mercoledì 17 marzo 2021

A proposito di Cornelius Coot

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Cornelius Coot, il fondatore di Paperopoli introdotto nella storia Paperino e il maragià del Verdestan (Barks, 1952); se la vostra mano è rimasta abbassata, probabilmente saprete anche che Cornelius è il nonno di Nonna Papera, giusto? E se vi dicessi invece che potrebbe non esserlo? Per fare ciò, dovremo: tornare indietro nel tempo fino a quando il personaggio è stato concepito, capire da dove questa presunta relazione provenga e fare un pochino di ricerca su elementi che potrebbero dimostrarne l’inconsistenza.

La prima menzione di Cornelius Coot (Barks, 1952)

Partiamo dall’inizio: 1952, nella storia menzionata poco sopra, il sindaco e il sovrintendente ai monumenti vengono cacciati dall’ufficio di Paperone dopo avergli chiesto “poche migliaia di dollari per erigere una statua a Cornelius Coot”, il fondatore della città. Barks citerà questo personaggio in altre due storie, Paperino e la statua acquatica (1957) e Paperino e la macchia d’inchiostro (1957); ma, ogni volta che i paperi hanno in qualche modo a che fare con lui, non menzionano il fatto di esserne discendenti, riconoscendolo semplicemente come il fondatore della città, e Paperino si riferisce a lui come “il vecchio pioniere”. Ciò esclude automaticamente la possibilità che loro siano effettivamente i suoi bis-bis-bisnipoti? Probabilmente no, ma sicuramente appare strano: Cornelius sembra essere amato dalla comunità e (almeno) Paperino non perderebbe di certo l’opportunità di mostrare con orgoglio tale relazione.

Paperino si riferisce a Coot come "il vecchio pioniere" (Barks, 1957)

Ma quindi l’idea di questa parentela dove ha origine? Io credevo provenisse direttamente dal famoso albero genealogico del cartoonist statunitense Don Rosa (e dalle sue storie a fumetti), ma apparentemente mi sbagliavo, siccome esistono almeno due riferimenti più oscuri precedenti ad esso. Questa relazione viene infatti teorizzata per la prima volta da un gruppo di studiosi tedeschi, conosciuti con lo pseudonimo Grobian Gans, nel loro libro Die Ducks  Psychogramm einer Sippe (1970); successivamente, nel 1984, un artista ancora oggi ignoto include Cornelius tra gli antenati di zio Paperone all’interno di un albero genealogico molto ricco (contenente vari personaggi da storie di Barks, Strobl, Bradbury, nonché Paperoga e Pico de Paperis), pubblicato in un volume olandese (Donald Duck 50 jaar in beeld). Interessante notare che, nello stesso volume, viene pubblicata la storia Buon compleanno, Paperino! (Rota, 1984), in cui zio Paperone e Nonna Papera sono fratelli (relazione peraltro mantenuta anche nell’albero genealogico citato poco sopra). Nonostante lo sforzo di includere tutti quei personaggi apparsi una sola volta sia lodevole e mostri certamente molta dedizione da parte degli autori, preferirei non prendere in considerazione questi alberi perché la loro portata non era molto ampia all’epoca e passerei direttamente a Don Rosa, che probabilmente non aveva alcuna idea della loro esistenza ed è giunto quindi alla stessa conclusione per conto suo.

La primissima connessione tra Coot e la famiglia dei paperi (Gans, 1970)

Come sappiamo, Rosa colloca Cornelius Coot come nonno di Nonna Papera e, siccome l’autore del Kentucky è conosciuto per essere sempre stato fedele al lavoro dell'Uomo dei Paperi, questa scelta potrebbe sembrare un po’ fuori luogo a primo impatto, ma credo che il suo ragionamento sia facilmente ricostruibile. Lo stesso Barks introduce infatti un cugino dei paperi chiamato Cuthbert Coot nella storia Paperino cow-boy (1945) e menziona un altro cugino Coot (forse lo stesso) in Paperino e le perle (1948). Perciò, il fatto che il cugino di Paperino ha lo stesso cognome del fondatore di Paperopoli ha probabilmente indotto Rosa a ritenerli imparentati in qualche modo, ma io credo si tratti di una prova troppo debole: Coot potrebbe semplicemente essere un cognome diffuso a Paperopoli. Questa relazione è stata comunque validata da alcuni autori successivi; in storie italiane post-Rosa, come ad esempio Paperino e la corsa al best-seller (Cordara/Barbucci, 1998), Zio Paperone e il gigante di Paperopoli (Panaro/Migheli, 2014), Paperino e il ritrovamento storico (Panaro/Urbano, 2017) e Paperinik e il cimelio del fondatore (Panaro/Soldati, 2019), viene esplicitamente asserito che Nonna Papera è nipote di Cornelius. E ancora la parentela (e dunque l’appartenenza di Nonna Papera alla famiglia Coot) è generalmente accettata tra fan e appassionati, al punto tale da essere considerata canonica nel recente reboot di DuckTales; ma, nonostante questo indirizzo sembri quindi essere affermato, ci sono un paio di indizi che potrebbero far cambiare idea e farlo apparire invece come una qualche sorta di fanfiction d’autore semi-ufficializzata.

