mercoledì 9 marzo 2022

Una chiacchierata con... Timo Ronkainen

Lo scopo della chiacchierata odierna è presentare la nuova ricerca di Timo Ronkainen, esperto di fumetti Disney, nonché già redattore ed editore della fanzine Ankkalinnan Pamaus (1998-2019). Disney-sarjakuvien historia. 1930-2020 (link INDUCKS) è stato pubblicato dalla casa editrice finlandese Zum Teufel durante la scorsa estate ed è acquistabile (in lingua finlandese) direttamente a questo link; si tratta di una analisi molto dettagliata e precisa che purtroppo, come anche i precedenti titoli dello stesso autore, è completamente sconosciuta in Italia e, per tale motivo, mi premeva parlarne con lui per permettergli di farla conoscere ad altri appassionati.


SC: Simone Cavazzuti
TR: Timo Ronkainen

SC: 392 pagine! Quanto tempo hai impiegato per fare ricerche e scrivere questo libro?

TR: Durante questi ultimi vent'anni, nei quali ho curato e pubblicato la mia fanzine sui fumetti Disney Ankkalinnan Pamaus, ho accumulato una grande quantità di informazioni sui fumetti Disney. Ho collezionato libri e fanzine per ricerca e sono riuscito anche a intervistare diversi artisti. Così, in un certo senso, ho impiegato venti anni, oppure solo un paio, a seconda del punto di vista. Ho lavorato più attivamente a questo progetto per tre/quattro anni.

SC: Novanta anni sono un intervallo di tempo (e di spazio, in un certo senso) importante da prendere in considerazione! Esiste, tra i diversi periodi e paesi, una produzione che preferisci?

TR: Ho cercato di essere il più oggettivo possibile da questo punto di vista, e ogni paese e periodo hanno molto materiale buono come cattivo. Apprezzo principalmente la produzione Dell/Western con Barks (naturalmente); le storie italiane ambientate nel corso della storia (e specialmente nel corso della storia italiana, come Paperino fornaretto di Venezia o la saga di Messer Papero, e le storie medievali di Bottaro, come Paperin furioso, e così via) e ovviamente Romano Scarpa; i britannici hanno avuto molti buoni artisti nel Mickey Mouse Weekly e così via.

SC: C'è qualcosa che hai appreso mentre scrivevi questo libro e che ti ha colpito?

TR: Una grande quantità della produzione brasiliana, che è largamente sconosciuta in Europa, è stata una piacevole sorpresa. E il Bambi e il Pinocchio giapponesi di Osamu Tezuka sono semplicemente bellissimi.

SC: I temi e l'obiettivo di questo progetto mi hanno ricordato un'altra ricerca piuttosto completa: il volume Disney a fumetti. Storie, autori e personaggi 1930-2018, scritto da Alberto Becattini e pubblicato da ANAFI. Conoscevi questo lavoro?

TR: Certamente, la traduzione inglese è stata una delle fonti per il mio libro. Ma solo una. Volevo esaminare i fumetti Disney e la loro produzione più nel dettaglio e da una prospettiva più ampia, inserendoli nel loro contesto storico e culturale. Vale a dire in che modo la politica e la storia contemporanea di ogni rispettivo paese hanno influito sui contenuti e sugli argomenti delle proprie produzioni di fumetti Disney. Volevo essere più analitico e critico di Becattini, il cui libro credo sia puramente enciclopedico e catalografico nel suo approccio, mancando dunque di un punto di vista riflessivo e analitico.

SC: Quanto è importante per te la ricerca e che tipo di materiale hai utilizzato e consultato?

TR: Ovviamente è importante e, per espandere la mia visione, ho anche dovuto studiare la storia culturale e politica di ogni paese del quale stavo andando a trattare. Ad esempio, ho studiato il periodo della Seconda Guerra Mondiale in Italia e come esso abbia influito sui fumetti e sul settore della pubblicazione in generale e non solamente sui fumetti. Il regime fascista imponeva molte restrizioni e censure e così via; voleva bandire tutta la cultura americana, inclusi i fumetti, eppure Mussolini pubblicava i suoi testi di propaganda sulle pagine di Topolino.

Un altro esempio riguarda il periodo di Nasser: la casa editrice dei fumetti Disney era stata nazionalizzata e portava sulle sue pagine testi di propaganda religiosa e pan-arabica. Alcuni di questi erano addirittura anti-americani e ciò accadde presumibilmente senza il consenso o il riconoscimento della Disney.

E poi gli editori argentini e brasiliani dovevano aggiustare le proprie operazioni per adattarsi costantemente al cambiamento del contesto politico. Un colpo di stato militare dopo l'altro avevano reso il clima sociale abbastanza instabile a un certo punto. Il fondatore del ramo argentino del gruppo editoriale Abril, Cesare Civita, dovette lasciare il paese perché le guerriglie di sinistra credevano fosse un fascista e il regime di destra lo considerava un comunista. Fuggì in fretta dopo che la sua casa venne mitragliata. Quella fu la fine dei fumetti Disney realizzati in Argentina e della Abril da quelle parti. E così via...

La sezione che chiude il libro, riguardante i fumetti Disney finlandesi e la storia della rivista Aku Ankka, è la parte più ampia del libro, siccome è scritto per lettori finlandesi.

SC: Quali persone dovresti ringraziare per la realizzazione del libro?

TR: Principalmente dovrei ringraziare quegli autori e artisti Disney che sono stato felice di intervistare durante gli anni. Da Marco Rota a Don Rosa, César Ferioli, Daan Jippes, Freddy Milton e così via.

