Sono le sette di mattina di domenica e mi ritrovo a scrivere un post che non avevo previsto. A dire il vero, non lo avrei potuto prevedere nemmeno volendo, perché la notizia a cui fa riferimento è freschissima, e sono certo di essere il primo a diffonderla via web. E un po' mi dispiace di farlo. In primo luogo, perché ciò significa rimandare ancora una volta la terza parte della rubrica su come si fanno i fumetti Disney oggi (qui la prima, qui la seconda) e, secondariamente, perché non sono così certo di riuscire a diffonderla in maniera equilibrata e oggettiva, essendone in qualche modo coinvolto, e l'assenza di sonno probabilmente non aiuta. Ma bando alle ciance e tuffiamoci nel merito.
Sapete perché, negli ultimi decenni almeno, nessun autore ha mai sentito l'esigenza di concepire una storia in cui si indagasse la paternità della fondazione delle Giovani Marmotte? La risposta, per quanto banale possa sembrare, è: perché lo sanno già tutti. Sarebbe bastato leggere la famosissima Saga di Paperon de' Paperoni o un'altra manciata di storie di Don Rosa per ricavare una tale informazione. Clinton Coot, figlio di Cornelius e padre di Nonna Papera, ha istituito il corpo dei Junior Woodchucks, caso chiuso! Si tratta di un fatto ribadito in seguito in diverse produzioni internazionali: quella italiana, come dimostrano titoli quali Le Giovani Marmotte in: Occhio al manuale! (Vacca/Ferracina, 2022) o Newton Pitagorico e il questionabile Que (Malgeri, 2023); quella danese, come ripetuto in Le ragazze di Gertrude Folaga (Korhonen, 2023); quella olandese, come riportato in questi tre testi illustrati (2024); e addirittura quella televisiva, come ci informa la serie DuckTales (Disney XD 2017, 2020-2021; Disney Channel 2018-2019).
Perché mai qualcuno avrebbe dovuto investigare un argomento su cui non c'è nulla da investigare? Ecco, questa è una domanda che, se avessi a disposizione la vasca da bagno/macchina del tempo di Archimede Pitagorico, vorrei porre al Simone Cavazzuti di qualche anno fa. Nell'aprile del 2021, infatti, dopo appena due mesi dalla riapertura di questo blog, vi pubblicavo un articolo intitolato "Chi ha fondato le Giovani Marmotte?" Una domanda all'apparenza sciocca, come si diceva sopra, ma che in realtà nascondeva alcune contraddizioni. Vedete, in diverse storie statunitensi pubblicate prima dell'esordio di Don Rosa, venivano menzionati o mostrati fondatori altri. Nel mio post, li andavo a catalogare, inserendo immagini relative, descrizioni e riferimenti delle storie di appartenenza. Un lavoro che non richiede molto tempo di lettura, ma che sicuramente non è stato ideato e realizzato in pochi minuti, come per magia. Forse, questo non risulta chiaro dai miei articoli, visto che cerco di renderli sempre fluidi e scorrevoli, ma quello che c'è dietro richiede davvero mesi o, in alcuni casi, anche anni. Tanto per cominciare, le storie non si sono lette da sole. E non mi riferisco solo alla ventina di storie effettivamente menzionate nel caso specifico, ma anche alle centinaia di altre che ho dovuto consultare per verificare che non vi fossero altri fondatori anche solo citati per sbaglio da un personaggio secondario voltato di spalle in un'unica vignetta. Il reperimento delle giuste vignette e i vari ritagli e modifiche che vi apporto ogni volta personalmente sarebbero un altro tassello da prendere in considerazione, e non ultima la stesura del post...