Il cugino Cuthbert Coot (Barks, 1945)

Nella continuity italiana Cornelius Coot è accettato come nonno
di Nonna Papera (Cordara/Barbucci, 1998)

Innanzitutto, non esistono testimonianze a partire dalla data di creazione di Nonna Papera (1943) fino all’inizio della produzione donrosiana (fine anni ‘80/inizio anni ’90) dell’appartenenza dell’anziana papera alla famiglia Coot. Infatti, se non contiamo alcune storie italiane (come quella di Rota menzionata un paio di capoversi fa) in cui viene presentata come sorella di zio Paperone, è sempre stata considerata membro della famiglia Duck: in Il compleanno di Nonna Papera (?/Thomson, 1950), scopriamo infatti che il suo nome completo è Elviry Duck, cambiato poi in Abigail in Nonna Papera a Hollywood (Fallberg/McSavage, 1953) e Topolino e la ferrovia Toccaferro (Fallberg/Murry, 1955). Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: “aspetta un attimo, queste non sono delle vere prove, Duck potrebbe semplicemente essere il cognome che ha preso in seguito al matrimonio” e ciò certamente non contraddirebbe il lavoro di Rosa (semmai ne sarebbe a favore), ma, in Paperino e il tesoro di Barbabiforcuta (?/Alvarado, 1971), ci viene presentato Asa Duck, pro-pro-prozio di Nonna Papera. Il fatto che questo parente porti il cognome Duck e che Nonna Papera sembri essere orgogliosa descrivendolo come “uno dei primi cittadini di Paperopoli”, senza nemmeno menzionare l’esistenza di Cornelius (probabilmente sarebbe ancora più orgogliosa se fosse la nipote del fondatore della città), mi fa pensare che tale relazione sia infondata.

Nonna Papera si chiama Elviry Duck (?/Thomson, 1950)

Nonna Papera orgogliosa del suo pro-pro-prozio Asa Duck,
uno dei primi cittadini di Paperopoli (?/Alvarado, 1971)

Ma ci sono altri elementi che accrescono il dubbio. Innanzitutto, nella maggior parte delle storie a fumetti in cui appare (il database INDUCKS ne conta 21 già prima dell’avvento di Rosa nel 1987, ma ne trascura alcune in cui viene solamente menzionato), Cornelius è considerato da Paperino e famiglia solo un pioniere e non effettivamente un parente; per citare un esempio (pescato giusto a titolo dimostrativo tra le decine di usi analoghi di cui sopra): in Paperino e la "graande impresa" (Pezzin/De Vita, 1988), Paperino sospira pensando a “Cornelius Coot, l’eroico paperopolese!”, senza mai riferirsi a lui come un proprio antenato. Questa mancata parentela è resa ancora più evidente in The Red Duck (Anderson/Colomer Fonts, 1990): il nuovo vicino di casa di Paperino si vanta del fatto che un suo antenato è stato uno dei primi sindaci di Paperopoli, Paperino si innervosisce e vuole dimostrare che anche i suoi antenati sono stati importanti, ma non ne conosce nemmeno uno (cosa mi dici di un certo Cornelius Coot, fondatore di Paperopoli?), in qualche modo riesce a viaggiare nel tempo fino ai primordi della città per fare la conoscenza del suo antenato più (in)famoso, un certo pirata chiamato appunto the Red Duck. Sebbene mi sembri abbastanza chiaro ora che la famiglia dei paperi non discenda dai Coot (almeno non dal ramo di Cornelius), un indizio ancora più palese viene fornito nella più recente The New Year's Curse (McGreal, McGreal/Rota, 2015), in cui un flashback ci mostra proprio il fondatore della città alle prese con un suo sergente, tale Bridger Duck, vero antenato di Paperino (altri discendenti di Bridger sono menzionati nella stessa storia: Beauregard Duck, Casey Duck e Draper Duck).

Paperino si riferisce a Coot come "l'eroico paperopolese" (Pezzin/De Vita, 1988)

Paperino non conosce i propri antenati (Anderson/Colomer Fonts, 1990)

Cornelius Coot alle prese con il suo sergente Bridger Duck,
antenato di Paperino (McGreal, McGreal/Rota, 2015)

Quindi, l’intenzione di Barks di non avere Coot come un antenato dei paperi era certamente sottintesa e non esplicitata, ma è stata accettata da autori dopo di lui che l’hanno resa più evidente; come visto sopra: i paperi stessi non lo considerano mai un parente, Nonna Papera fa parte di un ramo della famiglia Duck, e ci sono evidenze di antenati di Paperino in vita ai tempi di Cornelius. Ma, se tutto questo ancora non fosse abbastanza, è possibile tracciare la vera discendenza di Cornelius Coot attraverso un minimo di ricerca. Tre eredi sono infatti presentati in altrettante storie:

  • In Archimede l’aggiustatore folle (Fallberg/Strobl, 1970), possiamo vedere Cornelia Coot (bis-bisnipote di Cornelius) mentre arriva a Paperopoli per rivivere le memorie dell’infanzia; mai viene menzionata una sua eventuale parentela con la famiglia dei paperi, e questo la dice lunga dal momento che anche Nonna Papera appare nella storia;
  • In Nuts On The Family Tree (?/Lopez Guardia, 1983), zio Paperone vorrebbe provare la propria discendenza da Cornelius Coot; alla fine della storia, però, non solo si scopre che il miliardario non ha nessun grado di parentela con il fondatore della città, ma vediamo anche un vero erede del pioniere: un maggiordomo di Paperone, chiamato “Johann” nella ristampa tedesca;
  • Il terzo vero parente viene proposto dall’autore italiano Carlo Chendi, grande ammiratore del lavoro di Barks, suo amico di penna per più di trent’anni (fin dal 1967), e il primo sceneggiatore in assoluto ad aver utilizzato il personaggio di Cornelius Coot — dopo Barks stesso — in Archimede Pitagorico e l’uomo medio (Chendi/Capitanio, 1961). Ebbene, in Zio Paperone mecenate per forza (Chendi/Cavazzano, 1993), il detective Umperio Bogarto scopre di discendere “per vie traverse” da Cornelius Coot. Per chi non fosse familiare con questo personaggio, basti sapere che appare in 89 storie tra il 1982 e il 2019 e mai viene menzionato un suo collegamento con la famiglia dei paperi.

Cornelia Coot (Fallberg/Strobl, 1970)


Il maggiordomo Johann discende da Coot (?/Lopez Guardia, 1983)

Umperio Bogarto discende "per vie traverse" da Cornelius Coot
(Chendi/Cavazzan
o, 1993)

In conclusione: Cornelius Coot è il fondatore di Paperopoli? Certamente sì. Anche se, volendo essere super completi e precisi, altri paperi hanno ricoperto in passato lo stesso ruolo: Dwight Duck in Foto-storia della grande tribù (?/Strobl, 1959), Zio Paperone (!) in Paperon de' Paperoni pioniere (Gregory/Strobl, 1960), Penwick Duck in Paperino dà lustro al clan (Lockman/Strobl, 1967), Don Pepito Paperon in Paperino e le pepite di don Pepito Paperon (Martina/Scala, 1977), Daniel Papero in Zio Paperone e la gloria... spicciola (Lockman/?, 1988) e Paperyn McPap in Paperino e i cugini di Ocopoli (Salvatori/Scala, 1996); queste possono però essere ovviamente considerate trascurabili eccezioni dal momento che Coot ha fatto più di 200 apparizioni considerando soltanto i fumetti (e non contando quindi cartoon e statue nei parchi tematici Disney) e, come i nipotini ricordano a Paperino in Paperino e il fondatore finanziario (Sisti/Leoni, 1995), “tutti sanno che Paperopoli è stata fondata da Cornelius Coot!” Il periodo in cui Cornelius avrebbe fondato Paperopoli è un altro argomento dibattuto poiché, nonostante la maggior parte degli autori (compreso Don Rosa) sia concorde a collocarlo all’interno del diciannovesimo secolo, alcune fonti come The Incredible Quest for Cooties (Kruse/de Jonge, 1991) sembrano invece farlo risalire a un tempo precedente (in questo specifico caso, addirittura al diciassettesimo secolo). Ma, aldilà di queste controversie, il punto qui è: Cornelius Coot è o non è nonno di Nonna Papera e quindi antenato di Paperino? La mia risposta, e spero di averla articolata in modo chiaro ed efficace, è naturalmente no. Come mostrato nel corso di questa ricerca, non ci sono indizi di ciò nella produzione di Barks e la maggior parte degli autori successivi a lui (ad eccezione di Rosa e altri ispirati al suo lavoro) ha evitato questa connessione, preferendo invece lasciare un alone di leggendarietà intorno a questo personaggio così tanto ammirato dai cittadini di Paperopoli (compreso Paperino), fornendo inoltre antenati alternativi coevi a Coot e veri discendenti del pioniere completamente estranei alla famiglia Duck.

"Tutti sanno che Paperopoli è stata fondata da Cornelius Coot!"
(Sisti/Leoni, 1995)

Questo post è una versione ampliata e corretta di un articolo scritto per la fanzine danese Rappet, le immagini pubblicate sono © Disney.

martedì 2 marzo 2021

I genitori di Rockerduck


Il titolo è abbastanza esplicativo e questo post potrebbe essere considerato un approfondimento di quella paginetta che ho recentemente scritto per la fanzine Picsou-Soir, che potete trovare in lingua francese a questo indirizzo. Per l'occasione, ho realizzato infatti un albero genealogico della famiglia Rockerduck, inserendo personaggi comparsi in una ventina di storie tra gli anni '70 del Novecento e gli anni '20 del Duemila. Qui, vorrei invece concentrarmi sugli ascendenti più diretti del miliardario, dal momento che non mi è stato possibile trattarne in maniera adeguata per ragioni di spazio.