SC: Questo non è il primo libro che hai scritto per Zum Teufel, vorresti spendere qualche parola sui precedenti? C'è qualcosa in arrivo in futuro?

TR: Il primo è stato un libro sul lavoro di Barks, Ankkamestarin salaisuus (Il segreto del Maestro dei paperi). In quel libro, ho analizzato le storie di paperi di Barks da molti e diversi angoli e punti di vista: come Barks rappresentasse le donne, o esaminando le radici gotiche delle storie horror di Barks, o come Barks chiaramente seguisse attentamente il programma spaziale americano e così via.

Con Avaimia Ankkalinnaan (Le chiavi di Paperopoli), ho adottato un approccio più generale sui fumetti dei paperi Disney a un livello da una parte ironico e dall'altra molto serio. C'è uno sguardo sulla vita sociopolitica a Paperopoli, con la lotta di classe e tutto quel genere di cose; in un altro saggio, esamino le droghe e l'alcol presenti a Paperopoli; ci sono testi sulla genealogia della famiglia dei paperi e sulla biologia riproduttiva dei paperopolesi; un saggio lungo sulla rappresentazione degli afroamericani e del colonialismo nelle storie di paperi e così via.

Prossimamente: qualcosa riguardante Archimede Pitagorico, le sue invenzioni e la tecnologia dietro a esse.

I libri di Ronkainen pubblicati negli ultimi anni

© Zum Teufel e Helmivyö per i contenuti pubblicati.

giovedì 3 marzo 2022

Un caro saluto a FRANCESCO GERBALDO

L'ultimo anno è stato segnato dalla triste scomparsa di alcune persone nel campo dei fumetti a cui ero in qualche modo legato o con le quali ero entrato in contatto; tra queste: i già ricordati Pat McGreal e Carlo Chendi, ma anche Dana Gabbard, editore, assieme al fratello Frank, della storica fanzine statunitense The Duckburg Times.

Purtroppo, giusto ieri ho appreso dell'improvvisa dipartita di Francesco Gerbaldo, giornalista di professione, ma anche esperto di fumetti Disney e collaboratore di alcune testate Panini. Conobbi Francesco virtualmente una quindicina di anni fa tra le discussioni del forum Papersera, tappa fondamentale per gli appassionati Disney in Italia, e si trattava di una persona estremamente cortese ed educata e dedita alla ricerca e alla conoscenza del materiale fumettistico. Negli ultimi tempi, aveva scritto alcune pagine di approfondimento su riviste come Topolino, il nuovo Zio Paperone, il nuovo Almanacco Topolino, e ancora PaperseraIl club dei supereroi, giovanissime testate curate proprio da lui. Da queste pagine e dalla selezione delle storie traspare tutta la sua passione e la fedeltà a questo universo narrativo, tanto ampio quanto ricco di spunti di riflessione.

La notizia mi ha colpito in pieno e mi sembrava doveroso ricordare Francesco con un breve post, mandando un sincero abbraccio virtuale alla madre.

Intervento di Lidia Cannatella sul numero 484 de Il Venerdì di Repubblica (1997)

© la Repubblica per l'immagine pubblicata.

venerdì 25 febbraio 2022

Una chiacchierata con... Evert Geradts

Oggi vi propongo una chiacchierata che ho avuto occasione di fare assieme al prolifico autore olandese Evert Geradts, fumettista da sempre e sceneggiatore di storie Disney da quarant’anni, a proposito della sua carriera (che si estende da oltre mezzo secolo), del suo rapporto con il medium e dei suoi progetti futuri.
 
SC: Simone Cavazzuti
EG: Evert Geradts
 
SC: Quando hai capito di voler diventare un cartoonist e quali sono stati i tuoi primi passi in questo mondo?
 
EG: A quanto pare, è iniziata all’asilo. Ho ancora un piccolo quaderno di bozzetti risalente a quel periodo, contenente miei disegni drammatici di bombe atomiche che piovono su persone amichevoli come Babbo Natale (era appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, quindi le persone erano impressionate e spaventate mortalmente dalle bombe atomiche).
 
In ogni scuola che ho frequentato successivamente, ero conosciuto come il ragazzo a cui piaceva disegnare e/o che era bravo a farlo. Ho provato a cercare lavoro come cartoonist persino durante il college, ma non possedevo ancora uno stile o una visione personale, così, come capitava a molti altri ragazzi che amavano i fumetti, nessuno mi assunse. Ho quindi studiato fisica e matematica, dato che sembrava una buona scommessa sul futuro. Solo che non lo era, perché mi avrebbe condotto a una carriera come insegnante di fisica e chimica, e scoprii di non essere portato per insegnare, non avendo alcuna idea di disciplina o autorità. Ho passato alcuni anni a insegnare in una scuola femminile in cui le ragazze avevano quasi la mia età ed è stato il periodo più brutto della mia vita.
 
Dall’altro lato, svolgere professioni “normali” (come fece Carl Barks) mi ha aiutato molto a inventare storie, successivamente nella mia carriera.
 
Ho mosso i miei primi passi importanti nel mondo dei fumetti alla fine degli anni Sessanta e nei primi Settanta, sulle pagine del settimanale olandese Hitweek (successivamente chiamato Aloha), un progetto dell’artista del collettivo Fluxus Willem de Ridder. Lì, ho trovato il mio stile e le mie tematiche. Successivamente, con altri artisti della stessa rivista, abbiamo creato il fumetto underground Tante Leny e siamo diventati un movimento di avanguardia serio nel fumetto olandese.