Ma perché tediarvi con i dettagli di come gestisco il mio blog? Per lamentarmene forse? Assolutamente no. L'Eco del Mondo è per me motivo di orgoglio e non potrei esserne più soddisfatto. Tutto il tempo che ci investo è a titolo 100% gratuito (e mi chiedo in quanti al mio posto avrebbero il desiderio di starci dietro) e continuo a farlo volentieri perché lo considero un importante archivio di informazioni e immagini altrimenti introvabili. Come stanno allora le cose? Con chi "ce l'ho"? A chi è rivolto il titolo di questo articolo? Ebbene, il quarto numero di quest'anno del tedesco Micky Maus, distribuito in data 30 gennaio (l'altro ieri!), è incentrato sulle Giovani Marmotte e sulla sua copertina aleggia la scritta "Der Ursprung des Fähnleins!" ("L'origine delle Marmotte!")
Il piatto forte della rivista è rappresentato dall'inedita Der Jahrestag (Jensen/Gattino, 2026), una storia ambientata durante l'anniversario delle GM. Tuttavia, i giovani esploratori (compresi Qui, Quo e Qua) sono in disaccordo sull'identità del fondatore: chi propende per Clinton Coot, chi per Cyrus P. Woodchuck e chi per Woodrow C. Woodchuck, con tanto di riferimenti espliciti alle storie in cui erano stati menzionati! I tre nipotini di Paperino sono ufficialmente incaricati di scoprire come sono andate realmente le cose e, non per fare spoiler, le cose sono andate esattamente come avevo ipotizzato sul finale dell'articolo del 2021, con tanto di esplicitazione visiva del momento in cui Cornelius Coot consegna al figlio e ai suoi sodali il volume da cui sarebbe stato tratto il celebre manuale.
Tralasciando i bellissimi disegni di Gattino, su cui non ho niente da dire, la storia non sarebbe male se non fosse poco più che un adattamento a fumetti della mia ricerca. Il pretesto con cui è stato inserito il dubbio sembra funzionale, ma ripensandoci non mi convince. Non trovo coerente con le altre storie menzionate il fatto che nessuno sappia chi sia il vero fondatore e che si debba ricorrere a una ricerca (piuttosto sbrigativa) per capire una cosa, passatemi il termine, banale. Con tutto il rispetto che posso nutrire nei confronti dell'autore, che in passato ho stimato per avere spesso recuperato personaggi oscuri e dimenticati, non mi è poi possibile credere a una coincidenza. A una sua curiosità parallela completamente indipendente dalla mia. In tutta onestà, pur vagliando ipotesi e cercando mentalmente qualsiasi tipo di giustificazione, non mi è possibile credere che questa storia sarebbe mai esistita se non mi fossi preso la briga di leggere centinaia di storie sulle Giovani Marmotte e scriverne qui, selezionando vignette che sono state riprese pari pari, e che vi metto qui sotto a confronto. Mi sembra anche che, evidentemente alla base dell'idea, siano state inserite un po' così, in maniera non ben amalgamata, come se fossero l'unico punto incisivo del racconto, mentre tutto il resto l'ho percepito come piuttosto evitabile.
Quando, in chiusura del post, scrivevo "Questo ultimo tassello ci permette di dare un senso al tutto trovando un punto di incontro nuovo ed interessante che mi auguro possa essere preso in considerazione da chi si occuperà in futuro di trattare l'argomento", era da intendersi come un "mi auguro si possa partire da qui per generare qualcosa di nuovo creativamente" e non come "mi auguro che qualcuno legga questo articolo e prenda appunti per buttare le informazioni in una storia così come sono".
Non lo so, forse sembro troppo severo, ma credo che questo dimostri quanto io ci tenga, quanto mi importi. E qui mi ricollego al tempo che decido volontariamente di dedicare a queste ricerche, in nome della passione più pura. Al posto mio, forse qualcuno si sentirebbe onorato di avere ispirato una storia illustrata da un grande artista, e in effetti lo sono, ma la totale assenza di riconoscimenti nonostante questa ispirazione sia evidente mi rammarica e oscura il resto.
Sono ormai trascorse due ore dalla scrittura della prima riga di questo post e, per chiudere almeno su una nota positiva, ne approfitto per condividere nuovamente la meravigliosa illustrazione di Adrien Miqueu, ufficialmente stimolata dal mio testo, pubblicata la scorsa estate come copertina della fanzine danese Rappet.
© Disney per le immagini pubblicate.