Oggetto dei miei ultimi mesi di ricerca, la famiglia Rockerduck non è tanto ampia come quella del suo rivale, ma alcuni dei suoi membri sono personaggi che potrebbero essere ripresi e riutilizzati in maniera efficace dagli autori contemporanei. Il motivo per cui ho deciso di dedicare un intero post ai genitori del miliardario in bombetta è che questi sono l'unico elemento di contraddizione all'interno del suo albero genealogico, dal momento che ne esistono almeno tre versioni differenti.

La prima volta che se ne ha traccia risale al capitolo conclusivo di Storia e gloria della dinastia dei Paperi, una saga in otto episodi scritta da Guido Martina e pubblicata sul settimanale Topolino nel 1970. In Zio Paperone e l'oro del Klondike (Martina/Scarpa, 1970), siamo infatti testimoni del momento in cui il padre di Rockerduck (qui chiamato Pykerdock) incontra la propria anima gemella e se ne invaghisce. In questa storia, la madre del rivale di Paperone è rappresentata come una infermiera con i capelli azzurri e nulla possiamo estrarre sulla sua identità se non che Pykerdock la chiama affettuosamente "Ciccia".


Dopo questa prima apparizione, Martina mette nuovamente in scena un giovane padre di Rockerduck, questa volta attraverso un flashback, in Zio Paperone e l'ora del rimpianto (Martina/Chierchini, 1980). Nella storia, Paperone rimpiange infatti il giorno in cui aveva salvato la vita a un giovane sconosciuto, che in seguito scoprì essere il padre del suo concorrente e nemico.


In Il re di Copper Hill (Rosa, 1993), della fortunata Saga di Paperon de' Paperoni (1992-1994), l'autore statunitense ci presenta però dei nuovi genitori per il secondo papero più ricco di Paperopoli: Howard Rockerduck e consorte, una donna borghese e snob, di cui non ci è dato sapere altro.


Come accennavo in apertura, queste tre rappresentazioni sono tra loro contraddittorie, sia dal punto di vista dei nomi dei personaggi sia per quanto riguarda le ambientazioni storiche:

  • Pokerdyck e "Ciccia", secondo la versione del L'oro del Klondike, danno alla luce il piccolo Rockerduck nel 1897 e Paperone nasce contemporaneamente nello stesso ospedale;
  • Il padre di Rockerduck nel L'ora del rimpianto sembra avere più o meno l'età di Paperone nel Klondike e non abbiamo indizi sull'età di Rockerduck;
  • Nel 1884, Howard (già cercatore d'oro nel '49) è visibilmente più vecchio di Paperone, mentre Rockerduck è solo un bambino.

Lo scopo di questo post non è però trovare una soluzione univoca, anche perché ritengo poco interessante costringere ogni informazione dentro a spazi claustrofobici, ma semplicemente riportare i vari dati in maniera analitica. A onore del vero, potrei menzionare almeno un altro paio di apparizioni dei personaggi sopra citati.

La madre di Rockerduck è infatti visibile (nel design conferitole di Scarpa, ma coi capelli castani) nei ricordi del miliardario all'interno di The Great Egg Robbery (McGreal, McGreal/Cavazzano, 2020), ancora inedita in Italia.


Allo stesso modo, il personaggio di Howard Rockerduck compare (alle prese con il fratello Soames) in quello che attualmente è l'ultimo capitolo dei McDuck Journals dell'autore finlandese Kari Korhonen, anch'esso pubblicato nel 2020 e inedito nel nostro paese.


Ma, se vi lasciassi così, trascurerei un dettaglio interessante e personalmente credo che siano i dettagli a dare quel di più alle ricerche, rendendole curiose e complete. Quindi, per concludere, vi segnalo un'altra storia che ancora non è stata stampata in Italia, An Interview with Rockerduck (Åstrup/Andersen, 2016).

Si tratta di una brevissima storia di cinque pagine in cui il miliardario, intervistato, ripercorre le tappe della sua vita, raccontando di come è cresciuto in una famiglia raffinata e incline alle arti. Mi preme menzionarla qui poiché possiamo vedere, alle pareti dell'abitazione di Rockerduck, due ritratti raffiguranti i suoi genitori.


Interessante notare come, nei disegni di Andersen, i signori Rockerduck appaiano più anziani e aristocratici rispetto a qualsiasi versione precedente.

Siamo giunti al termine anche di questo viaggio nello scorso mezzo secolo di produzione internazionale di fumetti Disney, ma la passione che metto in queste ricerche non finisce qui. Vi aspetto quindi sull'Eco per future curiosità o approfondimenti.

