martedì 3 luglio 2012

Intervista a Sergio Badino - In viaggio tra narrazione e scrittura creativa

Sergio Badino è un giovane sceneggiatore che da circa dieci anni collabora con The Walt Disney Company Italia e che da tempo, si fa per dire, immemore, tiene un corso di sceneggiatura chiamato "Professione Sceneggiatore". In occasione dell'imminente pubblicazione del suo libro mi è stato possibile avere una breve, ma intensa, chiacchierata con lui. Per novità e aggiornamenti su Sergio è possibile seguirlo sul blog supplemento del libro: http://blog.komix.it/professionesceneggiatore/.


- Quando è avvenuto il tuo primo contatto con il mondo dei fumetti (come lettore) e quando invece hai deciso di intraprendere una carriera da sceneggiatore?

Ho sempre letto fumetti, fin da piccolissimo, quindi non saprei dirti il momento esatto. Però ero davvero giovane! Da sceneggiatore direi nel 2001, quando sono uscite le prime cose su Topolino. Avevo 22 anni e da poco avevo scoperto il mondo professionale della sceneggiatura, ma ero piuttosto sicuro che mi sarebbe piaciuto frequentarlo stabilmente.

- Qual è secondo te il ruolo del fumetto nella "società"? Didattico? D'intrattenimento, etc...?

Penso che, come per ogni altro mezzo di comunicazione, il ruolo del fumetto sia prima di tutto quello di raccontare storie. È questo quel che si chiede anche alla letteratura, al cinema e a tutti gli altri media. Tutti, fin da quando siamo piccoli, amiamo leggere o ascoltare storie e il fumetto deve fare esattamente questo. Se poi una storia a fumetti ha anche un sottotesto, allora tanto meglio, ma l’intento didattico non deve essere il primo impulso di un narratore. Poi certo, se si vanno a indagare i motivi per cui un autore ha scritto la tale storia, allora affiorano le tematiche.

- Le tue prime storie Disney (stiamo parlando di una decina di anni fa) erano prevalentemente tavole autoconclusive. Scelta tua o scelta dei "piani alti"?

Le primissime, quelle di Paperoga vigile, furono una scelta mia. Le scrissi, insieme a un paio di soggetti, per propormi e poi le presero. La seconda serie, quella sui congegni di Paperinik, fu una richiesta della redazione.

- Come giudichi il tuo lavoro alla Walt Disney Company Italia? Esperienza interessante? Qualche nuova chicca in cantiere?

Sicuramente un’esperienza interessante, da cui ho appreso moltissimo. Ho dedicato e dedico ai personaggi Disney (così come a ogni altro che mi trovo ad affrontare) impegno e passione. Sono al lavoro su un soggetto, al momento, ma è un po’ presto per parlarne!

- Progetti extra-Disney imminenti? Come procedono i corsi di sceneggiatura?

Da qualche anno collaboro anche con la Bonelli, sono nello staff di autori di Martin Mystère, a cui tra l’altro faccio gli auguri perché quest’anno compie trent’anni di vita in edicola. In questi giorni sto scrivendo una sceneggiatura del Detective dell’Impossibile. A settembre esce la seconda edizione riveduta e ampliata del mio libro Professione Sceneggiatore, che avrà come sottotitolo In viaggio tra narrazione e scrittura creativa. La prefazione sarà di Maurizio Nichetti, ma in calce al libro ho voluto ripubblicare anche la prefazione alla prima edizione, scritta dal grande Sergio Bonelli. Sempre a settembre apre StudioStorie la mia scuola di storytelling, sceneggiatura e scrittura. La sede sarà a Genova, il sito ufficiale, in aggiornamento, è www.studiostorie.com. Cominciamo con un corso serale su come si costruisce una trama, ma sono in programma anche laboratori speciali per chi viene da fuori città.

- Ti andrebbe, per gioco, di scrivere un soggetto minimo (proprio due righe, il più abbozzato possibile) in esclusiva per il blog? A te la scelta dei personaggi e delle ambientazioni.

