domenica 22 febbraio 2026

Come si fanno i fumetti Disney oggi (parte terza)

Nella terza puntata della nostra rubrica (ecco la prima e la seconda nel caso ve le foste perse), Ville Tanttu ci racconterà quali sono i suoi segreti per comporre una vignetta efficace. Buona lettura!

COME COSTRUIRE UNA VIGNETTA
di Ville Tanttu

Personalmente, tento di trovare una composizione che sia chiara e il più possibile di supporto alla storia; ragiono su quale dimensione sarebbe la migliore per descrivere l'azione e quali dettagli sarebbe importante mostrare affinché il lettore rimanga coinvolto nello svolgimento della trama. Nel fare ciò, provo a tenere a mente la sezione aurea e lo scavalcamento di campo, termini di narrazione visiva che ho imparato durante gli studi di animazione e sceneggiatura cinematografica all'Università di Scienze Applicate di Turku.

Quando utilizzo la sezione aurea, cerco di delineare il personaggio in modo che ci sia sempre spazio per il suo sguardo. Anche capire come evitare lo scavalcamento di campo (vale a dire come non superare la linea immaginaria di 180 gradi su cui sono posti gli "attori") è importante, per esempio in scene di dialogo. Le immagini che seguono la precedente devono essere studiate in modo che il lettore non abbia l'impressione che i personaggi si siano scambiati di posto improvvisamente, come se la vignetta fosse specchiata.


In Surprising recycling, c'è un esempio dell'uso della sezione aurea in una vignetta. Pippo è posizionato nel primo terzo della vignetta, ma la direzione dei suoi occhi e la parte anteriore dell'auto puntano nella direzione dove è rimasto dello spazio vuoto per indicare la direzione del loro movimento successivo.


Nella prima storia che ho disegnato, Portefeuille aan touwtje, il mio editor ha corretto la disposizione degli elementi in modo che la banconota fosse più in evidenza, essendo centrale per la gag.

Trovo sempre affascinante quando un mio racconto viene disegnato da un illustratore con più esperienza di me. È illuminante vedere come un professionista esperto di narrazione visiva possa scegliere un'angolazione migliore di quella che avevo immaginato. Energy problems, che ho realizzato con il mio co-sceneggiatore Aki Veikkolainen, è stata disegnata dal talentuoso Miguel Fernández Martinez, le cui storie leggevo da bambino!


L'artista ha giustamente modificato la struttura della vignetta in modo che il lettore potesse notare un'alta pila di batterie per auto dal punto di vista di Paperone e Paperino. In questo modo, la direzione della prossima azione dei personaggi è evidenziata meglio.

Studio costantemente la narrazione visiva immergendomi nella composizione degli altri illustratori e provo di volta in volta a migliorare la costruzione delle mie vignette. Ci riuscirò? Ai posteri l'ardua sentenza!

© Disney per le immagini pubblicate.

martedì 10 febbraio 2026

70 anni di gamberi in salmì!

Esattamente 70 anni fa, vedeva la luce sulle pagine dell'allora quindicinale Topolino Paperino e i gamberi in salmì, la prima storia Disney realizzata interamente da quel grande artista di Romano Scarpa, testi e disegni.


Già perfettamente a suo agio con trame mystery e inquadrature di matrice cinematografica, che diventeranno presto suo segno distintivo, il Maestro veneziano introduce qui la sua primissima creazione originale, un integerrimo giornalista, zio di Paperino, che risponde al nome di Gedeone de' Paperoni. Per chi volesse recuperarsi le sue apparizioni fumettistiche, i retroscena e tutto quello che si può umanamente sapere sul personaggio, rimando a questo testo, in cui ne ho discusso ampiamente. Nel post odierno, invece, per festeggiare un compleanno così importante, condividerò illustrazioni inedite che ho chiesto negli anni a diversi artisti disneyani.


Per quanto non propriamente inedito, desidero aprire le danze con questo ritratto a cura del genio olandese Daan Jippes, datato 2012, pubblicato originariamente sulla copertina del ventunesimo numero della fanzine danese Rappet. Purtroppo, è l'unico tra quelli che vedrete oggi di cui non possiedo l'originale, finito nelle mani di un collezionista molto geloso.


Facciamo un salto temporale di una decina di anni. È il febbraio 2023 e chiedo al bolognese Francesco Guerrini una scena particolare: un giovane Paperino alle prese con lo zio Gedeone e Lyla Lay di Canale 00. Devo dire che apprezzo davvero tanto la sua interpretazione.