© Disney per le immagini pubblicate.

domenica 28 febbraio 2021

Un Paperinik edulcorato

Tornare a pubblicare su un blog, nel 2021, mi fa un effetto strano. Negli ultimi anni la comunicazione si è rarefatta, asciugata: si leggono di sfuggita i titoli degli articoli su Facebook, tweet concisi e minimali, o addirittura si comunica per immagini (Instagram) o video (YouTube). Forse si ha minor tempo a disposizione o forse semplicemente minore attenzione da prestare, essendo quotidianamente bombardati da una miriade di informazioni spesso inutili.

Nel riprendere le redini dell'Eco del Mondo, oggi vorrei parlarvi di una particolarità che ha catturato la mia attenzione e mi ha lasciato sorpreso, soprattutto perché mai prima di ora ne avevo letto da qualche parte. Non è mia intenzione qui raccontare la fortunata vicenda editoriale di Paperinik, la sua nascita o l'evoluzione del suo carattere nel corso degli anni attraverso i diversi autori che ne hanno scritte le gesta; nonostante mi paiano tutti argomenti interessanti, sono stati trattati molte volte in passato e potete per esempio leggerne in maniera esaustiva qui o qui.

Ciò che invece è (almeno per me) del tutto inedito e curioso riguarda lo speciale trattamento che è stato riservato al diabolico vendicatore in Brasile, al momento delle prime pubblicazioni delle storie martiniane nel paese sudamericano. Vorrei quindi concentrarmi sulle prime due avventure, Paperinik il diabolico vendicatore (Martina/Carpi, 1969) e Paperinik alla riscossa (Martina/Scarpa, 1970), entrambe stampate in Brasile nel 1973, rispettivamente sul numero 27 e 28 dell'Almanaque Disney.

La trama delle due storie rimane pressoché identica nella pubblicazione oltreoceano, se eccettuiamo alcune censure come la birra della versione originale trasformata in una bevanda analcolica (con tanto di boccale ridisegnato), ma ciò che salta subito all'occhio del lettore più accorto sono le tavole finali dei due episodi, in entrambi i casi ridisegnate e fortemente modificate nei dialoghi.

Prendiamo ad esempio il diabolico vendicatore: nel finale come noi tutti lo conosciamo, Gastone viene ritenuto colpevole del furto ai danni di zio Paperone e Paperino sogghigna gettando le basi per la sua vendetta personale; nella versione brasiliana invece, Gastone viene scagionato e Paperino, pur facendola franca, non progetta piani malefici, ma anzi sembra pentirsi delle proprie azioni.



E, se questo vi sembra strano, vi consiglio di allacciare le cinture, perché le modifiche in Paperinik alla riscossa sono ancora più eclatanti e cambiano completamente il significato al racconto. Nella versione italiana, infatti, una volta accorso a Villa Rosa dopo avere umiliato Gastone, Paperino finge di parlare con il fantasma di Fantomius per restituire poi a zio Paperone gli incassi della serata, diventando così beniamino della famiglia.


Nella versione brasiliana, le cose vanno un po' diversamente: Paperino giunge sì a Villa Rosa e inizia a parlare con Fantomius, ma viene interrotto da Gastone. Il papero fortunato sostiene infatti di aver trovato il nascondiglio di Paperinik e il diario segreto di Fantomius, smaschera il cugino e lo costringe a confessare tutto (dall'errore nella consegna della vincita della lotteria alla complicità di Archimede Pitagorico). Paperino ormai all'angolo confessa anche di avere usato le car-can contro Gastone per poterlo impersonare al ballo e promette infine di non vestire mai più i panni del diabolico vendicatore.


Impressionante, vero? Il Paperino che vediamo in queste traduzioni è goffo, pentito, ben lungi dalla sua versione martiniana; mentre la fortuna non abbandona Gastone e lo fa trionfare, riportando la situazione alla normalità. Incuriosito da queste modifiche, mi sono messo in contatto con Primaggio Mantovi, all'epoca coordinatore del reparto creativo della Abril, la casa editrice che pubblicava i fumetti Disney in Brasile. Ciò che è emerso è che gli ordini delle modifiche da apportare provenivano dalla direzione della Abril, in quanto il comportamento di Paperinik trasgrediva le norme accettabili della casa editrice. Da qui l'edulcorato nel titolo di questo post.

Come dicevo in apertura, entrambe le storie sono state stampate in Brasile nel 1973, ma, al momento della loro pubblicazione nel paese sudamericano, Paperinik era già apparso in ben altre otto avventure in Italia. Vi starete chiedendo: sono mai state pubblicate in Brasile? Paperino ha quindi infranto la propria promessa ai parenti?

La risposta a entrambe le domande è sì, ma bisognerà aspettare qualche anno. Paperinik e la giustizia ultrasonica (Martina/De Vita, 1971) vede infatti la luce in Brasile sul numero 155 della testata Tio Patinhas, solo nel 1978.