Vuoi un soggetto Disney? Che ne dici di questo? Lo scrissi qualche anno fa, ma la storia non si fece. Non è un vero soggetto, è più che altro un teaser…

Anni fa Paperone trovò Eldorado insieme a un antico rivale: promise di non sfruttare la scoperta e di preservarla dal mondo esterno, ma ora anche Rockerduck è sulle tracce della mitica città! Per evitare che la promessa diventi vana, allo zione non resta che rintracciare il papero con cui strinse il patto: Cuordipietra Famedoro! Ma siamo sicuri che il ricco boero sia sempre della stessa idea? Ammesso che lo sia mai stato!

A presto!

mercoledì 9 maggio 2012

Il fratello di zio Paperone

Ok, so a cosa starete pensando, zio Paperone ha almeno tre fratelli (escluse Ortensia e Matilda): GedeoneRumpus McFowl e un fratello gemello da questa storia.

Mentre gli altri due sono più o meno fratellastri e nati decenni dopo rispetto al nostro Scrooge, Paperone "Mani Buche" de' Paperoni (il gemello) è l'unico ad averne la stessa età.

Tutto questo per dire che ho scoperto una striscia di Al Taliaferro degli anni '60, nella quale Nonna Papera (?) cita un fratello di Paperone. Che si tratti del vecchio "Mani Buche"?


Ai posteri l'ardua sentenza!

[Aggiornamento 11/08/2022]:
Come già sostenevo dieci anni fa, Rumpus dovrebbe sicuramente essere escluso dagli indiziati, dal momento che non è cresciuto come fratello di Paperone, ma come suo cugino. Nonna Papera potrebbe però fare riferimento a Gedeone, siccome nessuna delle storie in cui appare lascia a intendere che si tratti di un "fratellastro" di Scrooge o che gli sia nato "decenni dopo", come erroneamente riportavo.

L'immagine pubblicata è © Disney.

mercoledì 15 febbraio 2012

Intervista a Primaggio Mantovi

Primaggio Mantovi nasce a Genova il 18 gennaio del 1945 e, all'età di nove anni, si trasferisce assieme alla famiglia a San Paolo (Brasile), dove tuttora risiede e lavora. Negli anni '70, inizia a disegnare fumetti Disney per la casa editrice brasiliana Abril e, quasi contemporaneamente,  crea il personaggio Sacarrolha, un simpatico clown.


Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo dei fumetti?

P – Credo che sia stato l' influenza di mio fratello (oppure, um difetto di nascita! Eh, eh!), lettore appassionato di Topolino, Tex, Pecos Bill, Il Monello, Albi D'oro, e altri giornalini italiani degli anni 1950.


Come hai "incontrato" il mondo Disney?

P - Sicuramente, per mezzo di Topolino, Paperino e i cartoni animati, come Pinocchio, Dumbo, Bambi e, principalmente, Peter Pan, l' ultimo che ho visto in Italia (nel giorno di Natale), prima di venire in Brasile (1954)


Che tipo di storie preferisci disegnare?

P - Oggi il mio stile preferito è l'umoristico, però all'inizio facevo fumetti di cowboy (sceneggiatura, disegni e inchiostrazione). Nel 1968 sono passato al campo umoristico appunto, per mezzo di Beetle Bailey (in Brasile, Recruta Zero), Topo GigioSacarrolha (che significa Cavatappi - la mia prima creazione) e Disney (Topolino e Paperino). Realizzando quasi sempre tutti i passaggi.


Qual è il personaggio che ti ha preso di più?

P – Realistico: il cowboy Rocky Lane (sconosciuto in Italia). Umoristico: Beetle BaileyTopolino e, ovviamente, Sacarrolha! Ah, ah, ah!


Negli anni 2000 è avvenuto un cambiamento di rotta, sbaglio?

P - No, Simone, non sbagli. Nel 2000 ho deciso di cambiare strada e cominciai a scrivere un libro sul genere Western, intitolato “100 Anni di Western” e pubblicato nel 2003. Nello stesso anno, ho scritto e lanciato “Curiosità del Western”. Nel 2004, ho iniziato “Walt Disney, L`Arte di Realizzare un Sogno”, interrotto nel 2007 per scrivere e lanciare “Il Centenario di John Wayne”. In seguito ho ripreso “Disney”, finalizzato nel 2010, con uscita prevista in aprile/maggio di quest'anno. Simultaneamente, ho lavorato con i fumetti, come traduttore (italiano-portoghese), sceneggiatore, maestro di disegno e sceneggiatura, interprete (di Ivo Milazzo e Eleuteri Serpieri), etc…


Cosa ne pensi delle storie italiane che hai disegnato nel '98 e '99 su testi di Nino Russo "Paperino e il gusto del lavoro" e "Paperino Cupido"?