De Diertjes, fumetto d'esordio di Geradts, pubblicato sul settimanale Hitweek a partire dalla fine degli anni Sessanta

SC: Hai frequentato qualche scuola artistica o di scrittura oppure ti ritieni autodidatta?
 
EG: Completamente autodidatta. Quando ero un ragazzo, negli anni Cinquanta, non esistevano scuole o accademie che insegnassero l’arte dei fumetti. Gli insegnanti accademici la consideravano una forma di arte popolare, molto al di sotto dell’arte alta che interessava a loro. Invece, leggevo molto ed ero un avido frequentatore di teatro, specialmente per vedere gli spettacoli comici. Ero affascinato dalla costruzione delle opere teatrali, come quelle inventate da Feydeau, Labiche e altri. Ovviamente, guardavo anche film comici, ma la maggior parte delle volte rimanevo deluso, tranne quando il film era basato su un’opera teatrale. Amo il teatro perché trovo che abbia molto in comune con i fumetti!
 
SCTi andrebbe di parlare del primo periodo della tua carriera all'interno di riviste underground e di come questa esperienza ha influenzato le successive? 
 
EG: In generale, questo periodo underground mi è servito come l’accademia di arte che non ho mai potuto frequentare, dal momento che non ne esistevano ancora, ed è stato lo stesso per gli altri artisti. Abbiamo lavorato assieme, ammirato i lavori gli uni degli altri, inventando una nuova forma d’arte. Il famoso Art Spiegelman lo paragona al periodo rivoluzionario dei pittori impressionisti.
 
Ho avuto la grande opportunità di incontrare molte persone interessanti e creative, come Willem De Ridder, le cui riviste hanno pubblicato i miei primi fumetti, dandomi una piattaforma per svilupparmi e crescere; Marc Smeets, che è stato un artista brillante che ha vissuto solo per la sua arte, riempiendo quaderni su quaderni di disegni, con fumetti magicamente affascinanti; Aart Clerkx, che analizzava le storie di Carl Barks, mentre io fino ad allora le avevo solamente lette e apprezzate; Joost Swarte, che aveva sviluppato un suo stile molto personale che lo ha reso poi famoso in tutto il mondo; Ever Meulen, che ci ha mostrato una maniera molto stilizzata di disegnare che scosse il nostro universo fumettistico; Peter Pontiac; Harry Buckinx…
 
E, ovviamente, amici americani, come Glenn Bray, collezionista di fumetti di Los Angeles che aveva il gusto per i fumetti più personale e sorprendente e che ha una collezione di fumetti enorme. Tra le altre sue gesta, spinse Carl Barks a iniziare i suoi dipinti di paperi. Dunque, anche a quel tempo, Carl Barks non è mai stato lontano dal mio universo!
 
In questo periodo underground, potevo fare esattamente quello che mi veniva in mente e pubblicarlo da solo, senza dover convincere redattori o editori che ciò fosse abbastanza geniale da assumersi rischi finanziari. Più tardi, lavorando per riviste per giovani, come quelle della Disney, questa libertà assoluta venne in qualche modo a mancare, solo che nel frattempo il mondo dei fumetti era cambiato e perciò c’era più libertà ovunque rispetto che in passato.

Una serie di cartoline realizzate da Geradts per la casa editrice olandese Magic Friends negli anni Settanta

Dimenticavo di dire che, in quel periodo underground, abbiamo anche scoperto per la prima volta la storia dei fumetti: venivano pubblicati libri su Little Nemo, Krazy Kat, Gasoline Alley, The Kin-der-Kids e altri. Non avevamo mai avuto modo di vedere questi lavori prima di allora ed eravamo stupiti dalla quantità di libertà artistica che era concessa ai loro artisti.

SC: Come sei finito a scrivere storie coi personaggi Disney? Si trattava di un mondo che ti era già familiare o era qualcosa di completamente nuovo per te?
 
EG: Ho un legame mistico con Paperino ed è iniziato proprio il primo giorno della mia vita, anche se ovviamente non me ne accorsi in quel momento.
 
Sono nato il 9 giugno 1943, che era, come scoprii anni e anni dopo e con mia totale sorpresa, il nono anniversario del compleanno di Paperino.
 
Come è possibile che un personaggio dei cartoni animati abbia un compleanno? In realtà, il compleanno di Paperino, come riconosciuto ufficialmente dalla Walt Disney Company, è il 9 giugno 1934, la data di distribuzione di The Wise Little Hen, primo cortometraggio in cui apparve.
 
Nel 1952, io avevo solo 9 anni, una casa editrice olandese iniziò a pubblicare il settimanale Donald Duck. Il primo numero fu distribuito gratuitamente per incuriosire tutti i ragazzini e funzionò molto bene, grazie al genio di Barks e dell’artista che realizzò le storie del Lupo Cattivo presenti in esso. Ad ogni modo, non c’era molto per intrattenere i bambini nei primi anni Cinquanta: nessuna televisione, nessun computer, nessun giro in automobile e quasi neppure alcun fumetto. Successivamente, ai tempi delle mie scuole superiori, ho comprato fumetti americani come Walt Disney's Comics and Stories e i fumetti di Walter Lantz, in modo da imparare l’inglese in maniera divertente. Quindi, ho un legame con il lavoro di Carl Barks che dura da quasi tutta la vita.

SC: Avendo a che fare con questi personaggi da decenni, e immagino sotto diverse redazioni, è cambiato il tuo approccio nello scrivere le loro storie? Stai notando (o, forse, è richiesta) una sensibilità differente nell'utilizzo di questi personaggi?