Per l'occasione, vengono aggiunte due tavole riassuntive che riecheggiano quanto successo nelle prime due storie, ma la vera chicca (fondamentale a livello di continuity interna) è la seguente tavola:


Paperino organizza infatti un rinfresco a base di bibite corrette con car-can per far dimenticare ai parenti la sua doppia identità. Geniale!

Le successive pubblicazioni saranno più o meno fedeli ai testi di Martina anche se le trame verranno lievemente addolcite e verranno rimossi contenuti violenti (Paperino che rincorre i nipoti con il battipanni, Gastone che viene investito da un'ambulanza, ecc...)

Questo è quanto, ho deciso di scrivere il post perché appunto è stata una curiosità che mi ha lasciato stupito e affascinato e volevo rendere le stesse reazioni a qualche altro appassionato. Credo che sia un buon contributo per ricominciare a gestire il blog e farlo in maniera un pochino più professionale e approfondita rispetto al passato.

© Disney per le immagini pubblicate.

sabato 27 febbraio 2021

L'Eco del Mondo riprende le pubblicazioni?


Nel 2009, ho aperto il mio primo blog, trattava principalmente di ricerche sui fumetti Disney e analisi di personaggi secondari. Tuttavia, ho dovuto chiuderlo dopo qualche mese, siccome il sito che lo ospitava era costantemente sotto l'attacco di spammer e pubblicità invasive. Così, nel giugno del 2010, ho deciso di spostarmi su Splinder, una piattaforma molto in voga all'epoca, e questo ha segnato la nascita del Daily War Drum. Come i lettori più attenti sicuramente sanno, il nome proveniva direttamente da una delle prime avventure di Topolino (Editor-in-Grief, 1935), in cui il nostro protagonista si trovava a dirigere un quotidiano con lo stesso nome (in italiano: l'Eco del Mondo).

I primi post sul Daily erano essenzialmente importati dal precedente blog, ma ben presto ho cominciato ad arricchirlo con curiosità e interviste ad autori e artisti di fumetti conosciuti a livello internazionale. Soltanto nei primi nove mesi, erano disponibili sul sito chiacchierate con: Luciano Gatto, Massimo Fecchi, Michael Gilbert, Stefan Petrucha, Janet Gilbert, Kari Korhonen, Pat McGreal, Stephen deStefano, Cèsar Ferioli, Freddy Milton e Pat Block. E, in tutto questo, io avevo quattordici anni! 

Ma il post che sto scrivendo non mira a essere auto-celebrativo, la mia giovane età si rifletteva infatti in un inglese spesso ricco di imprecisioni ed errori grammaticali e su formule probabilmente mutuate da altre fonti più autorevoli, come il plurale maiestatis. Dettagli che riletti oggi mi fanno sorridere, ma anche mi mettono in una specie di imbarazzo rispetto alla presunzione che magari credevo di potermi permettere.

Dal 2011, il Daily è stato di nuovo trasferito, questa volta su Blogger. Alcuni post sono andati persi, ma le mie ricerche non si sono fermate; ho continuato a intervistare artisti (Primaggio Mantovi, Sergio Badino, José Massaroli, Daan Jippes) e ho ospitato con piacere alcuni scritti di altri appassionati e collezionisti, come Andrea Cara e Carlo Basso. Intanto però la vita proseguiva, nel 2013 ho compiuto diciotto anni e, tra scuola e altre passioni nascenti, ho deciso di lasciare da parte questo mondo per un po'. Mi sono dedicato allo studio, alla musica, ai miei racconti e questo ho continuato principalmente a fare negli ultimi anni.

In realtà, l'idea di riprendere in mano il blog mi stuzzica da qualche anno, ma il problema è che il Daily è da tempo inaccessibile. Ho provato a recuperarlo attraverso Google, ma non c'è modo di entrare nella mia vecchia casella di posta elettronica, nonostante stia provando a farlo dal 2017! Questo è il motivo del cambio di residenza e di nome (reso qui nella sua versione italiana), ma la traduzione del nome deve essere anche sintomo di una nuova direzione da intraprendere: ogni post che scriverò d'ora in avanti sarà esclusivamente in lingua italiana. Questo non tanto per il mio inglese, che fortunatamente è migliorato negli anni, ma perché ritengo poco utile scrivere alternatamente in diversi idiomi, siccome rischia soltanto di confondere e di rendere meno accessibile il contenuto delle mie ricerche.

Sull'Eco del Mondo, ho quindi copiato a uno a uno gli articoli precedentemente pubblicati sul Daily War Drum, riveduti e corretti per facilitarne così la lettura e la comprensione. Sono contento di poter finalmente proseguire questo cammino e vorrei chiudere questo post ripubblicando alcuni dei bellissimi omaggi che il blog ha ricevuto nel corso degli anni.









© Disney per la maggior parte dei personaggi delle immagini pubblicate, © Gilbert per Mr. Monster e © Mantovi per Sacarrolha.

lunedì 20 gennaio 2014

Interview with José Massaroli

Hola mis amigos!


Today I'm really excited to present you the interview I did with the great South-American artist last summer. It's been a pleasure for me and I hope you will enjoy the reading.