P - In veritá, queste storie sono state disegnate da Luiz Podavin, un artista che lavorava nel mio "estúdio", Primaggio Grupo de Arte. Nino Russo è uno fra i miei sceneggiatori preferiti.


Come trovi il team di autori Disney brasiliani?

P – “In gamba”, ma non tutti. Il mio preferito si chiama Paulo Borges.


Hai qualcosa da dire a proposito della parentesi "Zorro"?

P – Amante e esperto della serie Disney, è stata una esperienza fantastica realizzare sceneggiature di Zorro! Penso di aver scritto una trentina di storie.


Preferisci Paperino o Topolino? Perché?

P – Topolino. Perché preferisco scrivere storie con molte pagine e, secondo me, Topolino è più adatto... Poi c'è Pippo, un personaggio fantastico che arricchisce qualsiasi sceneggiatura!


Sei autodidatta? Hai frequentato scuole di disegno? A quali grandi disegnatori del passato ti ispiri?

P – Ho frequentato un'anno di scuola pubblicitaria, ma, nei fumetti, sono autodidata. I disegnatori che mi ispirano? Sono tanti! Fra i realistici: John Culley MurphyAlex TothJosè Luis Salinas… Umoristici: Carl BarksPaul Murry (Fratel Coniglietto), Floyd Gottfredson (Topolino), Dik BrowneMort WalkerBill Watterson… E gli italiani: Giorgio CavazzanoGian Battista CarpiEleuteri SerpieriIvo MilazzoMilo Manara(Albert) Uderzo... e altri 500!


Se vuoi aggiungere qualcosa riguardante la tua biografia o la tua carriera, hai carta bianca.

P – Carissimo Simone, durante la mia carriera, iniziata nel 1964, ho avuto l'opportunità di lavorare con due grandi passioni: Fumetti e Cinema! Una vita migliore? Impossibile!


Ti ringrazio per la collaborazione,

P – Non ringraziarmi, è stato piacevole!





L'immagine pubblicata è © Primaggio Mantovi

giovedì 26 gennaio 2012

Interview with Rob Klein (di Andrea Cara)

Vi proponiamo oggi una bella intervista con Robert Klein svolta da Andrea Cara qualche mese fa.

Robert Klein è un cartoonist di origine americana con radici canadesi e fiamminghe. Cresciuto in casa con i cugini più grandi, ha avuto occasione di accedere sin da piccolo alla loro collezione di fumetti Disney, per poi diventare un vero appassionato di Floyd Gottfredson e Carl Barks. Ed è proprio con quest’ultimo che ha avuto occasione, tramite Malcom Willits, che lo aveva “scoperto” ed intervistato nel 1962, che ha avuto occasione di incontrarsi nel 1969.

Un bel ricordo del suo incontro con Carl Barks lo troviamo all’indirizzo di seguito: http://www.cbarks.dk/themeetingsklein.htm

La vita del futuro disegnatore di storie Disney da quel momento non è più la stessa, come ci dice lui stesso nell’intervista che ci ha rilasciato appositamente per questo blog. Robert ha poi nuovamente incontrato Carl Barks nel 1973, senza dimenticare la loro stretta corrispondenza e le loro telefonate. Insomma, parliamo di un vero fan di Carl Barks.

Infine, e ce ne accorgiamo dal tenore delle sue risposte alle nostre domande, dietro il “cartoonist” c’e una personalità complessa ed interessata agli eventi che si svolgono intorno a lui. Difatti, non dimentichiamoci che Robert Klein ha avuto una formazione scientifica, avendo lavorato come ambientalista per le Nazioni Unite per progetti di sviluppo in Africa.

Informazioni sulle storie Disney di Robert le possiamo ovviamente trovare a questo indirizzo:

http://coa.inducks.org/creator.php?c=RKl&c1=date


Mentre, nel frattempo, buona lettura!!


