per l'universo dei topi, considerando che le strisce disegnate da Gottfredson erano destinate a una fruizione frammentata sui giornali quotidiani e non vi era quindi un tentativo di creare una continuità solida o un universo coerente. Manca quindi l'introduzione di una topolinesca Duckburg (Barks, 1944) e, similarmente, di un Cornelius Coot (Barks, 1952).

Il primo riferimento alla città dei paperi (Barks, 1944)

I personaggi disegnati da Gottfredson vivono infatti in una cittadina senza nome. Al centro rurale abitato da Mickey e co. negli anni '30 viene affidato il nome di Silo Center in una striscia del ciclo Topolino arciere (Gottfredson, 1931) e in una vignetta appartenente al ciclo Topolino e i due ladri (Gottfredson, 1932), nome che verrà recuperato solamente un'ottantina di anni più tardi in Just Like Magic (Gerstein/Kausler, 2011), dove viene citata come la città in cui viveva Oswald the Lucky Rabbit prima di finire a Wasteland (il mondo in cui è ambientato il videogioco Epic Mickey; in italiano: Rifiutolandia).

Riferimento a Silo Center nella striscia del 19 novembre (Gottfredson, 1931)

Riferimento a Silo Center nella striscia del 29 febbraio (Gottfredson, 1932)

Nel 1935, Paperino e Topolino (all'epoca appaiono assieme nelle strisce e vivono nella stessa città) abitano in un luogo piuttosto anonimo, chiamato appunto Hometown (città natale).

Hometown nella tavola domenicale del 23 giugno (Osborne/Gottfredson, 1935)

    Hometown nella tavola domenicale del 27 luglio (Osborne/Gottfredson, 1935)

Pare quindi chiara la mancanza di una necessità di instaurare delle fondamenta stabili e durature nel tempo che reggano insieme l'universo in cui sono ambientate queste prime avventure. Un timido tentativo di dare alla futura Topolinia un nome un po' più originale lo si ha nel ciclo di strisce conosciuto come Topolino e il mistero di Macchia Nera (DeMarris/Gottfredson, 1939). Qui, infatti, viene recapitata una lettera a Topolino (sotto il falso nome "Emanuel Spink"), che riporta Mouseville come nome della cittadina.

Mouseville nella striscia del 14 luglio (DeMerris/Gottfredson, 1939)

Trovo interessante notare come, in ognuno dei casi citati (pure nella prima indicazione di Duckburg a cura di Barks), il nome della città non venga espresso dai personaggi, ma ci venga invece mostrato mediante espedienti grafici (intestazioni su lettere o pacchi, cartelli stradali, cartelli della stazione ferroviaria, nome stampato su un vagone). A questo proposito, è d'uopo segnalare la striscia dell'8 febbraio 1955, facente parte del ciclo Topolino e Pippo cervello del secolo (Walsh/Gottfredson, 1955), in cui ancora una volta troviamo (ora sul titolo di un quotidiano) il nome Mouseville.

Mouseville nella striscia dell'8 febbraio (Walsh/Gottfredson, 1955)

Lungi dal diventare un'istituzione (al contrario della Duckburg utilizzata frequentemente da Barks e dagli autori successivi a lui), Mouseville verrà presto dimenticata per rimanere un semplice riferimento interno alla produzione, salvo poi venire rinominata Mouseton negli anni Novanta in seguito a una disputa legale con la Terrytoons di Mighty Mouse. Da segnalare, inoltre, che in molti paesi - come l'Olanda, la Germania, la Finlandia e, fino a qualche anno fa, il Brasile - Topolino e co. vivono proprio a Paperopoli, e non esiste alcun nome alternativo per Topolinia. Come è possibile quindi dare un nome o un volto al fondatore di una città che apparentemente non esiste?

Per rispondere a ciò, bisogna capire da dove proviene Topolinia. La risposta è: dalla produzione Disney italiana. In effetti, la prima attestazione di una città chiamata Topolinia (e non Paperopoli) proviene dalla nostrana Topolino nella valle dell'incanto (Martina/Anzi, 1952).

Il primo riferimento a Topolinia (Martina/Anzi, 1952)

Si tratta ancora di un tentativo acerbo poiché in questa Topolinia convivono Topolino, Paperino, il commissario Basettoni e zio Paperone. In Topolino e la doppia vigilia di Natale (Martina/Bottaro, 1955), abbiamo poi una simile ambientazione (compresenza di personaggi appartenenti a universi differenti) e il nome indicato è Topolinopoli (quasi un mix tra Topolinia e Paperopoli).