When did you first encounter the world of comics and when to did you decide to make comics yourself?

I was a very young child when my parents bought me comic books as Donald Duck or Billiken, a weekly magazine who brought many good European comics, including Arthur le Phantome and Argentine characters. As Pi-Pío or Pelopincho y Cachirula. Many years later, I found that Donald Duck cartoons that I liked, were what made Carl Barks, the greatest artist that I took as model when I had to draw Donald Duck for Egmont.

What kind of comics have you grown up with? I mean, what comics did you like reading when you were young?

As I got older, I liked to read comic adventures, including Johnny Hazard, Alley Oop, Tex Willer, made in Italy, Blake and Mortimer, Dan Cooper and Umpah pah, French, and the Argentine Misterix, Hora Cero, Frontera and the magazines of Editorial Columba; also Batman, of course, and other super heroes.

Do you consider comics as an art? What is, in your opinion, the "role" of comics in modern society?

Yes, comics are known as "the ninth art" and for me, it's true. It is a special combination of pictures and words that tell a story in a new way, Twenty Century own parallel to cinema. Great artists like Barks, Hector Oesterheld, Hugo Pratt, Alberto Breccia, Quino and Moebius, have created works of art that are as worth as the best literature, painting or film.

Are you self-taught or did you attend some art school? Who are the main artist you are inspired by?

I'm kind of self-taught, although when I was ten years old, I studied by correspondence (I lived in a small town, Villa Ramallo, distant 200 miles from Buenos Aires, Argentina, where I arrived just at 18 years), with Continental School School, which used many lessons of animator Preston Blair. When I arrived to Buenos I studied with great illustrators as Pablo Pereyra and Angel Borissof, but more than anything, I learned working as an assistant to a great cartoonist: Lito Fernández and from there, since the late '70s, publishing on my own. Years later, in 1995, I again had a great teacher, when Daniel Branca supervised me in my work for Egmont and revealed the secrets of the Barks style and his own, when I was able to start drawing comics of Donald Duck. If I have to choose an artist as the model that I followed throughout my career, that's Pratt.

Taking for example a story of Donald Duck: which is your usual method to build a page?

I read the script until I look like I've written myself and I seek some necessary documentation and study it. Then I sketch all the story once. From there, I take a page and draw it as best I can, then another page, etc. the next day, back on the pictures and I correct, retouch, improved everything I can. I keep well until the whole script is done, at which point do an overview of the entire comic, before handing it to the inker, which can be Raúl Barbero or Ruben Torreiro. When I get ink past work, back to reviewing, updating, correcting ink until I'm satisfied. For me, it is important to identify with the characters and feel their emotions, for to be able to interpret them properly. Many times, I am inspired by friends or people known to create the secondary characters.

How do you see the situation of comics in society nowadays? Will there be, in your opinion, a good future for them?

This is a very different time to when I started with comics. In my country are missing the big publishers who edited many magazines and comic artists should work for Europe or United States for the most part. Internet greatly facilitates the latter. A good thing is that one can develop his style and publish directly to the web, without the constraints imposed by large publishers houses. I don't know what will happen in the future. I see that cartoon motion is becoming Motion Comics and other things that do not interest me too much. For me, there is nothing better than pencil, paper, ink and black & white. Often excessive computer colored cover the drawing, it vanishes. There are many talented young people, no doubt, often published in book form, directly, without going through magazines. However there will always be comics, I think.

Which artists would you like to suggest reading?

Carl Barks is immortal, he is a master in everything he does and also I'm laughing out loud every time I read one of his stories. Branca was a great artist and his drawings also cause an irresistible grace. Other artists I like, in realistic style: Alberto Breccia, Dino Battaglia, Arturo del Castillo, Mike Mignola, Frank Robbins, Joe Kubert, Jack Kirby, some stuff of Frank Miller and the classics: Foster, Raymond, Cannif, and always, always, Hugo Pratt.

If you would like to add anything about yourself, your education or your career, you are free to do it.


I've drawn cartoons for Disney since 1991. Tale Spin, Rescue Rangers, Darkwing Duck, Bonkers, Mickey Mystery, etc.I like it. I drew Donald Duck for 15 years to Egmont. Recently, I was drawing some pages for Sanoma, from Netherlands. But that's not all: alsocultivated always realistic style. I have worked a lot in Argentina with that kind of comics and also to Italy and Britain. Not long ago I drew Savage Beauty for America. Lately I have been creating stories about Argentine historical themes, which I really like. I also made humorous stories with my own style, creating, for example, my character Orquídeo Maidana, a tango and Jorge luis Borges-inspired character for local magazines. I have 40 years doing comics and hope to continue doing what I enjoy another 40 years at least. While there are readers who love comics, like you and
the many followers of your blog, I will feel that I have new stories to tell and draw.It gives me much pleasure to answer these questions, because I love comics and also because they come from the region of Italy where my grandparent. Carlo Massaroli, were born: Bobbio, Piacenza. Thanks for reminding me of the beautiful places they come from!