Ottobre 2024: è la volta del grandissimo Massimo Fecchi, che omaggia in maniera romantica e stilisticamente ineccepibile la storia d'esordio di Scarpa, "colpevole" di avere acceso la sua immaginazione da bambino.


In occasione di Torino Comics, nell'aprile 2025, tocca a Corrado Mastantuono immaginare un giovane Donald alle dipendenze di un esigente Gedeone. Direi che il risultato è magistrale.


Del disegno di Wanda Gattino, realizzato in digitale in occasione dei quindici anni del blog, ho già scritto nell'apposito spazio. In questa sede, mi limiterò a dire che lo trovo molto godibile e che sono contento che esista.


Chiudono la carrellata una bella vignetta inviata virtualmente all'Eco dal lettore Gerardo Maiocchi (complimenti!) e il mio augurio che un personaggio così interessante e piacevole da vedere possa comparire presto in nuove avventure... siete d'accordo?

© Disney per i personaggi raffigurati nelle immagini pubblicate.

sabato 24 gennaio 2026

Chi ha fondato Topolinia? (parte seconda)

Il pubblico di vecchia data del blog (che ringrazio per essermi stato fedele in questi anni) forse ricorderà un articolo del 2021 in cui indagavo l'identità del fondatore di Topolinia, per poi riconoscerne tre principali: Harvey Esploribus, Toponio McRatt e Geremia Ratt, rispettivamente da Topolino e la scia delle torpedini (Figus/Valussi, 1987), Minni e il naufragio spaziale (Russo/Mottura, 1995) e Topolino e l'effetto trasmutatore (Panaro/Di Vita, 1995). Tra loro, McRatt risulta sicuramente essere il più oscuro dal momento che la sua storia è apparsa originariamente su Minni & Company e non sul settimanale Topolino. Infatti, se gli altri nomi restituiscono risultati sul web (e si tenga a mente che Ratt è stato poi citato in altre storie), Toponio McRatt è completamente ignoto ai motori di ricerca.


Ma perché tornare sul tema dopo quasi un lustro? Ci sono per caso novità? Ebbene, amici lettori (come potrebbe apostrofarvi qualche sceneggiatore in didascalie per nulla petulanti e del tutto necessarie), la risposta al quesito è un sonoro sì, e proviene da un amico del blog parecchio attento e rigoroso alla filologia disneyana: Francesco Vacca (a questo link, una interessante chiacchierata che abbiamo avuto un paio di anni fa).

Contese importanti a Topolinia

Pubblicata solo pochi giorni fa su Topolino 3661, Topolino e il mistero del fondatore (Vacca/Mazzarello, 2026), promette di fare chiarezza una volta per tutte sulla questione e di rivelare in maniera definitiva le generalità del pioniere responsabile della fondazione dell'urbe calisotiana. Come ci si poteva attendere, l'autore non manca di mostrare fedeltà alle varie fonti e mette in scena un dibattito che vuole i cittadini divisi nell'accreditare il gesto a Esploribus o a Ratt. Inoltre, così come aveva fatto il buon Luca Boschi (che giusto la settimana scorsa avrebbe compiuto settant'anni) con Carolambo Drake, Vacca ci mostra per la prima volta gli odierni discendenti dei due: Astianatte Esploribus e Gemabondo Ratt, decisi a dimostrare la propria verità con ogni possibile mezzo.

I discendenti dei fondatori

Ci sono poi riferimenti alla Tabasco Bay di Topolino e il festival dei bucanieri (Fallberg/Murry, 1956), alla Spavent City di Topolino imperatore della Calidornia (Scarpa, 1961), una data ufficiale della fondazione (22 aprile 1881), e anche il recupero di un personaggio sfortunatamente non molto ricordato: l'antiquario Nataniele Ragnatele. Conoscendo la cultura e la passione dello sceneggiatore, un tale desiderio di sincretismo non sorprende: si pensi a storie come Topolino e l'anomalia concentrica (Vacca/Mazzarello, 2022), in cui ha fatto convivere Uma (da Casty), Marlin (da Concina) e la Spia Poeta (da Walsh); Paperino e il caso zero (Vacca/Cugliari, 2025), in cui ha scontrato Cavillo Busillis (da Scarpa; seguito da una inedita nipote, Arringa) con Red Duckan (da Gervasio) e Sharky (da Barks); o ancora alla corale Topolino e il pianeta ramingo (Vacca/Casty, 2022), in cui si è divertito a inserire tutti i character che gli venissero in mente (purché, ovviamente, funzionali al racconto).