EG: Per quanto mi riguarda, relativamente ai paperi e altri personaggi Disney, ho sempre scritto quello che mi veniva in mente. Amavo l’universo dei paperi e, siccome sapevo di scrivere per bambini, raccontavo storie come le avrei raccontate a mio figlio o alle mie nipoti. Un paio di volte ho superato i limiti agli occhi dei redattori, ad esempio utilizzando personaggi che non appartenevano alla Disney (come i famosi Transformers degli anni Ottanta), oppure raffigurando zio Paperone troppo malvagio nei suoi piani economici. Ricordavo lo zio Paperone di Barks come un avaro molto meschino e senza scrupoli, ma dovetti cambiarlo. I redattori volevano che fosse un personaggio duro, ma onesto al 100%. Mi dispiacque, ma mi rimaneva ancora il Lupo Cattivo per scrivere un personaggio disonesto.  
 
Ho sempre raffinato le mie storie finché non ne fossi io stesso orgoglioso e divertito. Perciò, all’inizio, quando qualche volta i redattori richiedevano delle modifiche, facevo fatica ad accettarlo: diventavo leggermente isterico e gettavo le mie pagine in un angolo del mio spazio di lavoro; ma poi, più calmo, le cambiavo in qualche modo e spesso ho dovuto ammettere che diventavano anche un po’ migliori. Più tardi, ho dato consigli ai colleghi su come gestire le critiche e come stare calmi e felici!

Recentemente, la Disney ha introdotto qualche nuovo divieto, come fare storie con pesci in vita, e addirittura abbandonando completamente le storie con Fratel Coniglietto.

Idea per copertina del settimanale Donald Duck (inedita) realizzata da Geradts

SC: L'ultima volta che abbiamo parlato, mi hai spiegato il modo in cui vedi i personaggi Disney come maschere sempre in cambiamento, a seconda delle necessità dello sceneggiatore. Ti andrebbe di approfondire questo concetto?
 
EG: Ai tempi di Tante Leny, Aart Clerckx mi disse che per lui i fumetti erano come il teatro. All’inizio mi ci volle un po’ per assorbirlo, ma con gli anni condivido il suo punto di vista probabilmente anche più di quanto non faccia lui stesso. Aart realizza strisce di fumetti basate letteralmente su opere teatrali; ha fatto Amleto sotto forma di fumetto, mentre io sono più interessato alle cose che i due media, teatro e fumetto, hanno in comune.
 
Sono entrambi basati sul dialogo. Ad eccezione delle graphic novel, difficilmente ci sono descrizioni nei fumetti. Tutto è raccontato nei disegni e nelle nuvolette, come gli attori che parlano sul palco, di fronte a un décor. Il termine francese décor descrive tutto ciò che si trova in scena che non siano gli attori. La maggior parte delle volte nelle opere si tratterà dell’interno di una casa, ma possono anche esserci alberi finti che indicano che la scena si svolge all’aperto. Nei fumetti è lo stesso. Io preferisco disegnare i personaggi e mostrare le loro emozioni, ma deve essere sempre chiaro dove si trovano, così fornisco delle indicazioni per l’ambientazione, come una strada, il deposito di zio Paperone, una montagna, o qualsiasi altro luogo.
 
Per me, i fumetti come il Paperino di Barks ricordano molto il teatro della Commedia dell’Arte. La Commedia dell’Arte funzionava con maschere molto conosciute, come anziani avidi o sciocchi, servi astuti e non troppo onesti e/o cittadini pomposi. Gli interpreti avevano maschere sui propri volti, cosicché il pubblico potesse immediatamente riconoscere il personaggio che rappresentavano appena entravano in scena. Ciò ricorda esattamente l’universo dei paperi, dove io non devo introdurre o spiegare la personalità di Paperon de’ Paperoni, siccome tutti conoscono la sua faccia e la sua reputazione. Lo stesso per Paperino, Archimede Pitagorico, il Lupo Cattivo e molti altri.

L’idea di lavorare nella stessa forma d’arte del teatro mi ha dato una bella spinta culturale, dato che ora potevo incontrare Molière, Feydeau e Seneca!

Persino il termine “scenario” ha le sue origini nella Commedia dell’Arte, dove indicava lo sviluppo complessivo della storia, nei confini del quale gli attori avevano molta libertà di improvvisare.

Puoi immaginare la mia grande meraviglia quando, prima dell’avvento di internet, scoprii, in un’enciclopedia molto pesante e seria, che l’interprete di Arlecchino, nonché autore di una collezione di opere della Commedia dell’Arte del diciassettesimo secolo, si chiamava Evaristo Gherardi!

Ovviamente, ora credo di essere una sorta di reincarnazione spirituale o “reale” di Evaristo. È troppo bello per non essere vero.

SC: Quali sono i personaggi che preferisci utilizzare?

EG: I miei personaggi preferiti sono la famiglia dei paperi e padre e figlio Lupo e altri che non sono proprio perfetti. Perciò ho realizzato poche storie con Topolino: è fastidiosamente perfetto.

SC: Hai scritto alcune storie commemorative per eventi e anniversari, tra queste 80 is prachtig! (Geradts/Tortajada Aguilar, 2014), che mostra la sorella di Paperino, Della (anticipando, e in qualche modo prevedendo, il suo ruolo nel reboot di DuckTales). Di chi è stata l'idea di utilizzare questo personaggio che mai era apparso in versione adulta?
 