AND: We know that you are an American artist who is very well known for your work with Disney's characters especially Donald Duck and Gyro Gearloose.
Do you have a particular reason for preferring these characters?

ROB: I write stories about Donald Duck, because he was Carl Barks' "everyman"-a normal, fallible "human", with strengths and weaknesses, just like all of us have. He is really the main character of Duckburg and The Duck Universe's stories, despite Uncle Scrooge's interesting character and heaps of money, and Huey, Dewey and Louie's precociousness, intelligence and courage.


I write stories about Gyro Gearloose because Carl Barks made him a very funny character, who invented the most unexpected machines to perform the most impractical, unnecessary tasks for both worthy and unworthy customers. That made for a lot of ironic comedy. First of all, I am a scientist. I studied the chemistry of air and water pollution, weather and climatology in university, and was an environmental scientist, planner and economist for 18 years, working on United Nations development projects in Africa, The Middle East and The Far East. So, I can identify with Gyro's goals of wanting to help make our World a better place. In addition, I am compulsive and have a one-track mind, when I set my mind to a task or project (such as making my hard bound "Carl Barks Library" (of hand-coloured photocopies of all his published and non-published comic book pages) starting at age 15, and finishing at age 19. Gyro is very much blind to everything else when he gets involved in his inventing projects. Using Gyro to invent outlandish machines that can do just about anything one could imagine, allows a writer to use his imagination to come up with fantastic scenarios.

Of course, I love to write about Uncle Scrooge as well, and I have written many stories with him as the main character. Several of them were bought by Egmont (Gutenbeghus), but many of the longer adventure stories never got published because of the big backlog of extra story pages that was built up in their story stock by 1995. Unfortunately, those stories were shelved, and never given to artists to draw them up. It is a shame, because I was paid for them, I cannot offer them to another Disney Comics publisher.

I have also written some stories starring non-Duck characters (Mickey Mouse, Goofy, José Carioca, and Bre'r Rabbit) that I plan to submit to Sanoma Uitgevers, and possibly other Disney Comics publishers. I have written the stories and drawn their storyboards in their classic 1940s style. I hope to capture that feeling I had as a reader (fan), when first reading them in my childhood. I hope that the publishers will like that, and not have a problem with their story length. Sanoma uses mainly 3-page story size for José Carioca (and my 2 short stories are 8 pages), and I also have written a 32-page adventure story with him, in the style of his original newspaper strip, which could be chopped up into 4-page "mini-chapters"/episodes, for publication in our weekly magazine. Of course, I'd rather that it be published, intact as one long adventure story (but that is not likely to happen (at least not until it could be placed in a special book (such as "Big Fun" or another collection of reprinted stories book). My 2 Bre'r Rabbit stories are also 8 pages, and Sanoma's are usually only 4 or 5. Generally, only lead stories with major characters (Donal, Scrooge, Mickey) can be 8-12 pages. But, I hope the classical feeling, and my finishing artist partner's classical drawing style will make the Editors want the stories badly enough to print them intact, and not split them in half.

AND: Do you prefer to write short or long stories and why?

ROB: I like to write BOTH short and long stories, for different reasons. Just as I discovered when reading Carl Barks' stories, the epic longer Uncle Scrooge and Donald Duck stories allow the reader to experience heroic adventures, and the short stories allow one to experience an event in the Ducks' everyday domestic lives. The reader (and writer) can experience what happens in everyday life in Duckburg, to The Duck family, in the short stories. They are funny throughout, but can also show the happiness and sadness, little successes and failures in everyday work and play with which we all can identify. The longer, epic tales have a mixture of swashbuckling adventure and interludes of comedy, while showing off The Ducks courage and foibles of their characters. I have had a LOT more short stories published, because my editors have a lot more space in their books to publish short stories than the longer ones, and, unfortunately, so far, I have not gained the reputation for writing very good quality long adventure stories, to allow these publishers to bend their rules to print them (as Egmont did with Don Rosa, and Oberon/Geillustreerde Pers/Sanoma has done with Daan Jippes, Ben Verhagen and Jan Gulbransson). But, nevertheless, I am still writing longer stories, and hoping that they will be published eventually.