Un simpatico e apprezzato omaggio

E se pensate che sia finita qui... beh, vi sbagliate! Chi mai potrebbe essere interessato a scoprire chi ha fondato Topolinia più di chi si è già occupato dell'argomento? In quello che considero un omaggio per la nostra conoscenza e reciproca stima, nel rappresentare alcuni giornalisti, l'autore ne delinea uno in particolare, che non poteva che scrivere per... l'Eco del Mondo!

Il giornalista dell'Eco raffigurato dall'ottimo Mazzarello vanta un ciuffo tintiniano

© Disney per le immagini pubblicate.

lunedì 12 gennaio 2026

Hey, Daisy! Whatever happened to Der Donaldist?

Chi segue queste pagine da un po' di tempo non avrà problemi a comprendere il titolo del post odierno, ma cercherò di fare una panoramica dell'argomento per i nuovi arrivati. Fondato da Hans von Storch nel 1976, Der Hamburger Donaldist è il titolo di una delle prime fanzine donaldiste, vale a dire dedicate alla ricerca e allo studio di personaggi e autori disneyani, che diventa presto voce ufficiale dell'associazione culturale D.O.N.A.L.D., istituita dallo stesso von Storch l'anno seguente.

Paperino legge Der Donaldist in un'illustrazione di Ulrich Schröder (1985)

Sebbene sia in parte "debitrice" di riviste amatoriali precedenti, come la norvegese Donaldisten o la danese Carl Barks & Co., di cui ripropone alcuni articoli e immagini, Der Hamburger Donaldist ci mette poco tempo a raggiungere un'identità solida e a raccogliere un buon numero di studiosi e creativi nel progetto. Vengono analizzati scrupolosamente argomenti interni alle storie, le relazioni tra i personaggi, le dinamiche di Paperopoli; ci si chiede quali siano i principi che regolano questa nuova branca del sapere; si intervistano artisti fondamentali, quali Tony Strobl e Jack Bradbury; e c'è spazio per tanti, tanti disegni originali interessantissimi (si vedano alcuni esempi qui sotto).

Copertina del numero 16 (1979), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 18 (1979), a cura di Tony Strobl (inchiostri di Volker Reiche)

Copertina del numero 23 (1980), a cura di Thomas Geissmann

Immagine pubblicitaria di un congresso dell'associazione, a cura di Volker Reiche (1980)

Copertina del numero 27 (1980), a cura di Jörg Drühl

Copertina del numero 31 (1981), a cura di Thomas Geissmann

Copertina del numero 38 (1982), a cura di Luca Boschi

Copertina del numero 46 (1984), a cura di Ulrich Schröder

Copertina doppia del numero 51 (1985), ultimo numero del Der Hamburger Donaldist, a cura di artisti vari

Nel 1985, Der Hamburger Donaldist cessa le pubblicazioni e lascia il passo a Der Donaldist, che ne prosegue la numerazione portandone avanti lo spirito e le ricerche. Nonostante il cambio di titolo, gli autori e gli artisti coinvolti rimangono pressoché i medesimi e la qualità dei contenuti e delle copertine non cala affatto, come dimostrato dalla selezione che segue.

Copertina del numero 52 (1985), primo numero di Der Donaldist, a cura di Jan Gulbransson

Copertina del numero 72 (1990), a cura di Uwe Schildmeier

Copertina del numero 82 (1992), a cura di Marco Rota

Copertina del numero 87 (1994), a cura di Jan Gulbransson

I primi cedimenti iniziano a manifestarsi con l'arrivo del nuovo millennio: copertine spoglie che sono sempre più spesso vignette riciclate su sfondi monocromatici o rivisitazioni poco ispirate (che mi rifiuto di condividere, ma che potete osservare a vostro rischio e pericolo su INDUCKS) e totale assenza di disegni originali all'interno della rivista... siamo molto lontani dalla geniale fantasia degli esempi che abbiamo visto sinora, salvo alcune rarissime eccezioni, come nel caso dei numeri 146 e 151, che bene o male non fanno rimpiangere più di tanto i tempi andati (complici gli artisti veterani in questione).