Topolinopoli (Martina/Bottaro, 1955)

Come è visibile, si tratta comunque di una fase intermedia, di un primo tentativo di definizione geografica, che avrà invece culmine e conferma nella storia Topolino imperatore della Calidornia (Scarpa, 1961), in cui, già dallo splash panel iniziale, vengono mostrate Topolinia e Paperopoli come due città ben distinte. Il dado è tratto!

Paperopoli e Topolinia come due città distinte (Scarpa, 1961)

Questa pubblicazione sancisce quindi (almeno per quanto riguarda la produzione italiana) l'esistenza di due luoghi fisici differenti: Paperopoli (la Duckburg barksiana) da una parte e la novella, tutta italiana, Topolinia dall'altra. Questo è essenzialmente il motivo per cui nessun autore statunitense ha mai sentito l'esigenza di raccontare la storia della città e del suo fondatore. Però, nonostante la laconica risposta fornita dalla redazione di Topolino sul numero 2535, sarebbe incorretto affermare che nessun autore in assoluto abbia mai provato a colmare questa lacuna.

"non si sa" chi sia il fondatore di Topolinia (Redazione Topolino, 2004)

In Topolino e la scia delle torpedini (Figus/Valussi, 1987), viene infatti menzionato un tale Harvey Esploribus come fondatore di Topolinia, ma purtroppo la sua statua è fusa ed è dunque difficile dargli un volto.

Harvey Esploribus (Figus/Valussi, 1987)

Successivamente, in Tip & Tap e il golf su misura (Concina/Cavazzano, 1992) e in Topolino e la gita dal futuro (Gagnor/Meloni, 2006), ci vengono mostrate statue di un innominato fondatore della città.

Il fondatore di Topolinia (Concina/Cavazzano, 1992)

Il fondatore di Topolinia (Gagnor/Meloni, 2006)

Come si può notare dalle immagini, le tre statue rappresentano chiaramente personaggi differenti e questo è dovuto, come si diceva in apertura, all'assenza di un corrispettivo del paperopolese Coot. Altri due fondatori di Topolinia fanno capolino in storie pubblicate nel 1995: Toponio McRatt, in Minni e il naufragio spaziale (Russo/Mottura, 1995), e Geremia Ratt, in Topolino e l'effetto trasmutatore (Panaro/DiVita, 1995).

Toponio McRatt (Russo/Mottura, 1995)

Geremia Ratt (Panaro/DiVita, 1995)

Credo sia utile soffermarsi su quest'ultimo personaggio poiché è l'unico, a differenza di Harvey, Toponio e dei fondatori senza nome, a essere ripreso una seconda volta, in Gli eroi di Monte Rattmore (Artibani/Mazzarello, 2018), dove Paperino lo ricorda come "uno dei fondatori di Topolinia".

Geremia Ratt (Artibani/Mazzarello, 2018)

Interessante a questo proposito notare come, nella recente serie Young Donald Duck, Topolino e Paperino frequentino una scuola chiamata "Jeremy Ratt School" a Topolinia. Nonostante non sia chiarito se la figura a cui è intitolata la scuola sia o meno collegata al fondatore della città, escluderei che si tratti dello stesso personaggio; anche perché, nella versione statunitense de Gli eroi di Monte Rattmore, il fondatore è stato reso come Jeremiah Ratt e non Jeremy.

Cercando dunque di rispondere alla domanda che dà il titolo a questo post, tenendo in considerazione tutte le informazioni riportate, mi sento di dire che, come nel caso delle Giovani Marmotte, Topolinia ha avuto più di un fondatore, tra questi: Geremia (o Jeremiah) Ratt, Toponio McRatt, Harvey Esploribus e almeno altri due di cui non conosciamo tuttora l'identità.

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 30 giugno 2021

L'albero genealogico della famiglia ROCKERDUCK

ATTENZIONE: Alcune delle soluzioni adottate nel presente albero sono state ripensate, aggiustate ed estese. Per una versione più recente, si rimanda qui.

Come già anticipato in questo post, sul finire del 2020 ho ripreso in mano bozze di alberi genealogici che avevo compilato nel periodo 2010-2013 e, in particolare, mi sono dedicato a completare quello della famiglia Rockerduck.

Una versione parziale è stata pubblicata sul numero 6 della fanzine francese Picsou-Soir ed è riportata qui sotto:

L'albero genealogico della famiglia Rockerduck come pubblicato su Picsou-Soir

Oggi invece vorrei proporvi una versione arricchita, con l'aggiunta ad esempio dei parenti in comune con Paperone menzionati qui, e offrirvi anche una sorta di tabella riassuntiva che elenchi le apparizioni di ogni personaggio. Per lo scopo di questa ricerca, ho deciso di utilizzare i nomi originali anglofoni dei vari parenti (dove disponibili) o, se possibile, delle probabili anglicizzazioni.