Courtesy of José Massaroli for the images. (C) Disney.


lunedì 13 maggio 2013

Interview with Daan Jippes

Questa intervista con il grande artista olandese Daan Jippes è stata precedentemente pubblicata sul numero 21 della fanzine danese Rappet.

I'd like to start off asking you about your family (Siblings, parents...) and your beginnings as a cartoonist (how you “met” Disney...)

Both my parents are deceased. Dad at age 64 (so presently I have outgrown him); my mother at age 91. I have two sisters, living in south Australia. I`m still the "man in the middle", family-wise. Myself I have no children. And presently am single. (happily single!)
My first "encounter" with the Disney universe was an animated cartoon. "Polar Trappers"; in my local cinema, at age four. I hated Donald in there who was so mean at that little penguin! I shed tears actually, illustrative of the effectiveness of Disney`s work.
A year later I became mesmerized by the appearance of the Belgian Mickey Magazine weekly, which featured all the regular comic book material but also the more mature King Features strips!

Another year later Donald Duck weekly was launched in the Netherlands and I became a subscriber from the second issue on. From that time on I started to copy anything to my particular liking from those pages.

The selection I made of what was "worthy" of copying must`ve said something about my developing personality. 

Are you self-taught? By which great past artists are you inspired the most?

Yes, I "taught" myself to draw. Primarily and not unimportantly: also taught myself to observe. And to act out.. And to shape and design. And to judge..

All that comes into play when doing a comic strip. Of course a few favourite artists influenced my taste greatly. The "flair" in their work was decisive I believe.

Carl Barks and the earlier André Franquin (= pre-Gaston) played their major parts..; but also Raymond Macherot, Tibet, Floyd Gottfredson, Paul Murry, etc.. Morris ( Lucky Luke) .. oh.., too many to mention really!  

You drew all Carl Barks' scripts after his retirement including 24 Junior Woodchucks stories. Among these there is Life Savers, which stands out because the original Carl Barks' script appears to be lost. Is this the case, or did you have Barks' original layout script to draw it? 

There were a few Woodchucks`-scribbled scripts missing, that`s true. But these have surfaced since the time all the others were published in the Another Rainbow Carl Barks Library in the later 1980`s.

Among these Life Savers.

And later still King Scrooge the First. Since its creation having been in the possession of Del Connell who worked as art director at Western Publishing in Burbank in the 1970`s. 

In 2007, your version of Barks' The Pied Piper of Duckburg has been published . Barks only left the first three pages of it, how did you reconstruct the missing ones? What do you think about Rosa's version? 

As far as I remember there was NO clue to be found in those first three pages to build on for the rest of a potential "story". Apart from that "bridge over the Duckburg River" being mentioned, and to be spotted in panel 4, page 2, THAT I used as a key location for the business in the chain of events that MIGHT, eventually, encompass a "story"... ( a story with a splash ending, preferably, involving armies of rats, to be sure!).

I aimed for a plot that would accommodate lots of action.. Duck-plots SHOULD do so (I truly believe and have always done so) with fun-to-visualize physical stuff. After all, I consider the comic strips still to be a by-product of the cartoons of yore. (well, that`s how I was raised!).

And that`s where I differ from artists and writers like Don Rosa. His plot here, and the way he fleshed it out, is an example of his brand of "indoor-dialogy" continuity. 

What do you think about the Lo$ (The Life and Times of $crooge McDuck)? Does it reflect your vision of the Duck universe?

His "Life and Times of Scrooge Mc Duck"-saga is a bold endeavour to "complement" and fill in the blanks and gaps in Barks` Scrooge-oeuvre.

Grounded in a "concept" which suggests Barks`stories about the old miser are all logically and chronologically consistent.

Well, I really believe they were never MEANT to be that! So.. if I have a critique there, that`s where it`s to be found. 

What is, in your opinion the role of comics?
 
Comics have no "role". Their role is that they ARE. Are there to entertain. Most fail to do so, or do it only adequately. And that`s just fine. 

How do you see the comic books situation in Europe?

The comic book "situation"-you speak of- in Europe is that the "situation" is gasping for air. Anything goes in a situation like that. Anything is tried; anything is put to the test.

"Let`s see what sticks to the wall after it`s been thrown against it.", seems to be the publishers' mantra. A sign of a certain desperation. A commercial one in the first place. And without a commercial basis the desperation`s bound to persist. Until the whole business perishes. 

What are you working on at the moment?

I write and draw with continued pleasure under the expert guidance of editor Byron Erickson.. When I`m not supplied with scripts by John Lustig from the office, that is.

What could you tell us about your Havank? 

On HAVANK: after two album-adventures that project`s dead in the water. Though I`ve finished writing a third story I lack the time and funding to start drawing and coloring those 44-plus pages.


And here it is: the majestic Gedeone de' Paperoni drawn by Jippes for Rappet.


© Disney for Gedeone.