Copertina del numero 146 (2014), a cura di Ulrich Schröder

Copertina del numero 151 (2017), a cura di Jan Gulbransson
  
Perché dovrebbe interessarci il calo di qualità delle copertine di una pubblicazione gestita da quelli che sono essenzialmente fan e che ha un bacino di utenza irrisorio? Innanzitutto, Der Donaldist è la più longeva fanzine donaldista ancora in attività (e festeggerà ben mezzo secolo proprio quest'anno!), quasi raggiunta solamente dalla svedese NAFS(k)uriren, distribuita, ancorché in maniera molto più casuale e "rilassata", dal 1977. Inoltre, se anche è innegabilmente gestita da fan (e si badi che lo è sempre stata), ha ospitato negli anni decine di nomi di tutto rispetto, come (oltre a quelli già citati) Luciano Bottaro, Bob Foster, Daan Jippes, Freddy Milton, Don Rosa, e così via... Per queste ragioni, per quanto una lontana e modesta realtà, credo dovrebbe difendere con orgoglio la propria identità, celebrandola, senza lasciarsi andare.

Simpatica illustrazione realizzata da Marco Rota per una rubrica della fanzine (1991)

Ma non è tutto qui. Tempo fa, un collaboratore dell'associazione D.O.N.A.L.D. (di cui non paleso l'identità per questioni di privacy) mi ha confidato la propria perplessità e preoccupazioni per la direzione che sta prendendo nei tempi più recenti la rivista, mostrandomi le ultime copertine, realizzate in maniera più che evidente con l'ausilio di intelligenza artificiale. Ora, prima di dare vita a un dibattito che non troverebbe in queste righe la sua ideale sede, non è mia intenzione puntare il dito o accusare o ancora ergermi su un piano etico superiore, e chiedo scusa se così dovesse sembrare: io personalmente non faccio uso di questi strumenti, ma ne riconosco la potenziale utilità e non li condanno in toto. In ogni caso, quello che mi interessa nella specifica occasione e che mi dispiace maggiormente è vedere certi risultati infelici e "poveri", specialmente se comparati a quanto vi ho mostrato fino a questo momento. I gusti sono gusti? Certo, ma ritengo che ciò che denuncio sia oggettivamente riscontrabile. Di seguito, le copertine degli ultimi due numeri della fanzine.

Copertina del numero 169 (2025), a cura di ???

Copertina del numero 170 (2025), a cura di ???

L'ultima in particolare è, a mio avviso, piuttosto deludente: un po' per la poco riuscita consistenza "plastilinosa" dei personaggi (che è ovviamente voluta, vista la presenza di Feathers McGraw), ma più che altro per il volto sbagliato di Gastone e di Nonna "Papera", che senza alcun motivo è raffigurata come umana (e non penso che ciò sia voluto). Gli indici presenti sul database INDUCKS, compilati personalmente dall'attuale direttore dell'associazione, il signor Karsten Bracker, ci informano che il responsabile di queste immagini sarebbe un certo "DonArt", già accreditato come fautore della copertina del numero 147: un dettaglio di una vignetta di Carl Barks a cui era stato semplicemente applicato un comune effetto preimpostato attraverso un qualsiasi programma di editing o applicazione...

Copertina del numero 147 (2014), a cura di ???

Siccome non penso che al mondo manchino disegnatori validi che potrebbero offrire lavori ben più dignitosi (con tutto il rispetto per "DonArt" e per gli altri illustratori degli ultimi anni), e anzi con il diffondersi dei social mi pare che sia anche piuttosto semplice scovarne, ci tengo a lanciare un appello a Der Donaldist affinché possa guardarsi attorno e affidare a loro le prossime copertine. Mi rendo conto che non si tratta di una questione da prima pagina di politica estera, ma nel mio piccolo sono abbastanza rammaricato nel constatare il declino di una testata con così tanta storia e prestigio alle spalle e vorrei essere fiducioso sul suo futuro, sperando che possa riconoscere le criticità che ho provato a evidenziare e l’impietoso confronto con il passato, e che possa correre ai ripari coinvolgendo artisti degni di questo titolo.

© Disney per la maggior parte dei personaggi presenti nelle immagini pubblicate.
Si ringrazia ancora una volta Hans von Storch per avere messo a disposizione l'archivio del Der Hamburger Donaldist.