EG: È stata una mia idea. I redattori volevano una storia sul tema “Paperino ricorda” per il numero commemorativo degli ottant’anni, così scrissi una storia con Della, sperando che l’avrebbero accettata. Avevo qualche dubbio, siccome la storia utilizza il concetto einsteniano di accorciamento del tempo presente nella sua teoria della relatività, il quale poteva essere un po’ difficile per i giovani lettori. Ma, con mia sorpresa, tutti lo compresero; il che mostra come il mio pubblico fosse diventato intelligente, dopo aver letto tutte le mie storie istruttive!
 
In realtà, rileggendo la storia per intero, mi accorgo che il tema principale è “come rimanere giovani”, siccome la rivista celebrava l’ottantesimo anniversario di Paperino e noi non lo percepiamo come una persona di ottant’anni. I personaggi dei fumetti rimangono giovani a vita e lo sappiamo molto bene. Ho preso questa indicazione alla lettera come un punto di partenza e l’ho sviluppata fino alla sua logica conclusione, in cui persone normali si recano a vivere coi personaggi dei fumetti per rimanere giovani; e ciò si conclude con l’idea che rimanere giovani è di fatto possibile, e Della ne è la prova esistente.

Della porta i suoi figli a Paperino

SC: Pensi che ci sia qualche possibilità di vederla tornare in futuro (al di fuori di storie speciali o dell'universo DuckTales)?

EG: Penso che potrebbe apparire in altre storie, ma non spetta a me decidere. Io potrei ovviamente proporre una storia con lei, semmai dovessi trovare un’idea interessante.

SC: A proposito, hai anche scritto diverse pagine (Geradts/Pérez, 2017-2019) che mostrano Della e Paperino da piccoli, attualmente pubblicate in Italia su Almanacco Topolino. Da dove è venuta l'idea per questa serie?
 
EG: Erano parte di una serie annuale di 52 gag rappresentanti i paperi da bambini, che era un’idea dei redattori. Volevano che una di queste gag spiegasse l’uso delle due varianti del nome della sorella: Della e Dumbella.
 
SC: Ci sono autori o artisti con i quali negli anni hai sviluppato un rapporto di amicizia oltre che di semplice collaborazione?
 
EG: Quasi tutte le persone che conosco sono artisti, o hanno legami con il mondo dell’arte. O sono parte della famiglia. O entrambe. Oppure sono diventate come una famiglia.
 
SC: C'è qualcosa che hai scritto che, se dovessi leggere ora, diresti: “questa cosa non funziona”?
 
EG: Fammici pensare… Ci sono un paio di storie del periodo di Tante Leny che non trovo di qualità adeguata al giorno d’oggi. Ci sono altre storie che non “funzionavano”, ma che sono begli esperimenti con disegni interessanti. In generale, sono orgoglioso di ciò che ho fatto, dato che metto sempre molto tempo e attenzione nel mio lavoro. Una cosa divertente è che ho scritto così tante storie che ho dimenticato la metà di esse e probabilmente anche di più. Spesso, quando le rileggo, non ho idea di come finiranno e in genere mi fanno ridere, siccome contengono l’esatto tipo di umorismo che mi piace.
 
Una pagina di Alsjemaar Bekend Band realizzata da Geradts per la rivista olandese EPPO negli anni Ottanta

SC: Quale è il tuo consiglio ai giovani scrittori di fumetti?
 
EG: Il mio consiglio ai giovani scrittori di fumetti è: leggete molto, realizzate storie che avreste voluto leggere quando eravate bambini e insegnate anche un paio di anni in una scuola femminile. Dopo la scuola femminile, la vostra vita diventerà una splendida vacanza!
 
Il mio consiglio professionale più importante è: non spiegate mai a parole nelle vostre storie quello che potete mostrare con le immagini. Iniziate le vostre storie con una situazione interessante che renda curiosi i lettori; non iniziate mai con nuvolette piene di testo che spiegano quale sarà l’argomento della vostra storia, ma lanciatevi subito nell’azione.
 
SC: C'è qualcosa che hai scritto che invece ancora ricordi come efficace?
 
EG: La mia storia di Paperino sull’inflazione è stata lodata e usata da insegnanti di economia in Olanda (e forse anche da qualche altra parte…)
 
Una tavola dello storyboard di Een broodje aap (Geradts/Gulien, 2007)

SC: A cosa stai lavorando al momento e che progetti hai per il futuro? (Disney e non)
 
EG: L’anno scorso ho lavorato su un fumetto personale che parla della vita di un artista di storie Disney. Lo chiamo scherzosamente le mie “memorie”, ma è perlopiù inventato, o comunque spudoratamente esagerato.
 
Ho realizzato una serie di grandi e intricati disegni per mio piacere personale e ho anche iniziato a muovermi per la pubblicazione della mia biografia; quindi, con tutte queste attività, non mi annoio ancora.
 
Vignette dall'ancora inedito progetto personale di Geradts, le sue "memorie"

SC: L'attuale pandemia globale ha avuto delle ripercussioni sul tuo lavoro?
 
EG: La pandemia mi ha quasi ucciso. Prima ho avuto il Covid, che non è stato troppo serio: febbre per una settimana, poi un po’ tremolante e basta. Ma la vaccinazione obbligatoria l’anno successivo ha avuto strani effetti su di me, nelle zone del cuore e dei polmoni. Sono stato portato d’urgenza in ospedale per due volte, dove ho subito alcuni esami e trattamenti piuttosto dolorosi. Ciò era nuovo per me, siccome avevo sempre avuto una salute affidabile. Sfortunatamente, non mi ha nemmeno ispirato alcuna storia sui paperi, dal momento che i paperi non sono mai in ospedale…
 
Ad ogni modo, non c’è da preoccuparsi. Ciò è accaduto lo scorso luglio e agosto e ora mi sento di nuovo bene. Mi è servita come una vacanza dal lavoro sui paperi e mi ha dato tempo per lavorare al mio progetto personale.