AND: We know that you met Carl Barks on a couple of occasions. How do you feel about it?

ROB: Well, I am sure that you know that I have an article published in "The Carl Barks Collected Works", published in Scandinavia and Germany. So, I don't want to give a long-winded recitation here. But, for those fans who don't have access to that publication, I will give a short answer. I feel very privileged to have had the good fortune to have met the great master (who is also my hero). I was glad that I was introduced to him by Malcom Willits, so early after the first fan discovered him, that I could visit him a few times, and also correspond by letters and long telephone calls for several years. He was a very nice man, and I'm glad to have gotten to know him as a person. His long adventure stories gave me the ambition to travel all over The World (my UN career), and his wonderful storytelling made me want to write and draw my own Disney character stories (as I have done since 1985). His inspiration also was the catalyst for my meeting and befriending so many creative artists and writers such as Jan Gulbransson, Freddy Milton, Daan Jippes, Frank Jonker, Mau and Bas Heymans, Santiago Scalabroni, Lars Jensen, David Gerstein, Byron Erickson, and young up-and-coming talented artists such as Henrieke Goorhuis and Tim Artz (whose names you will soon hear).


AND: Obviously now you have to expect a question of the famous “Golden Apples” story….can you tell us something about it?


ROB: From as far back as 1966, when I learned about that shelved story from Malcom Willits, and Carl told me he never had the story returned to him, I wanted to re-create it. I asked Carl several times, to pick his brain to try to remember everything he could about that story. I was busy with other projects for years, hoping that the original pages or photostats of it would be found. But, finally, in the early 2000s, I decided to write it and draw the storyboards. I asked Daan Jippes if he would like to draw it, because he could do the best job of trying to mimic Barks' drawing style from 1952, and his wonderful staging and laying out of the panels. Much to my joy, Daan agreed to draw it. Before he would start drawing it, we wanted to submit the story to a publisher, to make sure that the storyline wouldn't have any changes. We submitted it to Egmont. Byron Erickson told us that a "re-creation" of that story was part of a long project of several Barks story ideas that were being written up by Geoffrey Blum (and drawn by various artists). So, he kept our story to compare with Blum's, to decide which he would buy and publish. One year later, we were told that Blum's was the version chosen. This distressed me greatly, as my version included more information directly from Carl Barks about what had been in the story, and I made it 10 pages long, which was its original size, as it had been scheduled for Walt Disney's Comics & Stories issue No. 144 (September 1952). Geoff Blum had read about the story from Michael Barrier's 1970s interview with Barks. And, Blum had decided to just use the general plotline of Barks, and essentially write his own story (thus the additions of Uncle Scrooge and Magica De Spell into the story). Subsequently, Daan and I offered the story to Dutch Disney Comics. But, editor, Thom Roep declined it, saying that the story was too "unBarkslike". I still hope that a Disney Comics publisher (perhaps Disney Italia?) will publish it some day (although, now, I suspect that Daan Jippes will not draw it, as he ended up drawing Geoff Blum's version).


AND: How do you write a story (Can you outline the process)? And, do you also work on other people's story ideas or plots?


ROB: Well, first, I get the germ of an idea that is interesting enough for readers to be attracted to a story about it. There are hundreds of story ideas that spring out at us from everyday life. There is never a problem thinking of an idea for a story. The key issue is whether or not the writer can produce a story with suspense, human emotions with which the reader can identify, a satisfying, non-predictable ending, and lay it out in the proper timing. Once the idea is crystalised, I think about who the hero or protagonist will be, and if a villain is required. Then, I work out the general plot line, to see what needed elements are missing (not yet decided upon). This usually includes working out of the climax of the story (main confrontation of the hero with the villain-or against the difficult circumstances with which he is faced), and almost always, includes finding a twist ending that will be a complete surprise to the reader, and yet result in a satisfying ending. I try to think of a fantastically attractive, interesting and action-packed splash panel that I would like drawing and like to see in a story, and build some of the plot action based on that. Once I have the story elements and event order in my mind, I draw small layout pages, with very basic sketchy scribbles in the panels, just to identify which action will be portrayed there. Then, I refine the action, little by little making the story timing unfold properly, and making sure the aesthetics of each page are as good as possible. That includes making sure to have a good mixture of up-close, medium and long distance views, making sure to balance what panels are on one page with panels which will show across from them on the facing page; and making sure each page-ending panel will have some suspense (a page-turner), that will compel the reader to turn to the next page, to see what will happen.