L'albero genealogico della famiglia Rockerduck in versione estesa



TABELLA DEI PERSONAGGI:

GENERAZIONE 0 (i pronipoti di ROCKERDUCK):


Ilary Duck: introdotta in Un gol a passo di danza (Pesce/Tosolini, 2009), ha la stessa età delle nipotine di Paperina e compare soltanto in un paio di storie scritte dallo stesso autore. 

Pepito Rockerduck: appare solamente in Paperino e l'isola col singhiozzo (Kinney?, Chendi/Gatti, 1972), ha la stessa età di Qui Quo e Qua e il suo nome italiano sembrerebbe essere un omaggio al personaggio Pepito di Bottaro.

Tre nipotini di Rockerduck: appaiono anch'essi solamente in una storia, Castles in the Sand (Sonnergaard, Dahlgård, Michelsen/Diaz Studio, 1984), hanno la stessa età di Qui Quo e Qua e (in base a quanto scritto sulla loro pagina INDUCKS) i nomi originali sarebbero Franklin Weems Youry, Patrick Carrol e Samuel Schwartz.

 

GENERAZIONE 1 (i nipoti di ROCKERDUCK):

 

Madre di Ilary Duck: non viene menzionata in alcuna storia, ma logicamente si tratta di una nipote di Rockerduck, dal momento che Ilary porta un cognome differente.

Padre di Pepito e dei tre nipoti: dal momento che i quattro (pro)nipoti di Rockerduck mostrano un'incredibile somiglianza, sono probabilmente figli dello stesso papero, di cui però non si ha alcuna informazione.

Ricky Rockerduck: compare in Rockerduck e il nipote migliore (Russo/Gatto, 1994) ed è un vecchio compagno di asilo di Paperino.

Nipote senza nome: appare in Paperino e la disfida dei discendenti (Figus/Abella Bresco, 1991).

 

GENERAZIONE 2:

 

John Davison Rockerduck: il motivo per cui questa ricerca è iniziata, non credo abbia bisogno di presentazioni; il nome Davison viene menzionato in storie recenti, come Nonna Papera in Operazione Bluguette (Sio/Tosolini, 2017) e Rockerduck e la filantropia contagiosa (Mastantuono, 2020).

Fratello di Rockerduck: nonostante non sia mai nemmeno menzionato, è logico supporre che si tratti del padre dei quattro personaggi elencati nella GENERAZIONE 1.

Ocagliostro XI: quarto cugino sia di Rockerduck che di Paperone, appare in Zio Paperone e il segreto di Ocagliostro (Dalmasso?/Tonna, 1978); il nome è un gioco di parole tra quello del Conte Cagliostro (alchimista realmente esistito) e la parola "oca". 

 

GENERAZIONE 3:

 

Howard Rockerduck: padre di Rockerduck e di suo fratello, il nome ci viene fornito in Il re di Copper Hill (Rosa, 1993); l'immagine utilizzata qui è invece tratta da An Interview with Rockerduck (Åstrup/Andersen, 2016).

Madre di Rockerduck: un'infermiera, soprannominata "Ciccia" in Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970). 

Nathaniel Rockerduck: defunto zio di Rockerduck che appare in flashback in Zio Paperone e l'arte della difesa (Dalmasso/Gatti, 1972) come "Nataniele Rockerduck".

Edgar J. Rockerduck: zio di Rockerduck nel ramo dell'edilizia, appare in flashback in Zio Paperone e la sfida del mattone (Macchetto/Camboni, 2000).

Soames Rockerduck: ricco zio di Rockerduck, introdotto in Duckburg, Year One (Korhonen, 2020) e apparso negli episodi successivi della stessa saga.

Eider Mallard: da un altro ramo dell'albero, zia sia di Rockerduck che di Paperone, viene introdotta in Qui, Quo, Qua e la provvidenziale zia Genoveffa (Kinney/Hubbard, 1974).

Morag McDuck: zia defunta, in comune tra Paperone e Rockerduck, in Zio Paperone e l'eredità indivisibile (Martina/Esposito, 1974); Rockerduck afferma che Morag fosse la nipote di suo nonno.

 

GENERAZIONE 4:

 

Nonno paterno di Rockerduck: padre di Howard, Nathaniel, Edgar e Soames, viene chiamato "Pokerdyck" in Zio Paperone e i cannoni del Mississippi (Martina/Scarpa, 1970). 

Prozio di Rockerduck: senza nome, appare in flashback in Zio Paperone e la beffa a sorpresa (Sarda/Ronchi, 1994).