Illustrazione curiosa e dettagliata, realizzata nel 2017 per progetto personale 

I © delle immagini pubblicate sono degli aventi diritto.

venerdì 11 febbraio 2022

L'albero genealogico dei paperi secondo MAROVELLI, PAOLINI E SACCOMANO (1974)

Sono finalmente riuscito a leggere una copia del saggio di Marovelli, Paolini e Saccomano intitolato Introduzione a Paperino (1974), una delle prime analisi approfondite dell'opera di Carl Barks. Ovviamente, contiene alcuni errori giustificati dal loro essere pionieri e dalla possibile difficoltà di recuperare informazioni accurate (ad esempio, considerano Cuordipietra e Rockerduck come un unico personaggio), ma allo stesso tempo fanno un ottimo lavoro, prendendo in considerazione quasi tutte le storie e i personaggi (anche minori) di Barks in profondità e da un punto di vista psicologico e sociologico. Si potrebbe sostenere che essi di fatto leggano un po' troppo tra le righe (e potrebbe essere vero perché probabilmente Barks non considerava tutte le questioni analizzate mentre scriveva le storie) e gli autori sono di ciò consapevoli (“le storie possono essere state da noi intese al di là della coscienza che Barks ne aveva realizzandole”; p. 184), ma essi riconoscono precedenti ricerche come Die Ducks (1970) di Grobian Gans o Para leer al Pato Donald (1971) di Dorfman e Mattelart, mostrando le criticità di questi testi e gli errori dovuti alle loro visioni soggettive. Per queste ragioni, trovo che gli autori italiani abbiano davvero avuto un approccio interessante e completo (ad esempio, credo si tratti dell'unica occasione in cui ho letto che il villaggio di Amelia si chiama Sulfuria, oltre che nella storia d'esordio della fattucchiera). Inoltre, hanno realizzato una mappa dettagliata di Paperopoli basandosi sui luoghi presenti nelle storie dell'autore dell'Oregon e persino un albero genealogico della famiglia dei paperi, che non ho mai visto prima d'ora online e che è la ragione per cui sto scrivendo questo post.


Come è possibile vedere, gli autori teorizzano un'origine comune, che suggerisco debba trattarsi del McTavish Duck menzionato in Paperino e il castello stregato (Lockman/DeLara, 1955), appunto antenato sia di Paperino sia di Paperone sia di Gastone; le sorelle di Paperone sono pari al primo albero di Barks (non sono sicuro che ne fossero a conoscenza, ma la connessione Matilda-Goosetave è identicamente riportata); Qui Quo e Qua vengono considerati figli di un fratello di Paperino e della cugina Anitra (primo nome italiano di Della), mantenendo quindi la parentela proposta nelle tavole domenicali e supponendo inoltre il padre dei paperini morto in ospedale in seguito all'esplosione (p. 228); non capisco bene il motivo per cui Nonna Papera sia vista dagli autori come una donna nubile e senza figli (in questo modo, viene a mancare il significato del suo nome), mostrandola invece come la sorella dei nonni di Paperino e Paperina, suggerendo così una parentela tra i due. Oltre a queste considerazioni, l'albero non è poi tanto dissimile da quello di Rosa: Clairwater (sic!) è nipote del padre di Paperino e così pure Ciccio (come nelle intenzioni originali di Barks e Rosa); gli autori prendono anche in considerazione le zie di Paperina e gli zii di Paperone (purtroppo il cugino Pistacchio si perde nel processo) e trovo questo progetto piuttosto piacevole e ragionato (lodevole il fatto che, diversamente dalla precedente interpretazione proposta da Gans, gli autori non tentino di incastrarci Cornelius Coot, il fondatore della città, del quale comunque trattano). Inoltre, suggeriscono una possibile parentela tra Paperone e Archimede: "Probabilmente egli [Archimede] è il frutto di una qualche relazione illecita di una delle sorelle o cugine di zio Paperone, dal quale di tanto in tanto è foraggiato con il pretesto di acquistare le sue invenzioni" (p. 16).

Non so se il libro sia mai stato ristampato fuori dall'Italia. Comunque, viene menzionato sulle pagine della fanzine americana The Barks Collector e, nel 2003, Donald Ault ha riferito che il dottor John Van Hook dell'Università della Florida lo stava traducendo in inglese, con il titolo provvisorio Social Phenomenology in the Comics of Carl Barks, ma nessuna ulteriore informazione è riscontrabile in rete. A ogni modo, merita sicuramente (almeno) una lettura.

© Sansoni per l’immagine pubblicata.

giovedì 13 gennaio 2022

Una chiacchierata con... Cèsar Ferioli

La nostra ultima chiacchierata risale al 2011, undici anni fa, e si era conclusa con la sua frase “irreparabile tempus fugit”. Vediamo cosa è successo nel frattempo...
 
SC: Simone Cavazzuti
CF: Cèsar Ferioli

SC: È stata per me una piacevole sorpresa trovare il tuo nome all’interno del volume collettivo Mickey All Stars, edito dalla casa editrice francese Glénat. Come è stato realizzare una tavola che si dovesse incastrare narrativamente all’interno del lavoro di altri artisti, ognuno con uno stile personale e differente? Quando hai scritto la tua gag, avevi già modo di sapere come si sarebbe sviluppata la storia o si trattava di un continuo work in progress?
 