When I am satisfied with the storyline and page layouts, I draw the storyboard pages. Each writer/storyboard artist has his or her own style with respect to competedness. They can range from crude scribbles (or even almost as basic as sick figures) to almost finished pencil drawings, and every stage in between. I tend towards the most complete end, to ensure that the final penciler and inker will stick as closely to what I had in mind for the story as possible. That did work for me in having Jan Gulbransson, Santiago Scalabroni, Daniel Branca and Tino Santanach stay fairly closely to my staging, except where they thought they could improve the storytelling aesthetics (which required a drastic change in camera distance or angle and/or character positioning).

When the storyboards are completed, I send copies of them by e-mail to colleagues for their comments and suggestions. After I read all their comments, I review my story, and make the changes with which I agree. Then, I send copies of the storyboards to my editor. The editors send back the copies with their comments I then make the appropriate changes, and re-send them to the editor.

I have worked a few times on other people's plots and story ideas. Usually, in that case, we then work on the story together, and share the pay and credit. I have co-written several stories with Jan Gulbransson and Frank Jonker. But, in many of those cases, I had the original story idea. But, most often with Frank Jonker, we come up with the story idea, together, in a joint effort. Back in the 1990s, I worked together with Gorm Transgaard in many brainstorming sessions. Generally, we each ended writing up the stories in which we had the original idea.

AND: Do you think there is a particular problem related to your business you would like to convey to our readers?

ROB: If there is a problem in our industry, I guess it would be the fact that each year, less and less people are reading printed material (books, magazines, comic books, newspaper strips). That has resulted in lower sales for comic books, and may well be related to Egmont's, Abril's, and Sanoma Uitgevers' lowering of number of pages produced in the last few years. If that situation continues, and even worsens in the near future, that would likely lead to less Disney Comics work for artists and storywriters. It seems that the trend towards less printed on paper, and more posted on The Internet must lead to Disney Comics pages being read on The Internet, and downloaded from it. If that is the way of the future, I hope that it still allows The Disney Publishing Division and comic magazine franchises to continue to operate, using that medium, and, accordingly, allow writers and artists to continue making a living drawing and writing about Disney characters.

I enjoyed participating in this interview. I will now draw a special drawing for "The War Drum".

Sincerely,

Rob Klein


(C) Disney per Donald Duck e Daisy Duck.

mercoledì 4 gennaio 2012

Un ultimo saluto a VICAR

Ci ha lasciati ieri, 3 gennaio, il disegnatore cileno Victor José Arriagada Rios, in arte Vicar, il quale aveva ricevuto i complimenti dal Maestro Carl Barks. "Tu sei quello che disegna i paperi come me e anche meglio di me!", gli aveva infatti detto l'Uomo dei Paperi.

Di seguito, una comunicazione via e-mail della Egmont, inviata a tutti i collaboratori del reparto Disney:



Dear all,


We’re sad to announce, that Vicar passed away yesterday, the 3rd of January, 2012.

Vicar was born in 1934, the same year as Donald Duck. He began drawing stories for Egmont in the early seventies – and for many, many years he was our main artist, when it came to bringing Donald and his family to life. He eventually became a lead artist and for more than 30 years, almost all weekly magazines started with a story drawn by Vicar. In fact, if it hadn’t been for Vicar, it would have been almost impossible to add new, great stories to the magazine every week.


Vicar’s strength was that he could make you believe you actually were in Duckburg, from the very first picture of a story. He could transform a good script to a fantastic comedy and a mediocre one to a really good read. He was the master of creating secondary characters and also added so many details and expression to his drawings, that you could enjoy the story, without having to read the voice balloons. A master storyteller and a master artist!


He identified himself passionately with the characters in Duckburg, to the point where he felt like a fellow citizen – and his love of the universe always shone through. We will miss Vicar and we will miss his stories.