Pat Von Concius: nonno di Rockerduck in Paperi & Papere - Dal diario di Paperina "Segreti di famiglia" (Rios/de Carvalho, 1992); il nome è chiaramente un gioco di parole sul nome brasiliano di Rockerduck, "Pataconcio", ma funziona anche come diminutivo di Patrick (nome di uno dei tre pronipoti). 

Zia di Rockerduck: probabilmente la madre di Eider Mallard, come descritto qui.

Molly Mallard: nonna di Paperone nel famoso albero genealogico di Don Rosa.

Marmaduke Mallard: lontano zio di Paperino menzionato in L'eredità di Paperino (Barks, 1949); l'immagine è opera del disegnatore Mathias Wennberg.


Ho deciso di terminare l'albero a questa generazione (nel grafico ve ne sono un paio ulteriori vuote giusto per completare la parentela con la famiglia Ocagliostro) per non dover andare troppo a ritroso nei secoli e inevitabilmente lasciare tantissimi spazi vuoti tra una generazione e l'altra per dover inserire soltanto quegli antenati citati sporadicamente. Senza comunque considerare gli avi presenti in Storia e gloria della dinastia dei Paperi, e dandomi come limite temporale il 1700 (escludendo quindi alcuni antenati che so esistere prima di tale data, ad esempio: Sir Sterlinduck, Sir Archibald McRocker, Long Rocker e Rojo el Duque), per completezza elenco una serie di altri parenti esclusi dalla grafica per i motivi di cui sopra:


Gamba di Ferro: pirata, appare in flashback in Zio Paperone e l'eredità controversa (Chendi/Bottaro, 1971).

      Greybeard Rockerduck: un altro pirata, viene ricordato in The Silver Doe (Halas, Kenner/Gil-Bao, 1986); il nome qui usato è un'anglicizzazione di quello presente nella traduzione olandese della storia, Grijsbaard Rockerduck.

Rocky Duck: inglese, vissuto a metà '800, compare in due immagini in Zio Paperone e la preziosa palla di caucciù (Sarda, Figus/Ferraris, 2005). 

      Jonas von Rockerduck: appare in flashback in Zio Paperone e il tesoro del Baltico (Korhonen/Cavazzano, 2012), ambientata nel 1792; il nome originale, fornitomi da Korhonen in persona, presenta una chiara discendenza tedesca; facendo una stima sull'età del personaggio (attestata sui 70 anni) e considerando uno span di circa 30 anni tra una generazione e l'altra, Jonas potrebbe essere lo zio del trisnonno di Rockerduck (che eventualmente potrebbe aver perso il "von" spostandosi nel Regno Unito o in America) o, se vogliamo considerarlo un antenato diretto, il quadrisnonno del miliardario.

  
Gamba di Ferro (Chendi/Bottaro, 1971)

Jonas von Rockerduck (Korhonen/Cavazzano, 2012)

Rocky Duck (Sarda, Figus/Ferraris, 2005)

© Disney per le immagini pubblicate.

martedì 22 giugno 2021

In memoria di PAT MCGREAL

Come forse vi è capitato di leggere da qualche parte, lo sceneggiatore americano Pat McGreal è venuto improvvisamente a mancare tre settimane fa. La notizia è passata un po' in sordina, io stesso l'ho saputo solamente qualche giorno dopo, ma potete recuperarla a questo link, dove Pat viene ricordato come "uno degli autori di fumetti Disney più prolifici degli ultimi trent'anni" e non solo.

Ho avuto la fortuna di intervistare Pat per questo blog nel 2010 e ricordo ancora oggi le sue risposte come particolarmente dettagliate e generose, come se avesse voluto condividere il più possibile del suo processo lavorativo. L'apprendere della sua dipartita mi ha sorpreso e intristito, non solo perché inaspettata o per la sua giovane età, ma anche perché solamente questo marzo ci siamo sentiti per qualche giorno in uno scambio di mail. Infatti, lui e la moglie Carol sono stati di nuovo molto gentili fornendomi i nomi originali che avevano pensato per i personaggi che appaiono in questa storia (mai stampata in USA o in Italia), indicandomi anche le motivazioni dietro ogni scelta, andando a mostrarmi come l'ispirazione dietro una cosa apparentemente casuale come il nome di un personaggio secondario sia in realtà parte di un processo creativo che coinvolge diversi testi (serie tv, film, personaggi della cultura popolare). Le informazioni da loro ottenute sono state poi in parte utilizzate per questo articolo; ma ancora abbiamo parlato di quest'altra storia (anch'essa tuttora inedita in USA e in Italia), menzionata qui.

Vorrei con questo tardivo post mandare un saluto affettuoso alla famiglia McGreal e ringraziare pubblicamente Pat per la passione che ha messo in ogni storia che ha scritto e per la disponibilità che ha sempre avuto nel parlarne e condividere il suo pensiero a riguardo.