CF: A dire il vero, l’incarico era libero. L’unica condizione era che Topolino nella prima vignetta dovesse entrare da una porta, e nell’ultima uscire per un’altra. Quel che succedesse lungo la pagina era affare nostro, e nessuno aveva modo di sapere quale fosse l’autore precedente o quello che veniva dopo (se ben ricordo), in modo che loro, nel montaggio finale, immagino che abbiano deciso l’ordine.

La tavola di Ferioli per il volume francese Mickey All Stars

SC: L’anno scorso [2020], in Francia, è stata ristampata una tua storia che non conoscevo, Twice Upon a Time (Åstrup/Ferioli, 2011) e, leggendola, mi sono davvero commosso per la sua intensità e per la riflessione su quanto un singolo istante possa effettivamente cambiare il corso della vita. Ovviamente, questo tema era già presente nel film a cui la sceneggiatrice della storia si è ispirata (Sliding Doors), ma come ti sei sentito a trasformare quel testo in disegni? Graficamente, le tavole sono suddivise in due parti quasi simmetriche che dimostrano come potrebbero andare le cose in entrambe le direzioni; quanto ti ha messo alla prova a livello creativo/artistico questo tipo di rappresentazione?
 
CF: Era una sceneggiatura di Maya Åstrup, e la ricordo bene per la sua particolarità. Conoscevo anche il film. Ricordo una certa difficoltà nel risolvere gli shot per mostrare le storie parallele, ma in complesso la storia filò liscia. Questo genere di discorsi nuovi nelle sceneggiature è sempre molto interessante. Se i fumetti sono stati sempre una fonte di contenuti per il cinema, è bello che ogni tanto ci restituiscano qualche idea innovativa.
 
Esempio di narrazione parallela in Twice Upon a Time (Åstrup/Ferioli, 2011)

SC: Al di fuori di questa storia in particolare, pensi che Donald e Daisy potrebbero mai sposarsi o preferisci immaginarli nel loro eterno limbo immutabile?
 
CF: Preferisco che il loro rapporto rimanga lo stesso. Spesso tutto crolla quando si cade nella consuetudine familiare: le storie sarebbero diverse e sempre condizionate dal legame. Il fatto che i personaggi tra di loro non abbiano dei legami ben definiti permette una più grande libertà creativa.
 
SC: Da INDUCKS, vedo che stai attualmente lavorando a una storia in cui, stando alla descrizione fornita sul sito, appare il padre di Gastone (!). Se questa informazione fosse corretta, sarebbe un’ottima notizia per chi come me si occupa di genealogia papera, trattandosi di un personaggio che (fuori dall’albero genealogico di Don Rosa) non era mai apparso in storie a fumetti prima d’ora.
 
CF: È vero, e questa storia la sto proprio inchiostrando in questi giorni. La sceneggiatura era schizzata, e ho fatto una ricerca per sapere se questo personaggio esistesse in precedenza, trovando il famoso albero genealogico creato da Don Rosa. Comunque, in questa storia, il padre di Gastone è un militare non troppo orgoglioso di suo figlio. Ho cercato di combinare il disegno di Rosa con l’idea di un sergente un po’ alla “britannica”.

Il severo padre di Gastone raffigurato da Ferioli

SC: Che rapporto hai con il personaggio di Gastone? Ricordo ancora la tua storia realizzata come tributo a Barks e non mi era sembrato troppo simpatico e, nel finale, non si poteva dire che avesse avuto la meglio.
 
CF: La storia del tributo a Barks è stata la mia unica sceneggiatura. Come omaggio mi sono mantenuto stretto al cliché del personaggio, il finale non buono per Gastone è il desiderio che molti di noi hanno sempre avuto.
 
SC: Trovi che in Olanda (e forse in generale nel Nord Europa) ci sia più libertà su certi temi nelle storie a fumetti Disney?
 
CF: Libertà? Non saprei dirti… forse negli ’80, specialmente in Olanda. Adesso siamo tutti sotto controllo della Disney e il politicamente corretto, perciò i criteri, in sostanza, sono più o meno gli stessi dappertutto.

SC: Mi sembra di ricordare un amico di Qui, Quo e Qua sulla sedia a rotelle...
 
CF: Sì, ricordo quel papero in sedia a rotelle. Forse una creazione degli autori olandesi. L’ho disegnato in una sola storia e ho adoperato i modelli di storie precedenti che mi sono state fornite dagli editori.

Un bellissimo Paperino di Ferioli

SC: Al momento su cosa stai lavorando? Ti ho chiesto solamente di progetti Disney, ma hai avuto modo di realizzare qualcosa al difuori di questo universo?
 
CF: Siccome i prezzi non sono variati dal 2007! (anzi in qualche caso pagano anche meno!), sono costretto a lavorare per più editoriali, sempre sul piano dei Main Standard Characters della Disney (Danimarca, Olanda, Italia…), ma sto anche facendo qualche altro personaggio, come Bamse, ogni tanto per l’Egmont svedese.
 
Qualche tempo fa ho iniziato un progetto con Jukka Heiskanen, creando dei personaggi propri per una sua storia che si è concretizzata finalmente in un racconto illustrato, colorato dalla superba Cris Alencar. Comunque, non è ancora stato pubblicato ed è da un po’ che non ne parlo con Jukka.
 