Many kind regards,


Unn and Anna Maria




domenica 18 settembre 2011

Un ottavo nano! Ma non è della Dandini... (di Andrea Cara)

La rete riserva le sorprese più inaspettate.



Sappiamo tutti che Carl Barks aveva lavorato, tra le altre cose, anche al lungometraggio animato Biancaneve e i sette nani. Nell’ormai lontano 1935, rispondendo ad un annuncio pubblicitario pubblicato su un newspaper, Carl Barks entra in forza alla Disney. In quel periodo Walt Disney incoraggiava i suoi disegnatori a scrivere gags e ad inventare idee per i cartoni che aveva in cantiere, tra cui, appunto, Biancaneve e i sette nani.


Carl Barks disegnò e sottopose diverse gags all’attenzione di Walt Disney, ma, se anche qualcuna di queste arrivò allo stadio iniziale di storyboard ed in parte riuscì ad essere filmata, nessuna riuscì ad essere inclusa nella versione finale che tutti noi conosciamo.


Tra le varie gags proposte da Barks c’è ne una in particolare molto interessante perché suggerisce l’esistenza di un “ottavo” nano con la particolare caratteristica di essere sordo, da cui il nome Deafy (Sordolo). L’abbiamo trovata, come nascosta, tra i meandri della rete, e qui ve ne proponiamo le prime quattro "vignette".


La gag ruota attorno alla costruzione di un letto e, per questo motivo, i nanetti hanno bisogno di recuperare delle assi di legno, necessarie per la sua realizzazione. Barks intitola quindi la gag Fetching the Boards (Andando a prendere le assi). Il nostro Sordolo va invece a prendere una zucca, scambiando la parola Board (asse) con Gourd (zucca). Un divertente gioco di parole con il suo essere sordo. Viene da chiedersi se per caso la scenetta sia stata rifiutata per il suo non essere politically correct. Ma forse quelli erano altri tempi.


Certo, durante la lavorazione del film ci sono stati una cinquantina di nomi che erano stati proposti per i nanetti e solo sette sono arrivati alla fine sul grande schermo, ma è anche vero che potersi godere una gag di Carl Barks all’inizio della sua carriera alla Disney, prima che dedicasse il suo talento al mondo dei Paperi, ci emoziona e ci permette, se mai è possibile, di continuare a celebrare il grande Maestro dell’Oregon.


Questa scoperta ci permette invece di ricordare una bella storia del grande Romano Scarpa; questa si completamente sconosciuta al grande pubblico americano e pubblicata solamente in Italia e in pochi altri paesi europei.


Parliamo ovviamente de I Sette Nani e l'anello di betulla. La storia fa parte di un ciclo di storie dedicate ai nostri eroi e scritte o disegnate da Romano Scarpa insieme ad altri grandi del fumetto Disney italiano tra cui Guido Martina e disegnate negli anni cinquanta e sessanta.


La storia ruota intorno ad un fantomatico ottavo nano, di nome Zenzero, che un tempo abitava nel bosco insieme agli altri sette nani, ma aveva poi deciso di allontanarsi in cerca di fortuna e nuove avventure in giro per il mondo.


Nella storia Zenzero ritorna a fare visita ai suoi amici. La storia si svolge quindi tra gli intrighi della strega Grimilde, che raggira Zenzero donandogli un anello incantato e facendogli credere di essere la Fata Fagottina, e le panzane di Zenzero, che vuole fare credere ai sette nani di essere un ricco nababbo tornato a casa dopo avere fatto fortuna, mentre non è altro che lo spiantato che aveva lasciato il bosco tempo prima.


Dopo tante peripezie, ovviamente il finale è lieto, con Zenzero che, grazie ad un incantesimo, utilizza l’ultimo desiderio concessogli dall’anello incantato per fare tornare tutto come era prima, all’inizio della storia, quando lui, allontanandosi dalla casetta dei nanetti dopo averli salutati, riprende il cammino interrotto all’inizio di questa avventura.


Buon Ottavo Nano a tutti !

giovedì 8 settembre 2011

Arthur the Crook

Oggi vorrei mostrarvi questa tavola autoconclusiva, realizzata in stile vintage in collaborazione con l'amico olandese David Kops.