SC: Come i recenti accadimenti mondiali hanno condizionato il tuo lavoro o il tuo modo di rapportarti a esso (se l’hanno fatto)? E a cosa ti piacerebbe dedicarti in futuro?
 
CF: Gli ultimi sono stati degli anni difficili, e ancora non ne vedo la fine: la crisi economica iniziata nel 2008 che ci ha resi “quasi” tutti più poveri (ci sono quei pochi che diventano sempre più ricchi sulle spalle degli altri), la pandemia del Covid-19 e la minaccia climatica che incombe sul pianeta e della quale non saremo capaci di fare un granché per evitarla… 

Sul piano personale si invecchia (un fatto biologico normale), ma non lo si può fare in pace nel vedere come va tutto e come questo ti arriva e ti genera dei grossi problemi e continui motivi per preoccuparti. Avere cura degli anziani 24 ore su 24 (la suocera che vive con noi che ha dei grossi problemi di salute), vedere che i figli lavorano tantissimo e sono mal pagati (l’unica soluzione è andare via dal paese), ecc. Niente che non possa vedere da te stesso nella tua propria realtà, penso…
 
Cèsar Ferioli nel 2009

SC: Quanto tempo, in media, impieghi a lavorare su una tavola nelle varie fasi? (bozze preparatorie, matita, inchiostro…)
 
CF: Questa è forse la domanda che mi è stata posta più volte lungo la mia carriera. Non potrei dirti… molte sono le variabili da considerare: la voglia con cui prendi la storia, il tuo “momentum” personale, la difficoltà della sceneggiatura e la quantità di personaggi o cose che vi appaiono, il fatto che sia l’inizio della storia o la fine (quando ormai tutto quanto è in testa)… Prima controllavo di più, adesso vado avanti quando “si puote, ciò che si vuole…”
 
SC: Quale è il tuo approccio quando ricevi una nuova sceneggiatura? come inizi a pensare alla resa grafica?
 
CF: Leggerla, innanzitutto. E visualizzarla. Se ambedue le azioni sono concordanti nel tempo, vuol dire che la sceneggiatura è buona e ben spiegata. Se non riesco a visualizzarla in modo immediato, so che avrò dei problemi.
 
Molti anni fa mi servivo di libri per cercare gli oggetti o certi personaggi da disegnare. Adesso, con la ricerca delle immagini sul Mac, si fa tutto. Però i vecchi libri ancora non mi decido a buttarli via… non li adopero, ma non mi piace distruggere i libri. Forse finirò per farlo, so quanto duro sia ereditare delle case piene zeppe di roba inutile… non si finisce di svuotarle mai.
 
SC: C’è qualche storia che ancora, a distanza di anni, ricordi a causa di qualche particolare nel corso della sua lavorazione?
 
CF: Molte. Quelle più popolari come la saga di Mythos Island o quella di Shambor, ma anche, come dici, storie che hanno segnato qualcosa sul mio percorso professionale o fatti accaduti nella mia vita personale. Anche se è un fatto che si è mitigato lungo gli anni, è un po’ come se adesso fossi in grado di dissociare meglio quel che disegno e quello che mi capita lungo la vita. Comunque, ancora me ne ricordo, ogni tanto… come la storia che dovetti interrompere più di un mese mentre ero ricoverato all’ospedale per il Covid-19 e quanto mi costò essere in grado di ricuperare la capacità di lavorare.

Topolino e Paperino in Mythos Island

© Disney per le immagini pubblicate.

mercoledì 5 gennaio 2022

Buon anno! Ricapitolando e progetti futuri

Da qualche giorno è iniziato il 2022 e sto ufficialmente scrivendo su questo blog da dodici lunghi anni. Nonostante la mia duratura assenza e la necessaria migrazione al nuovo indirizzo mi abbiano giocoforza fatto perdere la maggior parte dei lettori, sono contento di avere ripreso questa attività e di condurre ricerche in modo più "serio" e organizzato. L'anno scorso, ho anche ripreso a collaborare con alcune fanzine (ho pubblicato tre pezzi sulla francese Picsou-Soir e uno sulla tedesca Bertel-Express) e ho scritto il mio primo articolo su una rivista Disney ufficiale, un omaggio a Carlo Chendi, pubblicato sul numero invernale del trimestrale francese Les Trésors de Picsou.

Che cosa riserverà questo nuovo anno per l'Eco del Mondo? Un paio di articoli sono già pronti e verranno pubblicati prossimamente: una chiacchierata con l'artista spagnolo Cèsar Ferioli (già intervistato per questo blog nel 2011), un albero genealogico ragionato della famiglia Famedoro (Glomgold) e della famiglia Paperone (Gander). La chiacchierata con Ferioli verrà pubblicata la settimana prossima, ma, risalendo a un paio di mesi fa, ogni riferimento temporale si rifarà al 2021; l'albero della famiglia Famedoro è quasi concluso, ma sto cercando di mettermi in contatto con un autore Egmont per chiarire un ramo che è al momento incompleto e frutto di fanfiction; l'albero dei Paperone è invece una collaborazione di cui vado particolarmente fiero perché è stato ragionato assieme a un autore Egmont che ha più volte incontrato e avuto modo di parlare con Barks in persona e, inoltre, ogni personaggio incluso verrà reinterpretato graficamente dallo stesso autore per raggiungere uno stile più coeso e uniforme.

Oltre a questi progetti già avviati, non so cosa altro avrò modo di pubblicare perché in realtà sono un po' indaffarato con altre questioni, ma la mia passione per i fumetti Disney non verrà messa da parte e continuerete a trovare contenuti esclusivi e di qualità.